{"id":14990,"date":"2010-07-12T00:00:00","date_gmt":"2010-07-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/abisso-somalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:52","slug":"abisso-somalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/07\/abisso-somalia\/","title":{"rendered":"Abisso Somalia"},"content":{"rendered":"<p>Quasi cinquanta i morti e un centinaio i feriti dall\u2019inizio del mese: \u00e8 l\u2019ultimo grave bilancio del conflitto che da circa vent\u2019anni dilania la Somalia. Le milizie fedeli al Governo Federale di Transizione, sostenute dalla missione dell\u2019Unione africana Amisom, e il movimento islamista radicale Harakat al-Shabaab al-Mujahideen continuano a contendersi il territorio della capitale, Mogadiscio. Il presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, che \u00e8 alla guida delle Istituzioni federali di transizione dal gennaio 2009, sembra ormai completamente dipendente dalle forze di sicurezza dell\u2019Unione africana, dislocate nei punti nevralgici della capitale, ma che la guerriglia islamista tiene continuamente sotto attacco.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/somalia-map.gif\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p><b>Sotto scacco<\/b><br \/>La situazione \u00e8 profondamente degenerata dagli ultimi accordi di Gibuti del giugno 2008, che avevano portato a  una ristrutturazione delle istituzioni transitorie. La crisi sembra essersi ormai cristallizzata su diversi livelli, e lo scenario interno riflette anche le difficolt\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale di far fronte ad un conflitto che dura da troppo tempo. <\/p>\n<p>In questo momento sono almeno tre gli attori che si contendono i territori somali del centro-sud. A parte le Istituzioni federali di transizione, asserragliate in alcuni quartieri della capitale, il gruppo di opposizione pi\u00f9 importante \u00e8 rappresentato dalle milizie radicali di al-Shabaab, che controlla ormai circa l\u2019ottanta percento della Somalia meridionale. Negli ultimi tempi gli Shabaab hanno concentrato la loro forza di fuoco nella capitale. Alleata nel jihad contro le forze dell\u2019Amisom e del governo vi \u00e8 poi un\u2019altra formazione armata, conosciuta come Hizbul Islam (\u201cpartito islamico\u201d). Gli Shabaab hanno avviato una sorta di \u201cepurazione\u201d dell\u2019opposizione, con il chiaro intento di prenderne il controllo totale. Gli scontri di questo mese infatti hanno contrapposto in molti casi le milizie di Hizbul Islam agli Shabaab, che sembrano aver avuto la meglio. L\u2019opposizione alle istituzioni transitorie si \u00e8 dunque ridotta ai soli giovani mujahideen, e il partito Islamico \u00e8 quasi sparito dalla geografia del conflitto. <\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo mese si sono registrate diverse novit\u00e0 sul fronte governativo. Alcuni ministri hanno dovuto dimettersi dal governo guidato dal primo ministro Omar Abdirashid Sharmarke per scandali di varia natura. Le lacerazioni interne al governo hanno reso inevitabile un rimpasto. Sono stati cos\u00ec inclusi nell\u2019esecutivo alcuni membri del gruppo islamista moderato Ahlu Sunna Wal Jama\u2019a, con cui proprio il governo federale di transizione aveva firmato un accordo di <i>power-sharing<\/i> lo scorso febbraio ad Addis Abeba, presso la sede dell\u2019Unione africana. <\/p>\n<p><b>Latitanza della comunit\u00e0 internazionale<\/b><br \/>La comunit\u00e0 internazionale ha dovuto affrontare nell\u2019ultimo periodo diverse difficolt\u00e0. Il discutibile ruolo giocato dall\u2019ufficio dell\u2019Onu per la Somalia (Unpos), e in particolare dal rappresentante speciale Ahmedou Ould-Abdallah, ha finito per aggravare la situazione. Alla vigilia della conferenza internazionale per la sicurezza e la ricostruzione di Istanbul del maggio scorso il rappresentante speciale aveva avallato la decisione del presidente, poi rivelatasi incostituzionale, di rimuovere il primo ministro. Tutto ci\u00f2 ha contribuito a mettere seriamente a rischio il ruolo dell\u2019Onu. Prendendo atto del clima di sfiducia che lo circondava, Ould-Abdallah ha ritirato la sua candidatura per un nuovo mandato, che \u00e8 stato affidato al tanzaniano Augustine Mahiga.<\/p>\n<p>Sul fronte europeo ci si muove ancora timidamente. Nonostante il sostegno alle forze di sicurezza governative, attraverso il programma di training militare EU Somalia Training Mission (Eutm), Bruxelles non riesce ancora a parlare con una sola voce, anche perch\u00e9 gli interessi degli stati membri non coincidono. Che l\u2019Unione europea stenti a trovare una linea comune sulla questione somala lo dimostra anche il basso profilo che ha fin qui mantenuto l\u2019Alto rappresentante per la politica estera dell\u2019Ue Catherine Ashton. Pi\u00f9 chiare appaiono le priorit\u00e0 degli Stati Uniti che non sono cambiate molto rispetto a quella della precedente amministrazione: lotta al terrorismo internazionale e contrasto alla pirateria. Stando al Segretario di stato per gli affari africani Johnnie Carson, la strategia antiterrorismo continua a incentrarsi sulle \u201chitting and getting out operations\u201d, ovvero su operazioni mirate contro i feudi di al-Shabaab, che gli Usa considerano il braccio operativo di al-Qaida in Somalia. Tale strategia, adottata in parte anche in Afghanistan, rischia per\u00f2 di compromettere il rapporto con i civili, il cui sostegno resta cruciale per il successo degli sforzi di stabilizzazione. <\/p>\n<p><b>Dimensione regionale<\/b><br \/>Negli ultimi tempi hanno perso peso gli attori regionali. Il ritiro definitivo del contingente etiopico nel gennaio 2009 e le sanzioni contro il governo eritreo approvate dal Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu con la risoluzione 1907 del 23 dicembre scorso hanno di fatto ridimensionato l\u2019influenza dell\u2019Etiopia e dell\u2019Eritrea. <\/p>\n<p>Un nodo da dipanare riguarda il futuro della missione dell\u2019Unione africana Amisom, il cui compito, in base al mandato conferitole dall\u2019Onu,  \u00e8 di sostenere al processo di pace. Il problema \u00e8 che l\u2019Amisom viene percepita dall\u2019opposizione come una parte in conflitto schierata a protezione delle Istituzioni federali di transizione, il che la espone a continui attacchi da parte delle guerriglia islamista. La gravit\u00e0 della situazione ha spinto l\u2019Autorit\u00e0 intergovernativa per lo sviluppo (Inter-Governmental Authority on Development, Igad), che promuove la cooperazione economica e politica tra i paesi del Corno d\u2019Africa, ad organizzare all\u2019inizio del mese un incontro straordinario ad Addis Abeba. Dall\u2019incontro \u00e8 emersa la richiesta di rivedere i termini della missione. Il numero dei caschi verdi dell\u2019Amisom dovrebbe in futuro aumentare di almeno duemila unit\u00e0, che si andrebbero ad aggiungere alle circa seimila gi\u00e0 presenti a Mogadiscio. Forti preoccupazioni sono state espresse dall\u2019Uganda, che fornisce oggi il maggior numero di soldati. Al momento del dispiegamento di Amisom circa tre anni fa, diversi paesi africani, tra cui Nigeria e Ghana, avevano dato la disponibilit\u00e0 ad inviare truppe. Promesse che sono state per\u00f2 disattese anche a causa della situazione di precariet\u00e0 politica e insicurezza. Cos\u00ec, a sostenere il peso della missione sono rimaste solo Uganda e Burundi. <\/p>\n<p>La difficile situazione politica e il rischio che le autorit\u00e0 transitorie di governo perdano il controllo anche della capitale richiederebbero invece un maggior impegno da parte di tutti gli attori in campo. Ma il quadro regionale rimane a sua volta instabile e frammentato e a livello internazionale \u00e8 diffuso un sentimento di disillusione, che potrebbe portare a un ulteriore disimpegno. L\u2019Ue da sola non pu\u00f2 fare molto, ma ha un ruolo importante da svolgere su almeno tre versanti: sul piano operativo con la missione di addestramento; attraverso i suoi legami con l\u2019Unione africana; e stimolando il coinvolgimento degli altri attori internazionali. <\/p>\n<p>   .<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p> D. Kroslak, A.  Stroehlein <a href='https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1192' target='_blank'><b><u>Somalia, le speranze stanno svanendo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Guglielmo <a href='https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1084' target='_blank'><b><u>Il ritiro etiope dalla Somalia e il ritorno delle Corti islamiche <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi cinquanta i morti e un centinaio i feriti dall\u2019inizio del mese: \u00e8 l\u2019ultimo grave bilancio del conflitto che da circa vent\u2019anni dilania la Somalia. 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