{"id":14610,"date":"2010-05-27T00:00:00","date_gmt":"2010-05-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nato-alla-ricerca-di-una-nuova-strategia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:00","slug":"la-nato-alla-ricerca-di-una-nuova-strategia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/05\/la-nato-alla-ricerca-di-una-nuova-strategia\/","title":{"rendered":"La Nato alla ricerca di una nuova strategia"},"content":{"rendered":"<p>Chi aveva sperato che affidare ad un gruppo di dodici \u2018saggi\u2019 indipendenti il compito di offrire raccomandazioni sul nuovo Concetto strategico della Nato avrebbe portato una ventata di novit\u00e0 \u00e8 rimasto deluso. Il rapporto che il gruppo presieduto dall\u2019ex segretario di stato Usa Madeleine Albright ha consegnato al segretario generale Anders Fogh Rasmussen lascia in sospeso una serie di problemi e riflette alcune ambiguit\u00e0 che caratterizzano il dibattito \u2018ufficiale\u2019 tra gli alleati. <\/p>\n<p> <b>Basso profilo<\/b><br \/>La mancanza di idee forti testimonia della difficolt\u00e0 di definire una visione strategica ambiziosa che raccolga il consenso necessario. Il gruppo ha evidentemente preferito volare basso per offrire a Rasmussen un testo gi\u00e0 accettabile alla totalit\u00e0 o quasi dei membri Nato. Il rapporto, lo ricordiamo, \u00e8 stato concepito come contributo al negoziato sul nuovo Concetto strategico che \u00e8 previsto gli alleati approvino al vertice di Lisbona di novembre (quello attuale fu adottato nel 1999). Da un\u2019analisi del rapporto emergono le principali innovazioni che si profilano, ma anche i nodi pi\u00f9 problematici con cui l\u2019alleanza continua a misurarsi.<\/p>\n<p>Il rapporto sottolinea come la proliferazione di minacce di vario genere e l\u2019allargamento della Nato abbiano generato una tensione latente tra i diversi compiti dell\u2019alleanza. I pi\u00f9 importanti &#8211; la difesa del territorio alleato e la gestione\/risposta alle crisi (anche per mezzo di interventi all\u2019estero) &#8211; sono anche quelli pi\u00f9 difficili da conciliare.<\/p>\n<p>Pur sottolineando la centralit\u00e0 della difesa territoriale, i saggi insistono sulla necessit\u00e0 che gli alleati, in particolare quelli europei, raddoppino gli sforzi per ristrutturare le forze armate, passando da un modello \u2018stanziale\u2019 a uno \u2018di proiezione esterna\u2019 (<i>expeditionary<\/i>). Ci\u00f2 \u00e8 necessario non solo per meglio attrezzare l\u2019alleanza al tipo di minaccia a cui \u00e8 oggi maggiormente esposta, ma anche per riequilibrare oneri e responsabilit\u00e0 tra gli alleati (naturalmente, tenendo conto delle relative capacit\u00e0) impegnati in operazioni come quella in Afganistan. I saggi rivolgono agli europei un accorato appello perch\u00e9 resistano alla tentazione di tagliare le spese della difesa, a dispetto dell\u2019impatto della crisi sui bilanci nazionali. Altrimenti, ammoniscono, la coesione interna all\u2019alleanza potrebbe allentarsi pericolosamente.<\/p>\n<p><b>Lezioni afgane<\/b><br \/>Dall\u2019esperienza afgana il gruppo trae altre lezioni per salvaguardare la solidariet\u00e0 interalleata, come la raccomandazione di inserire le truppe della coalizione sotto un\u2019unica catena di comando e di ridimensionare i caveat nazionali (le limitazioni imposte dai singoli governi all\u2019impiego in combattimento delle loro forze). Mentre la prima raccomandazione \u00e8 ragionevole \u2013 i contingenti dei paesi Nato in Afghanistan sono inseriti in differenti catene di comando, a danno della coerenza dell\u2019azione \u2013 la seconda \u00e8 di pi\u00f9 difficile attuazione. Per diversi stati membri i caveat sono una condizione politicamente imprescindibile per partecipare a missioni in cui non sono in gioco, agli occhi di gran parte dell\u2019opinione pubblica, vitali interessi nazionali.<\/p>\n<p>I saggi consigliano inoltre di rendere i meccanismi decisionali pi\u00f9 flessibili anche tramite limitati <i>opt out<\/i>, ma riconoscono che le decisioni relative alle missioni non possono che essere prese all\u2019unanimit\u00e0. Con un ripetuto ricorso a coalizione ad hoc si rischierebbe infatti di disarticolare l\u2019alleanza. I saggi auspicano anche un rafforzamento dell\u2019autorit\u00e0 del segretario generale, ma non \u00e8 chiaro come ci\u00f2 si possa realizzare se il potere di iniziativa sulle missioni resta interamente nelle mani degli stati membri.<\/p>\n<p><b>Ambiguit\u00e0 sulla Russia<\/b><br \/>Eguali, se non maggiori, problemi di coerenza emergono nella parte del rapporto sulle relazioni con la Russia. I saggi sembrano sposare la tesi, abbracciata dall\u2019amministrazione Obama, da alcuni stati dell\u2019Europa occidentale e dallo stesso segretario generale Rasmussen, che la Russia vada sempre pi\u00f9 trattata come un partner. D\u2019altra parte, il rapporto insiste sulla necessit\u00e0 di aggiornare l\u2019apparato di deterrenza e difesa convenzionale della Nato, per esempio attraverso la pianificazione d\u2019emergenza ed esercitazioni militari in vista di possibili conflitti in Europa. Si tratta di iniziative che susciterebbero inevitabilmente preoccupazione, se non allarme, a Mosca.<\/p>\n<p>I saggi ritengono che misure di rafforzamento della fiducia (<i>confidence-building<\/i>), a partire dalla riattivazione del Trattato sulle forze convenzionali in Europa (Cfe), potrebbero venire incontro alle preoccupazioni dei russi. Questo duplice approccio si ispira al rapporto Harmel, che negli anni \u201960 seppe conciliare l\u2019ammodernamento delle capacit\u00e0 di difesa e deterrenza della Nato con l\u2019avvio del processo di distensione che sarebbe culminato nell\u2019istituzione della Conferenza (oggi Organizzazione) sulla sicurezza e cooperazione in Europa (Csce\/Osce). Le circostanze sono per\u00f2 diverse perch\u00e9 la Russia \u00e8 pi\u00f9 vulnerabile dell\u2019Urss e quindi pi\u00f9 sensibile ad ogni azione da parte della Nato che potrebbe minacciarne la sicurezza.<\/p>\n<p>A questo proposito, merita una menzione speciale la parte sulle armi nucleari Usa schierate in Europa. Il rapporto ribadisce la posizione della Nato per cui esse contribuiscono a rafforzare la \u201cdeterrenza estesa\u201d dagli Usa all\u2019intero territorio alleato. E tuttavia i saggi fanno un veloce riferimento alla possibilit\u00e0 che la \u201cdistribuzione geografica\u201d delle armi possa cambiare. Dal momento che alcuni paesi che ospitano le bombe \u2013 come  la Germania \u2013 vorrebbero  rimuoverle, mentre altri \u2013 in particolare i baltici \u2013 sarebbero disposti ad ospitarle, esiste almeno in teoria la possibilit\u00e0 di un loro spostamento ad est. Si tratterebbe di una mossa estremamente rischiosa: la Russia non potrebbe non esserne allarmata e si rischierebbe cos\u00ec una nuova escalation in Europa.<\/p>\n<p><b>Enfasi sullo scudo antimissile<\/b><br \/>Pur nel segno di una forte continuit\u00e0, il rapporto introduce alcune novit\u00e0. La principale riguarda lo sviluppo di un sistema di difesa anti-missili balistici. I saggi invitano a considerarlo come parte della \u201cmissione essenziale\u201d della Nato. Il rapporto insiste in modo inusuale sulla superiorit\u00e0 del piano di scudo antimissile di Obama rispetto a quello di Bush jr, non solo perch\u00e9 pi\u00f9 adatto a proteggere da un attacco missilistico a raggio medio o intermedio dall\u2019Iran (la minaccia contro cui \u00e8 stato pensato), ma anche perch\u00e9 pi\u00f9 facilmente integrabile nel sistema di difesa Nato. Per placare le ansie della Russia \u2013 che si era ferocemente opposta  al piano di Bush jr di estendere lo scudo a Polonia e Repubblica Ceca \u2013 i saggi raccomandano alla Nato di invitarla a partecipare allo sviluppo dello scudo.<\/p>\n<p>\u00c8 degno di nota il modo in cui \u00e8 cambiata la percezione delle difese missilistiche. A lungo considerate altamente destabilizzanti perch\u00e9 in grado di minare l\u2019equilibrio assicurato dalla reciproca deterrenza, vengono ora viste come un fattore amalgamante non solo all\u2019interno della Nato, ma potenzialmente tra la Nato e la Russia stessa. Bench\u00e9 ci siano ragionevoli dubbi sulla realizzabilit\u00e0 di uno scudo antimissile Nato collegato alle difese missilistiche russe, l\u2019idea ha un seguito crescente sia in America sia in Europa e Mosca si \u00e8 detta aperta a discutere la cosa.<\/p>\n<p>Un\u2019altra novit\u00e0 \u00e8 l\u2019enfasi sulle minacce non convenzionali, come gli attentati terroristici e gli attacchi cibernetici. Fondandosi sul precedente dell\u201911 settembre \u2013 quando il Consiglio atlantico invoc\u00f2 l\u2019art. 5, base legale della difesa collettiva, in risposta agli attentati di New York e Washington \u2013 il rapporto sottolinea che attacchi del genere possono configurarsi come casi art. 5 e pertanto innescare una risposta armata collettiva, se provocano o rischiano di provocare danni in grande scala. I saggi collegano inoltre questo tipo di minacce all\u2019art. 4, che richiede agli alleati di consultarsi sulle questioni che riguardino la loro sicurezza, ma anche alle missioni non-art. 5, condotte cio\u00e8 per ragioni di sicurezza non direttamente legate alla difesa territoriale. Cos\u00ec facendo il rapporto anticipa uno sviluppo inevitabile nella definizione della strategia Nato, e cio\u00e8 l\u2019ulteriore \u2018codificazione\u2019 di compiti che hanno pi\u00f9 a che fare con un\u2019agenzia di sicurezza internazionale che con un\u2019alleanza militare difensiva.<\/p>\n<p><b>Dal regionale al globale<\/b><br \/>Il gruppo ripete pi\u00f9 volte che la Nato \u00e8 principalmente un\u2019organizzazione regionale e che pertanto, nel far fronte a minacce emananti da zone al di l\u00e0 del territorio alleato, deve appoggiarsi a partenariati e cooperazioni con altri stati, gruppi di stati e organizzazioni internazionali. L\u2019idea centrale \u00e8 che la Nato si orienti verso un tipo di gestione delle crisi di natura cooperativa. Tuttavia la tipologia di partenariati varia sensibilmente. Quelli con Onu, Ue, altre organizzazioni internazionali, attori locali, ecc. rispondono all\u2019esigenza di un approccio alla sicurezza che riconosca la centralit\u00e0 degli aspetti politici, sociali ed economici delle crisi (il c.d. <i>comprehensive approach<\/i>). Altri partenariati non sono facilmente inquadrabili \u2013 o non si esauriscono \u2013 nel perseguimento della sicurezza cooperativa. Mirano piuttosto a creare una rete di relazioni che consenta all\u2019alleanza di estendere la sua influenza ad altre regioni in linea con le sue aspirazioni globali.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Alcaro: <u><b><a href='http:\/\/www.iai.it\/pdf\/DocIAI\/iai1007.pdf' target='_blank'>Combining Realism with Vision. Options for NATO\u2019s new Strategic Concept<\/a><\/b><\/u><\/p>\n<p>R. Alcaro: <u><b><a href='http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Oss_Polinternazionale\/pi_a_0011.pdf' target='_blank'>Il nuovo Concetto strategico della Nato: verso la quadratura del cerchio? <\/b><\/u><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <u><b><a href='https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1397' target='_blank'>Nato, attenzione al due di briscola! <\/b><\/u><\/a><\/p>\n<p>N. Ronzitti: <u><b><a href='https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1412' target='_blank'>Armi nucleari americane in Italia: che fare? <\/b><\/u><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi aveva sperato che affidare ad un gruppo di dodici \u2018saggi\u2019 indipendenti il compito di offrire raccomandazioni sul nuovo Concetto strategico della Nato avrebbe portato una ventata di novit\u00e0 \u00e8 rimasto deluso. 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