{"id":14980,"date":"2010-07-09T00:00:00","date_gmt":"2010-07-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-cuneo-della-turchia-nel-conflitto-mediorientale\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:53","slug":"il-cuneo-della-turchia-nel-conflitto-mediorientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/07\/il-cuneo-della-turchia-nel-conflitto-mediorientale\/","title":{"rendered":"Il cuneo della Turchia nel conflitto mediorientale"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019oceano mediorientale presenta al momento una superficie increspata da una miriade di tensioni politico-diplomatiche, ma meno agitata che in altre epoche. La stampa araba specula quasi quotidianamente sull\u2019imminente scoppio della terza guerra libanese, prevedendo un attacco dell\u2019esercito israeliano che &#8211; questa \u00e8 la teoria &#8211;  il governo Netanyahu scatenerebbe per alleggerire, se non far cessare del tutto le pressioni dell\u2019amministrazione americana sul versante palestinese. In realt\u00e0, non \u00e8 possibile prevedere se questo o un altro sar\u00e0 il punto di rottura della relativa calma che domina attualmente nella regione. Tuttavia, \u00e8 indubitabile che, al di sotto della superficie pi\u00f9 o meno mossa, si agitano problemi e conflitti di ogni genere, ciascuno dei quali potrebbe innescare una crisi grave e provocare quindi la rottura.<\/p>\n<p><b>Due campi<\/b><br \/>Il Medio Oriente \u00e8 oggi diviso pi\u00f9 che mai in due grandi campi: quello guidato dall\u2019Iran, che punta all\u2019egemonia regionale sulla base di un\u2019ideologia di tipo terzomondista e antimperialista, e quello della coalizione araba, politicamente e ideologicamente frammentata, conservatrice, pi\u00f9 o meno esplicitamente coalizzata con i paesi dell\u2019Occidente. Nel quadro di questo conflitto, l\u2019islamismo sunnita \u00e8 stato via via respinto ai margini: quello nazionale tende ad allinearsi con l\u2019Iran, mentre quello transnazionale \u00e8 diventato politicamente irrilevante. Sono trent\u2019anni che la guerra fra questi due blocchi va avanti con alterne vicende.<\/p>\n<p>La Siria, ideologicamente non omogenea all\u2019Iran, sta tuttavia dalla parte di Teheran, aspettando che la pressione, se non la vittoria, del campo rivoluzionario le dia la leadership degli arabi. Una leadership che l\u2019Iraq di Saddam Hussein aveva cercato, fallendo, mediante la vittoria militare. Non possiamo sapere che cosa ne sar\u00e0 domani delle ambizioni siriane (l\u2019eventuale conquista della leadership sugli arabi potrebbe subito portarla in rotta di collisione con il suo alleato), ma \u00e8 evidente che nell\u2019attuale configurazione conflittuale Damasco gioca un ruolo decisivo. <\/p>\n<p>Perci\u00f2, se si vuole una svolta risolutiva in Medio Oriente, \u00e8 forse dalla Siria che bisognerebbe cominciare. Questa prospettiva, adombrata da qualche analista, \u00e8 invece oggi perlopi\u00f9 trascurata. Sembrava che l\u2019amministrazione Obama si fosse messa alla ricerca di un\u2019intesa con Damasco, ma \u00e8 oggi chiaro che la riapertura delle relazioni diplomatiche attuata da Washington non \u00e8 stata altro che una mossa politicamente corretta: utile, ma priva di una discernibile prospettiva strategica.<\/p>\n<p><b>La novit\u00e0 turca<\/b><br \/>La vera novit\u00e0 che sta emergendo \u00e8, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, esogena rispetto alla guerra trentennale del Medio Oriente. Ci riferiamo ai nuovi orientamenti della politica estera della Turchia e alle nuove dinamiche che potrebbero innescare.<\/p>\n<p>Solo nel passato decennio la politica estera di Ankara ha iniziato a sviluppare una dimensione mediorientale. Durante la sua prima esperienza di governo il partito religioso turco, sotto la guida di Necmettin Erbakan, aveva promosso pi\u00f9 forti e stretti rapporti con il mondo musulmano in alternativa alla politica d\u2019integrazione nel mondo occidentale promossa dal kemalismo. L\u2019attuale partito Akp, sotto la guida di Recep Tayyp Erdo&#287;an, persegue lo stesso fine, nel quadro per\u00f2 di una dottrina diversa, quella del suo ministro Ahmet Davuto&#287;lu, basata sul \u201csoft power\u201d (che la Turchia possiede grazie al suo ruolo storico e culturale) e sull\u2019obiettivo di \u201czero problemi con i vicini\u201d. A differenza della politica di Erbakan, quella attuale  \u00e8 in principio del tutto compatibile con gli interessi dell\u2019alleanza occidentale, cui la Turchia tiene tuttora ad appartenere, anzi \u00e8 in principio molto utile perch\u00e9 d\u00e0 una dimensione mediorientale cooperativa che gli altri membri dell\u2019alleanza non saprebbero perseguire. <\/p>\n<p>Questa politica ha prodotto risultati positivi, come la mediazione turca fra Israele e Siria (naufragata, ma non per colpa di Ankara). Il crescente contrasto con Israele a seguito dell\u2019intervento a Gaza del 2008-09 e del recente incidente della flottiglia di veri o falsi pacifisti organizzata da una fondazione turca ha suscitato dubbi e preoccupazioni. Che sono stati ulteriormente rinfocolati dal no espresso dalla Turchia nel Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu alle nuove sanzioni contro l\u2019Iran (che sono state comunque adottate). La Turchia sostiene Teheran nel contenzioso con il mondo occidentale sul programma nucleare iraniano perch\u00e9 reputa che l\u2019arricchimento dell\u2019uranio sia un diritto sovrano e non contestabile dei membri del Trattato di non proliferazione (Tnp).<\/p>\n<p><b>Turchia come outsider<\/b><br \/>Ma qual \u00e8 l\u2019atteggiamento della Turchia nei confronti del conflitto mediorientale? \u00c8 destinata a schierarsi con uno dei due campi, con il risultato di aggravarlo, oppure pu\u00f2 essere un fattore di cambiamento ed eventualmente di pacificazione? La Turchia, alleata dell\u2019Occidente, sta entrando in conflitto con gli interessi dell\u2019alleanza o pu\u00f2 aprire nuove strade?<\/p>\n<p>Il coinvolgimento della Turchia nel conflitto mediorientale non sembra destinato a rafforzare uno dei due fronti. \u00c8 infatti una potenza estranea ai contrasti ideologici, politici e settari che sono alla radice del conflitto in corso, interessata ad affermare un proprio ruolo nella regione, ma cercando un equilibrio regionale sostenibile al posto del conflitto endemico che oggi prevale. Perch\u00e9 questo sia possibile, tuttavia, la classe dirigente turca dovr\u00e0 applicare la dottrina Davuto&#287;lu in termini pi\u00f9 coerenti e soprattutto pi\u00f9 equilibrati di quello che sta succedendo oggi. Le buone relazioni che la Turchia ha intessuto con i vicini negli ultimi anni non dovrebbero basarsi sulla supposta propriet\u00e0 transitiva secondo cui i nemici dei miei amici sono anche miei nemici. Zero problemi con i vicini significa la ricerca di un equilibrio e di una convivenza anche regionale. La dottrina Davuto&#287;lu dovrebbe far valere la regola aurea del buon vicinato a livello regionale, applicandola non solo alla Siria e all\u2019Iran, ma anche agli altri stati, incluso Israele. <\/p>\n<p>Se la Turchia non compir\u00e0 questo passo, c\u2019\u00e8 il rischio che vada a ingrossare le file di uno dei due campi, con conseguenze deleterie per gli interessi occidentali. Esistono per\u00f2 molti motivi per ritenere che questo non avverr\u00e0. La Turchia \u00e8 troppo grande per allinearsi con l\u2019Iran o limitarsi a servire l\u2019arrocco della Siria e, d\u2019altra parte, \u00e8 troppo moderna e avanzata per allinearsi con i paesi arabi moderati. Perci\u00f2 cercher\u00e0 probabilmente di rafforzare quelle componenti un po\u2019 sparse e trasversali che ritengono necessario un colloquio fra le parti in lotta nel quadro di una pi\u00f9 piena autonomia dalle potenze non regionali. Questa opinione la si ritrova oggi un po\u2019 dappertutto, compresi in Iran e nell\u2019Arabia Saudita, ma nella societ\u00e0 civile, non nei governi. Riflette il pensiero di gruppi liberali, islamisti modernisti e nazionalisti secolari. \u00c8 una corrente nazionalista che si ricollega, per certi versi, al pensiero terzomondista, ma non \u00e8 in contrasto con gli interessi occidentali. In fondo \u00e8 la corrente ideologica che oggi prevale in Turchia (e che molti in Occidente confondono con una possibile deriva islamista) e attorno a cui potrebbe coagularsi una sorta di terza posizione.<\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 occidentali<\/b><br \/>L\u2019Occidente dovrebbe incoraggiare la Turchia a svolgere questo ruolo, adeguandovi le sue politiche. Se lo far\u00e0, gli sforzi di conciliazione della Turchia avranno molte pi\u00f9 chance di contribuire a un compromesso fra le parti mediorientali e alla \u201ctrasformazione\u201d del conflitto in corso. Se invece prevarr\u00e0 il senso di un \u201ctradimento\u201d della Turchia con conseguenti tensioni e chiusure verso Ankara, c\u2019\u00e8 il rischio che il nazionalismo turco degeneri e porti il paesi a schierarsi con una delle parti in conflitto piuttosto che proporre nuove strade per la soluzione del conflitto in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Cosa deve fare, dunque, l\u2019Occidente? Il rimprovero, che ora gli Usa rinnovano all\u2019Ue, di non aver incluso la Turchia \u00e8 giusto, ma \u00e8 allo stesso tempo un po\u2019 miope. \u00c8 giusto perch\u00e9 il nazionalismo turco non \u00e8 che una forma pi\u00f9 disinibita di quello che corrode i membri dell\u2019Ue; nondimeno, la cultura politica internazionalista delle alleanze occidentali resta un forte ancoraggio che servirebbe a mitigare e incanalare il nazionalismo turco, come oggi ancora incanala e mitiga quello degli alleati euro-occidentali. \u00c8 per\u00f2 insufficiente, perch\u00e9 il problema non \u00e8 solo europeo, ma anche americano. Riguarda l\u2019Ue, ma anche la Nato. <\/p>\n<p>Mettere l\u2019identit\u00e0 turca in sintonia con quella europea pu\u00f2 essere importante da molti punti di vista. Ma ancora pi\u00f9 importante \u00e8 impegnare l\u2019alleanza atlantica in un rinnovato multilateralismo, e farvi maturare un orientamento pi\u00f9 vicino alle ansie di giustizia e uguaglianza che vengono dal Medio Oriente. \u00c8 necessario, in questo quadro, un adeguamento delle politiche occidentali a cominciare da quella verso Israele. Obama ci sta provando e gli europei lo sostengono, ma questa convergenza non si trasforma in una politica comune. Che invece \u00e8 necessaria, se si vuole evitare che la Turchia conduca da sola, esponendosi a vari rischi, la politica giusta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>D. Cristiani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1485\" target= \"blank\"><b><u>Il ritorno della Turchia nel Golfo Persico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1410\" target= \"blank\"><b><u>Falsa partenza per il nuovo negoziato in Medioriente<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019oceano mediorientale presenta al momento una superficie increspata da una miriade di tensioni politico-diplomatiche, ma meno agitata che in altre epoche. 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