{"id":14780,"date":"2010-06-15T00:00:00","date_gmt":"2010-06-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lorganizzazione-di-shangai-in-bilico-tra-mosca-e-pechino\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:57","slug":"lorganizzazione-di-shangai-in-bilico-tra-mosca-e-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/lorganizzazione-di-shangai-in-bilico-tra-mosca-e-pechino\/","title":{"rendered":"L\u2019organizzazione di Shangai in bilico tra Mosca e Pechino"},"content":{"rendered":"<p>La scorsa settimana Tashkent, capitale uzbeka, ha ospitato il decimo vertice dei Capi di Stato della Shangai Cooperation Organization (Sco), l\u2019organismo che riunisce attorno ad un unico tavolo le repubbliche dell\u2019Asia centrale (ad esclusione del Turkmenistan) e le due potenze maggiormente attive nella regione, Cina e Russia. I temi all\u2019ordine del giorno erano molteplici, e alcuni di essi particolarmente impegnativi: stabilit\u00e0 e sicurezza regionale, con un\u2019enfasi sulla grave crisi in cui \u00e8 precipitato il Kirghizistan dopo il colpo di stato e i violenti scontri etnici nel sud del paese; questione afgana, e ripercussioni sulla regione; allargamento della <i>membership <\/i>dell\u2019organizzazione; cooperazione economica regionale. \u00c8 un\u2019agenda che dimostra la crescente intraprendenza della Sco sullo scenario internazionale. Rimangono per\u00f2 molteplici punti interrogativi sull\u2019effettiva capacit\u00e0 dell\u2019organizzazione di realizzare quanto enunciato a livello programmatico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Shanghai_Cooperation.bmp\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p><b>Il nodo dei nuovi membri<\/b><br \/>Quella dei possibili nuovi membri \u00e8 una delle questioni pi\u00f9 controverse discusse al vertice, dov\u2019erano infatti presenti delegazioni di tre paesi osservatori &#8211;  India, Mongolia e Pakistan (oltre a quelle di Afghanistan e Turkmenistan) &#8211; interessati a negoziare il loro eventuale accesso all\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>Al momento solo la Mongolia ha reali possibilit\u00e0 di entrare a far parte del gruppo. L\u2019ingresso di India e Pakistan, sembra molto pi\u00f9 complicato. Tra i membri vi \u00e8 accordo sulla necessit\u00e0 di un ingresso contemporaneo dei due paesi, ma le reticenze russe nei confronti di Islamabad bloccano di fatto qualsiasi trattativa. Pi\u00f9 in generale c\u2019\u00e8 il rischio che gli storici attriti indo-pakistani si ripercuotano all\u2019interno della Sco, indebolendola.<\/p>\n<p>L\u2019Iran \u00e8 un capitolo a parte: Cina e Russia sono state categoriche nell\u2019escluderne l\u2019adesione alla Sco. Paese osservatore, al pari di Mongolia, India e Pakistan, la Repubblica islamica non ha nemmeno inviato al vertice la propria delegazione. Il rifiuto di accettare un paese sotto regime sanzionatorio delle Nazioni Unite \u00e8 un segno della volont\u00e0 della Sco di accreditarsi come attore responsabile, in particolare agli occhi degli Stati Uniti, presenti per la prima volta con un proprio rappresentante ad un incontro dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>Si discute dei possibili nuovi membri, ma la posta in gioco sono in realt\u00e0 gli equilibri di potenza all\u2019interno dell\u2019organizzazione. La Sco \u00e8 di fatto a guida cinese: Pechino, pur facendo attenzione a non urtare la sensibilit\u00e0 della Russia in una regione che \u00e8 ad essa storicamente legata, ha ampiamente utilizzato le sue potenti leve economiche per accrescere la propria influenza politica in Asia centrale. L\u2019eventuale ingresso dell\u2019India nell\u2019organizzazione ne accrescerebbe la credibilit\u00e0 come attore globale, ma inevitabilmente ridurrebbe il potere che vi esercita la Cina. Resta da vedere se quest\u2019ultima sar\u00e0 disposta ad accettare un simile scambio politico.<\/p>\n<p><b>Sicurezza, ma come? <\/b><br \/>Una delle priorit\u00e0 identificate dal vertice \u00e8 la gestione congiunta della sicurezza regionale. La grave crisi politica in Kirghizistan, membro fondatore della Sco, non poteva essere ignorata dai leader riuniti a Tashkent. Tuttavia, l\u2019unica iniziativa presa dall\u2019organizzazione \u00e8 stata l\u2019invio di osservatori per monitorare il referendum che si terr\u00e0 in Kirghizistan il 27 giugno. Una decisione che riflette la modestia operativa di un\u2019entit\u00e0 che ancora fatica a trasformare in azione concreta quanto proclama nei suoi documenti.<\/p>\n<p> Per quanto riguarda l\u2019Afghanistan, gli interessi dei membri ad una pacificazione del paese sono particolarmente forti. Terrorismo, criminalit\u00e0 organizzata e traffico di droga e di armi sono piaghe che dall\u2019Afghanistan si espandono verso i paesi confinanti, tanto nelle piccole realt\u00e0 instabili, quali Tajikistan, Uzbekitan e Kirghizistan, quanto nei regimi pi\u00f9 consolidati come quello cinese o kazako. Persino sul confine meridionale russo, le conseguenze dell\u2019instabilit\u00e0 afgana hanno importanti effetti. Tuttavia, sebbene la Sco identifichi il conflitto afgano come un problema cruciale per tutti i paesi membri, al giorno d\u2019oggi non sembra che l\u2019organizzazione abbia a disposizione le risorse  politico-militari per contribuire efficacemente alla pacificazione dell\u2019area. D\u2019altronde, le anime all\u2019interno della Sco sembrano essere divise: accanto alla volont\u00e0 di intervento di Mosca, pronta ad assumersi rilevanti responsabilit\u00e0 in campo politico-militare, vi \u00e8 un approccio cinese di basso profilo sui temi strategici e pi\u00f9 focalizzato sulla cooperazione economica e commerciale.<\/p>\n<p><b>Il test kirghizo<\/b><br \/>La violenza etnica esplosa nella citt\u00e0 kirghiza di Osh, nelle stesse ore in cui i leader politici della Sco erano riuniti a Tashkent, deve indurre ad una seria riflessione su quanto l\u2019organizzazione pu\u00f2 fare concretamente. La (non) risposta della Sco a quanto avvenuto nella periferia di uno dei suoi stati membri mostra tutti i suoi limiti come attore di sicurezza regionale.<\/p>\n<p>Significativo \u00e8 il fatto che il governo provvisorio kirghizo, guidato da Roza Otunbayeva, abbia richiesto l\u2019intervento delle forze di sicurezza russe per pacificare la situazione interna del paese. Di una posizione congiunta della Sco a riguardo nemmeno l\u2019ombra, mentre le prime reali offerte di intervento a sostegno delle forze di sicurezza kirghize sono giunte dall\u2019organizzazione di sicurezza collettiva dominata da Mosca, la Collective Security Treaty Organisation (Csto), il cui segretario generale Nikolai Bordyuzha ha espresso la disponibilit\u00e0 a fornire gli equipaggiamenti necessari per stabilizzare la situazione.<\/p>\n<p>Le dinamiche interne dell\u2019organizzazione, dominata da due grandi potenze che competono per l\u2019influenza su un gruppetto di stati con una visione strategica poco chiara e pronti a compromessi per vantaggi di breve periodo, rendono difficile un\u2019utilizzazione della Sco in una funzione operativa. Nonostante le richieste di stabilit\u00e0 e sicurezza da parte degli Stati membri (minori) si facciano sempre pi\u00f9 insistenti, l\u2019attuale approccio della Cina, che privilegia soprattutto la dimensione economica, continuer\u00e0 a  prevalere. Finch\u00e9 la Russia potr\u00e0 far valere la sua presenza militare nella regione attraverso la Csto, un\u2019effettiva affermazione della Sco quale attore politico-militare di rilievo sembra improbabile.<\/p>\n<p>La Sco potrebbe assumere un\u2019effettiva dimensione militare solo se la Cina decidesse di estendere il suo controllo nella regione. Ma ci\u00f2 richiederebbe, a sua volta, una ridefinizione dei rapporti di forza con Mosca. Nel medio periodo \u00e8 molto pi\u00f9 probabile che a prevalere sia la volont\u00e0 di mantenere lo <i>status quo<\/i>, ovvero un equilibrio, per quanto precario, fra le due potenze.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>N. Morfini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1443\" target= \"blank\"><b><u>Il soft power della Cina in Asia centrale e i ritardi dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>N. Sartori: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1344\" target= \"blank\"><b><u>Gas e sfere di influenza in Asia centrale<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scorsa settimana Tashkent, capitale uzbeka, ha ospitato il decimo vertice dei Capi di Stato della Shangai Cooperation Organization (Sco), l\u2019organismo che riunisce attorno ad un unico tavolo le repubbliche dell\u2019Asia centrale (ad esclusione del Turkmenistan) e le due potenze maggiormente attive nella regione, Cina e Russia. 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