{"id":14920,"date":"2010-07-01T00:00:00","date_gmt":"2010-06-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-g20-e-lo-spettro-della-stagnazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:54","slug":"il-g20-e-lo-spettro-della-stagnazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/07\/il-g20-e-lo-spettro-della-stagnazione\/","title":{"rendered":"Il G20 e lo spettro della stagnazione"},"content":{"rendered":"<p>Dimezzare i deficit pubblici entro il 2013 e riportare gli stock dei debiti sovrani sotto controllo entro il 2016. \u00c8 il compromesso che \u00e8 stato possibile raggiungere al G20 di Toronto dato il disaccordo tra Stati Uniti e Europa sui temi del rigore fiscale e della crescita che, insieme a quelli della finanza, sono stati al centro del Vertice. Lo si \u00e8 presentato come un buon compromesso, ma in realt\u00e0 non lo \u00e8. Non tanto perch\u00e9 ha lasciato del tutto aperto il problema del peso specifico da assegnare alle politiche di riequilibrio di bilancio rispetto a quelle di sostegno alla crescita. Quanto perch\u00e9 gli obiettivi di aggiustamento verranno perseguiti da Stati Uniti, Europa e Cina in ordine sparso: ognuno privileger\u00e0 i propri obiettivi interni senza il necessario coordinamento tra le politiche che verranno attuate in questa fase.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che nell\u2019attuale assetto multipolare dell\u2019economia mondiale, processi di risanamento degli elevati indebitamenti dei paesi non coordinati a livello internazionale rischiano di rallentare fortemente, se non addirittura di spegnere la peraltro timida ripresa economica in corso.<\/p>\n<p><b>Angusti percorsi di risanamento<\/b><br \/>L\u2019incontro di Toronto dei paesi del G20, che non va dimenticato rappresentano circa l\u201985 per cento della produzione mondiale, \u00e8 stato dominato dal problema dei debiti sovrani e dei modi per affrontarli, e ha visto una forte convergenza nell\u2019individuazione del risanamento dei debiti pubblici come la priorit\u00e0 da perseguire.<\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile capirne i motivi. Negli ultimi due anni, disavanzi e debiti pubblici sono aumentati vistosamente in conseguenza dei salvataggi del sistema finanziario e degli stimoli fiscali messi in atto da tutti i maggiori paesi in risposta alla crisi. Alla soddisfazione per aver evitato una nuova drammatica grande depressione \u00e8 subentrata, nei mercati finanziari internazionali, l\u2019ansia per la sostenibilit\u00e0 dei crescenti debiti sovrani.<\/p>\n<p>Di fronte agli elevatissimi deficit di bilancio non c\u2019\u00e8 dubbio che sia necessario mettere in atto processi di risanamento. Il problema \u00e8 con quali tempi e modalit\u00e0. Come sperimentato in Europa e nell\u2019area dell\u2019euro con la crisi della Grecia, le vendite sui mercati colpiscono in questo momento titoli di Stati che hanno ampi deficit di bilancio e alti livelli di debito pubblico unitamente a una bassa crescita economica. Quanto pi\u00f9 queste caratteristiche si combinano e si sommano, tanto pi\u00f9 pressante si fa la richiesta da parte degli investitori internazionali di un rapido rientro dai deficit pubblici.<\/p>\n<p>Per tutti questi paesi non c\u2019\u00e8 alternativa all\u2019attuazione di processi di risanamento &#8211; \u00e8 il caso dei paesi dell\u2019Europa meridionale \u2013 e dunque alla rapida definizione di un itinerario di riequilibrio del bilancio. La pressione al riequilibrio di bilancio si esercita anche nei confronti dei paesi finanziariamente pi\u00f9 solidi &#8211; \u00e8 il caso della Germania &#8211; ma in questo caso tempi e modalit\u00e0 dei processi di aggiustamento dovrebbero essere diversi per evitare che politiche di rientro attuate simultaneamente finiscano per avere un effetto deflazionistico sull\u2019economia mondiale.<\/p>\n<p>Di qui la necessit\u00e0 di un adeguato coordinamento a livello internazionale nella realizzazione dei difficili percorsi di rientro dei maggiori paesi. Ma \u00e8 proprio su questo terreno che il G20 di Toronto ha manifestato tutta la sua debolezza, non riuscendo a varare una strategia d\u2019insieme. Fmi e Ocse invocano riforme strutturali che favoriscano dal lato dell\u2019offerta l\u2019innalzamento del potenziale produttivo e la competitivit\u00e0 dei singoli paesi, ma tali misure, al di l\u00e0 dei loro effetti positivi, non saranno in grado di compensare le carenze della cooperazione internazionale relativa alle politiche che pi\u00f9 incidono sulla domanda dei paesi.<\/p>\n<p>Per capire il perch\u00e9 bisogna guardare ai profondi cambiamenti intervenuti nel regime macroeconomico internazionale in questi anni e ai peculiari meccanismi di funzionamento del sistema economico multipolare che si \u00e8 affermato con l\u2019ascesa di nuovi attori globali quali la Cina, l\u2019India e il Brasile.<\/p>\n<p><b>Difficili compatibilit\u00e0<\/b><br \/>A partire dai primi anni \u201990 le politiche mercantilistiche di molti paesi hanno rappresentato un tratto distintivo del funzionamento del sistema macroeconomico internazionale. Paesi avanzati come la Germania e paesi emergenti dell\u2019Asia come la Cina hanno realizzato strategie di crescita \u2018export-led\u2019, accumulando crescenti avanzi commerciali. Queste politiche non hanno penalizzato la crescita dell\u2019economia mondiale nel suo complesso, mantenutasi molto elevata durante due decenni, in quanto gli Stati Uniti hanno giocato il ruolo di paese residuale (ennesimo) del sistema aumentando il loro deficit commerciale cos\u00ec da aggiustare la somma algebrica ex ante dei surplus e dei deficit degli altri n-1 paesi, dato il gioco a somma zero, che, com\u2019\u00e8 noto, caratterizza i saldi delle bilance dei pagamenti dei paesi su scala mondiale. <\/p>\n<p>Le politiche espansive e il conseguente deficit commerciale americano hanno avuto un rilevante effetto positivo di sostegno alla domanda effettiva (e alla crescita)  globale, mentre gli Stati Uniti riuscivano ad ottenere finanziamenti a basso costo dai paesi emergenti dell\u2019Asia (soprattutto la Cina) in avanzo commerciale. Senza dubbio si \u00e8 trattato di un \u2018sistema di squilibri\u2019 assai peculiare che ha poi mostrato tutta la sua fragilit\u00e0, sfociando nella recente gravissima crisi.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 \u00e8 che nel nuovo contesto multipolare che si va configurando a livello internazionale non vi \u00e8 pi\u00f9 alcun paese in grado di svolgere il ruolo residuale di ennesima componente del sistema. Gli Stati Uniti, in particolare, a causa dell\u2019enorme debito accumulato in quest\u2019ultimo decennio (da famiglie, imprese e Stato), non potranno pi\u00f9 fungere da paese consumatore di ultima istanza che attraverso ampi e crescenti disavanzi correnti neutralizza gli avanzi di altri paesi. Ci\u00f2 comporta che nell\u2019attuale sistema multipolare, le politiche mercantiliste dei paesi in surplus &#8211; come Cina, Giappone, Germania e altri emergenti &#8211; non troveranno pi\u00f9 adeguate compensazioni e finiranno per infliggere un <i>bias <\/i>deflazionistico all\u2019intera economia mondiale. E la crisi ha attenuato, non certo risolto, questi preoccupanti squilibri geografici nella domanda globale.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto che nasce la preoccupazione, manifestata prima e durante il vertice G20 dagli Stati Uniti e di molti paesi emergenti (India e Brasile in prima fila), che una manovra di rientro dai deficit pubblici in tempi brevi, attuata indistintamente dall\u2019Europa e da tutti i maggiori paesi, possa finire per deprimere la domanda effettiva globale e soffocare la ripresa in corso. Lo confermano, fra l\u2019altro, le analisi del Fondo monetario internazionale che mostrano una ripresa internazionale tuttora sostenuta dagli stimoli fiscali con una spesa privata ancora troppo gracile per divenire il nuovo motore della crescita.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 coordinamento<\/b><br \/>Nelle riunioni del G20 dello scorso anno a Londra e, in particolare a Pittsburgh, si era molto discusso dei problemi e delle difficolt\u00e0 posti nel sistema multipolare a un\u2019efficace azione di riequilibrio macroeconomico atta a garantire un nuovo sentiero di crescita globale. Si era arrivati cos\u00ec a riconoscere che politiche virtuose di aggiustamento non potevano essere assicurate nel nuovo regime macroeconomico internazionale dalle forze di mercato o da politiche decise autonomamente dai singoli paesi.<\/p>\n<p>L\u2019aggiustamento andava considerato in effetti una sorta di \u2018bene pubblico\u2019, che, per essere prodotto in dosi sufficienti, richiede la cooperazione dei maggiori paesi. Si configura dunque come un classico problema di \u2018azione collettiva\u2019 che va affrontato e risolto con procedure e meccanismi adeguati di cooperazione internazionale. L\u2019attivazione di questi meccanismi non implica che i singoli paesi debbano accordarsi di continuo, in ogni singolo periodo, anche sulle politiche a breve termine. Tale coordinamento \u00e8 infatti estremamente costoso e difficilmente attuabile, proprio perch\u00e9 nel periodo breve la percezione dei benefici della cooperazione \u00e8 quasi sempre inferiore a quella dei suoi costi. Si richiede, in realt\u00e0, l\u2019individuazione di un insieme di \u2018regole del gioco\u2019 per i processi di aggiustamento e per la crescita. Il problema pi\u00f9 difficile da risolvere &#8211; sottolineato con forza da Keynes &#8211; sta nell\u2019asimmetria di obblighi tra paesi in avanzo e quelli in disavanzo. Un problema che a sua volta affonda le radici negli orientamenti mercantilisti dei paesi pi\u00f9 forti.<\/p>\n<p>Per fronteggiare questi problemi a settembre dell\u2019anno scorso, a Pittsburgh, i paesi del G20 avevano compiuto un buon passo avanti pronunciandosi a favore di meccanismi di sorveglianza reciproca delle politiche monetarie, valutarie e fiscali da gestire con l\u2019assistenza del Fondo monetario internazionale e di altre istituzioni finanziarie internazionali. Si proponeva cos\u00ec un coordinamento delle politiche macroeconomiche in grado di favorire processi di aggiustamento virtuosi perch\u00e9 compatibili a livello di sistema internazionale.<\/p>\n<p><b>Ognun per s\u00e9<\/b><br \/>Il vertice G20 di Toronto ha rappresentato una prima verifica importante di questi nuovi meccanismi di cooperazione macroeconomica. L\u2019esito \u00e8 stato negativo: si \u00e8 deciso di fatto di procedere in ordine sparso nei percorsi di riequilibro fiscale e di aggiustamento macroeconomico. Il fatto \u00e8 che il processo di coordinamento basato sulla <i>peer review <\/i>delle politiche macroeconomiche, gestito dal Fondo monetario, si \u00e8 rivelato estremamente debole perch\u00e9 privo di specifici incentivi e sanzioni verso i singoli paesi. Quest\u2019ultimo \u00e8 un punto decisivo se si guarda a passate esperienze in materia, certo non positive. Nella primavera del 2006 il Fmi aveva avviato una \u201cconsultazione multilaterale sugli squilibri globali\u201d con il coinvolgimento di Cina, area Euro, Giappone, Arabia Saudita e Stati Uniti, ma non era poi stato in grado di esercitare, per le stesse ragioni di oggi, un\u2019adeguata pressione sui paesi coinvolti affinch\u00e9 prendessero precisi impegni sulle politiche da adottare. La disponibilit\u00e0 delle parti a partecipare al processo di <i>peer review<\/i> si era tradotta cos\u00ec in una mera ricognizione delle differenze tra loro esistenti.<\/p>\n<p>\u00c8 un po\u2019 quello che \u00e8 successo a Toronto. Il deludente risultato del Vertice non pu\u00f2 non preoccupare per il futuro. Per poter ottenere risultati pi\u00f9 incisivi dalla cooperazione multilaterale, i leader del G20 dovrebbero accordarsi per dotare il Fmi di meccanismi di valutazione e sorveglianza pi\u00f9 estesi e efficaci. Ma \u00e8 assai difficile che ci\u00f2 avvenga. I governi nazionali non si sono mostrati affatto disponibili a far s\u00ec che siano gli altri a fissare la loro agenda di politica economica, dettando ritmi e dimensioni degli aggiustamenti da realizzare. Le sovranit\u00e0 economiche e gli interessi \u2018egoistici\u2019 dei singoli paesi sembrano prevalere sulle esigenze di compatibilit\u00e0 e cooperazione internazionale. Di qui il timore che l\u2019irrisolta alternativa tra risanamento e sviluppo finir\u00e0 per deprimere la ripresa internazionale in corso e infliggere anni di bassa crescita a tutti i paesi dell\u2019area pi\u00f9 sviluppata.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1486\" target= \"blank\"><b><u>Strategia per la crescita, l&#8217;Ue ci riprova<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1452\" target= \"blank\"><b><u>Due scenari per l\u2019Euro<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dimezzare i deficit pubblici entro il 2013 e riportare gli stock dei debiti sovrani sotto controllo entro il 2016. \u00c8 il compromesso che \u00e8 stato possibile raggiungere al G20 di Toronto dato il disaccordo tra Stati Uniti e Europa sui temi del rigore fiscale e della crescita che, insieme a quelli della finanza, sono stati [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80,123],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14920"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14920"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14920\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62075,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14920\/revisions\/62075"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14920"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14920"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14920"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}