{"id":1450,"date":"2006-06-07T00:00:00","date_gmt":"2006-06-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sicurezza-europea-ci-sono-gli-strumenti-manca-la-strategia\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:28","slug":"sicurezza-europea-ci-sono-gli-strumenti-manca-la-strategia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/06\/sicurezza-europea-ci-sono-gli-strumenti-manca-la-strategia\/","title":{"rendered":"Sicurezza europea: ci sono gli strumenti, manca la strategia"},"content":{"rendered":"<p>Logica vorrebbe che, in ambito di sicurezza europea, mezzi e strutture scaturissero da finalit\u00e0 ed obiettivi: a tale regola non dovrebbe sfuggire neppure il settore Pesc\/Pesd dell\u2019Unione Europea, che nell\u2019attuale \u2018pausa di riflessione\u2019 del processo di integrazione europea, mostra alcuni importanti cenni di vitalit\u00e0 e dinamismo.<\/p>\n<p>Prescindendo dal testo del trattato costituzionale europeo, il quadro concettuale della Pesc\/Pesd \u00e8 costituito dal documento strategico \u201cUn\u2019Europa sicura in un mondo migliore\u201d- noto anche come \u201cSolana paper\u201d &#8211; che, dopo una gestazione piuttosto lunga ha visto la luce in occasione del Consiglio Europeo del 12 dicembre 2003.<\/p>\n<p><b>Il nuovo quadro strategico<\/b><br \/>Prima di questa tappa, l\u2019Unione europea aveva proceduto in modo piuttosto pragmatico, partendo dai cosiddetti \u201ccompiti di Petersberg\u201d, che erano stati interpretati alla luce della lunga e tragica sequenza delle crisi balcaniche. Il primo Headline Goal, quello definito ad  Helsinki, aveva infatti come riferimento uno scenario \u201cKosovo like\u201d, con l\u2019aggiunta di un accesso diretto al mare: in tale quadro era concettualmente e tecnicamente ben giustificato il modello di Corpo d\u2019armata da 50\u00f760.000 unit\u00e0, con i relativi elementi navali ed aerei. .<\/p>\n<p>L\u2019evoluzione del quadro strategico globale ha presto reso tale modello non obsoleto, ma certamente inadeguato a fronteggiare tutta una serie di contingenze che si sono venute ad aggiungere alle ipotesi di possibile necessit\u00e0 di intervento: anche da questa constatazione scaturiva l\u2019esigenza di definire un nuovo quadro concettuale, formalizzato in un \u201cconcetto strategico\u201d dell\u2019Unione. .<\/p>\n<p>Mentre il nuovo concetto strategico Usa del 2002 apriva la strada al concetto di \u201cintervento preventivo\u201d, nel documento europeo, forse in maniera un po\u2019 ambigua, si parla di \u201cazione preventiva\u201d, dando al termine di azione una connotazione olistica che ben si attaglia ad una impostazione filosofica e politica largamente condivise in Europa. .<\/p>\n<p><b>Il passaggio dalla teoria alla prassi<\/b>Ci\u00f2 che \u00e8 mancato, tuttavia, \u00e8 il passaggio successivo: un documento che fornisse le direttive necessarie alla configurazione degli strumenti idonei a concretizzare le politiche delineate nel concetto strategico. In altre parole il documento europeo dice quale \u00e8 l\u2019obiettivo ideale che l\u2019Unione si prefigge e quale ruolo essa intende giocare per concretizzare tale obiettivo; non dice, e non pu\u00f2 dirlo, che cosa nel concreto bisogna essere capaci di fare, dove e come. Sono questi gli elementi indispensabili ai pianificatori militari per costruire un sistema operativo senza il quale qualsiasi enunciazione politica scivola fatalmente nel velleitarismo di facciata. <\/p>\n<p>Tali elementi dovevano essere il cuore di un\u2019ulteriore elaborazione che, tenendo in debito conto i limiti oggettivi posti sia dalla presumibile disponibilit\u00e0 delle risorse, sia da un quadro politico ancora sostanzialmente frammentato, avrebbe potuto orientare gli stati maggiori verso scelte coerenti e convergenti.<\/p>\n<p><b>Serve un quadro d\u2019azione unitario e coerente<\/b> Invece ci si \u00e8 fermati e si \u00e8 preferito percorrere la strada delle invenzioni estemporanee, il cui modello principe \u00e8 quello dei cosiddetti \u201cbattle groups\u201d, formazioni agili, ad elevatissima prontezza, con capacit\u00e0 di combattimento ad alta intensit\u00e0, in grado di intervenire con la massima efficienza operativa, ma non si sa dove (e il parametro distanza \u00e8 assolutamente irrinunciabile per garantire fattibilit\u00e0 e sostenibilit\u00e0 logistica) e non si sa a fare che cosa. Peraltro il concetto di efficienza si \u00e8 immediatamente annacquato nel momento in cui, per venire incontro all\u2019esigenza politica di partecipazione e visibilit\u00e0 dei paesi minori, si \u00e8 deciso di accettare anche formazioni multinazionali, il cui grado di amalgama \u00e8 tutto da dimostrare. .<\/p>\n<p>\u00c8 quindi necessario fare un passo indietro ed elaborare pragmaticamente il concetto strategico in modo da un lato di fornire i parametri essenziali per strutturare gli strumenti militari dei paesi membri (dando cos\u00ec anche chiare e autorevoli indicazioni sul livello di impegno, in primis finanziario, richiesto a ciascuno), dall\u2019altro di delineare con chiarezza il livello di ambizione dell\u2019Unione in quanto tale, che non pu\u00f2 permettersi di disperdere le sue limitate risorse in operazioni episodiche, sparse un po\u2019 qua e l\u00e0, senza rispondere a un quadro d\u2019azione ben definito e politicamente coerente. Si tratta di un\u2019esigenza prioritaria, per la quale lo strumento \u00e8 gi\u00e0 disponibile: l\u2019Agenzia Europea per la Difesa, che dispone oggi delle capacit\u00e0 umane ed intellettuali necessarie e nel cui mandato ben si inquadra tale compito vitale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Logica vorrebbe che, in ambito di sicurezza europea, mezzi e strutture scaturissero da finalit\u00e0 ed obiettivi: a tale regola non dovrebbe sfuggire neppure il settore Pesc\/Pesd dell\u2019Unione Europea, che nell\u2019attuale \u2018pausa di riflessione\u2019 del processo di integrazione europea, mostra alcuni importanti cenni di vitalit\u00e0 e dinamismo. 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