{"id":15200,"date":"2010-08-03T00:00:00","date_gmt":"2010-08-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-miccia-etnica-brucia-verso-la-polveriera-kirghiza\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:49","slug":"la-miccia-etnica-brucia-verso-la-polveriera-kirghiza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/08\/la-miccia-etnica-brucia-verso-la-polveriera-kirghiza\/","title":{"rendered":"La miccia etnica brucia verso la polveriera kirghiza"},"content":{"rendered":"<p>I gravi scontri interetnici che hanno insanguinato il sud del Kirghizistan all\u2019inizio di giugno hanno fatto rivivere alla popolazione locale un dramma di esattamente venti anni prima: come allora, la citt\u00e0 di Osh \u00e8 stata teatro di violentissimi incidenti tra kirghizi ed uzbeki. Il conflitto del giugno 1990 suscit\u00f2 per\u00f2 scarsa attenzione nei media occidentali, all\u2019epoca pi\u00f9 interessati all\u2019agonia dell\u2019Urss e agli scontri politici moscoviti che a quelli militari alla periferia dell\u2019impero. Per capire perch\u00e9 l\u2019odio etnico sia riesploso con tale violenza in questa sperduta, ma strategica nazione dell\u2019Asia ex sovietica, con un vero e proprio tentativo di \u201cpulizia etnica\u201d contro la minoranza uzbeka e il disastro umanitario che ne \u00e8 scaturito, \u00e8 importante tornare agli eventi di due decenni fa. <\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/kyrgyzstan_en_map.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p><b>Lotta per la terra<\/b><br \/>Tutto inizi\u00f2 nella seconda met\u00e0 degli anni ottanta. La crisi dell\u2019economia sovietica aveva spinto molti cittadini a lasciare le campagne e a cercare una vita migliore in citt\u00e0. Un fenomeno che si era manifestato con intensit\u00e0 anche in Kirghizistan, le cui citt\u00e0 erano state oggetto di una massiccia migrazione dalle campagne. Ne erano derivati una serie di problemi di natura socio-economica. I centri urbani kirghizi non erano infatti in grado di garantire ai nuovi immigrati un\u2019abitazione n\u00e9 un lavoro.<\/p>\n<p>Per ovviare alla carenza abitativa, erano nate in Kirghizistan numerose imprese edili, che avevano iniziato a costruire caseggiati sui terreni agricoli abbandonati intorno alle grandi citt\u00e0. Una di queste imprese, nel maggio 1990, aveva ottenuto dalle autorit\u00e0 kirghize la concessione per costruire su alcuni appezzamenti di terreno alla periferia di Osh. Il problema era che tali terreni erano stati assegnati tempo prima al <i>kolchoz <\/i>\u201cLenin\u201d, una cooperativa agricola composta da lavoratori in maggioranza uzbeki, che rifiutarono di cedere il terreno perch\u00e9 intenzionati a costruirvi abitazioni ad uso proprio. <\/p>\n<p>Gruppi di nazionalisti kirghizi sfruttarono questo rifiuto come un <i>casus belli<\/i>, e per tutto il mese di maggio diedero vita ad una violenta propaganda anti-uzbeka, rivendicando il diritto del popolo kirghizo ad avere la priorit\u00e0 nell\u2019uso della propria terra. In un crescendo di tensioni, il 4 giugno 1990 gruppi di senzatetto e di nazionalisti kirghizi occuparono i terreni della cooperativa Lenin. Ne scaturirono violentissimi scontri tra le due etnie, che ben presto si allargarono all\u2019intera regione di Osh. Il 6 giugno, Mosca proclam\u00f2 in tutto il Kirghizistan meridionale lo stato d\u2019assedio, che il 7 giugno venne esteso anche alla capitale Frunze (l\u2019odierna Bishkek).<\/p>\n<p><b>Sull\u2019orlo della guerra civile<\/b><br \/>Sulle montagne, intanto, si era costituito un esercito nazionalista clandestino, composto da 15mila volontari kirghizi, che a met\u00e0 giugno inizi\u00f2 a marciare verso l\u2019Uzbekistan con l\u2019obiettivo di penetrarvi e compiere una vera e propria spedizione punitiva. Solo l\u2019intervento delle forze di sicurezza giunte da Mosca riusc\u00ec fermare e a disperdere i miliziani prima che superassero il confine tra le due repubbliche. Nel frattempo, anche in Uzbekistan era pronta a scendere in guerra un\u2019armata clandestina composta da nazionalisti locali.<\/p>\n<p>Vista l\u2019impossibilit\u00e0 di riprendere il controllo del territorio solo con l\u2019uso della forza, il Cremlino decise di adottare una strategia parallela improntata sulla trattativa: a fine giugno, quando si era ormai sull\u2019orlo della guerra civile, Mosca gioc\u00f2 la carta dell\u2019identit\u00e0 religiosa dei due popoli per promuovere la pacificazione. Incaric\u00f2 quindi il <i>muft\u00ec <\/i>di Tashkent di mediare tra le parti in lotta. Fu una mossa decisiva: l\u2019alto esponente religioso uzbeko riusc\u00ec a raggiungere una tregua facendo leva sulla comune appartenenza al credo islamico di kirghizi ed uzbeki. A inizio luglio il muft\u00ec celebr\u00f2 in Kirghizistan un grande rito funebre pacificatorio in onore di tutte le vittime, senza distinzione di etnia o nazionalit\u00e0. Dopo oltre un mese di incidenti, il \u201cgiugno di sangue\u201d si concludeva con il tragico bilancio di oltre trecento morti (ma secondo fonti non ufficiali sarebbero state quasi il doppio), migliaia di feriti, e danni ingentissimi nelle zone al centro degli scontri.<\/p>\n<p>La vera e propria \u201ccaccia all\u2019uzbeko\u201d scatenatasi a giugno 2010 perci\u00f2 altro non \u00e8 che un rigurgito di odi mai sopiti, che per\u00f2 nel corso degli ultimi vent\u2019anni sono andati diluendosi in una miscela esplosiva nel grande calderone dei traffici illeciti di armi ed oppio. I grossi interessi economici in gioco fanno pensare che dietro la matrice razziale degli scontri ci sia anche un regolamento di conti tra clan kirghizi ed uzbeki, specie dopo che questi ultimi sono stati accusati di aver cospirato per la caduta del deposto presidente Kurmanbek Salievi Bakiev, che proprio nel Kirghizistan meridionale ha ancora oggi la sua roccaforte.<\/p>\n<p><b>Fuoco sotto la cenere<\/b><br \/>Il 27 giugno scorso il Kirghizistan \u00e8 diventato una repubblica parlamentare: con referendum confermativo, oltre il 90% dei kirghizi ha detto s\u00ec agli emendamenti alla Costituzione, proposti dal governo provvisorio entrato in carica dopo la caduta di Bakiev in aprile. Si \u00e8 trattato di una legittimazione popolare che mancava all\u2019esecutivo del nuovo presidente, Roza Otunbajeva, la <i>pasionaria <\/i>che ha guidato il \u201cgolpe bianco\u201d contro Bakiev, promettendo una svolta politica basata sul rispetto della legge e dei diritti. Con il rafforzamento del ruolo del Parlamento, quale organo di espressione democratica delle varie etnie del paese, il nuovo potere kirghizo punta ora ad una rapida pacificazione tra le fazioni in lotta.<\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019adozione del sistema parlamentare rischia paradossalmente di ridurre l\u2019autorit\u00e0 del governo che quel sistema ha fortemente voluto. In Kirghizistan i clan della droga rappresentano una sorta di contropotere allo Stato centrale: una situazione per certi versi simile all\u2019Afghanistan, dove c\u2019\u00e8 un governo centrale che non riesce ad imporre la propria autorit\u00e0 su diverse aree nelle mani dei Taliban o di altri signori della droga.<\/p>\n<p>Un Parlamento con pi\u00f9 potere, ma con il rischio di essere bloccato dall\u2019eccessiva frammentazione politica, e un esecutivo pi\u00f9 debole potrebbero comportare un\u2019ulteriore perdita di autorit\u00e0 dello Stato centrale in alcuni territori controllati dai clan. La Otunbajeva potrebbe cos\u00ec ritrovarsi nelle stesse condizioni del suo omologo Hamid Karzai, che molti media occidentali chiamano ormai con scherno \u201cil sindaco di Kabul\u201d perch\u00e9 non riesce a imporre la sua autorit\u00e0 molto al di l\u00e0 della capitale.<\/p>\n<p><b>Strada in salita<\/b><br \/>Se la nuova presidente non vuol diventare una sorta di \u201csindaco di Bishkek\u201d o tornare a un governo autoritario, dovr\u00e0 cercare soprattutto di riportare sotto controllo le regioni meridionali, dove le forze di polizia sono spesso null\u2019altro che truppe ausiliarie di qualche boss locale. Proprio per questo il governo kirghizo ha plaudito alla decisione dell\u2019Osce di inviare una forza internazionale ausiliaria di sicurezza, che avr\u00e0 il compito di assistere le forze dell\u2019ordine nel ripristino della legalit\u00e0 nelle regioni meridionali sconvolte dagli scontri di giugno.<\/p>\n<p>Una decisione mai come ora necessaria. L\u2019organizzazione umanitaria Human Right Watch ha recentemente denunciato che nel sud del paese continuano ad essere commessi gravi abusi da parte della polizia e delle forze di sicurezza kirghize contro la minoranza uzbeka, ammonendo che il perpetuarsi di queste pratiche illegali rischia di far esplodere un vero e proprio conflitto etnico. Secondo Human Right Watch, l\u2019indagine che il governo di Bishkek ha lanciato per punire i colpevoli degli scontri ad Osh e Jalalabad si sarebbe trasformato in una chiara persecuzione nei confronti di persone di etnia uzbeka, molte delle quali sarebbero state arrestate senza motivo e torturate. Sempre secondo l\u2019organizzazione umanitaria, alcuni funzionari governativi avrebbero anonimamente ammesso che agenti kirghizi si sarebbero macchiati di abusi nei confronti degli uzbeki (una parziale ammissione di ci\u00f2 \u00e8 giunta anche da Farid Nijazov, portavoce del nuovo governo).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, nonostante la dichiarata volont\u00e0 del governo di rispettare la legalit\u00e0, per il nuovo potere kirghizo si \u00e8 trattato sicuramente di un esordio non positivo. La strada della pace \u00e8 ancora in salita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>N. Sartori: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1478\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019organizzazione di Shangai in bilico tra Mosca e Pechino<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I gravi scontri interetnici che hanno insanguinato il sud del Kirghizistan all\u2019inizio di giugno hanno fatto rivivere alla popolazione locale un dramma di esattamente venti anni prima: come allora, la citt\u00e0 di Osh \u00e8 stata teatro di violentissimi incidenti tra kirghizi ed uzbeki. 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