{"id":15040,"date":"2010-07-21T00:00:00","date_gmt":"2010-07-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-faticosa-ricostruzione-della-finanza-mondiale\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:51","slug":"la-faticosa-ricostruzione-della-finanza-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/07\/la-faticosa-ricostruzione-della-finanza-mondiale\/","title":{"rendered":"La faticosa ricostruzione della finanza mondiale"},"content":{"rendered":"<p>Sotto la regia del G20, il <i>Financial Stability Board <\/i>ha ricevuto il mandato di ridefinire l\u2019architettura per un mondo finanziario pi\u00f9 sicuro. Nelle parole del Governatore della Banca d\u2019Italia, Mario Draghi, quest\u2019opera si realizza rafforzando gli standard di capitale e di liquidit\u00e0 delle banche, riducendo l\u2019azzardo morale posto da istituzioni finanziarie sistemicamente importanti, strutturando i mercati per i derivati Otc (<i>over the counter<\/i>), potenziando gli incentivi e la trasparenza. Un\u2019opera ciclopica, che per gli aspetti pi\u00f9 sensibili dovr\u00e0 essere attuata in ogni paese o territorio, per evitare il fiorire di <i>off shore centre <\/i>e soprattutto di arbitraggi regolamentari. D\u2019altra parte, senza uniformit\u00e0 nelle regole e sorveglianza nell\u2019applicazione, diventa elevato il rischio che, per l\u2019impossibilit\u00e0 di governarla, la globalizzazione si frantumi nuovamente.<\/p>\n<p><b>Frustrazione crescente<\/b><br \/>Sebbene la nuova legislazione finanziaria americana (oltre 2.300 pagine) sia arrivata in porto, \u00e8 diffusa la sensazione che si sia fortemente affievolita la voglia di riforme chiare. Negli Stati Uniti occorrer\u00e0 completare una quarantina di studi e le autorit\u00e0 di vigilanza aumenteranno da 115 a 127. In Europa non si \u00e8 andati al di l\u00e0 di nuove regole per le societ\u00e0 di revisione e per i <i>bonus <\/i>a favore della dirigenza bancaria, mentre si protrae il tiro alla fune tra Parlamento e Consiglio sulla struttura e sui poteri della vigilanza a livello comunitario.<\/p>\n<p>Eppure quando la crisi scoppi\u00f2 le autorit\u00e0 monetarie e fiscali al di qua e al di l\u00e0 dell\u2019Oceano intervennero con terapie intensive per salvare da sicuro fallimento importanti intermediari finanziari e non lesinarono medicine per rianimare produzione e occupazione. Queste misure sono state, nel complesso, tempestive ed efficaci. Come mai, allora, prevale oggi un senso di delusione per l\u2019azione sin qui svolta, quasi di scetticismo per quella a venire? Credo per due ragioni fondamentali: a) per non avere minimamente affrontato le ragioni dei persistenti squilibri macroeconomici, causa prima degli eccessi finanziari; b) per avere intrapreso una faticosa opera di ricostruzione del governo finanziario la cui definizione richieder\u00e0 altro tempo, la cui implementazione dipender\u00e0 dal rianimarsi della congiuntura, la cui traduzione in norme cogenti a carattere internazionale prima e nazionali dopo esiger\u00e0 il concorso di quasi tutti i Governi e i Parlamenti del globo terracqueo.<\/p>\n<p><b>Squilibri strutturali<\/b><br \/>Gli squilibri macroeconomici tradizionali vedono gli Stati Uniti, in forte disavanzo di bilancia dei pagamenti, comportarsi come consumatore di ultima istanza nell\u2019assorbire la produzione eccedentaria di Cina, Giappone e altri paesi, che a loro volta fanno segnare strutturali avanzi sull\u2019estero. A questa situazione non ha portato rimedio il sistema dei cambi, abbandonato alla libera determinazione degli stati e da alcuni utilizzato come strumento protezionistico. Sul fronte del commercio si assiste a un\u2019invisibile erosione del libero commercio, mentre i negoziati di Doha sono in catalessi.<\/p>\n<p> A questi scompensi ormai cronici si \u00e8 aggiunto per la maggior parte dei paesi occidentali un\u2019accelerata accumulazione di debito pubblico per il salvataggio della finanza e dell\u2019economia. L\u2019anchilosi che esso genera nei pubblici bilanci fa temere maggiori livelli di tassazione, minori investimenti pubblici, forse un\u2019elevata inflazione se si generalizza il convincimento che la situazione non \u00e8 sostenibile nel lungo periodo. I tentativi in atto di riportare bilancio e debito pubblico sui binari dell\u2019ortodossia rischiano, per\u00f2, di indebolire la fragile ripresa in atto.<\/p>\n<p><b>Rischio annacquamento<\/b><br \/>Con riferimento alla strategia per la ricostruzione del governo finanziario \u00e8 mia convinzione che la strada intrapresa, lunga e impervia, dovr\u00e0 fare affidamento su una vigilanza particolarmente attenta, severa e coordinata, se si vorranno evitare progressivi annacquamenti per l\u2019azione delle <i>lobby <\/i>e per la concorrenza tra autorit\u00e0 di regolazione. <\/p>\n<p>I \u201cfallimenti\u201d che hanno concorso alla crisi sono stati dovuti non alla mancanza di regole, ma di adeguata sorveglianza. Sarebbe stato preferibile seguire la strada degli interventi chirurgici, come quelli che si ebbero negli Stati Uniti all\u2019epoca del <i>New Deal <\/i>con il Glass-Steagall Act che separ\u00f2 le banche ordinarie da quelle di investimento e, su un piano diverso, anche in Italia con la distinzione tra aziende di credito e istituti speciali decretata dalla riforma del 1936. Dalla fine del 2008 mi sono dichiarato a favore di forme di segmentazione con riferimento a categorie di intermediari, di operazioni, di clientela. Rispetto a una regolamentazione integralmente prudenziale, una almeno in parte strutturale \u00e8 pi\u00f9 rapida da definire, pi\u00f9 semplice da amministrare, pi\u00f9 idonea a evitare o minimizzare il \u201ccontagio\u201d tra un segmento e l\u2019altro, pi\u00f9 sorvegliabile al livello internazionale. Anch\u2019essa richiede ovviamente l\u2019impegno e la collaborazione di governi e parlamenti, nonch\u00e9 il coordinamento tra gli stati.<\/p>\n<p>Un esempio? La <i>Volcker rule<\/i>. Proposta dall\u2019ex presidente della Fed e accettata dal Presidente Obama proibiva a una banca o all\u2019istituzione che la controlla di fare <i>trading <\/i>su titoli se non per conto della clientela, di possedere o investire in <i>hedge <\/i>e in <i>private equity fund<\/i>, di limitare la dimensione del passivo delle pi\u00f9 grandi banche. L\u2019opposizione dell\u2019industria finanziaria ha portato a un forte annacquamento dell\u2019iniziale proposta, con grande disappunto dello stesso Volcker.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1492\" target= \"blank\"><b><u>Il G20 e lo spettro della stagnazione<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1452\" target= \"blank\"><b><u> Due scenari per l\u2019Euro<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sotto la regia del G20, il Financial Stability Board ha ricevuto il mandato di ridefinire l\u2019architettura per un mondo finanziario pi\u00f9 sicuro. 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