{"id":15130,"date":"2010-07-28T00:00:00","date_gmt":"2010-07-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/al-bando-le-munizioni-a-grappolo\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:50","slug":"al-bando-le-munizioni-a-grappolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/07\/al-bando-le-munizioni-a-grappolo\/","title":{"rendered":"Al bando le munizioni a grappolo"},"content":{"rendered":"<p>Pochi avrebbero pensato, qualche anno fa, che si sarebbe giunti rapidamente ad una proibizione delle munizioni a grappolo, visti i tempi lunghi dei processi di disarmo. Invece, il primo agosto di quest\u2019anno, sei mesi dopo il deposito della trentesima ratifica, entrer\u00e0 in vigore la nuova Convenzione internazionale che proibisce di produrre, detenere, usare e trasferire le munizioni a grappolo, e obbliga a distruggerne le scorte e a bonificare le zone infestate da tale tipo di armamento.<\/p>\n<p><b>Armi inumane<\/b><br \/>Le munizioni a grappolo (<i>cluster munitions<\/i>) entrano cos\u00ec a far parte della categoria delle c.d. \u201carmi inumane\u201d suscettibili di causare \u201csofferenze inaccettabili\u201d (<i>unacceptable harm<\/i>) alle popolazioni civili.<\/p>\n<p>Le munizioni a grappolo sono contenitori, sganciati da aerei, lanciatori terrestri o navali, per disseminare centinaia di \u201csotto-munizioni\u201d, ossia di piccoli ordigni, destinati principalmente a colpire veicoli, concentrazioni di truppe, piste di atterraggio, materiale bellico. La loro capacit\u00e0 di colpire obiettivi di area, piuttosto che singoli bersagli, accresce il rischio di causare danni collaterali, e cio\u00e8 di colpire popolazioni e strutture civili con possibili effetti indiscriminati incompatibili con le principali disposizioni del diritto internazionale umanitario (distinzione tra civili e combattenti, impedimento degli effetti indiscriminati, proporzionalit\u00e0 e impiego di ogni possibile precauzione per salvaguardare i civili).<\/p>\n<p>Le munizioni a grappolo furono utilizzate originariamente durante il secondo conflitto mondiale e successivamente, stando alla letteratura specializzata, nel corso di altri conflitti e pi\u00f9 intensamente in Indocina, Afghanistan, Iraq, Kosovo, Cecenia, Etiopia\/Eritrea, Libano e Georgia. Non esistono dati ufficiali sul numero delle vittime, ma si stimano varie migliaia tra morti e feriti.<\/p>\n<p><b>Inaffidabilit\u00e0<\/b><br \/>La problematicit\u00e0 di tali armi sul piano umanitario, sta inoltre nella loro relativa inaffidabilit\u00e0. Una percentuale delle munizioni lanciate non esplode al momento di colpire l\u2019obiettivo e rimane sul terreno trasformandosi in pericolosi \u201cresiduati bellici esplosivi\u201d (<i>explosive remnants of war<\/i> &#8211; Erw), suscettibili di causare vittime anche anni dopo la conclusione del conflitto. Una volta sul terreno, basta un nulla per farle esplodere causando morti, mutilazioni e sofferenze alle popolazioni civili, militari, forze di pace, sminatori e in particolare ai bambini che sono attratti dalla forma e dai colori di tali ordigni.<\/p>\n<p>Il primo passo del processo che condusse alla Convenzione fu un incontro che si tenne a Oslo in una gelida giornata del febbraio del 2007, allorch\u00e9 i rappresentanti di 46 paesi (tra cui l\u2019Italia) sottoscrissero l\u2019impegno a concludere entro il 2008 un vero e proprio accordo giuridicamente vincolante per proibire le munizioni a grappolo. Ne \u00e8 seguito un intenso esercizio negoziale, che ha permesso di concludere, in tempi  rapidi, la Convenzione e quindi il processo di ratifica con l\u2019entrata in vigore il 1\u00b0 agosto.<\/p>\n<p>La Convenzione sulle munizioni a grappolo ha come principale precedente e parametro di riferimento la Convenzione di Ottawa del 1997, che proibisce le mine antipersona. Ad essa si sono ispirati ampiamente i negoziatori della nuova Convenzione. Ambedue i trattati sono stati negoziati non gi\u00e0 nell\u2019ambito di un preesistente foro o conferenza internazionale, bens\u00ec tra un gruppo di paesi \u201c<i>likeminded<\/i>\u201d, animati dalla volont\u00e0 di compiere rapidi passi in avanti nel campo della normativa umanitaria.<\/p>\n<p><b>Eccezioni<\/b><br \/>La differenza principale tra le due convenzioni sta nel fatto che mentre le mine antipersona sono totalmente proibite, per le munizioni a grappolo sono consentite alcune eccezioni. Non rientrano infatti nella categoria delle armi proibite, le munizioni e submunizioni che non hanno carattere esplosivo (quelle fumogene, illuminanti o quelle destinate alla difesa aerea). Analoga esenzione vige per alcune submunizioni esplosive che per il peso, il numero ridotto e la presenza di meccanismi di autodistruzione e autodeattivazione, sono considerate meno pericolose sul piano umanitario.<\/p>\n<p>A differenza delle mine antipersona che sono surrettiziamente occultate e continuano a produrre i loro nefasti effetti durante il periodo post bellico, le munizioni a grappolo sono di norma congegnate in modo da esplodere al momento dell\u2019impatto sul terreno. I meccanismi di autodistruzione e disattivazione automatica previsti per quelle non proibite mirano ad assicurare che l\u2019arma non possa rimanere innescata. \u00c8 dunque l\u2019incorretto funzionamento e non &#8211; come per le mine &#8211; il loro previsto funzionamento a causare le principali sofferenze.<\/p>\n<p>Altro elemento che differenzia la convenzione di Oslo \u00e8 che essa prevede l\u2019\u201dinteroperabilit\u00e0\u201d. \u00c8 consentito cio\u00e8 agli Stati parte di associarsi ad operazioni e alla cooperazione militare con paesi che non hanno sottoscritto la Convenzione e che potrebbero svolgere attivit\u00e0 non consentite dalla medesima. La <i>ratio<\/i> di questa disposizione \u00e8 di non ostacolare operazioni militari ivi comprese quelle volte al mantenimento della pace. Ci\u00f2 ha consentito a paesi legati da impegni di sicurezza multinazionali (in particolare nel quadro dell\u2019Alleanza Atlantica), di sottoscrivere la Convenzione.<\/p>\n<p>La Convenzione di Oslo ha ereditato, migliorandole, gran parte delle disposizioni umanitarie previste dal testo di Ottawa. Essa prevede infatti espressamente l\u2019assistenza alle vittime, lo sminamento umanitario e cio\u00e8 la bonifica, costosissima, delle aree infestate nelle quali \u00e8 impossibile vivere e lavorare. La presenza di <i>cluster munitions<\/i> inesplose sul terreno costituisce un ostacolo allo sviluppo. Per superarlo sono previste misure di solidariet\u00e0 e assistenza internazionale. Per tale motivo l\u2019applicazione della Convenzione rientra anche nelle competenze degli organismi responsabili dell\u2019aiuto allo sviluppo.<\/p>\n<p>Il fatto che la Convenzione di Oslo sia stata negoziata tra paesi accomunati dalla volont\u00e0 di raggiungere il medesimo obiettivo di disarmo umanitario, spiega i tempi rapidi della sua conclusione ed entrata in vigore. Ci\u00f2 la differenzia dai processi multilaterali, come quello che ha luogo a Ginevra su temi analoghi, nel quadro della Convenzione su Certe Armi Convenzionali (<i>Certain Conventional Weapons<\/i>, Ccw), che si protraggono per anni a volte senza alcun risultato.<\/p>\n<p>Il rovescio della medaglia \u00e8 la mancanza di universalit\u00e0. Mancano all\u2019appello proprio alcuni dei maggiori produttori e utilizzatori di tali armi. La Convenzione \u00e8 stata sinora firmata da ben 106 stati, ma non vi hanno aderito paesi come la Russia, gli Stati Uniti, la Cina, il Brasile, l\u2019India e il Pakistan. Gran parte degli stati europei l\u2019ha invece sottoscritta (\u00e8 il caso dell\u2019Italia) e in alcuni casi anche gi\u00e0 ratificata.<\/p>\n<p><b>Universalizzare<\/b><br \/>L\u2019universalizzazione e cio\u00e8 l\u2019adesione da parte del maggior numero possibile dei 192 paesi membri dell\u2019Onu, costituisce una delle principali sfide. Non sar\u00e0 facile far aderire alla Convenzione paesi che non hanno partecipato al negoziato. Ci\u00f2 vale soprattutto per i maggiori protagonisti, che per interessi strategici, ma a volte per orgoglio nazionale, non desiderano vincolarsi ad una <i>res inter alios acta<\/i>. L\u2019esperienza della Convenzione sulle mine dimostra peraltro che nessun paese rimane indifferente a questi accordi e che il numero delle adesioni cresce con il tempo. Il fatto stesso che tali accordi esistano e che su essi si sia focalizzata l\u2019attenzione della comunit\u00e0 internazionale, obbliga anche i paesi recalcitranti ad adeguarsi quanto meno allo spirito della Convenzione.<\/p>\n<p>Le munizioni a grappolo non scompariranno da un giorno all\u2019altro: le scorte dovranno essere distrutte entro otto anni e lo sminamento dovr\u00e0 esser completato in dieci anni. Molti paesi non si sono ancora impegnati. Ma con l\u2019entrata in vigore della Convenzione di Oslo si apre un nuovo capitolo del disarmo umanitario che si aggiunge agli accordi gi\u00e0 esistenti che proibiscono le armi chimico\/biologiche, le mine antipersona, le armi incendiarie, i laser accecanti e i frammenti non rilevabili dai raggi x. Si tratta di un insieme di norme che rafforzano la sicurezza delle popolazioni civili e riducono le sofferenze anche delle donne e uomini delle forze armate impegnati nelle operazioni di pace, che sono particolarmente esposti, come mostra il caso del Libano, agli effetti delle <i>cluster munitions<\/i>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>C. Trezza: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1471\" target= \"blank\"><b><u>Il tab\u00f9 nucleare si rafforza dopo la svolta di Obama <\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochi avrebbero pensato, qualche anno fa, che si sarebbe giunti rapidamente ad una proibizione delle munizioni a grappolo, visti i tempi lunghi dei processi di disarmo. 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