{"id":15020,"date":"2010-07-19T00:00:00","date_gmt":"2010-07-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/usa-ed-europa-di-fronte-al-nuovo-corso-della-turchia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:52","slug":"usa-ed-europa-di-fronte-al-nuovo-corso-della-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/07\/usa-ed-europa-di-fronte-al-nuovo-corso-della-turchia\/","title":{"rendered":"Usa ed Europa di fronte al nuovo corso della Turchia"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 stato un bene che il Presidente Obama, in una recente intervista al <i>Corriere della sera<\/i>, abbia implicitamente corretto il suo ministro della difesa che pochi giorni prima, nel corso di una visita in Europa, aveva accusato gli europei di allontanare la Turchia dall\u2019Occidente, negandole l\u2019adesione all\u2019Ue. La cosa pi\u00f9 sbagliata che americani ed europei potrebbero fare \u00e8 abbandonarsi a reciproche recriminazioni sulle responsabilit\u00e0 rispettive per i nuovi orientamenti della politica estera di Ankara, secondo la formula &#8211; <i>who lost Turkey <\/i>&#8211; in voga a Washington. <\/p>\n<p>\u00c8 persona notoriamente cauta ed equilibrata, Robert Gates, che era capo del Pentagono gi\u00e0 nella precedente amministrazione Bush \u2013 unico esito ancora reperibile dell\u2019apertura fatta dal nuovo presidente a una gestione pi\u00f9 <i>bipartisan <\/i>della cosa pubblica. E che il governo americano, indipendentemente dalla sua coloritura politica, fosse a favore dell\u2019ingresso della Turchia nell\u2019Unione europea era cosa arcinota. La preferenza degli Stati Uniti, del resto, \u00e8 pi\u00f9 che comprensibile, viste le enormi potenzialit\u00e0 per loro (e per tutto l\u2019Occidente) di un tale sviluppo, anche se l\u2019insistenza con cui \u00e8 stata espressa \u00e8 apparsa a volte eccessiva, come un omaggio generosamente offerto a carico di una carta di credito altrui (cio\u00e8 degli europei).<\/p>\n<p><b>Nuovo corso<\/b><br \/>Ma la tesi che le scelte autonome e spesso eclatanti, compiute di recente da Erdogan in materia di politica internazionale, siano conseguenza diretta della porta solo semiaperta \u2013 o semichiusa, ambiguamente semichiusa, diciamolo pure \u2013 lasciata dagli europei all\u2019adesione della Turchia all\u2019Ue, non resiste ad analisi anche sommaria. Davvero Gates pensa che avere un piede, o anche due, in Europa avrebbe portato il primo ministro turco ad ignorare la reazione della sua opinione pubblica, in particolare quella del suo partito, all\u2019operazione \u201cpiombo fuso\u201d condotta da Israele a Gaza nell\u2019inverno 2008-09? <\/p>\n<p>\u00c8 da l\u00ec che il \u201cnuovo corso\u201d di Ankara ha assunto visibilit\u00e0, come hanno dimostrato il clamoroso incidente di Davos con Shimon Peres poche settimane dopo, e il sovrappi\u00f9 di  consenso domestico che Erdogan ne ha tratto. Ma esso risale a diversi anni prima, una delle novit\u00e0 essendo la crescente attenzione dei cittadini per i temi di politica estera, prima riservati, per tradizione, a un circolo ristretto ed elitario, comprendente il <i>business <\/i>e i militari \u2013 molto secolare ma poco democratico. E da Davos si arriva all\u2019altro incidente, l\u2019ultimo, quello della <i>flotilla<\/i> cosiddetta umanitaria, allestita con il sostegno del partito turco al potere e maldestramente e sanguinosamente fermata dalle forze speciali israeliane, prima che raggiungesse Gaza.<\/p>\n<p>Orbene, come ci si poteva aspettare, Obama ha detto al <i>Corriere<\/i> che \u201csarebbe saggio accettare la Turchia nell\u2019Unione\u201d. Ma ha anche aggiunto: \u201cRiconosco che questo solleva sentimenti forti in Europa e <i>non penso <\/i>che il ritmo lento o la riluttanza europea <i>sia il solo o il predominante fattore <\/i>di alcuni cambiamenti d\u2019orientamento osservati di recente nell\u2019atteggiamento turco\u201d (il corsivo \u00e8 aggiunto). A Washington si dovrebbe riflettere sul fatto che i \u201ccambiamenti d\u2019orientamento\u201d e i conseguenti avvenimenti sono anzi apparsi agli occhi di coloro che sono contrari da sempre all\u2019allargamento dell\u2019Ue alla Turchia, come una conferma <i>ex-post <\/i>sia dell\u2019incompatibilit\u00e0 delle nuove logiche internazionali e regionali di Ankara con quelle dell\u2019Ue, sia dell\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Unione (e dei suoi principali partner, gi\u00e0 inclini alla cacofonia fra loro) di imporre una pur vaga disciplina comune alla media potenza turca.<\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 Usa<\/b><br \/>Peraltro, chi in Europa cercasse argomenti per affermare che, al contrario, le principali responsabilit\u00e0 della deriva \u201ceretica\u201d turca si situano dall\u2019altro lato dell\u2019Atlantico, non avrebbe grande difficolt\u00e0 a trovarne qualcuno. Per esempio: \u00e8 probabile che Erdogan, nel fare assumere al suo paese a predominanza musulmana il complesso ruolo di collaborazione con Israele e di mediazione fra lo stato ebraico e i suoi nemici arabi, contasse sull\u2019influenza moderatrice americana prima su Olmert e poi su Netanyahu, soprattutto dopo l\u2019impegnativa svolta annunciata da Obama in questo senso. Ma i risultati finora appaiono molto deludenti, e non solo agli occhi della dirigenza turca. Il che giunge a riprova del fatto che a Washington la potenza della lobby ebraica tradizionale (non quella di <i>J Street<\/i>, per intenderci, sulla quale si erano appuntate molte speranze) resta condizionante.<\/p>\n<p>Ma ci sono altre lobby che esercitano influenza sul Congresso, contro le preferenze dell\u2019amministrazione. Fra di esse quella degli armeni \u2013 ecco un secondo esempio \u2013 il cui agitarsi in favore di una risoluzione per dichiarare genocidio il massacro della loro etnia da parte dei turchi (un\u2019ovviet\u00e0 per la grande maggioranza degli storici, ma forse non un compito per maggioranze parlamentari, quando dalla tragedia \u00e8 trascorso un secolo) \u00e8 apparsa come arma ideale di risentimento offerta ai nazionalisti, che si opponevano all\u2019altro complesso capitolo della politica di Erdogan, quello del dialogo con le minoranze interne al fine di cicatrizzare antiche piaghe nazionali. Ora, la tutela delle minoranze etniche \u00e8 una delle condizioni pressantemente sollecitate dagli europei, come in generale la riforma costituzionale in senso democratico, oggetto di prossimo referendum.<\/p>\n<p><b>Realt\u00e0 emergente<\/b><br \/>La Turchia non \u00e8 \u201cpersa\u201d. \u00c8 sbagliato affermare che il \u201cfallimento [del negoziato di adesione alla Ue] significher\u00e0 il ritorno a politiche nazionaliste e autarchiche, nonch\u00e9 alla continuazione delle violenza e dell\u2019instabilit\u00e0\u201d, come fa Henry Barkey del <i>Carnegie Endowment for International Peace<\/i>, sulla rivista <i>Survival<\/i> (53-2, June-July 2010). Le economie emergenti oggi difficilmente sono inclini all\u2019autarchia. Le cifre del primo quadrimestre 2010 parlano di una crescita turca dell\u201911,4%, seconda solo a quella della Cina. Il debito al 49% del Pil e il deficit che potrebbe scendere sotto il 3% gi\u00e0 l\u2019anno prossimo, rientrano nelle condizioni di appartenenza all\u2019euro, mentre lo <i>spread <\/i>sui titoli pubblici \u00e8 a 192 (194 in Italia e 980 in Grecia, tradizionale rivale). Ma soprattutto, gli scambi commerciali sono cresciuti con i vicini, cio\u00e8 con l\u2019Iran, l\u2019Arabia Saudita e la Siria, oltre che con la Russia, primo partner, ma anche con Israele, malgrado le tensioni politiche. E le relazioni economiche con gli americani e gli europei sembrano destinate a restare sufficientemente robuste per natura \u2013 grazie allo spirito innovativo che non fa difetto ai turchi \u2013 anche in una situazione di minore \u201cappartenenza\u201d della Turchia all\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Sulle due rive dell\u2019Atlantico condividiamo il desiderio che la democrazia, la laicit\u00e0 delle istituzioni e la separazione dei poteri dello stato crescano in Turchia, ma sempre di pi\u00f9 in conseguenza della volont\u00e0 della gente e sempre meno come requisiti per passare al <i>metal detector <\/i>dell\u2019ingresso dell\u2019Unione europea, che non \u00e8 come un aeroporto in cui si entra, per poi prendere l\u2019aereo che si vuole.<\/p>\n<p>E se dalla dinamica interna passiamo alla politica estera, il segnale che \u00e8 venuto da Ankara con l\u2019intesa raggiunta con l\u2019Iran (e il Brasile!) sull\u2019arricchimento dell\u2019uranio iraniano (accordo di scambio solo un po\u2019 pi\u00f9 debole di quello prima negoziato dagli occidentali e dai russi e poi disconosciuto da Ahmadinejad) vuole proiettare la Turchia al livello di potenza emergente, non solo economica, che rivendica un ruolo regionale, indipendentemente dalle prospettive di adesione alla Ue e dall\u2019appartenenza alla Nato. Ed \u00e8 un segnale soprattutto per Washington.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la realt\u00e0, di cui Europa e Stati Uniti, invece di recriminare fra loro, dovrebbero prendere atto, avendo un comune interesse a definire una strategia ottimale verso questa nuova media potenza, collocata in una posizione chiave nello scacchiere al momento pi\u00f9 ostico per l\u2019Occidente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1498\" target= \"blank\"><b><u>Il cuneo della Turchia nel conflitto mediorientale<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>D. Cristiani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1485\" target= \"blank\"><b><u>Il ritorno della Turchia nel Golfo Persico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Lekic: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1379\" target= \"blank\"><b><u>L&#8217;offensiva diplomatica della Turchia nei Balcani<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato un bene che il Presidente Obama, in una recente intervista al Corriere della sera, abbia implicitamente corretto il suo ministro della difesa che pochi giorni prima, nel corso di una visita in Europa, aveva accusato gli europei di allontanare la Turchia dall\u2019Occidente, negandole l\u2019adesione all\u2019Ue. 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