{"id":15160,"date":"2010-08-02T00:00:00","date_gmt":"2010-08-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/europa-in-bilico-tra-ripresa-e-nuova-crisi\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:49","slug":"europa-in-bilico-tra-ripresa-e-nuova-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/08\/europa-in-bilico-tra-ripresa-e-nuova-crisi\/","title":{"rendered":"Europa in bilico tra ripresa e nuova crisi"},"content":{"rendered":"<p>Temporaneo rallentamento della crescita o nuova recessione a ravvicinata distanza di tempo da quella da cui siamo appena usciti? \u00c8 un interrogativo sul futuro dell\u2019economia mondiale che si intreccia con i fattori di rischio che continuano a gravare sull\u2019area euro. Lo scenario ad oggi pi\u00f9 plausibile \u00e8 una contenuta frenata della ripresa internazionale. Maggiori incertezze pesano sul processo di integrazione europea dopo la crisi dei mesi scorsi. Tornare a crescere resta fondamentale per assicurare una pi\u00f9 forte disciplina fiscale in Europa.<\/p>\n<p><b>Rischio <i>double dip<\/i><\/b><\/p>\n<p>Sono sostanzialmente due gli scenari di previsione pi\u00f9 accreditati sul futuro a breve e medio termine dell\u2019economia mondiale. Il primo sconta un rallentamento della crescita nella seconda parte dell\u2019anno, ma di entit\u00e0 modesta, tanto che gi\u00e0 entro la prima met\u00e0 del 2011 prenderebbe corpo una rinnovata fase di ripresa internazionale.<\/p>\n<p>Il secondo scenario prevede un\u2019analoga frenata nell\u2019autunno-inverno di quest\u2019anno, ma pi\u00f9 intensa e soprattutto destinata ad avvitarsi verso il basso, col rischio concreto di innescare &#8211; in particolare in Europa e Giappone &#8211; una nuova pur se moderata fase recessiva (<i>double dip<\/i>).<\/p>\n<p>L\u2019incertezza \u00e8 dovuta al fatto che ancora poco si sa sul rilancio in corso della domanda privata per consumi e investimenti nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata e su quanto sia in grado di sostituire i due motori (stimoli fiscali e ciclo delle scorte) che hanno tenuto in piedi finora la ripresa, ma che stanno rapidamente esaurendo la loro spinta.<\/p>\n<p>La maggioranza degli osservatori ritiene oggi che il settore privato abbia gi\u00e0 avviato un nuovo consistente ciclo di spese e investimenti. Pertanto, il primo scenario, ovvero un rallentamento temporaneo seguito da un consolidamento della ripresa internazionale nel corso del prossimo anno, raccoglie i maggiori consensi. Si prevede cos\u00ec una sostenuta dinamica di crescita dell\u2019economia mondiale nel 2010 (3,3% il tasso medio di incremento del Pil), al di l\u00e0 delle aspettative, anche le pi\u00f9 positive, e un risultato meno buono, ma comunque di tenuta per il 2011 (Pil +2,6%) segnato da un\u2019accelerazione nella parte finale dell\u2019anno.<\/p>\n<p>Permangono comunque forti incertezze sugli andamenti pi\u00f9 generali, tanto da indurre anche coloro che propendono per lo scenario pi\u00f9 favorevole a individuare una serie di fattori di rischio che potrebbero far degenerare il rallentamento atteso e instaurare una fase di ristagno pi\u00f9 o meno prolungata. Tanto pi\u00f9 preoccupante se si pensa che per fronteggiarla i governi dei paesi pi\u00f9 avanzati non disporrebbero pi\u00f9, a causa della vertiginosa crescita dei loro indebitamenti, delle risorse necessarie per effettuare interventi di stimolo e sostegno. <\/p>\n<p>  <b>Tregua finanziaria<\/b><br \/>Tra i maggiori fattori di rischio, i pi\u00f9 rilevanti sono legati all\u2019economia europea e ai suoi andamenti nei prossimi mesi. In particolare, l\u2019eventuale esplosione di una nuova crisi finanziaria in stile greco e gli effetti deflazionistici derivanti dai programmi di austerit\u00e0 fiscale decisi in queste settimane da pressoch\u00e9 tutti i paesi europei sono i due eventi che pi\u00f9 preoccupano. Il Fondo monetario internazionale stima, ad esempio, che gli effetti di una significativa caduta della crescita europea sul resto dell\u2019economia mondiale potrebbero rivelarsi assai pesanti a causa dei legami finanziari e commerciali esistenti, tanto da creare una sorta di effetto boomerang recessivo a danno della stessa economia europea e dell\u2019area euro in particolare.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, le probabilit\u00e0 che si possa verificare una nuova crisi finanziaria europea, indotta da una grave crisi di liquidit\u00e0 e dall\u2019insolvenza di qualche paese membro, dopo il varo del maxi  fondo di salvataggio (circa 750 miliardi di euro) deciso all\u2019inizio di maggio dai paesi europei, appaiono oggi relativamente contenute e destinate a rimanere tali almeno fino alla fine dell\u2019anno. A questo riguardo lo \u201cstress test\u201d effettuato recentemente per accertare le condizioni di salute di 91 banche medio-grandi europee avrebbe potuto rafforzare la credibilit\u00e0 del sistema finanziario europeo e la sua capacit\u00e0 di sostenere la ripresa in corso. Ma tra gli osservatori pi\u00f9 autorevoli prevale il giudizio che si sia trattato in realt\u00e0 di un test all\u2019acqua di rose e, comunque, ispirato a criteri troppo blandi. Un\u2019occasione sprecata che avrebbe potuto essere utilizzata molto meglio.<\/p>\n<p><b>Patetica ripresa dell\u2019area euro<\/b><br \/>Anche sul fronte degli andamenti dell\u2019economia reale non si dovrebbero verificare shock drammatici sul fronte europeo. \u00c8 in corso una ripresa in verit\u00e0 assai modesta. Qualcuno l\u2019ha giudicata addirittura \u201cpatetica\u201d visti i tassi di crescita attesi nei prossimi anni (0,7% nel 2010 e 0,8% nel 2011 di crescita del Pil dell\u2019area euro).<\/p>\n<p>Indubbiamente, i programmi di austerit\u00e0 fiscale annunciati e\/o messi in atto in tutta Europa avranno un effetto depressivo sulla domanda europea, mettendo a repentaglio la fragile espansione in atto. Soprattutto per il ruolo primario assunto da paesi come la Germania che, grazie alla solidit\u00e0 dei loro bilanci pubblici, avrebbero potuto e dovuto rimandare la stretta fiscale. Ma, se si tiene conto della dimensione effettiva dei tagli fiscali programmati, assai pi\u00f9 contenuta dei roboanti annunci effettuati, e del deprezzamento subito dall\u2019euro in questi mesi, la ripresa europea, per quanto anemica e in rallentamento, non dovrebbe degenerare in una nuova fase recessiva (<i>double dip<\/i>).<\/p>\n<p>Tutto bene dunque per l\u2019Europa e per l\u2019euro dopo la grave crisi di questa prima parte dell\u2019anno? La risposta \u00e8 in realt\u00e0 negativa, perch\u00e9 con una dinamica di crescita cos\u00ec bassa i rischi non sono finiti. Tanto pi\u00f9 che la Grecia \u00e8 ben lontana da una ristrutturazione in grado di attenuare i rischi di insolvenza e altri paesi sono in condizioni solo di poco migliori. Molto va ancora fatto, infine, perch\u00e9 con le regole, gli strumenti e le istituzioni esistenti non si potr\u00e0 fronteggiare in futuro un periodo di rinnovate turbolenze e difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><b>La sfida della governance economica<\/b><br \/>La crisi e le gravi difficolt\u00e0 negli ultimi mesi della zona euro e dell\u2019intera Unione europea hanno molte cause, ma derivano in primo luogo dal deficit accumulato in questi anni dall\u2019Europa. Un deficit economico e sociale, innanzi tutto, cui si aggiunge un preoccupante deficit politico, che ha danneggiato il progetto dell\u2019euro come fase di passaggio verso successive forme d&#8217;integrazione.<\/p>\n<p>Sono per questo necessarie scelte per l\u2019immediato e il rilancio di una strategia e di una visione a medio termine per l\u2019Europa. A partire dalla creazione e rafforzamento di una capacit\u00e0 di governo economico europeo in vista del rilancio del processo di integrazione. <\/p>\n<p>La crisi ha messo a nudo gravi carenze nel sistema di governance economica europea. Per restituire credibilit\u00e0 all\u2019area euro vanno sanate queste debolezze. Il problema chiave \u00e8 come assicurare nei prossimi anni una pi\u00f9 forte disciplina fiscale dei paesi membri nell\u2019ambito di una strategia comune europea in grado di evitare una crescita troppo bassa o addirittura un ristagno, che finirebbero per rendere impraticabile lo stesso risanamento fiscale necessario in molti paesi, in particolare in quelli pi\u00f9 deboli e nel mirino dei mercati finanziari internazionali, come Grecia, Portogallo e Spagna.<\/p>\n<p><b>Non solo rigore e sanzioni<\/b><br \/>L\u2019approccio dominante, anche perch\u00e9 fortemente sostenuto oggi dalla Germania e dal suo governo, imputa la crisi al lassismo fiscale di alcuni paesi dell\u2019area euro e ritiene necessaria, al di l\u00e0 di qualche modifica complementare e di facciata, una sostanziale revisione del Patto di stabilit\u00e0 e crescita all\u2019insegna del maggiore rigore delle politiche fiscali e di bilancio. Si propone una sapiente e articolata miscela di rafforzate regole (non pi\u00f9 limitate ai deficit pubblici, ma estese anche allo stock di debito dei paesi), pi\u00f9 stringenti controlli (dotando l\u2019Eurostat di poteri di audit e di vigilanza sulla contabilit\u00e0 pubblica dei paesi), e sanzioni pi\u00f9 severe (non solo multe ma anche, ad esempio, la temporanea esclusione dalla fruizione di fondi comuni, fino all\u2019idea di una revisione dei Trattati per contemplare l\u2019espulsione del paese indisciplinato). <\/p>\n<p> Che in tema di disciplina fiscale servano pi\u00f9 controlli e pi\u00f9 sanzioni \u00e8 riconosciuto da tutti e deve restare un punto fermo del negoziato di revisione in atto. Ma non pu\u00f2 certo bastare. Gli avvenimenti di questi ultimi mesi hanno definitivamente archiviato l\u2019idea di un\u2019unione monetaria fondata solo su regole predeterminate per i bilanci pubblici, da applicare meccanicamente. Non ha funzionato in passato e non funzioner\u00e0 per il futuro.<\/p>\n<p><b>Governare gli squilibri<\/b><br \/>Servono in realt\u00e0, come \u00e8 stato sostenuto da pi\u00f9 parti, meccanismi di coordinamento delle politiche fiscali e economiche dei singoli paesi che possano essere gestiti con sufficienti dosi di discrezionalit\u00e0. In questa direzione va la proposta, ad esempio, della Commissione europea di utilizzare strumenti di coordinamento delle politiche economiche cos\u00ec da ripartire simmetricamente gli oneri di aggiustamento sui partner in disavanzo e su quelli in avanzo di bilancia corrente. Gli squilibri tra i paesi membri non possono essere semplicemente ignorati, come si \u00e8 fatto fin qui, in particolare in assenza di una comune politica fiscale europea in grado di effettuare trasferimenti verso i paesi indebitati e pi\u00f9 in difficolt\u00e0. I paesi che vantano consistenti avanzi commerciali e correnti &#8211; e la Germania \u00e8 tra questi \u2013 non hanno naturalmente alcuna voglia di trasformare gli squilibri in un tema centrale dell\u2019agenda negoziale europea. Ma \u00e8 questo un passaggio obbligato se si vorr\u00e0 arrivare a un effettivo rafforzamento della capacit\u00e0 di governo economico comune dell\u2019Europa e di qui a un rilancio della crescita attraverso l\u2019attuazione della nuova agenda di Lisbona (la strategia cosiddetta \u2018Europa 2020\u2019).<\/p>\n<p>La Commissione ha proposto di estendere il coordinamento delle politiche dei singoli paesi alle riforme strutturali e a quelle per la competitivit\u00e0. Ha anche suggerito di andare oltre il piano di finanziamento ad hoc varato di recente e creare un meccanismo permanente di risoluzione delle crisi, una sorta di fondo monetario europeo, che dovrebbe essere in grado di gestire anche eventuali ristrutturazione del debito dei paesi.<\/p>\n<p><b>Rischio minimalismo<\/b><br \/>Sono proposte assai rilevanti, quest\u2019ultime, che vanno ad esempio anche nell\u2019interesse del nostro paese, e che se approvate consentirebbero un netto rafforzamento della \u2018governance\u2019 economica europea.<\/p>\n<p>Entro la fine dell\u2019anno si arriver\u00e0 comunque a decidere su una prima serie di proposte operative sulle nuove regole e strumenti. La previsione pi\u00f9 accreditata a tutt\u2019oggi \u00e8 che prevalga l\u2019approccio minimalista sostenuto dalla Germania, con riforme della governance dell\u2019area euro incentrate in misura predominante sulle politiche fiscali e di bilancio, confinando tutto il resto in un\u2019area opzionale lasciata alle autonome scelte e buona volont\u00e0 dei singoli paesi membri. Un esito, quest\u2019ultimo, tutt\u2019altro che favorevole al rafforzamento dell\u2019integrazione monetaria.<\/p>\n<p>Austerit\u00e0 e rigore dei bilanci, in effetti, non sono sufficienti, per quanto necessari. Servono misure e interventi, come si \u00e8 detto,  in grado di rendere compatibili integrazione internazionale e europea delle nostre economie, con obiettivi di innalzamento degli standard di vita dei cittadini, esposti a crisi ricorrenti sui vari fronti. Una rinnovata agenda della governance economica europea dovrebbe includere politiche e riforme finalizzate ad ammortizzare i costi della transizione e rilanciare la crescita economica. Dimostrando cos\u00ec che la dimensione europea \u00e8 in grado di offrire una risposta efficace alla crisi economica internazionale e alla difesa delle conquiste democratiche e sociali europee. In assenza di un governo economico europeo rafforzato in queste direzioni, il rischio \u00e8 di avere un\u2019area euro indebolita, caratterizzata da una cronica bassa crescita, esposta a crisi ricorrenti e incapace di giocare un ruolo di primo piano nella definizione dei nuovi equilibri a livello mondiale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>M. Sarcinelli: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1504\" target= \"blank\"><b><u>La faticosa ricostruzione della finanza mondiale<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Temporaneo rallentamento della crescita o nuova recessione a ravvicinata distanza di tempo da quella da cui siamo appena usciti? \u00c8 un interrogativo sul futuro dell\u2019economia mondiale che si intreccia con i fattori di rischio che continuano a gravare sull\u2019area euro. Lo scenario ad oggi pi\u00f9 plausibile \u00e8 una contenuta frenata della ripresa internazionale. 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