{"id":1460,"date":"2006-06-12T00:00:00","date_gmt":"2006-06-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/come-cambiare-limpegno-italiano-in-medio-oriente-senza-litigare-con-lamerica\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:27","slug":"come-cambiare-limpegno-italiano-in-medio-oriente-senza-litigare-con-lamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/06\/come-cambiare-limpegno-italiano-in-medio-oriente-senza-litigare-con-lamerica\/","title":{"rendered":"Come cambiare l\u2019impegno italiano in Medio Oriente senza litigare con l\u2019America"},"content":{"rendered":"<p>Il governo Prodi si trova a riformulare la politica italiana verso il Medio Oriente in una sequenza pi\u00f9 rapida del previsto. Ha appena preso la decisione di rendere operativo il ritiro dall\u2019Iraq, che gi\u00e0 bussa alla porta il futuro della nostra presenza militare in Afghanistan. Il segretario generale della NATO \u00e8 arrivato in visita a Roma il 9 giugno sollecitando un maggiore impegno italiano in quel paese (probabilmente sulla base di intese avviate sotto il governo Berlusconi). Inoltre, il G8 a San Pietroburgo potrebbe riprendere il discorso della promozione della democrazia nel quadro del Grande Medio Oriente, un tema sul quale l\u2019Italia ha profuso un considerevole impegno e raccolto un buon successo. Dietro tutte queste scadenze mediorientali sta il problema di ricalibrare la politica verso quella regione senza compromettere la politica transatlantica dell\u2019Italia e i suoi rapporti con gli Stati Uniti. Non si tratta di \u201cridislocare\u201d l\u2019impegno verso l\u2019ONU, ma all\u2019interno dell\u2019Alleanza. Occorre perci\u00f2 uno sforzo da parte del governo per verificare strumenti e concetti relativi al Medio Oriente in una prospettiva politica organica e coerente, che coniughi interessi mediorientali e transatlantici, ed eviti di rispondere colpo su colpo sia agli Stati Uniti sia ai massimalisti della coalizione di governo.<\/p>\n<p><b>D\u2019Alema a Washington<\/b><br \/>In questo quadro, la visita di D\u2019Alema a Washington \u00e8 percepita in Italia come un evento concentrato sull\u2019Iraq. \u00c8 probabile che l\u2019amministrazione americana si focalizzi sull\u2019Iraq, perch\u00e9 il ritiro italiano contribuisce a indebolire politicamente il presidente sulla scena interna. Ma  l\u2019Italia non ha interesse a concentrarsi sull\u2019Iraq. Nei colloqui andrebbe ricordato che il nostro paese mantiene impegni complessi e positivi nella politica occidentale e internazionale verso il Medio Oriente, nel quadro della NATO e nel quadro del Grande Medio Oriente (Broader Middle East and North Africa-BMENA). L\u2019impegno italiano verso l\u2019alleato americano e le alleanze occidentali intende cambiare nella sua composizione, ma non nella sua intensit\u00e0 e neppure nella sua direzione.<\/p>\n<p>Questa posizione, per restare credibile in termini transatlantci, dovr\u00e0 essere corroborata nelle prossime settimane dall\u2019articolazione da parte italiana, se non di progetti, almeno di orientamenti concreti riguardanti l\u2019insieme della nostra politica verso il Medio Oriente. Quali orientamenti? Nel breve termine, la politica italiana potrebbe essere riconvertita in due direzioni. La prima comporterebbe una pi\u00f9 decisa preferenza verso i contesti alleati multilaterali (come l\u2019Alleanza Atlantica e il G8), sia rispetto alle coalizioni multinazionali ad hoc (come quella per l\u2019Iraq), sia rispetto alle attivit\u00e0 sotto egida ONU. In questo quadro multilaterale, l\u2019Italia sarebbe pronta a svolgere tanto i ruoli militari di volta in volta necessari (dal semplice peace-keeping alle operazioni di enforcement richiedenti un uso anche offensivo degli armamenti) quanto quelli civili. L\u2019altra direzione, gi\u00e0 largamente annunciata, sarebbe quella di un\u2019enfatizzazione dei ruoli civili e politici rispetto a quelli propriamente militari.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia e la Nato<\/b><br \/>In realt\u00e0, occorre dire che l\u2019orientamento \u201cmultilaterale\u201d italiano in ambito transatlantico \u00e8 gi\u00e0 rilevante. Il carattere politicamente assai sensibile dell\u2019operazione in Iraq ha offuscato agli occhi dell\u2019opinione pubblica l\u2019importanza della partecipazione italiana nel quadro delle attivit\u00e0 che la NATO ha sviluppato nel Grande Medio Oriente. Non solo partecipiamo all\u2019ISAF in Afghanistan, attualmente con 1.400 uomini, ma abbiamo sostenuto con molta pi\u00f9 convinzione e concretezza di altri alleati l\u2019Iniziativa di Cooperazione di Istanbul \u2013 ICI (Istanbul Cooperation Initiative), lanciata nel 2004 allo scopo di alimentare un partenariato politico con i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e di offrire loro un\u2019accresciuta e regolare cooperazione in materia di sicurezza. La nostra amministrazione ha seguito l\u2019ICI con particolare attenzione. Inoltre, forse non a caso, i funzionari della NATO che hanno contribuito a lanciarla e consolidarne l\u2019attivit\u00e0 sono italiani, a cominciare dal vicesegretario della  NATO, l\u2019ambasciatore Minuto Rizzo.<\/p>\n<p>Se esiste una volont\u00e0 del governo di continuare a contribuire alla sicurezza del Medio Oriente nel quadro dell\u2019Alleanza Atlantica, la strada da percorrere potrebbe proprio essere quella di rafforzare e razionalizzare la gi\u00e0 significativa presenza dell\u2019Italia nelle iniziative mediorientali della NATO. Senza venire meno alla legalit\u00e0 internazionale, il governo pu\u00f2 tranquillamente proporre di modificare in modo pi\u00f9 offensivo le regole d\u2019ingaggio del nostro contingente in seno all\u2019ISAF, pu\u00f2 inviare gli aerei che il segretario della NATO ha menzionato, oppure, ferme restando le regole d\u2019ingaggio, pu\u00f2 allargare il contingente o accrescere il ruolo delle forze navali attualmente dislocate fra il mar d\u2019Arabia e il Golfo Persico. Pu\u00f2 farlo in diversi modi, ma certamente \u00e8 in grado di mettere sul tavolo transatlantico un maggiore impegno in Afghanistan.<\/p>\n<p>Lo stesso si pu\u00f2 dire dell\u2019ICI, dove le opzioni di cooperazione in materia di sicurezza sono pi\u00f9 facilmente percorribili e possono essere accompagnate anche da ruoli civili, come l\u2019addestramento delle forze di sicurezza irachene. Un compito, quest\u2019ultimo, che condiziona pi\u00f9 di ogni altro fattore un eventuale futuro democratico in quel paese e, se affrontato su scala significativa, pu\u00f2 essere decisivo nel quadro dei rapporti con gli USA.<\/p>\n<p>Lo sviluppo dell\u2019orientamento \u201ccivile\u201d \u00e8 limitato dalla decisione di non accompagnarlo con le missioni militari necessarie a proteggere la presenza del personale civile. Un\u2019espansione \u201ccivile\u201d a carattere organico non \u00e8 possibile in quei teatri ove domina la violenza. Esso dovr\u00e0 dunque dirigersi laddove le condizioni lo permettono. Difficilmente potr\u00e0 prendere piede in Iraq. Tuttavia, importanti operazioni di assistenza agli iracheni potrebbero svolgersi e moltiplicarsi in Italia o in contesti multilaterali collocati fuori dell\u2019Iraq (come, appunto, nell\u2019ICI).<\/p>\n<p><b>Un impegno civile<\/b><br \/>In effetti, torna ancora in evidenza l\u2019importanza dell\u2019aspetto multilaterale. Oltre alle attivit\u00e0 di addestramento in ambito ICI, l\u2019Italia potrebbe rafforzare il suo impegno civile nel quadro del Dialogo di Assistenza alla Democrazia (Democratic Assistance Dialogue), dialogo che \u00e8 stato sviluppato in seno all\u2019iniziativa del Grande Medio Oriente promossa dal G8 del 2004. In questo quadro, come si \u00e8 gi\u00e0 ricordato, l\u2019Italia ha riportato un notevole successo nell\u2019animare il dibattito sulla democrazia nelle societ\u00e0 civili della regione. Questo contributo potrebbe essere accresciuto. La nostra diplomazia dovrebbe insistere perch\u00e9 se ne parli al vertice di San Pietroburgo e rappresentare a Washington una nostra disponibilit\u00e0 a continuare e rafforzare il contributo dell\u2019Italia. Sempre nell\u2019ambito del Grande Medio Oriente, come pure in via bilaterale, appare possibile sviluppare inoltre iniziative di addestramento delle forze di polizia e miglioramento dell\u2019assetto giudiziario, dimensioni entrambe essenziali al futuro dell\u2019Iraq e di molti altri paesi della regione. <\/p>\n<p>Insomma, l\u2019Italia pu\u00f2 mantenere un livello d\u2019impegno soddisfacente a livello transatlantico e, al tempo stesso, cambiarne i caratteri. \u00c8 probabile che questo non accontenter\u00e0 l\u2019amministrazione Usa in carica, ma il messaggio oggi non va rivolto solo al governo americano, ma anche alle numerose correnti e alle forze politiche e culturali, sia democratiche sia repubblicane, che non condividono la politica di Bush e si preparano a dargli il cambio. Queste sono pi\u00f9 disponibili ad ascoltarlo e apprezzarlo. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il governo Prodi si trova a riformulare la politica italiana verso il Medio Oriente in una sequenza pi\u00f9 rapida del previsto. Ha appena preso la decisione di rendere operativo il ritiro dall\u2019Iraq, che gi\u00e0 bussa alla porta il futuro della nostra presenza militare in Afghanistan. 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