{"id":14700,"date":"2010-06-08T00:00:00","date_gmt":"2010-06-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ipotesi-partizione-per-il-kosovo\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:58","slug":"ipotesi-partizione-per-il-kosovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/ipotesi-partizione-per-il-kosovo\/","title":{"rendered":"Ipotesi partizione per il Kosovo"},"content":{"rendered":"<p>In vista della sentenza della Corte internazionale di giustizia dell\u2019Aja, che dovrebbe pronunciarsi entro luglio sulla conformit\u00e0 dell\u2019indipendenza del Kosovo al diritto internazionale, le parti coinvolte preparano le proprie mosse. L\u2019ipotesi della partizione della provincia kosovara presenta varie incognite, ma di fronte all\u2019instabilit\u00e0 dello status quo potrebbe raccogliere diversi consensi. A pi\u00f9 di due anni dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza, la maggioranza degli stati (pi\u00f9 di 120 sul totale di 192 che compongono l\u2019Onu) rifiuta di riconoscere il Kosovo come stato sovrano. Il paese \u00e8 ancora largamente dipendente dai suoi sostenitori internazionali, la cui invadenza negli affari interni kosovari \u00e8 guardata con frustrazione da una parte crescente dell\u2019opinione pubblica. <\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/map-Kosovo.gif\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Una questione irrisolta<\/b><br \/>Le aree a maggioranza serba sfuggono al controllo di Pristina, come hanno mostrato le recenti elezioni amministrative a Kosovska Mitrovica e a Novo Brdo  svoltesi regolarmente nonostante la contrariet\u00e0 delle autorit\u00e0 di Pristina e della missione europea Eulex. La situazione socio-economica rimane precaria. La vita politica ed economica continua ad essere pesantemente condizionata dalla criminalit\u00e0 organizzata, mentre la corruzione \u00e8 talmente diffusa che, con amara ironia, un esponente della locale Ong <i>Cohu<\/i> l\u2019ha definita una condizione essenziale per fare carriera. Gli abitanti del Kosovo resteranno tra poco gli unici nella regione a dover richiedere il visto per recarsi nei paesi dell\u2019Ue, a meno che non posseggano un passaporto serbo.<\/p>\n<p>Sul terreno la situazione rimane tesa: il tentativo di ex miliziani dell\u2019esercito di liberazione del Kosovo (Uck) di impedire le elezioni a Mitrovica nord \u00e8 degenerato in scontri che hanno richiesto l\u2019intervento della missione Nato Kfor. Da mesi nel villaggio di Zac, nella regione occidentale, si registrano episodi di violenza ai danni dei profughi intenzionati a rientrare nelle proprie case, e poco importa che all\u2019origine degli episodi non ci sia tanto l\u2019avversione etnica, quanto la contesa sulle propriet\u00e0 lasciate incustodite dai serbi fuggiti nel 1999.<\/p>\n<p>Belgrado e Pristina rimangono ferme sulle loro posizioni, ma un elemento nuovo nella disputa sar\u00e0 introdotto dalla sentenza della Corte internazionale di giustizia (Cig), cui la Serbia ha chiesto di pronunciarsi sulla legalit\u00e0 della secessione kosovara. La sentenza non cambier\u00e0 la situazione sul terreno, ma avr\u00e0 un impatto politico importante, nella misura in cui ostacoler\u00e0 o favorir\u00e0 il riconoscimento della sovranit\u00e0 kosovara da parte della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Da parte sua, la Serbia ha pi\u00f9 volte ribadito che non rinuncer\u00e0 al Kosovo; coerentemente con questa posizione il governo serbo rifiuta di partecipare a tutte le assisi internazionali in cui il Kosovo viene presentato come stato sovrano. I dirigenti di Belgrado si sono detti pronti ad aprire, dopo il verdetto della Cig, nuove trattative con Pristina, allo scopo di trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti. Diverse fonti hanno rilanciato l\u2019ipotesi che l\u2019obiettivo del governo serbo sarebbe concordare una partizione della provincia kosovara, in modo da mantenere sotto la sua sovranit\u00e0 almeno le aree settentrionali. In qualche occasione perfino il presidente Boris Tadic ha accennato alla possibilit\u00e0 di una partizione; questa ipotesi presenta numerose incognite, tuttavia \u00e8 chiaro che la Serbia non accetter\u00e0 una soluzione della questione che la veda perdente su tutta la linea.<\/p>\n<p><b>Integrit\u00e0 o  autodeterminazione?<\/b><br \/>Oltre all\u2019ovvia verit\u00e0 secondo cui nessuno stato rinuncia volontariamente a un suo territorio, come amava ripetere l\u2019ex premier serbo Vojislav Kostunica, la posizione di Belgrado trova spiegazione, pi\u00f9 che nei miti letterari, nella storia dell\u2019ultimo ventennio. Nel 1991-92, i maggiori attori della comunit\u00e0 internazionale scelsero di riconoscere il diritto all\u2019autodeterminazione delle repubbliche jugoslave, sacrificando ad esso il principio di integrit\u00e0 territoriale dello stato federale. Successivamente il principio di integrit\u00e0 territoriale dei nuovi stati \u00e8 stato fatto prevalere sulla volont\u00e0 di autodeterminazione delle minoranze nazionali che li abitavano. Nel caso del Kosovo, al contrario, gli Usa e la maggior parte dei paesi europei hanno scelto di far prevalere la volont\u00e0 separatista degli albanesi sull\u2019integrit\u00e0 territoriale dello stato serbo, nonostante la provincia in questione non abbia mai avuto il diritto di secedere, n\u00e9 ai sensi della costituzione serba n\u00e9 di quella jugoslava.<\/p>\n<p>Indipendentemente dalle motivazioni invocate a loro supporto, \u00e8 evidente che le oscillazioni che hanno caratterizzato l\u2019applicazione ora del principio di autodeterminazione, ora di quello di integrit\u00e0 territoriale, sono state sostanzialmente contrarie agli interessi serbi. Sembra ovvio che i serbi rifiutino di riconoscere l\u2019autodeterminazione agli albanesi del Kosovo, se lo stesso principio \u00e8 stato negato ai serbi di Croazia e viene tuttora negato alla <i>Republika Srpska <\/i>di Bosnia. Coerentemente con la richiesta di vedere rispettata la sua integrit\u00e0 territoriale, il governo serbo ha pi\u00f9 volte indotto i serbi di Bosnia a ridimensionare le proprie tendenze separatiste, una politica che diverrebbe decisamente imbarazzante per Belgrado, se questa fosse costretta a riconoscere la secessione del Kosovo.<\/p>\n<p><b>Riaprire il dialogo <\/b><br \/>L\u2019ipotesi della partizione avrebbe alcuni aspetti positivi. Il riconoscimento dell\u2019indipendenza di Pristina da parte serba, che necessariamente ne conseguirebbe, non solo eliminerebbe una minaccia alla stabilit\u00e0 regionale, ma allevierebbe anche un grave dissidio internazionale,  facendo cadere le reticenze dei paesi che, considerandola una grave infrazione della legalit\u00e0 internazionale, si oppongono alla secessione kosovara.<\/p>\n<p>Tuttavia la partizione presenta diverse incognite. Se, come probabile, la partizione ratificasse l\u2019attuale divisione territoriale, alla Serbia rimarrebbero solo Mitrovica nord, Leposavic, Zvecan e Zubin Potok: poco per far accettare ai suoi cittadini la dolorosa rinuncia al resto del territorio. Resterebbero fuori molte localit\u00e0 ancora abitate da serbi, tra cui l\u2019area di Strpce, dove i serbi sono maggioritari ma che non \u00e8 contigua alle altre aeree a maggioranza serba. Tale divisione non manterrebbe sotto il controllo di Belgrado nemmeno la storica sede del patriarcato serbo, nella citt\u00e0 di Pec, uno degli elementi fondanti del mito del Kosovo. Per quanto riguarda il fronte albanese, alcuni dirigenti di Pristina hanno gi\u00e0 annunciato che in caso di partizione i comuni a maggioranza albanese della valle di Presevo, nella Serbia meridionale, dovrebbero unirsi al Kosovo.<\/p>\n<p>La partizione del Kosovo presenta varie problematiche, tuttavia a meno di non voler rimandare <i>sine die <\/i>la soluzione definitiva, occorrerebbe escogitare soluzioni che vadano incontro alla Serbia. Sembra infatti tramontata l\u2019idea che fosse possibile barattare l\u2019indipendenza di Pristina con una rapida integrazione della Serbia nell\u2019Ue. La Serbia ha pi\u00f9 volte ripetuto che rifiuta questa \u201cproposta indecente\u201d, che non vuole diventare l\u2019unico paese a dover pagare l\u2019integrazione nell\u2019Ue con la rinuncia a una parte del suo territorio. Del resto l\u2019Ue, alle prese con la crisi finanziaria, difficilmente si conceder\u00e0 rapidi allargamenti dopo la probabile integrazione della Croazia, nel 2011.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Lekic: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1469\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019ombra della Grecia sui Balcani occidentali<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In vista della sentenza della Corte internazionale di giustizia dell\u2019Aja, che dovrebbe pronunciarsi entro luglio sulla conformit\u00e0 dell\u2019indipendenza del Kosovo al diritto internazionale, le parti coinvolte preparano le proprie mosse. 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