{"id":1480,"date":"2006-06-23T00:00:00","date_gmt":"2006-06-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/perche-il-machiavelli-di-teheran-vuole-la-bomba\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:26","slug":"perche-il-machiavelli-di-teheran-vuole-la-bomba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/06\/perche-il-machiavelli-di-teheran-vuole-la-bomba\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 il Machiavelli di Teheran vuole la bomba"},"content":{"rendered":"<p><b>Intervista a <a href= \"http:\/\/www.tritaparsi.com\/\" target= \"blank\"><b><u>Trita Parsi<\/u><\/b><\/a> a cura di Emiliano Alessandri, Washington DC<\/b><\/p>\n<p>La questione iraniana \u00e8 al centro del dibattito internazionale. Il pericolo che le diplomazie occidentali intendono scongiurare \u00e8 che il regime presieduto dal leader fondamentalista Ahmadi Nejad si trasformi in potenza nucleare in violazione del Trattato di Non-proliferazione di cui l\u2019Iran \u00e8 parte. Poche settimane fa l\u2019amministrazione Bush, che pi\u00f9 volte si \u00e8 espressa a favore di un cambio di regime, ha annunciato di essere  disposta a riaprire il dialogo con l\u2019Iran dopo quasi trent\u2019anni di completa chiusura dei canali diplomatici tra i due paesi, a patto che Teheran interrompa le attivit\u00e0 di arricchimento dell\u2019uranio. Ne discutiamo con Trita Parsi, tra i massimi esperti di politica iraniana a Washington, dove sta attualmente conducendo una ricerca presso il Carnegie Endowment for International Peace.<\/p>\n<p><b>L\u2019incubo dell\u2019amministrazione Bush dopo gli attentati dell\u201911 di settembre \u00e8 che qualche cellula terroristica entri in possesso di armi di distruzione di massa. In questo caso, si fa osservare, un\u2019azione di deterrenza difficilmente potrebbe essere efficace. Ma perch\u00e9 preoccuparsi in un caso come quello dell\u2019Iran, che \u00e8 uno Stato di tipo tradizionale con una leadership ben consapevole che l\u2019uso dell\u2019arma atomica, ad esempio contro Israele, scatenerebbe una micidiale rappresaglia?<\/b><\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che la deterrenza possa funzionare nei confronti del governo iraniano, nonostante Ahmadi Nejad agiti deliberatamente lo spettro di un regime pronto a compiere scelte irrazionali, e nonostante l\u2019immagine abilmente costruita del \u201cmullah folle\u201d. Un regime come quello di Teheran, sprovvisto com\u2019\u00e8 di amici ed alleati internazionali e alle prese con una forte opposizione interna, non sarebbe mai stato capace di sopravvivere in Medio Oriente per 26 anni fino ad occupare la posizione di potere di cui ora gode se avesse perseguito strategie suicide.<\/p>\n<p><b>Cosa accadrebbe per\u00f2 se il governo iraniano passasse poi la tecnologia nucleare ad altri soggetti ad esso legati?<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 altamente improbabile che gli iraniani siano disposti a condividere la tecnologia o gli armamenti nucleari con i vari soggetti non-statali cui si appoggiano nella propria strategia internazionale. Innanzitutto, l\u2019Iran possiede da tempo armi di distruzione di massa \u2013 in particolare testate biologiche e chimiche \u2013 ma fino ad ora si \u00e8 astenuto dal dotare di questi armamenti i gruppi internazionali con cui ha relazioni pi\u00f9 o meno strette. Anzi, un generale israeliano mi ha confidato che molte delle testate missilistiche lanciate dagli Hezbollah libanesi contro Israele contenevano materiale esplosivo che gli israeliani stessi avevano venduto agli iraniani negli anni \u201970, a testimonianza del fatto che il regime di Teheran condivide con i gruppi ad esso collegati solo la componente pi\u00f9 obsoleta del proprio arsenale. In secondo luogo, se Israele venisse attaccato con armi di distruzione di massa il regime iraniano sarebbe il sospettato numero uno e la rappresaglia sarebbe certa e immediata. Israele ha un arsenale che gli consente capacit\u00e0 di reazione anche a seguito di un attacco nucleare e potrebbe sferrare un contrattacco anche da basi situate fuori dai propri confini. I sottomarini Dolphin, ad esempio, si prestano facilmente al trasporto e al lancio di ordigni nucleari. Gli iraniani ne sono ben consapevoli. <\/p>\n<p>Ma la ragione forse pi\u00f9 decisiva per cui all\u2019Iran non converrebbe condividere la propria tecnologia nucleare con i gruppi internazionali a cui si appoggia \u00e8 che, se cos\u00ec facesse, questi soggetti cesserebbero di essere semplicemente degli agenti alle sue dipendenze. La natura della loro relazione con il regime iraniano cambierebbe in modo fondamentale a loro favore perch\u00e9 acquisirebbero maggiore autonomia e potere contrattuale. Ahmadinejad \u00e8 troppo machiavellico per commettere un errore cos\u00ec grossolano. <\/p>\n<p>Detto questo, guai a trascurare la questione della proliferazione nucleare, che \u00e8 invece un rischio che bisogna affrontare con estrema seriet\u00e0. Anche se lo spettro di una \u201cmutua distruzione assicurata\u201d funziona ancora come deterrente, non \u00e8 di certo questa la situazione ideale per uno Stato che voglia sentirsi sicuro.<\/p>\n<p><b>Se il problema non \u00e8 la deterrenza, non crede dunque che la vera preoccupazione \u00e8 che la politica del cambio di regime cara a Bush non potrebbe pi\u00f9 essere perseguita nei confronti di un Iran potenza nucleare, e che questo inevitabilmente limiterebbe anche la \u2018strategia trasformativa\u2019 che il Segretario di Stato Condoleezza Rice ha dichiarato di voler attuare in Medio Oriente?<\/b><\/p>\n<p>L\u2019Occidente si \u00e8 finora rifiutato di concedere all\u2019Iran un ruolo regionale commisurato al suo peso geopolitico. Questo rifiuto sarebbe pi\u00f9 difficilmente sostenibile se il programma nucleare iraniano fosse portato avanti con successo. Per quanto riguarda la sicurezza del regime, \u00e8 indubbio che un cambio di governo per intervento esterno diventerebbe molto pi\u00f9 arduo da compiersi se l\u2019Iran possedesse armi nucleari. Teheran guadagnerebbe un margine pi\u00f9 ampio di immunit\u00e0 nei confronti di pressioni esterne, in particolare da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che negli ultimi vent\u2019anni ben due potenze nucleari sono andate incontro a una crisi di regime politico, l\u2019Unione Sovietica e il Sud Africa. Le armi nucleari non possono essere usate contro il proprio popolo. Quindi, se \u00e8 vero che la tecnologia nucleare potrebbe fornire qualche assicurazione in pi\u00f9 al regime di Teheran verso l\u2019esterno, potrebbe ben poco nei confronti dell\u2019insoddisfazione delle popolo iraniano.<\/p>\n<p><b>Le recenti aperture da parte dell\u2019amministrazione Bush sembrano smentire l\u2019opinione, peraltro largamente diffusa, che dal settembre 2001 il governo americano abbia condotto una strategia non solo unilaterale, ma anche di totale intransigenza: gli avversari internazionali sono stati presentati come nemici assoluti con cui non si pu\u00f2 scendere a compromessi. Stiamo ora assistendo a un ripensamento radicale della politica estera americana degli ultimi anni?<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 prematuro stabilire con certezza se la decisione statunitense di perseguire la via diplomatica con Teheran rappresenti un\u2019autentica inversione strategica o si tratti invece pi\u00f9 semplicemente di una manovra tattica per convincere l\u2019Unione Europea, la Russia e la Cina della necessit\u00e0 di nuove sanzioni. Molto dipender\u00e0 da cosa sar\u00e0 concretamente incluso nel pacchetto negoziale. Anche se questa decisione non avesse portata strategica, essa \u00e8 impegnativa, e non poco, per il governo americano, che potrebbe alla fine trovarsi costretto a tentare davvero la via della diplomazia. Tuttavia, la condizione posta dal governo americano per l\u2019inizio del dialogo \u2013 vale a dire la sospensione del programma di arricchimento dell\u2019uranio \u2013 fa sorgere dubbi sulle intenzioni di Washington. Sta gi\u00e0 alimentando il sospetto che gli Stati Uniti sperino in realt\u00e0 che l\u2019Iran respinga l\u2019offerta al mittente.<\/p>\n<p><b>La strategia diplomatica di Francia, Germania e Gran Bretagna, la cosiddetta Ue-3, \u00e8 stata finora fallimentare sia perch\u00e9 l\u2019Unione Europea aveva poco da offrire in sede negoziale, sia perch\u00e9 gli Stati Uniti seguivano una strada diversa. A fronte delle aperture statunitensi, dovremmo ora nutrire una maggiore fiducia in una soluzione diplomatica della crisi irananiana? <\/b><\/p>\n<p>Se gli Stati Uniti prenderanno parte ai negoziati, le chance di una soluzione pacifica esistono indubbiamente. Se i negoziati non partiranno nemmeno \u2013 a causa delle condizioni poste da Bush o per via della testardaggine di Ahmadinejad \u2013 allora, purtroppo, il rischio di un conflitto militare sar\u00e0 reale.<\/p>\n<p><b>L\u2019esclusione dell\u2019Italia dal tavolo negoziale dell\u2019Ue-3 ha sollevato non pochi malumori nella classe politica italiana. L\u2019Italia \u00e8 dopo tutto il maggior partner commerciale europeo dell\u2019Iran e ha tradizionalmente condotto una politica estera molto attenta ai rapporti con l\u2019area mediorientale e mediterranea. Lei auspica un futuro coinvolgimento del governo italiano nei negoziati?<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 un peccato che il governo italiano non abbia finora potuto giocare un ruolo negoziale di primo piano. L\u2019Italia ha relazioni molto forti con l\u2019Iran e al contempo \u00e8 indubbiamente un alleato leale e fidato degli Stati Uniti. Inoltre, l\u2019inclusione dell\u2019Italia nei negoziati darebbe voce non solo a quei paesi dell\u2019Ue che hanno forti legami commerciali con l\u2019Iran, ma anche a quelle nazioni che hanno preoccupazioni e priorit\u00e0 strategiche non necessariamente coincidenti con quelli di Francia e Gran Bretagna. Tre anni di continui fallimenti dimostrano che l\u2019allargamento dei negoziati \u00e8 condizione necessaria per portare al tavolo non solo gli Stati Uniti e le potenze asiatiche, ma anche altri paesi europei.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Trita Parsi a cura di Emiliano Alessandri, Washington DC La questione iraniana \u00e8 al centro del dibattito internazionale. Il pericolo che le diplomazie occidentali intendono scongiurare \u00e8 che il regime presieduto dal leader fondamentalista Ahmadi Nejad si trasformi in potenza nucleare in violazione del Trattato di Non-proliferazione di cui l\u2019Iran \u00e8 parte. 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