{"id":14670,"date":"2010-06-03T00:00:00","date_gmt":"2010-06-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/belgio-e-olanda-alla-prova-del-voto\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:59","slug":"belgio-e-olanda-alla-prova-del-voto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/belgio-e-olanda-alla-prova-del-voto\/","title":{"rendered":"Belgio e Olanda alla prova del voto"},"content":{"rendered":"<p>Due paesi fondatori dell\u2019Ue, l\u2019Olanda e il Belgio, sono chiamati alle urne la settimana prossima per una scadenza elettorale la cui rilevanza va  ben oltre i confini nazionali. Si tratta infatti, in entrambi i casi, di consultazioni anticipate che toccano tematiche di interesse generale: dal conflitto in Afghanistan al rapporto con l\u2019Islam, fino alla riforma dello Stato in un quadro condizionato da pulsioni separatiste.<\/p>\n<p><b>Radicalismo crescente<\/b><br \/>Il voto olandese, che avr\u00e0 luogo il 9 giugno, ha origine nel fallimento di un lunghissimo Consiglio dei ministri, tenutosi nella notte tra il 19 e 20 febbraio scorsi, in cui il primo ministro Jan Peter Balkenende fu costretto alle dimissioni per le divisioni nella maggioranza sul rinnovo del mandato al contingente in Afghanistan. Leader dei cristiano democratici (Cda), Balkenende \u00e8 premier dal luglio del 2002 e ha guidato, con formule diverse, quattro governi. L\u2019ultimo nato dopo le elezioni del novembre 2006, \u00e8 stato un governo di \u201cgrande coalizione\u201d e si \u00e8 insediato nel febbraio dell\u2019anno successivo, dopo un tormentato negoziato con l\u2019altra grande forza della scena olandese, il partito laburista (PvdA) di Job Cohen. Proprio la contrariet\u00e0 del PvdA al prolungamento della missione in Afghanistan, che dai sondaggi risulta molto impopolare fra gli olandesi,  ha portato alla crisi del governo e al conseguente scioglimento della Camera.<\/p>\n<p>\u00c8 la prima volta che la guerra di Kabul provoca la caduta di un esecutivo occidentale. L\u2019esercito olandese \u00e8 presente in Afghanistan dal 2006, con un contingente di circa 1900 uomini, l\u2019ottavo della coalizione dopo quelli di Usa, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Canada e Polonia. Schierato nella provincia meridionale di Uruzgan, dove la presenza talebana \u00e8 forte e agguerrita, ha svolto anche un ruolo di integrazione tra forze straniere e popolazione locale, ad esempio curando le infrastrutture che collegano le due maggiori citt\u00e0 della provincia, Tarin Kowt e Chora, e sostenendo l\u2019agricoltura per arginare la coltivazione di papaveri da oppio. In base a una decisione del Parlamento, il mandato doveva concludersi entro il 2010, ma era poi giunta la richiesta dell\u2019Alleanza atlantica di un prolungamento di un anno, che ha provocato la spaccatura della maggioranza e la conseguente caduta del governo.<\/p>\n<p>A pochi giorni dal voto, i sondaggi prevedono un buon risultato per i liberali del Vvd di Mark Rutte e per i laburisti, mentre il Cda dovrebbe perdere la maggioranza relativa. La destra di Geert Wilders (Pvv), che ha ottenuto di recente un notevole successo in un turno di amministrative parziali, rimane un\u2019incognita. Espulso dal Vvd, strenuo difensore di Israele, Wilders si \u00e8 distinto per un\u2019aspra retorica sull\u2019immigrazione e per i toni incendiari nei confronti dell\u2019Islam. Sono temi che dividono da anni la societ\u00e0 olandese (e non solo). Ad agitarli per primo fu Pim Fortyun, che pass\u00f2 come un ciclone nella scena politica all\u2019inizio dello scorso decennio, modificandone non poco l\u2019agenda. Il quadro interno \u00e8 completato da un altro partito liberale, D66, guidato da Alexander Pechtold, dal Partito socialista (sinistra radicale) di Emile Roemer, dai verdi, dagli animalisti e da piccole formazioni della destra protestante, una delle quali,  l\u2019Unione cristiana (Cu), ha fatto parte del governo uscente.<\/p>\n<p>I cittadini sono chiamati a rinnovare solo i 150 seggi della Camera, con sistema proporzionale e mandato quadriennale, mentre il Senato viene eletto in modo indiretto dai Consigli delle 12 province del Regno. Le norme vigenti e la tradizione inclusiva olandese impongono un governo di coalizione, che nasce spesso solo dopo lunghissime trattative. \u00c8 prevedibile che anche questa volta il copione sar\u00e0 rispettato, anche se il profilo politico del nuovo governo \u00e8 tutto da tracciare.<\/p>\n<p><b>Minaccia separatista<\/b><br \/>\u00c8 di natura istituzionale, invece, la crisi che investe il Belgio, alle prese con un puzzle di difficile soluzione, attorno a cui ruotano le elezioni che si terranno il 13 giugno. La riforma costituzionale del 1993, che ha introdotto un complesso sistema federale, non sembra aver attenuato il tradizionale antagonismo tra le sue componenti, fiamminga e vallone, anzi lo ha paradossalmente inasprito.<\/p>\n<p>Prima di analizzare lo scenario elettorale, per\u00f2, \u00e8 necessario fornire alcuni dati di riferimento generale. Va sottolineato, innanzi tutto, il divario economico, che vede il Pil procapite fiammingo superare di almeno un terzo quello della regione francofona, che ha pi\u00f9 disoccupati (17% contro 7%). La popolazione fiamminga rappresenta il 58% del paese, mentre quella francofona il 32%. Il 9% della popolazione \u00e8 nella capitale Bruxelles, formalmente bilingue, ma in netta maggioranza di lingua francese. Vi \u00e8 poi una piccola minoranza di lingua tedesca. La modifica costituzionale ha creato un sistema su tre livelli: accanto ai poteri federali, vi sono tre regioni (Fiandre, Vallonia &#8211; ciascuna con 5 province &#8211; e Bruxelles capitale) e tre comunit\u00e0 linguistiche (francofona, fiamminga e germanofona). Anche le comunit\u00e0 hanno organismi legislativi ed esecutivi. Il federalismo belga non prevede, inoltre, una gerarchia normativa, quindi non esiste nessuna prevalenza della legge federale su quella locale. I conflitti di competenza sono risolti dalla Corte arbitrale.<\/p>\n<p>La pietra dello scandalo che ha fatto cadere il governo di Yves Leterme (cristiano democratico fiammingo), e portato a elezioni un anno prima della scadenza, \u00e8 costituita dal nodo della circoscrizione Bruxelles-Halle-Vilvorde, fiamminga per geografia ma francofona per popolazione, con i fiamminghi che puntano a modificarne i confini. Una sentenza ha definito incostituzionale la norma che consente ai francofoni di poter votare anche per partiti fiamminghi, mentre il contrario non \u00e8 previsto, ordinando al Parlamento una soluzione prima delle elezioni. La crisi e la chiamata alle urne hanno impedito che si risolvesse la questione. <\/p>\n<p>Tutta la legislatura \u00e8 stata all\u2019insegna dell\u2019instabilit\u00e0. Dapprima uno sfibrante negoziato per arrivare alla formazione di un esecutivo, formato da cinque partiti; poi le dimissioni del premier Leterme per il coinvolgimento di suoi consiglieri in uno scandalo finanziario; quindi la nomina del nuovo primo ministro, Herman van Rompuy, in seguito costretto a lasciare perch\u00e9 nominato presidente del Consiglio europeo; infine la travagliata esistenza del nuovo gabinetto di Leterme.<\/p>\n<p><b>Una difficile equazione<\/b><br \/>Con un messaggio su twitter, il premier uscente ha chiarito che, quale che sia l\u2019esito elettorale, rinuncer\u00e0 a tornare al governo, indicando come successore il nuovo leader del suo partito, Marianne Thyssen. Sarebbe la prima donna a guidare l\u2019esecutivo belga, ma i sondaggi annunciano un forte successo dei separatisti del N-VA (Nuova alleanza fiamminga), destinati a complicare non poco l\u2019equazione per la formazione della maggioranza e a rilanciare lo spettro della spaccatura irreversibile del paese.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 luglio Bruxelles avr\u00e0 la presidenza di turno dell\u2019Ue e la scadenza imporrebbe una celere soluzione della crisi. I belgi dovranno rinnovare l\u2019intera Camera (150 seggi) e parte del Senato (40 su 71), con legge proporzionale e mandato di 4 anni. Dagli anni settanta, non esistono pi\u00f9 partiti nazionali, e il re Alberto II resta l\u2019unica figura di riferimento unitario. Il nuovo governo sar\u00e0 inevitabilmente il prodotto di un difficile equilibrio tra forze politiche e componenti regionali, sullo sfondo di possibili e ulteriori modifiche costituzionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due paesi fondatori dell\u2019Ue, l\u2019Olanda e il Belgio, sono chiamati alle urne la settimana prossima per una scadenza elettorale la cui rilevanza va ben oltre i confini nazionali. 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