{"id":14690,"date":"2010-06-04T00:00:00","date_gmt":"2010-06-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lombra-della-grecia-sui-balcani-occidentali\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:59","slug":"lombra-della-grecia-sui-balcani-occidentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/lombra-della-grecia-sui-balcani-occidentali\/","title":{"rendered":"L\u2019ombra della Grecia sui Balcani occidentali"},"content":{"rendered":"<p>Almeno per il numero e il livello dei partecipanti, la conferenza Unione europea-Balcani occidentali che si \u00e8 tenuta il 2 giugno a Sarajevo pu\u00f2 essere considerata un successo. Erano infatti presenti quasi tutti i 27 ministri degli Affari Esteri dei paesi membri della Ue (qualcuno \u00e8 stato rappresentato da un viceministro), i delegati dei paesi dei Balcani occidentali, l\u2019Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza della Ue, Catherine Ashton, il Commissario per l\u2019allargamento \u0160tefan F&#369;le, rappresentanti degli Usa, Russia, Turchia, Osce, Nato per un totale di quarantotto  delegazioni.<\/p>\n<p><b>Acrobazie diplomatiche sul Kosovo<\/b><br \/>      \u00c8 stato considerato un successo anche essere riusciti a far sedere intorno ad uno stesso tavolo i delegati della Serbia e del Kosovo, anche se solo grazie ad una serie di acrobazie protocollari. A differenza di quanto era successo in occasione di una precedente conferenza dei paesi balcanici, che si era tentato di riunire a Brdo in Slovenia e che era finita in un fallimento proprio per motivi protocollari, questa volta a Sarajevo si \u00e8 trovato il format diplomatico adeguato, con la soluzione della \u201criunione informale\u201d dei ministri degli Esteri europei. Sul tavolo intorno cui erano riuniti i delegati sono comparsi solo i nomi dei partecipanti, senza alcuna indicazione dello Stato o della funzione.<\/p>\n<p>      \u00c8 stata inoltre accettata la richiesta serba che il ministro degli Esteri kosovaro parlasse in veste di membro della delegazione della missione Onu in Kosovo (Unmik) e dopo l\u2019intervento del capo-delegazione, l\u2019ambasciatore Alberto Zanieri: una formula in linea con la  risoluzione 1244 dell\u2019Onu che \u00e8 stata ben accolta non solo dalla Serbia ma anche dai paesi Ue che non hanno riconosciuto l\u2019indipendenza del Kosovo, tra cui la Spagna, principale organizzatrice della conferenza di Sarajevo in quanto detentrice della Presidenza semestrale della Ue. La conferenza ha cos\u00ec assunto un carattere informale, che ha per\u00f2 avuto un riflesso negativo, poich\u00e9 ha contribuito a renderne l\u2019esito poco incisivo, anzi piuttosto vago.<\/p>\n<p>   Ma non \u00e8 stato solo il carattere informale dell\u2019incontro ad impedire che venissero presi impegni di una qualche portata. Nell\u2019attuale situazione europea era difficile immaginare che anche paesi pi\u00f9 aperti all\u2019integrazione dei popoli balcanici e che hanno interessi strategici nella regione, come la Spagna e l\u2019Italia, potessero ricevere un mandato chiaro per aprire  una prospettiva concreta  di ulteriore  allargamento dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>   <b>Spettro Grecia<\/b><br \/>Non \u00e8 stato certamente un momento ideale per lo svolgimento di una conferenza di questo tipo: la Ue sta attraversando una delle pi\u00f9 gravi crisi dalla sua nascita, e dopo anni di successi e di retorica ottimista, la crisi economica e istituzionale impone domande anche dolorose: \u201cUn\u2019Ue pi\u00f9 grande \u00e8 forse pi\u00f9 debole?\u201d; \u201cSi \u00e8 forse allargata troppo per poter sopravvivere?\u201d. La crisi ha ispirato anche un certo \u201crevisionismo\u201d verso la politica di allargamento degli anni scorsi, riaprendo vecchi dilemmi: se l\u2019allargamento sia stato troppo veloce o se i criteri di ammissione adottati siano stati rispettati puntualmente. <\/p>\n<p>      In alcune occasioni, in effetti, l\u2019allargamento dell\u2019Ue ha seguito prevalentemente criteri geopolitici e di <i>realpolitik<\/i>. Il maxi-allargamento del 2004, che ha coinvolto ben dieci paesi, si \u00e8 realizzato nel quadro degli interessi politico-strategici occidentali che richiedevano un loro ingresso anche nella Nato. Un criterio simile \u00e8 stato adottato nel 2007 per facilitare l\u2019ingresso della Romania e della Bulgaria. Ma anche in precedenza erano state fatte eccezioni, per \u201ccasi particolari\u201d, ai criteri allora vigenti di natura economica. Cos\u00ec nel 1981, quando si discuteva dell\u2019ingresso della Grecia nella Comunit\u00e0 europea, il Presidente francese Giscard d\u2019Estaing aveva fatto pesare il grande debito culturale che l\u2019Europa moderna ha nei riguardi della Grecia classica:\u201d Come possiamo dire di no a Platone?\u201d.<\/p>\n<p>     Proprio la Grecia era lo spettro che si aggirava nei corridoi della Conferenza di Sarajevo. I paesi europei che sono scettici sull\u2019ulteriore allargamento della Ue temono che altri casi analoghi alla Grecia possano verificarsi nei Balcani. Ma anche i candidati all\u2019allargamento hanno vissuto in modo traumatico la crisi greca. Avendo sempre coltivato un\u2019immagine piuttosto idealizzata dell\u2019Unione europea, hanno scoperto con allarme che anche un paese Ue pu\u00f2 fallire (o \u00e8 esposto a questo rischio). D\u2019altra parte tutti sono stati costretti a valutare le conseguenze di un possibile crollo finanziario della Grecia. Alcuni paesi, come la Serbia, che contava ben quattro banche con capitali a maggioranza greca, hanno dovuto organizzare comitati di crisi per monitorare la situazione. Va per\u00f2 anche aggiunto che il piano di \u201csalvataggio\u201d europeo della Grecia ha allontanato, anche per i paesi balcanici, il pericolo di perdite economiche.<\/p>\n<p><b>Strada in salita<\/b><br \/>     La Conferenza aveva anche lo scopo di fare un bilancio della politica di allargamento dell\u2019Ue all\u2019area balcanica a dieci anni dallo storico summit di Zagabria del 2000 in cui si diede formalmente via al processo. In realt\u00e0 gi\u00e0 il 3 giugno del 1999, negli ultimi giorni della guerra del Kosovo &#8211; in cui la Ue non aveva avuto praticamente alcun ruolo &#8211; era stata aperta una prima prospettiva di integrazione dei Balcani con l\u2019adozione del \u201cPatto di stabilit\u00e0 e processo di stabilizzazione e associazione\u201d. Un ulteriore impulso al processo di integrazione dell\u2019area era stato dato con l\u2019approvazione nel 2003 della \u201cdichiarazione di Salonicco\u201d, che doveva costituire il nuovo faro della prospettiva europea.<\/p>\n<p>    Anche se non si possono negare i risultati raggiunti nel processo di stabilizzazione e associazione, il rapporto fra Ue e Balcani occidentali non ha ancora trovato uno sbocco ben definito, come dimostrano anche gli esiti della Conferenza di Sarajevo. <\/p>\n<p>    In ogni caso, anche indipendentemente dall\u2019attuale crisi europea, resta da chiarire se la Ue da sola abbia capacit\u00e0 sufficienti per portare a compimento la stabilizzazione e integrazione della regione e quale ruolo possano svolgervi gli Stati Uniti, ma anche la Turchia e la Russia, ambedue presenti nell\u2019area.<\/p>\n<p>      Tre giorni prima dell\u2019apertura della Conferenza di Sarajevo, il quotidiano britannico <i>The Guardian <\/i>ha pubblicato una lettera aperta firmata dal Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, dall\u2019Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Catherine Ashton e dal ministro degli Affari Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, dal titolo \u201cThe Balkans deserve this\u201d. Il punto centrale del testo sta nella riproposizione di una promessa fatta circa un anno fa dal vicepresidente americano Joe Biden e dall\u2019allora Rappresentante Ue per la politica estera Javier Solana: \u201dLe porte delle istituzioni euro-atlantiche restano aperte per i paesi balcanici\u201d. Per il momento per\u00f2 il processo di integrazione nella Nato &#8211; in cui sono gi\u00e0 entrate Albania e Croazia &#8211; registra maggiori progressi di quello nelle istituzioni europee. <\/p>\n<p>       I Balcani occidentali risentono ancora oggi della pesante eredit\u00e0 delle guerre che hanno insanguinato la regione negli anni novanta del XX secolo, impoverendola in  modo drammatico. Ma \u00e8 altrettanto vero che negli ultimi dieci anni, dalla conferenza di Zagabria a quella di Sarajevo, i paesi balcanici hanno fatto notevoli progressi in vari settori. Inoltre, hanno in totale una popolazione pi\u00f9 o meno equivalente a quella della Romania, non tale, quindi, da sottoporre la \u201ccapacit\u00e0 di assorbimento\u201d dell\u2019Ue a uno stress eccessivo. Ma \u00e8 evidente che le indecisioni dell\u2019Ue e la sua difficolt\u00e0 a definire un percorso pi\u00f9 preciso per l\u2019integrazione dei Balcani dipendono in gran parte dalla crisi interna da cui \u00e8 oggi afflitta e dalla mancanza di una visione pi\u00f9 chiara del suo futuro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>A. Cellino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1468\" target= \"blank\"><b><u>Balcani occidentali in mezzo al guado<\/u><\/b><\/a>      . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Almeno per il numero e il livello dei partecipanti, la conferenza Unione europea-Balcani occidentali che si \u00e8 tenuta il 2 giugno a Sarajevo pu\u00f2 essere considerata un successo. 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