{"id":14730,"date":"2010-06-08T00:00:00","date_gmt":"2010-06-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obama-e-lipnosi-del-potere-militare\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:59","slug":"obama-e-lipnosi-del-potere-militare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/obama-e-lipnosi-del-potere-militare\/","title":{"rendered":"Obama e l\u2019ipnosi del potere militare"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 probabilmente ingiusto che oggi si critichi Obama per quello che non \u00e8 riuscito a Bush, e perch\u00e9 ancora non \u00e8 arrivato a riparare alcuni dei pi\u00f9 gravi errori del suo predecessore. Ma il nuovo Presidente aveva alimentato aspettative altissime, ed ora deve fare i conti con l\u2019inevitabile delusione di parte almeno dei suoi sostenitori, oltre che con le critiche dei suoi oppositori. Tuttavia Obama non sembra n\u00e9 pentito, n\u00e9 scoraggiato. Al contrario: il documento sulla <i>National Security Strategy <\/i>che il Presidente americano ha inviato di recente al Congresso ribadisce tutti i maggiori punti del suo discorso elettorale. Fiducia nell\u2019avvenire, importanza di un approccio multilaterale e del rispetto del diritto internazionale, mano tesa nei confronti dei possibili avversari.<\/p>\n<p><b>Semplice retorica?<\/b><br \/>Il conflitto tra Israele e i palestinesi sembra avvitarsi in una situazione senza possibile sbocco, e Obama afferma di \u201c<i>non deflettere dalla ricerca di una pace onnicomprensiva tra Israele e i suoi vicini, inclusa la soluzione basata sull\u2019esistenza di due stati che assicuri la sicurezza di Israele e assieme soddisfi l\u2019aspirazione dei palestinesi ad avere un loro stato credibile<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 la crisi finanziaria internazionale e l\u2019obiettivo del Presidente \u00e8 comunque una \u201c<i>crescita equilibrata e sostenibile<\/i>\u201d. Il mondo \u00e8 percorso dai pi\u00f9 diversi nazionalismi  e dal rafforzarsi di risposte fondamentaliste alle crisi identitarie e culturali favorite dalla globalizzazione, e Obama ripropone la volont\u00e0 di rafforzare i valori universali per l\u2019affermazione dei diritti umani e il rispetto dei metodi democratici. La sua visione resta ancorata all\u2019obiettivo di una comunit\u00e0 internazionale che \u201c<i>sappia abbandonare l\u2019antico atteggiamento di reciproco sospetto e costruire invece sulla base degli interessi comuni<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Semplice retorica? Forse in parte, specialmente se tutto questo viene letto con occhio critico e se si \u00e8 infastiditi da un linguaggio per il quale le alleanze dovrebbero essere <i>vibranti<\/i> e le fondamenta del successo risposano sullo <i>spirito<\/i> del popolo (americano). Ma nella sostanza si delinea il tentativo serio e lodevole di riconquistare l\u2019iniziativa ideologica e politica, la forza, anche morale, del messaggio che gli Stati Uniti intendono propagare, cos\u00ec da riprendere la leadership politica, oltre a quella militare, alla ricerca di quel <i>soft power<\/i> che la precedente amministrazione aveva relegato in secondo piano, come ipnotizzata dalle tentazioni del proprio <i>hard power<\/i> militare.<\/p>\n<p>Non \u00e8 detto che l\u2019operazione riesca. Lo stesso Joseph Nye, che aveva inventato il termine <i>soft power<\/i>, pi\u00f9 recentemente ha preferito utilizzare la formula <i>smart power<\/i>, il potere intelligente, capace cio\u00e8 non solo di individuare grandi obiettivi di portata universale, ma anche di tracciare la strada per raggiungerli. E su questo punto invece la <i>National Security Strategy 2010 <\/i>\u00e8 piuttosto carente, o meglio sbilanciata, ancora una volta, a favore della forza e delle capacit\u00e0 militari.<\/p>\n<p><b>Un difficile equilibrio<\/b><br \/>\u00c8 sul piano militare e della sicurezza, in effetti, che il documento \u00e8 pi\u00f9 preciso e programmatico, indicando le priorit\u00e0 e i mezzi necessari per farvi fronte, mentre sul piano politico-diplomatico e su quello economico, \u00e8 pi\u00f9 generico ed impreciso, come del resto nell\u2019individuazione dei nuovi strumenti istituzionali per assicurare il governo della globalizzazione. In altre parole, da un lato siamo in presenza di vere e proprie prescrizioni, mentre dall\u2019altro siamo pi\u00f9 vicini alle semplici esortazioni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 naturalmente \u00e8 giustificato, almeno in parte, dal fatto che, mentre sul piano militare e della sicurezza gli Stati Uniti sono sostanzialmente in grado di procedere unilateralmente, e hanno un alto grado di controllo sulle opzioni strategiche, in campo economico e politico invece debbono ottenere il consenso e la cooperazione di molti altri soggetti internazionali, non sempre propensi ad assecondarli.<\/p>\n<p>Questa discrasia pu\u00f2 avere gravi conseguenze. In primo luogo essa pu\u00f2 rendere molto pi\u00f9 difficile proprio quell\u2019esercizio della leadership americana nel mondo che \u00e8 l\u2019obiettivo principale ricercato da Obama, costringendo gli Usa in una posizione di relativa debolezza, pi\u00f9 difensiva che offensiva, e quindi anche pi\u00f9 ristretta al campo della sola forza militare, nonostante la sua evidente insufficienza. Ma in secondo luogo, pi\u00f9 grave, potrebbe risultare inadeguata ad affrontare il deteriorarsi del quadro internazionale, con gravi pericoli per tutti.<\/p>\n<p><b>La sfida della leadership<\/b><br \/>Una leadership americana debole \u00e8 un grave problema, in particolare per l\u2019Europa, che continua a basare la sua sicurezza sulla continuit\u00e0 e credibilit\u00e0 dell\u2019alleanza transatlantica. Ci\u00f2 dovrebbe suggerire l\u2019urgenza di una maggiore e pi\u00f9 incisiva iniziativa internazionale da parte europea, che in qualche modo compensi la debolezza americana. Ci\u00f2 potrebbe essere tanto pi\u00f9 facile in quanto un\u2019iniziativa europea, pur senza escludere un impegno in campo militare (secondo la regola aurea della necessaria condivisione tra alleati dei rischi e delle responsabilit\u00e0), dovrebbe concentrarsi sui problemi politici ed economici e sulla riforma e rafforzamento delle istituzioni di governo della globalizzazione.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 che l\u2019Europa manchi questo appuntamento. In tal caso non dovrebbe per\u00f2 meravigliarsi se la politica americana tornasse nuovamente a oscillare in direzione dell\u2019unilateralismo, relegando le speranze di Obama nel limbo della retorica delle buone intenzioni.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1461\" target= \"blank\"><b><u>La Nato alla ricerca di una nuova strategia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Gramaglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1457\" target= \"blank\"><b><u>Obama alla riconquista degli Usa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 probabilmente ingiusto che oggi si critichi Obama per quello che non \u00e8 riuscito a Bush, e perch\u00e9 ancora non \u00e8 arrivato a riparare alcuni dei pi\u00f9 gravi errori del suo predecessore. 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