{"id":14850,"date":"2010-06-21T00:00:00","date_gmt":"2010-06-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-ritorno-della-turchia-nel-golfo-persico\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:56","slug":"il-ritorno-della-turchia-nel-golfo-persico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/il-ritorno-della-turchia-nel-golfo-persico\/","title":{"rendered":"Il ritorno della Turchia nel Golfo Persico"},"content":{"rendered":"<p>Il prepotente ritorno della Turchia in Medio Oriente costituisce una delle dinamiche geopolitiche pi\u00f9 interessanti degli ultimi anni. Dopo decenni di assenza dalla regione, legata agli imperativi strategico-ideologici della cultura politica di Ataturk e alle esigenze della Guerra Fredda, la Turchia \u00e8 tornata a svolgere il suo ruolo, storicamente e geograficamente naturale, di potenza regionale. Questo nuovo dinamismo \u00e8 particolarmente evidente nella regione del Golfo Persico. <\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Map_Persian_Gulf1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Se molto \u00e8 stato detto e scritto sulle relazioni turco-iraniane, il rafforzamento dei rapporti di Ankara con i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) ha ricevuto un\u2019attenzione molto minore. Oltre alla condivisione di alcuni interessi strategici, come ad esempio l\u2019unit\u00e0 e la stabilit\u00e0 dell\u2019Iraq e, pi\u00f9 in generale, del Medio Oriente e il contenimento dell\u2019Iran, la Turchia ha anche un forte interesse nel rafforzare le relazioni economiche con i paesi di questa regione, notoriamente ricchi di capitali da investire grazie ai proventi del petrolio. <\/p>\n<p><b>\u201cProfondit\u00e0 strategica\u201d <\/b><br \/>La fine della pressione sovietica, legata alla storica ossessione moscovita per il Bosforo, ha sicuramente cambiato le priorit\u00e0 strategiche turche. Durante la Guerra Fredda, il ruolo turco in Medio Oriente \u00e8 stato minimo. Con Turgut \u00d6zal, negli anni &#8217;80, vi fu un primo, timido cambiamento di rotta, provocato pi\u00f9 che altro dalla necessit\u00e0 di trovare mercati utili per le esportazioni turche. Il \u201cBig Bang\u201d geopolitico del biennio 89-91 ha rappresentato invece una vera svolta per Ankara. Le dinamiche successive hanno poi rafforzato la percezione turca che le priorit\u00e0 geopolitiche del paese fossero legate agli eventi mediorientali. La Guerra del Golfo e la successiva crescente autonomia dei curdi in Iraq hanno rappresentato i primi segnali evidenti di tale mutamento. L\u2019ascesa al potere del partito di ispirazione islamista Akp (Adalet ve Kalk&#305;nma Partisi) guidato da Recep Tayyip Erdo&#287;an, primo ministro dal 2002, ha rafforzato tale interesse. <\/p>\n<p>Il principale ispiratore della politica estera dell&#8217;Akp, Ahmet Davuto&#287;lu, \u00e8 un forte sostenitore della centralit\u00e0 turca nella regione. Attuale ministro degli esteri, nonch\u00e9 consigliere per la politica estera di Erdo&#287;an sin dagli inizi dell&#8217;avventura politica dell&#8217;Akp, Davuto&#287;lu \u00e8 un accademico, politologo nelle universit\u00e0 di Marmara e Beykent. Nel libro in cui ha espresso la sua peculiare visione del ruolo turco nel mondo, <i>Strategik Derinlik. Turkiye\u2019nin Uluslararasi Konumu <\/i>(La profondit\u00e0 strategica. La posizione internazionale della Turchia), Davuto&#287;lu ha sostenuto la naturale eredit\u00e0 ottomana della Turchia, rompendo cos\u00ec con uno dei principali capisaldi della cultura politica ataturkiana. Corollario naturale di questa affermazione \u00e8 quindi la riscoperta della centralit\u00e0 turca come potenza Islamica, destinata a giocare un ruolo di primo piano nelle dinamiche mediorientali e dello spazio globale di senso islamico. <\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che questa riformulazione della politica estera turca pone una forte enfasi sul carattere islamico della potenza turca, \u00e8 errato sostenere che questo cambiamento sia stato provocato principalmente dal tipo di cultura politica espressa dall\u2019Akp. Tale identit\u00e0 ha certamente contribuito a rafforzare una rotta che per\u00f2 era stata gi\u00e0 tracciata dagli eventi successivi alla fine della Guerra Fredda. Pi\u00f9 che a dinamiche interne, bisogna guardare ai fattori sistemici, regionali e globali, per cogliere l\u2019essenza principale di tale riorientamento. <\/p>\n<p><b>Interessi di sicurezza e necessit\u00e0 economiche   <\/b><br \/>I rapporti della Turchia con il mondo arabo nel suo complesso sono stati contrassegnati da una profonda diffidenza reciproca. Nonostante la rottura con l\u2019eredit\u00e0 ottomana, simboleggiata dalle \u201csei frecce\u201d di Ataturk (repubblicanesimo, nazionalismo, populismo, laicismo, statalismo, riformismo-rivoluzionarismo, i punti alla base della sua ideologia), la Turchia era ancora largamente percepita come il naturale erede dell\u2019impero ottomano, la potenza non-araba che ha dominato i territori arabi per secoli. Inoltre, il forte laicismo di cui era intrisa la sua nuova veste repubblicana, ha fatto s\u00ec che la Turchia fosse guardata con malcelato sospetto in gran parte del mondo arabo. A sua volta, in Turchia era forte e diffusa la percezione che gli arabi fossero dei traditori. Le radici di questo sentire risalgono agli eventi, particolarmente traumatici per il popolo e la memoria turca, della Prima Guerra Mondiale, in cui gli arabi erano alleati degli inglesi.<\/p>\n<p>Queste  reciproche diffidenze sembra stiano recentemente lasciando spazio a relazioni ben pi\u00f9 cordiali e attive. L\u2019accoglienza trionfale di Erdo&#287;an al recente Forum economico arabo-turco, legata alle sue prese di posizione contro Israele, rappresenta solo l\u2019ultimo di una serie di eventi che mostrano come i rapporti e le percezioni siano cambiate. Nel caso specifico, negli ultimi anni le relazioni tra Turchia e Ccg hanno conosciuto un forte miglioramento sia in ambito economico che in quello strategico.<\/p>\n<p>Il fattore economico svolge sicuramente un ruolo centrale. Le recenti riforme hanno reso la Turchia ancora pi\u00f9 attraente per i capitali stranieri e i paesi del Golfo hanno investito ingenti risorse in diversi ambiti dell&#8217;economia turca: turismo, energia, settore bancario e immobiliare, agricoltura. Nel 2009, gli scambi commerciali hanno raggiunto la cifra di 17 miliardi di dollari, con prospettive di crescita nei prossimi anni. Entro la fine del 2010 dovrebbe essere siglato il <i>Free Trade Agreement <\/i>(Fta), naturale seguito del <i>Trade and Investement Framework Agreement <\/i>sottoscritto  nel 2005 e i cui negoziati vanno avanti da anni. <\/p>\n<p>Se l&#8217;economia rappresenta il fulcro di questa relazione, la pi\u00f9 importante novit\u00e0 \u00e8 la cooperazione nel settore della sicurezza. Nel 2008 Turchia e Ccg hanno siglato un <i>Memorandum of Understanding<\/i>, che ha conferito alla Turchia lo status di partner strategico del Consiglio, primo paese al di fuori dell&#8217;area del Golfo ad ottenere tale riconoscimento. Negli ultimi mesi, la Turchia si \u00e8 anche dimostrata attiva nel settore della cooperazione militare con questi paesi. Nel maggio 2010, Ankara ha siglato un importante accordo in questo ambito con l&#8217;Arabia Saudita, la principale potenza di questo blocco. <\/p>\n<p>Turchia e Ccg condividono differenti interessi strategici: l&#8217;unit\u00e0 e la stabilit\u00e0 dell&#8217;Iraq; la non-proliferazione delle armi di distruzione di massa in Medio Oriente; un equilibrio regionale sostenibile basato sulla risoluzione del conflitto arabo-israeliano; il contenimento della prepotente ascesa iraniana come potenza regionale. La Turchia \u00e8 peraltro impegnata in uno sforzo diplomatico nei confronti del\u2019Iran, come mostrato anche dall\u2019accordo trilaterale sul nucleare firmato insieme a Teheran e Brasilia. Ma per peso politico, dinamiche storiche e posizione geografica, Turchia e Iran si trovano in una \u201ccompetizione geopolitica immanente\u201d. Verso l\u2019Iran la Turchia ha due principali obiettivi: accrescere il proprio status di potenza regionale e globale, capace di svolgere un ruolo di prim\u2019ordine in una partita i cui effetti hanno dei chiari risvolti globali, e allo stesso tempo imbrigliare l\u2019azione dell\u2019amico\/nemico persiano sciita, la cui ascesa \u00e8 percepita con una certa preoccupazione.<\/p>\n<p><b>Peso crescente <\/b><br \/>Il ritorno della Turchia in Medio Oriente, ed in particolare nella regione del Golfo, \u00e8 oramai una realt\u00e0. Nei prossimi anni \u00e8 difficile immaginare una Turchia estranea alle dinamiche regionali. In questa ottica, le relazioni tra Turchia e Ccg paiono destinate a rafforzarsi, sia in ambito economico sia strategico. Questo avr\u00e0 sicuramente ripercussioni importanti non solo per la regione, ma anche per le relazioni della Turchia con l\u2019Unione europea e gli Stati Uniti. <\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p> M. Lekic: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1379\" target= \"blank\"><b><u>L&#8217;offensiva diplomatica della Turchia nei Balcani <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prepotente ritorno della Turchia in Medio Oriente costituisce una delle dinamiche geopolitiche pi\u00f9 interessanti degli ultimi anni. Dopo decenni di assenza dalla regione, legata agli imperativi strategico-ideologici della cultura politica di Ataturk e alle esigenze della Guerra Fredda, la Turchia \u00e8 tornata a svolgere il suo ruolo, storicamente e geograficamente naturale, di potenza regionale. 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