{"id":14960,"date":"2010-07-08T00:00:00","date_gmt":"2010-07-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/afghanistan-qualcosa-non-funziona\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:53","slug":"afghanistan-qualcosa-non-funziona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/07\/afghanistan-qualcosa-non-funziona\/","title":{"rendered":"Afghanistan, qualcosa  non  funziona"},"content":{"rendered":"<p>La \u201cquestione McChrystal\u201d \u00e8 stata subito liquidata come un grave gesto di insubordinazione. Un gesto non tollerabile, ed in effetti con rapidit\u00e0 estrema lo stesso generale ed il Comandante in Capo ne hanno tratto le debite conseguenze. Nelle accademie si insegna che chi non riesce a stare al passo \u00e8 meglio che esca dai ranghi. \u00c8 quel che si \u00e8 fatto, senza andare troppo per il sottile. Ma i suoi soldati lo amavano perch\u00e9 era come loro, li proteggeva e sapeva combattere. Era un Capo credibile. <\/p>\n<p>La scelta del sostituto operata da Barack Obama e dal ministro della Difesa Robert Gates \u00e8 ineccepibile, operativamente la migliore, ma \u201ctecnicamente\u201d non pu\u00f2 non suscitare qualche perplessit\u00e0. Certo, Stanley McChrystal l\u2019ha fatta grossa, ma non va dimenticato che non \u00e8 n\u00e9 un pazzo, n\u00e9 uno sprovveduto. Eseguiva i piani elaborati dal generale David Petraeus, approvati da Gates ed in linea con la politica presidenziale. Ma Gates \u00e8 rimasto al suo posto e, cosa davvero inconsueta in ambito militare, Petraeus ha assunto direttamente un comando prima tenuto da un suo subordinato. Siamo nell\u2019esercito americano, non in una procura periferica, dove il procuratore capo avoca a s\u00e9 il fascicolo di un sostituto poco convincente.<\/p>\n<p><b>C\u2019\u00e8 qualcosa che non va\u2026<\/b><br \/>           Decisamente ci deve essere qualcosa che non va in questa campagna afgana, perch\u00e9, non molto tempo fa, in Inghilterra aveva dato le dimissioni il generale Andrew Mackay, il protagonista della riconquista di Musa Qala, nel nord dell\u2019Helmand. Aveva espresso l\u2019opinione che la politica ministeriale fosse troppo  lontana dalla realt\u00e0 sul terreno e \u201cistituzionalmente incapace\u201d di gestire la missione in Afghanistan. C\u2019\u00e8 da riflettere. Probabilmente politici e militari non si sono intesi bene sulle procedure e sulle finalit\u00e0.<\/p>\n<p>McChristal continuava a chiedere le truppe che gli erano state promesse perch\u00e9 probabilmente era convinto di dover vincere davvero sul terreno, e aveva capito \u2013 anzi, aveva segnalato \u2013 che i tempi sarebbero stati molto lunghi. Incompatibili con la data di \u201cinizio ritiro\u201d &#8211; agosto 2011 &#8211; indicata inequivocabilmente dal Comandante in Capo. Ora Petraeus, che non \u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 a Tampa n\u00e9 in Iraq, ma in Afghanistan, dovr\u00e0 necessariamente far quadrare il cerchio delle incompatibilit\u00e0 tra \u201cordini ricevuti\u201d e \u201cimpossibilit\u00e0 pratiche\u201d. Senza protestare, senza chiedere troppo e senza farsi cacciare, come accaduto al suo discepolo e amico McChrystal. \u00c8 un militare abituato alla politica, e probabilmente ce la far\u00e0. Riuscir\u00e0 a dividere, come gli \u00e8 stato richiesto, i talebani buoni da quelli cattivi, a convincerli, almeno per il tempo necessario, che il governo Karzai \u00e8 onesto, giusto, legittimo ed efficiente, e a convincere se stesso \u2013 anche in questo caso per il tempo necessario \u2013 che le forze armate afghane e la polizia in poco tempo hanno fatto passi da gigante e saranno in breve in grado di controllare autonomamente la situazione sul terreno, magari aiutati a mantenere l\u2019ordine e la disciplina dalle bande formate con i 20 mila uomini armati del clan degli Haqqani. Con l\u2019aiuto dell\u2019Isi (<i>interservice intelligence<\/i>) e con  il capo di stato maggiore pachistano Kayani come mediatore.<\/p>\n<p><b>Politici e generali<\/b><br \/>           Pu\u00f2 anche darsi che le cose vadano diversamente, perch\u00e9 \u00e8 anche vero che non tutti i politici sono uguali, cos\u00ec come non lo sono tutti i generali. Il problema \u00e8 che, nessuno si offenda, le due categorie sono nate, cresciute e vivono rispettando &#8211; o meno &#8211; principi diversi. Non  migliori o peggiori, solo diversi. Questo \u00e8 il motivo per cui, a volte, al di l\u00e0 della cortesia, il loro \u00e8 un rapporto sofferto. E gente come Stanley McChristal e il britannico Andrew Mackcay ci soffre parecchio. Bisognerebbe non farli generali o, in alternativa, individuarli prima e non mandarli a combattere guerre che non sono tali e, quindi, non hanno necessit\u00e0 di essere vinte.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 la regola. Ci sono dei militari che con i politici ci si trovano benissimo, tanto da dedicare a questo rapporto gran parte della loro carriera. Con questo tipo di generali, anche i politici vanno d\u2019accordo, e tra loro si capiscono immediatamente. Con gli altri sono pi\u00f9 attenti, ed \u00e8 difficile \u2013 talvolta succede \u2013 che il rapporto si trasformi in amicizia. Si tratta di culture diverse, originate, pi\u00f9 che dal male o dal bene, da differenti esigenze.<\/p>\n<p>In effetti, un politico avrebbe i giorni contati se applicasse alle lettera i principi che le accademie militari cercano di inculcare negli allievi, e, se un allievo si muovesse con la disinvoltura con cui usualmente devono muoversi i politici, sarebbe ben presto espulso dall\u2019istituto. Ci sono poi dei casi in cui qualche generale diventa egli stesso un politico, ma solo di rado l\u2019operazione  ha successo.<\/p>\n<p>Non ci sono invece politici che diventano generali. Qualcuno in verit\u00e0 ha provato ad assumerne le prerogative, ma il risultato \u00e8 stato ci\u00f2 che oggi possiamo osservare in Afghanistan e che avevamo gi\u00e0 visto in Iraq. Ricordiamo, a questo punto, anche le dimissioni del generale Franks al termine della campagna, o del generale Shinsechi, capo dell\u2019esercito, che considerava insufficienti a controllare il territorio le truppe assegnategli dal tecnologico Rumsfield. Se la guerra \u00e8 cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali, farla fare ai politici pu\u00f2 essere un disastro. In Italia, a dir la verit\u00e0, gli \u201cscontri\u201d veri e propri si contano sulla punta delle dita, perch\u00e9 i militari sanno bene che \u201cla politica \u00e8 tutto\u201d e che loro ne sono un mero strumento, assieme alla diplomazia ed altri ancora.<\/p>\n<p>I militari rimangono molto male quando si accorgono che quelle che essi ritengono essere  virt\u00f9, quali la disciplina e il senso del dovere, vengono scambiate per debolezza, o remissivit\u00e0. Il fatto \u00e8 che, in genere, dopo aver detto le loro ragioni, fanno un passo indietro e obbediscono, anche se sono convinti di non avere torto. In questi casi, nel ritirarsi, cercano solo di limitare i danni, facendosi a volte carico di responsabilit\u00e0 non proprie.<\/p>\n<p><b>Limitare i danni<\/b><br \/>          Anche Petraeus cercher\u00e0 di limitare i danni, ma non quelli \u201ccollaterali\u201d. Assumendo il comando, infatti, ha gi\u00e0 dichiarato che dovr\u00e0 rivedere le regole di ingaggio, per adattarle all\u2019offensiva gi\u00e0 in preparazione per liberare l\u2019area di Kandahar. Qualcosa come era stato fatto a Marijah nell\u2019Helmand, ma con pi\u00f9 forze e maggiori mezzi e, possibilmente, anche con maggiore successo, visto che la citt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 stata in parte  rioccupata dai talebani. McChrystal, ligio agli ordini ricevuti, aveva disposto di ricorrere all\u2019uso dell\u2019artiglieria e dell\u2019aviazione solo in casi estremi. Petraeus, invece, non potr\u00e0 permettersi di lesinare troppo. McChristal aveva dovuto rallentare perch\u00e9, specie negli ultimi mesi, aveva visto raddoppiare il numero dei morti. Petraeus sa che dovr\u00e0 vincere su altri tavoli piuttosto che sul terreno, diminuendo anche drasticamente il numero delle vittime americane.<\/p>\n<p>Ma se proprio, visto che siamo in guerra, i morti ci devono essere \u2013 metter\u00e0 ogni cura perch\u00e9 non succeda \u2013 ovviamente \u00e8 di gran lunga preferibile che siano afghani. Il generale, pi\u00f9 vicino alla politica del predecessore, si ricorda che prima di iniziare la campagna irachena e quella afghana, era stato valutato che il numero massimo di vittime che il popolo americano era in grado di \u201cassorbire\u201d era all\u2019incirca di cinquemila. Ormai ci siamo. Quattromila in Iraq e mille in Afghanistan. Basta cos\u00ec. Ora bisogna davvero \u201cvincere\u201d comunque e iniziare il rientro delle truppe secondo il calendario indicato dal Presidente  al Congresso ed al popolo. Ne va della sua credibilit\u00e0 come Comandante in Capo di fronte all\u2019America. E non pare proprio sia questa la stagione pi\u00f9 adatta.<\/p>\n<p>  .<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1438\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia in Afghanistan dopo il caso Emergency<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cquestione McChrystal\u201d \u00e8 stata subito liquidata come un grave gesto di insubordinazione. Un gesto non tollerabile, ed in effetti con rapidit\u00e0 estrema lo stesso generale ed il Comandante in Capo ne hanno tratto le debite conseguenze. Nelle accademie si insegna che chi non riesce a stare al passo \u00e8 meglio che esca dai ranghi. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[68],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14960"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14960"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14960\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63664,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14960\/revisions\/63664"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14960"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14960"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14960"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}