{"id":14800,"date":"2010-06-17T00:00:00","date_gmt":"2010-06-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-la-tigre-dei-balcani\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:56","slug":"litalia-e-la-tigre-dei-balcani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/litalia-e-la-tigre-dei-balcani\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e la tigre dei Balcani"},"content":{"rendered":"<p>Il 15 giugno i ministri degli Esteri della <i>Central European Initiative<\/i> (Cei) si sono incontrati per la riunione annuale in Montenegro, che nel 2010 presiede per la prima volta questo raggruppamento. L\u2018incontro, che si \u00e8 svolto nell\u2019antica cornice adriatica della cittadina di Budva, ha discusso di \u201cCooperazione regionale nel contesto dell\u2019integrazione europea\u201d: anche in quest\u2019occasione l\u2019Italia ha giocato un ruolo importante se non di primo piano. Il ministro degli Esteri montenegrino Milan Rocen attendeva l\u2019omologo italiano, Franco Frattini, per avere la conferma della visione strategica con cui Roma guarda al contesto regionale della Cei.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/montenegro.gif\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>L\u2019azione italiana verso la regione balcanica, infatti, si va intensificando, soprattutto verso quei paesi adriatici (come Montenegro e Albania) con cui l\u2019Italia vanta una tradizione storica di scambi culturali, economici, politici. \u00c8 un ambito rilevante, quello della Cei, che rimane il primo e pi\u00f9 antico forum per la cooperazione regionale verso l\u2019Est (fu istituito a Budapest pochi giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, nel novembre 1989). Con sede a Trieste, la Cei ha raggiunto i 18 membri con l\u2019ultima adesione del Montenegro indipendente nel 2006. Il consolidamento di un\u2019area balcanica (sud-orientale) rispetto all\u2019originaria prospettiva danubiana (centro-orientale) conferma inoltre il ruolo guida dell\u2019Italia non solo nella Cei ma anche nell\u2019ambito dell\u2019<i>Iniziativa adriatico ionica<\/i>.<\/p>\n<p>Passa per Roma, dunque, la realizzazione delle priorit\u00e0 decise al vertice Cei in Montenegro: in primis il rilancio del club adriatico-ionico in coordinamento con la Cei, quindi il rafforzamento dell\u2019azione di quest\u2019ultima nella regione finalizzato a favorire il processo di integrazione dei paesi dei Balcani occidentali nell\u2019Ue. A margine dei lavori, poi, italiani e montenegrini si sono confermati i reciproci impegni: i primi hanno ribadito l&#8217;appoggio alla candidatura montenegrina all\u2019adesione alla Nato e all\u2019Ue; i secondi la disponibilit\u00e0 a fare da base strategica dell\u2019Italia nei Balcani.<\/p>\n<p><b>Montenegro, \u201ctigre\u201d della regione<\/b><br \/>\u201cL\u2019armonia tra suddito a sovrano \u00e8 piena\u201d: cos\u00ec descriveva il Montenegro l\u2019incaricato d\u2019affari italiano Cesare Durando, nel 1881. Quasi 130 anni dopo, la stabilit\u00e0 dei governanti di Podgorica sembra confermarsi, malgrado il quadro preoccupante suggerito dalle varie inchieste internazionali per traffici di stupefacenti e riciclaggio di denaro sporco di grandi network criminali in Europa. L&#8217;ancor giovane premier Milo Djukanovic, ai vertici dello Stato (come premier o come presidente) quasi ininterrottamente dal 1991 ad oggi, si \u00e8 confermato come il leader che probabilmente riuscir\u00e0 a portare il Montenegro nella Nato e nell\u2019Ue. Superata per pochi voti la soglia \u201cmaggiorata\u201d del 55% dei voti al referendum per l\u2019indipendenza del maggio 2006, i circa 650 mila abitanti del nuovo Stato indipendente hanno aumentato (secondo i dati 2008 elaborati con l\u2019<i>Atlas method dalla World Bank<\/i>) in soli due anni il proprio reddito annuo procapite di circa il 50%, passando da 4.260 a 6.660 dollari Usa: poco pi\u00f9 di 1\/6 di quello italiano, per\u00f2 nettamente superiore a quello di altri paesi dell\u2019area (Albania, 3.840 $; Bosnia e Erzegovina, 4.520 $; Serbia, 5.590 $).<\/p>\n<p>Dopo la vittoria della coalizione pro-Ue nel marzo 2009, Djukanovic ha ulteriormente consolidato l\u2018intesa con il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi. L\u2019Italia non soltanto ha sostenuto fortemente l\u2019abolizione del visto per soggiorni brevi in area Schengen anche per il Montenegro (\u00e8 stato abolito nel dicembre 2009), ma ha spinto sull\u2019acceleratore delle acquisizioni e degli investimenti italiani nei settori strategici del piccolo paese, come quello energetico.<\/p>\n<p><b>Un trampolino per l\u2019Italia<\/b><br \/>Grande come la Campania (oltre 13 mila kmq), con un\u2019orografia difficile e una popolazione contenuta ma in crescita, il Montenegro, che ha adottato l\u2019euro  con decisione unilaterale, offre condizioni decisamente favorevoli alle imprese che intendono investirvi. Dal 2006 la sua politica fiscale \u2013 con il  varo dell\u2019aliquota proporzionale unica al 9% per la tassazione sulle societ\u00e0 e con ulteriori esenzioni nel caso di attivit\u00e0 in zone sottosviluppate \u2013 ha puntato molto sugli investitori stranieri. \u00c8 in questo contesto che ha potuto manifestarsi anche in Montenegro il nuovo \u201cattivismo bilaterale italiano verso il vicinato\u201d \u2013 come \u00e8 definito nel rapporto 2010 dell\u2019annuario su \u201cLa politica estera dell\u2019Italia\u201d curato da Iai e Ispi.<\/p>\n<p>Un tassello importante della strategia italiana \u00e8 stata l\u2019acquisizione della compagnia elettrica del Paese, <i>Elektro Privreda Crne Gore<\/i> (Epcg), da parte dell\u2019italiana A2A (prima azienda multiutility dell\u2019energia in Italia, nata nel 2008 dalla fusione di varie realt\u00e0 che gravitavano intorno all\u2019Azienda elettrica milanese). Il fatto che la banca locale che ha gestito l\u2019operazione sia controllata dal fratello del primo ministro montenegrino non ha mancato di suscitare polemiche. Che non hanno tuttavia oscurato l\u2019importanza dell\u2019operazione: a settembre 2009 il governo di Podgorica ha siglato un accordo che ha permesso all\u2019A2A di avere il controllo di una quota del 43,7% dell\u2019azienda montenegrina \u2013 grazie all\u2019adesione all\u2019offerta della quasi totalit\u00e0 degli azionisti di minoranza \u2013per un esborso complessivo pari a circa 436 milioni di euro, e ipotecare l\u2019acquisizione (al raggiungimento degli obiettivi previsti, nel 2015) della maggioranza assoluta del capitale azionario. Tale operazione porta in dote un&#8217;intera filiera energetica (produzione, distribuzione, vendita di energia elettrica). Il piano di sviluppo italiano prevede una crescente esportazione di energia elettrica verso l\u2019Italia, grazie a un progetto d\u2019interconnessione con l\u2019Albania (\u00e8 in costruzione una linea da 400 kw tra Elbasan-Tirana-Podgorica) e uno per la realizzazione della linea elettrica sottomarina Brindisi-Valona (che si affianca agli analoghi collegamenti Seman-Bari e Foggia-Durazzo).<\/p>\n<p><b>Marketing e promozione culturale<\/b><br \/>Naturalmente non mancano dubbi e opposizioni: i piani italiani per il potenziamento degli impianti idroelettrici esistenti e la creazione di nuovi hanno creato un certo allarme per l\u2019impatto ambientale che potrebbero avere. L\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Podgorica e l\u2019A2A hanno risposto con un\u2019offensiva culturale incentrata sull\u2019arte. Si \u00e8 cos\u00ec realizzata l\u2019operazione \u201cCaravaggio in Montenegro\u201d: il 2 giugno, in occasione della festa della Repubblica italiana, l\u2019esposizione nel centro della capitale Podgorica del capolavoro caravaggesco \u201cNarciso alla Fonte\u201d (proveniente dalla collezione di palazzo Barberini) \u00e8 stata inaugurata dall\u2019ambasciatore Sergio Barbanti alla presenza, fra gli altri, del presidente di A2A Giuliano Zuccoli e del premier Milo Djukanovic. L\u2019iniziativa ha avuto anche una notevole eco di stampa. Il prestito del dipinto, assicurato per 50 milioni di euro, si \u00e8 realizzato a costo zero: gli sponsor, in primis l\u2019A2A, hanno coperto le spese della trasferta e finanziato il restauro di altre opere d\u2019arte in Italia.<\/p>\n<p>\u00c8 il segnale di un nuovo indirizzo pi\u00f9 &#8216;utilitario&#8217; della politica culturale italiana in paesi \u2013 come il Montenegro e l\u2019Albania \u2013 in cui la civilt\u00e0 e la lingua italiane sono gi\u00e0 fortemente presenti  o si tratta di mere operazioni di marketing pubblicitario? Certo \u00e8 che il Montenegro offre la possibilit\u00e0 di sperimentare un nuovo modello di cooperazione basato sulla saldatura tra la dimensione economica e quella culturale. Con potenziali ricadute positive sulla nostra presenza nel pi\u00f9 ampio contesto regionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>G. Merlicco:  <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1470\" target= \"blank\"><b><u>Ipotesi partizione per il Kosovo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Presenti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1459\" target= \"blank\"><b><u>Passa per il Nord Adriatico la futura Via della Seta<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 15 giugno i ministri degli Esteri della Central European Initiative (Cei) si sono incontrati per la riunione annuale in Montenegro, che nel 2010 presiede per la prima volta questo raggruppamento. 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