{"id":14860,"date":"2010-06-22T00:00:00","date_gmt":"2010-06-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/strategia-per-la-crescita-lue-ci-riprova\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:55","slug":"strategia-per-la-crescita-lue-ci-riprova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/strategia-per-la-crescita-lue-ci-riprova\/","title":{"rendered":"Strategia per la crescita, l&#8217;Ue ci riprova"},"content":{"rendered":"<p>La decisione  di rendere pubblici gli \u2018stress test\u2019, ovvero lo stato di salute patrimoniale dei grandi gruppi bancari europei, \u00e8 stata la pi\u00f9 impegnativa del Consiglio europeo della scorsa settimana. Potrebbe essere un carta decisiva per riportare un po\u2019 di calma sui mercati finanziari. Decisamente deludente, viceversa, \u00e8 stato il varo della nuova strategia di crescita dell\u2019Europa, la cosiddetta Eu2020, approvata in una sua versione debole, priva dei necessari strumenti di incentivazione e controllo. Siamo di fronte all\u2019ennesima riproposizione di una miope separazione tra le politiche di rigore e quelle di crescita che spinge a configurare per l\u2019Unione un futuro  di crescita lenta, incentrata sulle esportazioni verso le aree extraeuropee e sull\u2019euro debole che dovr\u00e0 sostenerle. Per un\u2019area che include al suo interno un mercato integrato che \u00e8 il pi\u00f9 ricco del mondo in termini di potere di acquisto, si tratta di una prospettiva un po\u2019 paradossale e, nel complesso, poco esaltante.<\/p>\n<p><b>Il paradosso della tassa sulle banche <\/b><br \/>La tassa sulle banche europee, approvata in via di principio nell\u2019ultimo vertice europeo, \u00e8 certamente una misura destinata a riscuotere consensi tra il grande pubblico. Anche perch\u00e9 dovr\u00e0 servire, nelle intenzioni dei proponenti, alla costituzione  di un fondo di prevenzione delle crisi, cos\u00ec da evitare di scaricare in futuro i costi dei grandi dissesti bancari solo sulle spalle dei cittadini contribuenti, come sta avvenendo oggi. Ma dietro il luccichio di un simile provvedimento si annida il rischio di un effetto ultimo per certi versi paradossale: la tassa che, almeno sulla carta, dovrebbe gravare sui bilanci delle banche, potrebbe essere trasferita da queste sulle spalle delle imprese e dei risparmiatori, aumentando i costi dei servizi erogati. \u00c8 un rischio tutt\u2019altro che remoto viste le difficolt\u00e0 di applicazione di un tale provvedimento. Ora si attendono le decisioni del prossimo G20 di Toronto in tema non solo di costituzione di fondi di gestione delle crisi ma, pi\u00f9 in generale, di tassazione delle transazioni finanziarie.<\/p>\n<p> Decisamente pi\u00f9 rilevante, sempre con riferimento al settore finanziario, \u00e8 stato l\u2019ok  del Consiglio europeo alla pubblicazione degli \u2018stress test\u2019 sulle grandi banche entro il mese di luglio: un passo importante per cercare di riguadagnare la fiducia dei mercati finanziari scossi in queste ultime settimane da forti turbolenze legate ai timori della crescita dell\u2019indebitamento nell\u2019area euro e delle sue ripercussioni sul sistema bancario europeo. <\/p>\n<p><b>Check-up delle banche europee<\/b><br \/>Naturalmente sar\u00e0 ora importante conoscere modalit\u00e0 e dettagli di questa iniziativa. In particolare se saranno resi noti i risultati non solo complessivi dei test effettuati ma anche quelli relativi alle singole banche. Ancora, per risultare credibili i test dovranno includere stime dell\u2019impatto sui bilanci delle banche di eventuali insolvenze sui debiti, pubblici e privati, dei paesi pi\u00f9 a rischio, a partire da Grecia e Spagna. <\/p>\n<p>Recenti dati della Banca dei Regolamenti Internazionali mostrano, ad esempio, come l\u2019esposizione complessiva delle banche francesi e tedesche nei confronti di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo fosse pari alla fine del 2009 a 958 miliardi di dollari, di cui 174 miliardi rappresentati da titoli pubblici e 784 miliardi da debiti privati, per la maggior parte sostenuti da garanzie pubbliche. Il timore che eventuali difficolt\u00e0 nell\u2019onorare tale indebitamento possa ripercuotersi sui bilanci bancari,  nelle ultime settimane ha  alimentato le turbolenze dei mercati. Anche il numero dei gruppi bancari da porre sotto osservazione \u00e8 rilevante, dal momento che i timori degli investitori  non sono confinati ai grandi attori della finanza europea, ma investono oggi un ampio numero di medie e piccole banche, come le <i>cajas<\/i> spagnole e le <i>Landesbanken<\/i> tedesche. <\/p>\n<p>  Solo se verranno date risposte credibili a tutte queste questioni, tuttora aperte,  la decisione di dare maggiore trasparenza allo stato di salute delle banche europee potr\u00e0 certificare sia l\u2019effettiva capacit\u00e0 di queste ultime di fronteggiare i rischi presenti, sia l\u2019entit\u00e0 degli eventuali interventi pubblici da realizzare per sostenerle. E, come gi\u00e0 avvenuto negli Stati Uniti, potr\u00e0 servire a migliorare la fiducia dei mercati finanziari, favorendo una loro maggiore stabilit\u00e0 in futuro.<\/p>\n<p><b>Nel segno del rigore<\/b><br \/>Se tutta l\u2019attenzione dell\u2019ultimo vertice europeo \u00e8 stata catturata dalle decisioni che hanno riguardato il comparto finanziario, risultati non meno importanti hanno interessato la revisione del Patto di stabilit\u00e0, confermando il percorso che era stato imboccato. Ci si sta muovendo verso un deciso rafforzamento delle politiche di rigore fiscale &#8211; a fine giugno verr\u00e0 avanzata una proposta formale della Commissione &#8211; nel senso di un aumento delle regole, dei controlli e delle sanzioni sulle politiche di bilancio nazionali. Il rafforzamento del governo economico europeo avverr\u00e0 cos\u00ec all\u2019insegna dell\u2019accelerato risanamento dei conti pubblici nazionali e di pi\u00f9 severe sanzioni verso i paesi meno virtuosi, come fortemente voluto dalla Germania e dal cancelliere Angela Merkel.<\/p>\n<p>Si era parlato di un possibile allargamento, al di l\u00e0 del debito pubblico, dei criteri di valutazione da utilizzare nell\u2019ambito del Patto di stabilit\u00e0, con l\u2019inclusione ad esempio, su sollecitazione del governo italiano, anche degli andamenti del debito privato cos\u00ec da arrivare a una misura aggregata del debito dei paesi. In realt\u00e0, nulla cambier\u00e0. \u00c8 stato ribadito che il debito pubblico con i suoi parametri di riferimento (deficit e stock) rester\u00e0 la stella polare del Patto di stabilit\u00e0 e dell\u2019avvio di procedure di sanzione.<\/p>\n<p>\u00c8 d\u2019altra parte gi\u00e0 in atto una prima applicazione del nuovo corso dei tagli di bilancio con l\u2019approvazione di manovre correttive della spesa pubblica e aumenti delle entrate un po\u2019 ovunque nell\u2019area  euro. La maggior parte dei paesi europei, a partire dalla Germania, le stanno introducendo per far fronte al rapido accumulo di debito pubblico e in risposta ai richiami della Commissione, visto che 15 dei 16 paesi dell\u2019euro violano oggi i criteri di Maastricht sul deficit pubblico (inferiore al 3% del Pil).<\/p>\n<p><b>Crescita europea e euro debole<\/b><br \/>Anche se si pu\u00f2 essere scettici sulle politiche keynesiane di stimolo fiscale, \u00e8 difficile negare l\u2019effetto deflattivo sulla domanda interna delle recenti misure adottate in Europa e, quindi, l\u2019impatto negativo sulle dinamiche complessive di crescita europea. La diminuzione della domanda interna, tuttavia, non sar\u00e0 cos\u00ec drammatica come ventilato da quanti paventano una nuova recessione a breve e addirittura una deflazione dell\u2019area europea. In realt\u00e0 le misure finora approvate dai singoli paesi &#8211; ad eccezione della Grecia &#8211; non sono cos\u00ec draconiane  come si era lasciato credere in occasione della loro presentazione, con intenti pi\u00f9 che altro strumentali volti a influenzare le aspettative degli investitori.<\/p>\n<p>Si stima che nel 2011 le misure dirette a ridurre i deficit pubblici saranno pari, nel loro complesso, a circa l\u20191% del Pil totale dell\u2019area euro. Una manovra su larga scala, non c\u2019\u00e8 dubbio, ma comunque contenuta se commisurata all\u2019entit\u00e0 del deficit pubblico (6,6%) che \u00e8 stimato quest\u2019anno per l\u2019insieme dell\u2019area. Va poi considerato che a sostenere i tassi di crescita dell\u2019Europa contribuir\u00e0 la svalutazione dell\u2019euro prodottasi negli ultimi mesi nei confronti del dollaro e delle monete ad esso legate, in primis lo yuan cinese (intorno al 18% dall\u2019inizio dell\u2019anno). Gi\u00e0 se ne registrano gli effetti positivi sulle esportazioni europee. Non in tutti i paesi per\u00f2, ma solo in quelli, come Germania e Olanda, particolarmente forti sui mercati extraeuropei e dell\u2019area del dollaro. Per i paesi dell\u2019area mediterranea, viceversa, che dipendono fortemente per il loro export dal mercato interno europeo, l\u2019impatto sar\u00e0 assai pi\u00f9 modesto. Ne conseguir\u00e0 un ulteriore aumento delle divergenze e degli squilibri oggi presenti nell\u2019area dell\u2019euro.<\/p>\n<p>Come saldo netto delle politiche di rigore e degli stimoli esterni legati al deprezzamento della moneta europea, la previsione pi\u00f9 attendibile \u00e8 che nei prossimi due anni  si abbia un secco rallentamento della gi\u00e0 anemica dinamica di crescita dell\u2019area euro, con tassi medi annuali al di sotto dell\u20191 per cento. Il gap di crescita reale che divide da tempo l\u2019area euro dalle altre maggiori aree, in particolare il Nord America con gli Stati Uniti, tender\u00e0 dunque ad aumentare nei prossimi anni.<\/p>\n<p><b>Miope separazione tra rigore e crescita<\/b><br \/>In un tale contesto, decisamente sfavorevole dal punto di vista macroeconomico, alcuni paesi pi\u00f9 deboli dell\u2019area meridionale europea, Grecia e Portogallo in particolare, incontreranno difficolt\u00e0 crescenti nel portare avanti il risanamento fiscale che \u00e8 loro richiesto. N\u00e9 riusciranno a compensarle &#8211; come dimostrano molte simulazioni fin qui effettuate &#8211; attraverso inasprimenti del grado di restrizione fiscale delle manovre attuate. Valga per tutti il caso del Giappone, che da oltre due decenni cerca di ridurre il proprio debito, ma non ci \u00e8 mai riuscito a causa di crescita media vicino a zero, tanto che il rapporto debito-Pil giapponese \u00e8 oggi salito vicino al 200 per cento.<\/p>\n<p>L\u2019Europa potrebbe fare meglio, dunque, solo se si riuscisse a innalzare la crescita dell\u2019area euro nel suo complesso nei prossimi anni. Ma proprio dall\u2019ultimo Consiglio europeo \u00e8 emerso come i governi europei siano  poco disposti o addirittura poco interessati a muoversi in questa direzione.<\/p>\n<p>I leader europei hanno approvato la nuova strategia di crescita dell\u2019Europa nel prossimo decennio, il cosiddetto programma Eu2020,che sostituir\u00e0 l\u2019Agenda di Lisbona arrivata a scadenza quest\u2019anno (2000-2010). Al pari di quest\u2019ultima, essa presuppone impegni e riforme interne ai singoli paesi, ma anche interventi a livello europeo per una maggiore integrazione del mercato interno (Rapporto Monti) e delle fonti di crescita comune europea. Sulla carta la nuova Agenda 2020 potrebbe aggiungere un punto in pi\u00f9 di crescita annuale e quindi raddoppiare la dinamica di espansione europea nei prossimi cinque &#8211; dieci anni. Con effetti positivi, e in qualche caso decisivi ai fini della sostenibilit\u00e0 del risanamento dei conti pubblici nazionali.<\/p>\n<p>Ma la sua attuazione richiederebbe un deciso rafforzamento, una vera e propria svolta, della governance economica europea, cominciando a istituire dei legami &#8211; come proposto dalla Commissione &#8211; ad esempio tra la gestione della nuova Strategia di crescita e quella del Patto di Stabilit\u00e0. \u00c8 stata proprio l\u2019assenza di un tale collegamento ad aver  decretato il sostanziale fallimento dell\u2019Agenda di Lisbona dal momento che venne cos\u00ec privata degli incentivi e disincentivi necessari a stimolare le iniziative dei singoli paesi.<\/p>\n<p>Ma la proposta di rafforzare il governo economico europeo in questa direzione ha incontrato sia prima che durante il vertice forti critiche ed opposizioni da parte di un gruppo di paesi capitanato dalla Germania. Per bocca di Angela Merkel si \u00e8 continuato a ripetere che l\u2019unica ricetta da applicare \u00e8 la riduzione e il controllo dei disavanzi pubblici, da attuare al pi\u00f9 presto attraverso rafforzate regole e sanzioni del Patto di stabilit\u00e0. Si tratta di una posizione in realt\u00e0  miope, che condanner\u00e0 l\u2019Europa nei prossimi anni a una crescita lenta, incentrata sulle esportazioni verso le aree extraeuropee e sull\u2019euro debole che dovr\u00e0 sostenerle.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1452\" target= \"blank\"><b><u>Due scenari per l\u2019Euro<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La decisione di rendere pubblici gli \u2018stress test\u2019, ovvero lo stato di salute patrimoniale dei grandi gruppi bancari europei, \u00e8 stata la pi\u00f9 impegnativa del Consiglio europeo della scorsa settimana. 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