{"id":14680,"date":"2010-06-04T00:00:00","date_gmt":"2010-06-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/balcani-occidentali-in-mezzo-al-guado\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:59","slug":"balcani-occidentali-in-mezzo-al-guado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/balcani-occidentali-in-mezzo-al-guado\/","title":{"rendered":"Balcani occidentali in mezzo al guado"},"content":{"rendered":"<p>Nessuno mette in dubbio il destino europeo dei Balcani. La decisione di \u201csostenere senza esi-tazioni la prospettiva europea dei paesi dei Balcani occidentali\u201d che i leader dell\u2019Ue presero a Salonicco nel 2003 \u00e8 stata riconfermata pi\u00f9 volte, senza che si muovessero, almeno apertamente, critiche o obiezioni. Da dove nasce allora la necessit\u00e0 di ribadire di nuovo questa scelta, dopo che miliardi di euro sono stati investiti dall\u2019Unione nella regione in aiuti economici e programmi di riforma, e ben cinque dei sette paesi dei Balcani occidentali (contando anche il Kosovo) hanno presentato domanda di adesione? Eppure \u00e8 proprio questo il messaggio principale emerso dalla riunione organizzata il 2 giugno a Sarajevo dalla Presidenza spagnola e co-sponsorizzata dall\u2019Italia, a cui hanno partecipato tutti i paesi Ue, oltre a Stati Uniti, Russia, Turchia, e le principali organizzazioni internazionali impegnate nella regione.<\/p>\n<p><b>Un segnale in controtendenza<\/b><br \/>L\u2019iniziativa si \u00e8 svolta a dieci anni dal vertice di Zagabria in cui fu lanciato il processo di stabilizzazione e associazione. Inizialmente l\u2019obiettivo ambizioso era anzi quello di tenere un nuovo vertice di capi di Stato. Poi, a causa dei problemi legati alla situazione regionale (fra cui le divergenze tra Serbia e Kosovo sullo status di quest\u2019ultimo) e complici i contrasti tra Commissione e Presidenza dell\u2019Ue sull\u2019applicazione del trattato di Lisbona, si \u00e8 optato per una \u201criunione di alto livello\u201d. A un certo punto si \u00e8 anche rischiato un ulteriore declassamento della riunione, ma alla fine la maggior parte dei paesi ha inviato il proprio ministro degli esteri o un vice. Il che \u00e8 stato di per s\u00e9 un successo. Come pure, grazie a un artificio diplomatico, la presenza di Serbia e Kosovo allo stesso tavolo.<\/p>\n<p>Per tornare alle domande iniziali, c\u2019erano e ci sono effettivamente ottime ragioni per ribadire l\u2019impegno a portare i Balcani in Europa. La contingenza non \u00e8 favorevole: l\u2019allargamento dell\u2019Unione non \u00e8 popolare presso gli elettorati del continente. La cosiddetta \u201c<i>enlargement fatigue<\/i>\u201d, gi\u00e0 emersa dopo l\u2019ingresso di dieci nuovi membri nel 2005, si fa sentire ancora di pi\u00f9 in questi tempi di crisi economica. La crisi della Grecia e poi quella, conseguente, dell\u2019euro, e i piani di austerit\u00e0 varati da molti governi nelle ultime settimane, obbligano i paesi dell\u2019Unione a rivedere anche gli impegni internazionali. Vista in quest\u2019ottica, la riunione di Sarajevo appare quindi come un passo coraggioso e persino in controtendenza.<\/p>\n<p><b>Progressi incoraggianti<\/b><br \/>Positivo \u00e8 anche il tempismo, come le dichiarazioni dei ministri a Sarajevo non hanno mancato di sottolineare. Andavano incoraggiate le tendenze degli ultimi sei mesi, che hanno visto incrementare i segnali positivi tra i leader della regione: la diplomazia di riconciliazione avviata dal nuovo presidente croato Ivo Josipovic; il <i>mea culpa<\/i> su Srebrenica approvato dal parlamento serbo; il riavvicinamento tra Bosnia e Serbia operato dalla Turchia; e, pochi giorni fa, una dichiarazione quadripartita &#8211; firmata dai capi di stato di Bosnia, Croazia, Montenegro e Serbia &#8211; per una riconciliazione e soluzione delle divergenze tramite il dialogo.<\/p>\n<p>Certo, le dichiarazioni dell\u2019incontro di Sarajevo possono essere criticate per la loro vaghezza, soprattutto pensando ai problemi enormi che la regione deve ancora risolvere, soprattutto agli ostacoli che ancora si frappongono all\u2019affermazione dello stato di diritto. \u201cL\u2019integrazione dei Balcani occidentali nella famiglia europea  &#8211; ha dichiarato la responsabile della diplomazia europea, Catherine Ashton &#8211; resta una delle ultime sfide nella costruzione di un\u2019Europa demo-cratica e unita\u201d. \u201cImpegno e responsabilit\u00e0 sono le parole che riassumono la riunione di oggi\u201d ha aggiunto il ministro degli Esteri spagnolo Miguel \u00c0ngel Moratinos: \u201cimpegno di tutti i par-tner per una piena riconciliazione, e responsabilit\u00e0 nel raggiungere gli obiettivi\u201d. \u201cGli europei non devono temere la libera circolazione dei cittadini dei Balcani\u201d, gli ha fatto eco Franco Frattini, che spinge per concedere l\u2019abolizione dei visti per Bosnia e Albania. Secondo il nostro ministro degli Esteri, \u201cl\u2019allargamento dell\u2019Unione \u00e8 un dovere politico e morale\u201d. Quasi tutti i leader si sono espressi in termini positivi sull\u2019obiettivo finale: la piena integrazione dei Balcani. Ma, in verit\u00e0, pochi hanno fornito dettagli su come raggiungere tale risultato.<\/p>\n<p><b>Un\u2019incertezza deleteria<\/b><br \/>Quest\u2019incertezza sul percorso di integrazione nell\u2019Ue, al di l\u00e0 degli obiettivi burocratici pre-stabiliti, \u00e8 di per s\u00e9 un problema. Una prospettiva cos\u00ec indefinita e di lungo periodo rischia di offrire incentivi troppo deboli per convincere le classi dirigenti dei paesi interessati ad attuare affrontare riforme impegnative e spesso impopolari. Occorrerebbe qualcosa di pi\u00f9 concreto e preciso per incoraggiarle a combattere la corruzione, rafforzare le istituzioni e collaborare tra loro. La recente strategia dell\u2019Unione per la liberalizzazione dei visti, che impegna tutti i paesi della regione a soddisfare una serie di condizioni finalizzate a un obiettivo ben preciso, offre un esempio di come la definizione di chiare scadenze e condizioni possa facilitare il processo di integrazione.<\/p>\n<p>In uno studio pubblicato qualche settimana fa, lo <i>European Council on Foreign Relations <\/i>suggerisce di utilizzare gli strumenti di adesione ben collaudati dall\u2019Unione per creare un processo \u201c intensificato\u201d che accompagni i paesi dei Balcani lungo una serie di obiettivi chiari e correlati a precisi incentivi. \u201cIl processo di adesione\u201d indica lo studio, \u201cnon pu\u00f2 essere acce-lerato, ma pu\u00f2 essere intensificato\u201d. Questo richiederebbe che la Commissione europea chiari-sca meglio gli obiettivi e metta in maggiore evidenza gli incentivi. Lo studio suggerisce inoltre che tutti i paesi, Kosovo compreso, ricevano gi\u00e0 il questionario Ue, come se avessero richiesto l\u2019adesione. Questo permetterebbe ai leader della regione di identificare da subito le carenze a cui devono porre rimedio e le riforme necessarie per l\u2019adesione.<\/p>\n<p>Una tale intensificazione del processo di adesione sarebbe d\u2019aiuto anche per la Bosnia e il Ko-sovo, che sono indubbiamente i casi pi\u00f9 intricati, poich\u00e9, al contrario di quanto accade nel re-sto della regione, il processo di riconciliazione vi ha continuato a segnare il passo. In Bosnia, le tensioni politiche legate al passato conflitto sono lungi dall\u2019attenuarsi: in vista delle  elezioni del 3 ottobre, si assiste anzi a un\u2019intensificarsi della retorica etno-nazionalista. Mentre in Kosovo, i recenti disordini nella citt\u00e0 di Mitrovica hanno confermato che le tensioni etniche sono ben lungi dall\u2019essere sopite. <\/p>\n<p>Una politica dell\u2019Ue pi\u00f9 chiara e legata a precisi incentivi favorirebbe un approccio pi\u00f9 unitario da parte della comunit\u00e0 internazionale, che troppo spesso fa pi\u00f9 fatica ad accordarsi sulla politica della carota che su quella del bastone.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>G. Casa: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1363\" target= \"blank\"><b><u>La Croazia pi\u00f9 vicina all\u2019Ue dopo la vittoria di Josipo-vic<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Lekic: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1379\" target= \"blank\"><b><u>L&#8217;offensiva diplomatica della Turchia nei Balcani<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuno mette in dubbio il destino europeo dei Balcani. 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