{"id":14720,"date":"2010-06-08T00:00:00","date_gmt":"2010-06-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/liniziativa-popolare-europea-e-la-partecipazione-democratica-nellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:58","slug":"liniziativa-popolare-europea-e-la-partecipazione-democratica-nellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/liniziativa-popolare-europea-e-la-partecipazione-democratica-nellue\/","title":{"rendered":"L\u2019Iniziativa popolare europea e la partecipazione democratica nell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>I socialdemocratici tedeschi e austriaci hanno di recente annunciato  di voler avviare la prima proposta di Iniziativa popolare europea (Ipe), una delle novit\u00e0 pi\u00f9 importanti introdotte dal Trattato di Lisbona per ampliare la partecipazione dei cittadini europei alla vita democratica dell\u2019Ue. L\u2019obiettivo dichiarato dai promotori \u00e8 di esercitare una pressione sulle istituzioni europee affinch\u00e9 venga introdotta una tassa comunitaria sulle transazioni finanziarie, il cui uso sregolato viene additato da pi\u00f9 parti come una delle cause dell\u2019attuale crisi economica.<\/p>\n<p>La proposta \u00e8 per\u00f2 stata subito accusata di essere demagogica. Molti vi hanno visto uno spregiudicato tentativo di sfruttare il diffuso malcontento per la speculazione finanziaria. Sul piano economico l\u2019obiezione \u00e8 che una tassa sulle transizioni finanziarie deprimerebbe ulteriormente l\u2019economia europea, contribuendo a spingere i capitali verso altri mercati. Tuttavia, socialdemocratici tedeschi e austriaci sperano di ottenere il sostegno di tutti i partiti che aderiscono al Partito socialista europeo per avviare la raccolta delle firme.<\/p>\n<p>  <b>Democrazia partecipativa<\/b><br \/>Nonostante l\u2019annuncio di socialdemocratici tedeschi ed austriaci, l\u2019Ipe \u00e8 ancora in una fase di definizione istituzionale. L\u2019art. 11 del Trattato di Lisbona stabilisce che \u201ci cittadini dell\u2019Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono [\u2026] presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell\u2019Unione ai fini dell\u2019attuazione dei trattati\u201d. In seguito alla presentazione di un Libro verde nel novembre 2009 ed alcuni mesi di consultazioni pubbliche, a fine marzo la Commissione ha sottoposto al Consiglio Ue e al Parlamento europeo (Pe) una proposta di organizzazione dell\u2019Ipe. <\/p>\n<p> La proposta prevede una soglia di almeno 1\/3 degli Stati membri (nove al momento), nei quali devono essere raccolte le firme per ogni Ipe. Tale decisione riprende la soglia necessaria per l\u2019avvio della \u2018cooperazione rafforzata\u2019, e scarta invece la richiesta del Pe (appoggiata anche dall\u2019Italia), che suggeriva di ridurre ad 1\/4 il numero minimo di Stati membri previsti per l\u2019avvio dell\u2019Ipe. Un\u2019ulteriore soglia minima di firme da raggiungere all\u2019interno di ogni Stato membro, calcolata proporzionalmente al numero di abitanti, \u00e8 stata definita dalla Commissione in un\u2019apposita tabella. Dal momento in cui la proposta di iniziativa popolare verr\u00e0 pubblicata sul sito della Commissione (in un nuovo registro creato ad hoc), potranno passare al massimo dodici mesi per completare la raccolta delle firme. Queste ultime potranno essere rilasciate da tutti i cittadini in et\u00e0 per partecipare all\u2019elezione del Pe. Ogni verifica di autenticit\u00e0 delle firme prodotte sar\u00e0 lasciata alla responsabilit\u00e0 dei singoli Stati membri.<\/p>\n<p>In concreto, lo schema organizzativo proposto dalla Commissione rischia di compromettere l\u2019efficacia che l\u2019Ipe potr\u00e0 realmente esercitare. Partendo dal limite, gi\u00e0 previsto nel Trattato di Lisbona, di mille firme necessarie ad avviare ogni singola iniziativa, la Commissione ha tentato di assicurare l\u2019interesse generale dell\u2019Unione garantendo ad ogni iniziativa popolare un\u2019estesa legittimazione transnazionale. Ci\u00f2 potrebbe tuttavia rendere l\u2019applicazione dello strumento troppo complessa. Sulla proposta della Commissione sta ora lavorando il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) che ne sottoporr\u00e0 una versione modificata al prossimo Consiglio europeo. <\/p>\n<p> <b>La Commissione e i criteri di scrutinio<\/b><br \/>L\u2019Ipe potr\u00e0 favorire una dinamica <i>bottom-up <\/i>tra cittadini e istituzioni Ue, contribuendo in tal modo a rafforzare la democrazia europea, ma \u00e8 importante ricordare che essa non pregiudica in alcun modo il diritto esclusivo di iniziativa legislativa della Commissione. Quest\u2019ultima \u00e8 infatti obbligata a dare <i>soltanto <\/i>una risposta argomentata alle proposte legislative che le verranno sottoposte tramite l\u2019Ipe. <\/p>\n<p>Le Ipe dovranno riguardare argomenti che rientrano nei poteri propri della Commissione. Dovranno inoltre essere proposte miranti all\u2019attuazione dei trattati comunitari, oltre che in accordo con i valori fondanti dell\u2019Ue. Non potranno ad esempio essere accolte iniziative riguardanti l\u2019unificazione delle sedi parlamentari europee di Strasburgo e Bruxelles. Si tratta di restrizioni comprensibili, ma che potrebbero limitare sensibilmente la sfera di applicazione dell\u2019Ipe.<\/p>\n<p>Un altro aspetto problematico \u00e8 che l\u2019ammissibilit\u00e0 delle singole Ipe non verr\u00e0 definita prima dell\u2019inizio della raccolta delle firme, ma solo dopo che i promotori avranno raggiunto una certo numero di sottoscrittori. Se la Commissione dichiarer\u00e0 inammissibili molte proposte c\u2019\u00e8 il rischio di un effetto boomerang. La proposta della Commissione prevede che un primo controllo sia effettuato quando sono state raccolte 300mila firme in almeno tre Stati membri (mentre in un primo momento l\u2019esame era previsto solo dopo la presentazione di tutte le firme). <\/p>\n<p>Accogliendo in parte le richieste pervenute durante le consultazioni pubbliche, la Commissione ha cos\u00ec cercato di alleggerire i costi organizzativi dell\u2019Ipe e di ridurre il rischio che si generi un senso di frustrazione fra i cittadini che si mobilitano per la raccolta delle firme. Per questa ragione paesi come Francia e Germania e larghi settori della societ\u00e0 civile continuano a chiedere che l\u2019ammissibilit\u00e0 delle proposte venga stabilita <i>ex-ante<\/i>, prima che la raccolta delle firme abbia inizio.<\/p>\n<p>Un ruolo molto importante potr\u00e0 essere svolto dal Parlamento europeo (Pe). Unica istituzione europea direttamente eletta dai cittadini, il Pe potrebbe farsi portavoce delle proposte di iniziativa popolare pi\u00f9 importanti e condivise, premendo sulla Commissione affinch\u00e9 dia loro seguito ed eventualmente cercando di accelerarne l\u2019iter legislativo. Un ricorso all\u2019Ipe da parte dei maggiori partiti politici europei per mobilitare i cittadini e animare il dibattito pubblico sarebbe auspicabile anche in vista delle prossime elezioni europee del 2014. Ovviamente le iniziative andranno calibrate con cura, anche per evitare derive referendarie che possano gradualmente far perdere all\u2019Ipe ogni credibilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Quale reale contributo per l\u2019Ue?<\/b><br \/>Anche se sottoposta a una serie di limitazioni sostanziali e procedurali l\u2019Ipe ha un forte potenziale politico. Le iniziative popolari che raccoglieranno il numero richiesto di firme avranno un peso difficilmente ignorabile. Difficilmente le istituzioni europee potranno ignorarle. Ne potrebbe quindi scaturire un rafforzamento della vita democratica europea o quantomeno uno stimolo al dibattito pubblico transnazionale su materie di comune interesse.<\/p>\n<p>La principale funzione della Commissione dovrebbe essere quella di rendere l\u2019Ipe trasparente e di facile utilizzo, stimolando il pi\u00f9 possibile la nascita di ampi dibattiti nell\u2019opinione pubblica europea, ai quali il Pe, con la sua azione politica, pu\u00f2 fornire un ulteriore impulso.<\/p>\n<p>Il successo dell\u2019Ipe dipender\u00e0 quindi sia dalla capacit\u00e0 della Commissione di  rendere questo nuovo strumento credibile ed  efficace sia dall\u2019uso che ne far\u00e0 il Pe. Il rischio di una disillusione, come solitamente accade quando le potenzialit\u00e0 sono consistenti, rimane elevato. Si allontanerebbero cos\u00ec ancor pi\u00f9 i cittadini dalle istituzioni europee: un lusso che, anche in considerazione delle misure impopolari che si stanno adottando per fronteggiare la crisi, la Ue non pu\u00f2 certo permettersi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Comelli, R. Matarazzo: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1462\" target= \"blank\"><b><u>Parlamento europeo all&#8217;offensiva sulla politica estera<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Greco: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1093\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019anello mancante della democrazia europea<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I socialdemocratici tedeschi e austriaci hanno di recente annunciato di voler avviare la prima proposta di Iniziativa popolare europea (Ipe), una delle novit\u00e0 pi\u00f9 importanti introdotte dal Trattato di Lisbona per ampliare la partecipazione dei cittadini europei alla vita democratica dell\u2019Ue. 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