{"id":14870,"date":"2010-06-26T00:00:00","date_gmt":"2010-06-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/servono-le-nuove-sanzioni-contro-liran\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:55","slug":"servono-le-nuove-sanzioni-contro-liran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/06\/servono-le-nuove-sanzioni-contro-liran\/","title":{"rendered":"Servono le nuove sanzioni contro l\u2019Iran?"},"content":{"rendered":"<p>Dopo mesi di intense consultazioni, il Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu ha infine approvato un quarto round di sanzioni contro l&#8217;Iran per persuaderlo a offrire maggiori garanzie sulla natura solo pacifica del suo programma nucleare. Gli Usa e l&#8217;Ue si apprestano inoltre ad introdurre ulteriori misure punitive. Funzioneranno queste nuove sanzioni? \u00c8 possibile, ma solo se integrate in una strategia diplomatica. Altrimenti, rischiano di risultare controproducenti.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/irans-nuclear-facilities.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Le nuove sanzioni<\/b><br \/>La risoluzione 1929 del Consiglio di sicurezza Onu vieta all\u2019Iran ogni attivit\u00e0 relativa ai missili balistici, espande ed inasprisce le misure in vigore contro persone fisiche e giuridiche coinvolte nei programmi nucleare e balistico dell\u2019Iran, introduce ulteriori restrizioni sulle transazioni finanziarie di una serie di enti coinvolti nel finanziamento dei due programmi, e rafforza i controlli sui carichi sospetti diretti in Iran. In pi\u00f9, introduce un embargo su alcuni sistemi d&#8217;arma pesante (compresi i sistemi missilistici).<\/p>\n<p>L&#8217;Ue proceder\u00e0 presto a inasprire ulteriormente il regime di sanzioni, proibendo tra l&#8217;altro nuovi investimenti nel settore energetico iraniano. Dal canto loro, gli americani, che gi\u00e0 mantengono un embargo pressoch\u00e9 totale sul commercio con l&#8217;Iran, sono determinati ad inasprire le misure contro le imprese straniere operanti negli Usa che fanno affari nel settore energetico iraniano (compreso quello dei raffinati); nonch\u00e9 a strangolare finanziariamente le imprese iraniane sospettate di avere qualche parte nei programmi nucleare e balistico, in particolare quelle di propriet\u00e0 del Corpo dei guardiani della rivoluzione dell&#8217;Iran, l&#8217;organizzazione paramilitare che controlla larghi strati dell&#8217;economia del paese.<\/p>\n<p>Per giudicare l\u2019impatto delle nuove sanzioni bisogna farsi tre domande: a) indurranno il governo iraniano a fare marcia indietro sul programma nucleare? b) incideranno sul calcolo strategico che  \u00e8 alla base delle sue scelte in materia  nucleare? c) produrranno pi\u00f9 danni o benefici? <\/p>\n<p><b>L\u2019intransigenza di Teheran<\/b><br \/>La risposta alla prima domanda \u00e8: no. Il governo iraniano ha gi\u00e0 dichiarato che non intende fermare lo sviluppo delle attivit\u00e0 pi\u00f9 sensibili del suo programma nucleare, in primis l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio (un processo necessario tanto all&#8217;industria nucleare civile quanto a quella militare). Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha anzi annunciato (in diretta tv) che sono allo studio piani di espansione delle attivit\u00e0 nucleari.<\/p>\n<p>La reazione dell&#8217;Iran non ha destato alcuna sorpresa. Gli iraniani considerano le sanzioni, anche quelle decise dall&#8217;Onu, come politicamente motivate e non ne riconoscono la legittimit\u00e0. Ahmadinejad mira a  sfruttare propagandisticamente l&#8217;immagine di un Iran vittima di macchinazioni internazionali per consolidare il consenso di quella fetta dell&#8217;elettorato che lo sostiene (e che rappresenta con ogni probabilit\u00e0 la maggioranza relativa del paese). Del resto il programma nucleare \u00e8 diventato in Iran una questione di prestigio nazionale e qualsiasi esecutivo rischierebbe di non sopravvivere a lungo se acconsentisse  a negoziare da una posizione debole, cio\u00e8 dopo aver subito queste ulteriori sanzioni.<\/p>\n<p>Teheran ritiene di poter mantenere questa linea di intransigenza fidando sul fatto che non c\u2019\u00e8 consenso internazionale sull\u2019adozione degli unici due tipi di sanzioni che avrebbero un impatto immediato e devastante sull&#8217;economia iraniana: un embargo petrolifero e il divieto di esportare in Iran  prodotti petroliferi raffinati. Di questi ultimi l&#8217;Iran \u00e8 importatore netto avendo fatto, negli ultimi decenni, scarsi o nulli investimenti nell&#8217;industria di raffinazione.<\/p>\n<p><b>Credibilit\u00e0 in gioco<\/b><br \/>Se gi\u00e0 tutti sapevano che l&#8217;Iran avrebbe fatto spallucce, perch\u00e9 allora gli Usa e l&#8217;Ue hanno spinto tanto per ricorrere alle sanzioni? Qui entra in gioco la seconda domanda, se cio\u00e8 esse servano ad incidere sul calcolo strategico degli iraniani. La risposta in questo caso \u00e8: potrebbero.<\/p>\n<p>Per gli americani e gli europei adottare un nuovo round di sanzioni era in primo luogo necessario per mantenere la credibilit\u00e0 dei 3+3, il gruppo formato da Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Cina che sta tentando di contenere le ambizioni nucleari iraniane. Sono anni che l&#8217;Iran ignora la richiesta del Consiglio di sicurezza Onu di sospendere l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio e delle attivit\u00e0 collegate e di cooperare in modo pi\u00f9 completo e trasparente con l&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (Aiea), cui spetta verificare che il suo programma nucleare non abbia finalit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ottobre 2009 gli iraniani avevano detto s\u00ec (in linea di principio) ad un accordo  proposto dai 3+3, ma lo avevano rimesso in discussione dopo poco, mostrando cos\u00ec di mirare solo a guadagnare tempo. Ad aggiungere la beffa al danno, l&#8217;Iran ha poi tentato di mandare all&#8217;aria i negoziati dei 3+3 sulle nuove sanzioni Onu accettando un accordo proposto da Turchia e Brasile che era, a grandi linee, modellato su quello dell&#8217;autunno scorso. Con la fondamentale differenza, per\u00f2, che l\u2019ipotesi di accordo turco-brasiliana era priva degli elementi di garanzia contenuti invece in quello con i 3+3: non apriva nessuna reale prospettiva di negoziato, lasciava all\u2019Iran sufficiente uranio (se ulteriormente arricchito) per la costruzione della bomba e soprattutto non affrontava il problema cruciale, quello delle capacit\u00e0 di arricchimento dell&#8217;Iran. Rinunciare all\u2019inasprimento delle sanzioni avrebbe significato per gli Usa e i partner perdere la faccia e, con essa, parte della propria forza negoziale. Con le sanzioni, che hanno ricevuto l&#8217;imprimatur anche di interlocutori generalmente riluttanti come Russia e Cina, gli americani hanno dimostrato all&#8217;Iran che le sue azioni hanno un costo (politico, se non economico).<\/p>\n<p>L&#8217;altra ragione per cui Usa e Ue hanno spinto per le sanzioni Onu \u00e8 che in questo modo hanno ottenuto una base di legittimazione politica per poter adottare misure unilaterali. Anche se nemmeno queste sanzioni sono tali da costringere l&#8217;Iran ad un immediato ripensamento delle sue strategie, l&#8217;idea che siano innocue \u2013 diffusa sia tra quelli che vi si oppongono sia tra quelli che le vorrebbero pi\u00f9 pesanti \u2013 \u00e8 tutta da dimostrare. L&#8217;esperienza degli ultimi anni mostra che l&#8217;Iran \u00e8 costretto di continuo a inventare nuovi espedienti per aggirare le restrizioni, con conseguente perdita di tempo e soldi. In pi\u00f9, l&#8217;economia iraniana non naviga in buone acque e necessita di nuovi investimenti nell&#8217;unico settore che la traina, quello energetico. Nel medio periodo potrebbe avere bisogno delle tecnologie e dell&#8217;expertise delle compagnie Ue, i cui standard sono pi\u00f9 alti di quelli offerti dalle compagnie di altri paesi, Cina in primo luogo, che stanno occupando il posto lasciato dagli europei.<\/p>\n<p><b>Costi e benefici<\/b><br \/>Questo permette di rispondere alla terza domanda: le sanzioni potrebbero in effetti comportare benefici superiori ai costi, dal momento che potrebbero indurre l&#8217;Iran a riconsiderare l&#8217;efficacia della sua strategia di &#8216;resistenza passiva&#8217;. Ma ci\u00f2 pu\u00f2 aver luogo solo a condizione che gli Usa e l&#8217;Ue usino le sanzioni come merce di scambio nell&#8217;ambito di un negoziato in cui si offrano anche incentivi \u2013 in particolare in termini di sicurezza \u2013 agli iraniani. Se le sanzioni sono incorporate in una strategia negoziale pi\u00f9 ampia possono contribuire ad un esito positivo della disputa.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza di stati come l&#8217;Iraq di Saddam dimostra che anche un embargo totale \u00e8 sopportabile, e l&#8217;Iran non \u00e8 isolato come lo era l&#8217;Iraq. Russia e Cina non sono disposte a seguire in eterno la linea delle sanzioni, n\u00e9 le compagnie energetiche cinesi resteranno sempre indietro alle europee quanto ad expertise e standard tecnologici. In sostanza, se le sanzioni diventano un surrogato di una politica di coinvolgimento e dialogo, produrranno pi\u00f9 danni che benefici. In caso contrario, c&#8217;\u00e8 ancora speranza.<\/p>\n<p> .<\/p>\n<p> Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1437\" target= \"blank\"><b><u>Il piano B di Obama contro l\u2019Iran e le pressioni del Congresso<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>L. Nannetti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1445\" target= \"blank\"><b><u>Lo Stretto di Hormuz al centro della partita tra Iran e Occidente<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo mesi di intense consultazioni, il Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu ha infine approvato un quarto round di sanzioni contro l&#8217;Iran per persuaderlo a offrire maggiori garanzie sulla natura solo pacifica del suo programma nucleare. Gli Usa e l&#8217;Ue si apprestano inoltre ad introdurre ulteriori misure punitive. 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