{"id":14520,"date":"2010-05-12T00:00:00","date_gmt":"2010-05-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/due-scenari-per-leuro\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:01","slug":"due-scenari-per-leuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/05\/due-scenari-per-leuro\/","title":{"rendered":"Due scenari per l\u2019Euro"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 sicuramente da rallegrarsi del maxi fondo di salvataggio varato dall\u2019Eurogruppo e dall\u2019Unione nel suo insieme. La decisione pi\u00f9 importante riguarda la Bce. Ma i problemi del debito in Europa sono ancora tutti da definire. Per risolverli serve un\u2019azione di risanamento e il rilancio della crescita dei paesi europei. Si \u00e8 guadagnato del tempo. Il rischio di nuove destabilizzazioni da parte dei mercati resta comunque elevato.<\/p>\n<p><b>I costi del ritardo degli interventi<\/b><br \/>Tutto \u00e8 cominciato nell\u2019autunno dello scorso anno con le rivelazioni sui trucchi di bilancio operati dal governo di Atene. Da allora, un incredibile serie di ritardi e ambiguit\u00e0 ha contraddistinto la risposta della classe politica europea alla crisi della Grecia. Si \u00e8 arrivati solo di recente a riconoscerne i rischi sistemici, e non pi\u00f9 circoscrivibili ai paesi pi\u00f9 indebitati (Grecia, Spagna, Portogallo). La speculazione e i mercati internazionali hanno solo approfittato, come di solito fanno,  di questa situazione estremamente confusa. <\/p>\n<p>Il conto da pagare \u00e8 ora salato. Si \u00e8 partiti dai 45 miliardi di euro messi inizialmente a disposizione della Grecia, per arrivare ai 110 miliardi del piano triennale a sostegno del risanamento del debito greco, e si \u00e8 infine stanziato nell\u2019ultimo summit un ammontare gigantesco di risorse, intorno ai 750 miliardi di euro, con oneri da ripartire tra Commissione europea (60 miliardi), Stati membri (440 miliardi) e Fondo monetario internazionale (250 miliardi). L\u2019obiettivo \u00e8 fermare il panico sui mercati dopo la tempesta delle ultime settimane. Soprattutto attraverso l\u2019annuncio di due novit\u00e0 importanti.<\/p>\n<p><b>La fine del \u2018no-bailout\u2019<\/b><br \/>La prima \u00e8 la creazione di un fondo (<i>Special purpose vehicle<\/i>) che dovrebbe disporre a regime di risorse complessive pari a 660 miliardi di euro (440 miliardi a carico dell\u2019Unione e 220 miliardi del Fmi) e  erogare prestiti e\/o garanzie ai paesi dell\u2019Eurozona in difficolt\u00e0. Dovrebbe funzionare come un meccanismo di stabilizzazione per aiutare i paesi pi\u00f9 esposti a rimborsare i loro debiti &#8211; tra cui in prima fila il Portogallo, la Spagna, l\u2019Irlanda &#8211;  a fronte di piani di austerit\u00e0 di rientro del debito che questi stessi paesi si impegneranno a attuare sotto l\u2019occhio vigile del Fmi. In aggiunta, viene estesa a tutti i paesi dell\u2019area euro in difficolt\u00e0 una linea di credito per i problemi di bilancia dei pagamenti finora utilizzata per i paesi che non fanno parte dell\u2019Eurozona. La dotazione verr\u00e0 portata dagli attuali 50 miliardi a 110 miliardi di euro e il suo accesso sottoposto a severe condizionalit\u00e0. <\/p>\n<p>La costituzione del fondo veicolo colmer\u00e0 un vuoto esistente nell\u2019Eurogruppo che oggi non dispone di alcuno strumento di intervento nei confronti di situazioni di emergenza dei paesi membri. \u00c8 una novit\u00e0 importante dal momento che sancisce l\u2019assunzione di una sorta di responsabilit\u00e0 collettiva da parte dell\u2019Eurogruppo nel suo insieme del debito dei paesi in difficolt\u00e0. Ma con tutti i maggiori rischi che ne conseguiranno. Restano in effetti ancora aperti e da definire molti interrogativi: sulla natura dei prestiti e delle garanzie da erogare; sul grado di coinvolgimento dei singoli paesi membri; sui tempi di attuazione dei meccanismi di credito. Si decider\u00e0 nelle prossime settimane e mesi.<\/p>\n<p><b>La Bce acquista titoli di Stato<\/b><br \/>L\u2019altra novit\u00e0 importante \u00e8 rappresentata dalla possibilit\u00e0 per la Bce di acquistare titoli di Stato dei Paesi di Eurolandia. Una decisione di grande rilievo che fa cadere quella rigida separazione eretta in tutti questi anni nella zona euro tra politica economica e politica monetaria. Comunque finir\u00e0, l\u2019Euro non sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. <\/p>\n<p>Sulla carta e nel breve periodo, il potere di intervento della Bce pu\u00f2 rappresentare un efficace strumento di gestione anti-crisi in grado di influire sui prezzi e sui rendimenti dei titoli dei paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0, com\u2019\u00e8 gi\u00e0 avvenuto in questi primi giorni di interventi a favore dei titoli di Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna. <\/p>\n<p>Per quanto riguarda il medio termine, siamo di fronte a una apertura di credito della Bce nei confronti del sistema politico europeo, accompagnato dalla richiesta rivolta dalla stessa Banca centrale a tutti gli Stati membri e in particolare ai paesi in difficolt\u00e0 di rafforzare le politiche di rientro dai deficit e dai debiti pubblici. Se rimarr\u00e0 inascoltata, l\u2019acquisto di titoli pubblici dei paesi in difficolt\u00e0 potrebbe trasformarsi in una sorta di pericolosa scorciatoia verso forme di <i>bailout ex-post <\/i>dei singoli paesi dense di pericoli. <\/p>\n<p>La Bce sostiene che ogni suo intervento sar\u00e0 sterilizzato per evitare conseguenze sul piano dell\u2019offerta totale di moneta. Ma nell\u2019eventualit\u00e0 di operazioni monetarie di sostegno destinate a protrarsi per un lungo periodo di tempo, e in assenza di risultati concreti delle politiche di rientro del debito, \u00e8 un intento che rischia di svuotarsi di ogni significato. Di qui la preoccupazione che possa alla lunga essere minata l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza della Bce, innescando nefasti meccanismi di socializzazione delle perdite dei singoli paesi.<\/p>\n<p><b>Austerit\u00e0 e ristagno della zona euro <\/b><br \/>Le nuove ingenti risorse messe a disposizione serviranno innanzi tutto a guadagnare tempo, risolvendo i problemi di finanziamento, pi\u00f9 o meno immediati, dei paesi della zona periferica dell\u2019euro. Restano invariati i problemi di solvibilit\u00e0 di questi paesi in quanto legati alla loro capacit\u00e0 di crescita reale, oltrech\u00e9 a finanze pubbliche in ordine. Due sono i possibili scenari che si possono sinteticamente delineare con uno sguardo al futuro per ci\u00f2 che riguarda le politiche di aggiustamento perseguibili nella zona euro. <\/p>\n<p>Il primo scenario discende da una soluzione imperniata sul rafforzamento del Patto di stabilit\u00e0 e crescita meramente nei suoi contenuti pi\u00f9 tradizionali, com\u2019\u00e8 nelle intenzioni della Germania, e che finirebbe per scaricare sui singoli paesi in difficolt\u00e0  l\u2019onere dell\u2019aggiustamento. Pi\u00f9 controlli e pi\u00f9 sanzioni incentrati sulle politiche fiscali e di bilancio produrrebbero effetti deflazionistici e penalizzerebbero la crescita dei singoli paesi, finendo alla lunga per minarne la stessa capacit\u00e0 di risanare i loro debiti. L\u2019intera area europea sarebbe condannata a un periodo di bassa crescita e di ristagno. <\/p>\n<p>Nell\u2019ipotesi pi\u00f9 ottimistica si riuscirebbe a garantire ai paesi in disavanzo e pi\u00f9 deboli la permanenza nella zona euro. Resterebbe comunque elevato il rischio che la Grecia e altri paesi della zona periferica non riescano a sostenere le misure draconiane di aggiustamento a loro richieste e siano spinti verso una situazione di insolvenza e alla fine costretti a uscire dall\u2019euro. Si potrebbe cos\u00ec arrivare a una moneta unica limitata ai soli paesi forti che vantano solidi fondamentali. Ovviamente questo \u00e8 uno scenario che potrebbe rivelarsi drammatico, con effetti di contagio estesi e imprevedibili.<\/p>\n<p><b>Aggiustamento e crescita dei paesi europei<\/b><br \/>Il secondo scenario \u00e8 un\u2019Unione che riesce ad approfittare della crisi per dotarsi di strumenti di politica economica e fiscale che consentano la crescita dell\u2019area dell\u2019euro nel suo insieme. Tra cui una procedura ordinata e efficace di gestione della ristrutturazione del debito di singoli paesi. <\/p>\n<p>I due tipi di problemi a cui guardare sono l\u2019indebitamento dei paesi per contenerlo, ma anche agli squilibri di competitivit\u00e0, di costi e produttivit\u00e0, per modificare anch\u2019essi e sostenere la crescita. E questo perch\u00e9 la crisi ci ha fatto scoprire, o meglio riscoprire, che in questi dieci anni si sono accumulati persistenti disavanzi (Spagna, Portogallo, Italia) e avanzi correnti (Germania) all\u2019interno dell\u2019Eurogruppo. Sono stati il riflesso di andamenti asimmetrici delle competitivit\u00e0 reali di questi stessi paesi, che hanno finito per generare elevati debiti e deficit fiscali al pari di politiche di bilancio dissennate. \u00c8 il caso ad esempio della Spagna, che ha mantenuto un comportamento fiscale virtuoso fino alla crisi e si ritrova oggi tra i paesi ad elevato deficit pubblico e a rischio contagio a causa della sua bassa competitivit\u00e0. <\/p>\n<p>Per assicurare spazi maggiori di crescita occorre certo far leva sulle riforme dei singoli paesi, ma ripartire anche gli oneri di aggiustamento sulle politiche dei paesi partner in avanzo corrente, com\u2019\u00e8 il caso della Germania oggi in Europa. I paesi dell\u2019euro dovrebbero accettare alcuni meccanismi di aggiustamento che portino ad una maggiore cooperazione tra i governi e ad una maggiore disciplina in tema di politiche economiche cos\u00ec da promuovere effettivamente la crescita.<\/p>\n<p>L\u2019area dell\u2019euro si trova oggi di fronte a un fondamentale crocevia. La sua stabilit\u00e0 finanziaria si deve fondare certamente sulla stabilit\u00e0 dei prezzi e la disciplina di bilancio, ma ha altrettanto bisogno di un terzo pilastro che \u00e8 quello della crescita economica. O l\u2019Europa trova i modi per tornare a crescere o il suo disegno di integrazione rischia il fallimento.<\/p>\n<p><i>Paolo Guerrieri \u00e8 professore ordinario alla \u2018Sapienza\u2019 Universit\u00e0 di Roma e Vice-presidente dello Iai<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1428\" target= \"blank\"><b><u>Europa delle patrie<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 sicuramente da rallegrarsi del maxi fondo di salvataggio varato dall\u2019Eurogruppo e dall\u2019Unione nel suo insieme. La decisione pi\u00f9 importante riguarda la Bce. Ma i problemi del debito in Europa sono ancora tutti da definire. Per risolverli serve un\u2019azione di risanamento e il rilancio della crescita dei paesi europei. Si \u00e8 guadagnato del tempo. Il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14520"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14520"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14520\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62079,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14520\/revisions\/62079"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}