{"id":15240,"date":"2010-08-06T00:00:00","date_gmt":"2010-08-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ministero-degli-esteri-i-nervi-scoperti-della-riforma\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:48","slug":"ministero-degli-esteri-i-nervi-scoperti-della-riforma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/08\/ministero-degli-esteri-i-nervi-scoperti-della-riforma\/","title":{"rendered":"Ministero degli esteri, i nervi scoperti della riforma"},"content":{"rendered":"<p>La riforma del ministero degli esteri prende corpo proprio mentre all\u2019interno della struttura divampa la polemica \u2013 culminata nello sciopero dei diplomatici del 26 luglio, il primo dopo quasi trent\u2019anni \u2013 sui tagli alle risorse. Il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo, ha sollevato l\u2019\u201callarme funzionamento\u201d a causa di tagli giudicati \u201cdemotivanti per la struttura e per il personale\u201d, mentre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, incontrando a Roma gli ambasciatori in occasione della Conferenza annuale di fine luglio, ha sottolineato che i tagli, pur necessari, non devono \u201cmortificare funzioni e strutture portanti\u201d dello stato, come la diplomazia. A questo malessere si aggiungono le notizie poco confortanti che giungono sulle nomine del nuovo Servizio europeo di azione esterna (Seae): la diplomazia italiana corre il serio rischio di rimanere tagliata fuori sia dai vertici della nuova struttura che dalla guida delle pi\u00f9 prestigiose delegazioni dell\u2019Unione all\u2019estero.<\/p>\n<p><b>Nozze coi fichi secchi<\/b><br \/>Lo sciopero dei diplomatici era contro tre punti: l\u2019ulteriore taglio \u201corizzontale\u201d al bilancio del ministero degli esteri, che passer\u00e0 dal gi\u00e0 magro 0,27% del bilancio dello Stato nel 2009 a circa lo 0,25% di quest\u2019anno &#8211; ben al di sotto dello standard europeo; l\u2019introduzione delle cosiddette \u201cpromozioni bianche\u201d (ovvero senza aumento di stipendio) per almeno due anni; l\u2019obbligo di pensionamento a sessantacinque anni (queste ultime due misure riguardano, in realt\u00e0, tutto il pubblico impiego). Sebbene l\u2019adesione allo sciopero oscilli tra il 22,19% calcolato dal Dipartimento della funzione pubblica e il  90% dichiarato dal Sndmae (il sindacato dei diplomatici), l\u2019iniziativa ha destato scalpore e, almeno in parte, colpito nel segno, se \u00e8 vero che sono in arrivo alcune concessioni contrattuali.<\/p>\n<p>Ma rimane il problema delle risorse per la riforma: le spese di parte corrente assorbono ben il 99,7 % dello stanziamento pubblico per il ministero (circa due miliardi di euro), lasciando margini di manovra estremamente esigui per l\u2019attuazione della nuova normativa, entrata ufficialmente in vigore a luglio.<\/p>\n<p><b>Nuova catena gerarchica <\/b><br \/>Al di l\u00e0 degli aspetti economici, l\u2019attuazione della riforma presenta nodi organizzativi di non facile soluzione. A partire, paradossalmente, dai rischi di appesantimento della struttura derivanti dagli sforzi di \u201csemplificazione\u201d. La riduzione delle direzioni generali (che passano da tredici a otto) rende infatti necessaria una riallocazione di personale e responsabilit\u00e0, che deve ovviamente essere realizzata cercando di non mortificare professionalit\u00e0 e percorsi di carriera. Anche per questo, tra le figure dei direttori generali e quelle dei capi ufficio, la riforma ha introdotto le nuove figure dei vicedirettori\/direttori centrali, che saranno venti e verranno nominati direttamente dal ministro. Della gestione delle risorse economiche rimarranno invece responsabili i direttori generali. Inoltre sono previsti venti vicari dei vicedirettori, che inevitabilmente tenderanno a creare un altro livello decisionale. Si rischia cos\u00ec uno svuotamento del ruolo dei capi ufficio, che oggi vantano invece un rapporto pi\u00f9 diretto con i direttori generali, il che agevola il processo decisionale. Il risultato finale \u00e8 che la catena di comando si allunga di due passaggi, rischiando di rendere pi\u00f9 macchinosa e dispersiva la trasmissione delle informazioni\/decisioni all\u2019interno della struttura.<\/p>\n<p>    Nello stesso tempo la riduzione delle direzioni generali (che una larga maggioranza dei diplomatici vedeva con favore, almeno stando a un sondaggio interno dello scorso marzo), accresce i poteri sia del Segretario generale (Sg) (l\u2019art. 6 della riforma elenca in modo molto dettagliato i suoi rinnovati poteri di coordinamento e controllo) sia del Consiglio di amministrazione, che oltre al Sg riunisce tutti i direttori generali. I critici della riforma hanno sottolineato il rischio di un\u2019eccessiva \u201cverticalizzazione\u201d del sistema, cui potrebbe tuttavia non corrispondere una maggiore efficienza, a causa appunto dell\u2019allungamento della catena gerarchica.<\/p>\n<p><b>Sedi all\u2019estero <\/b><br \/>Alcune preoccupazioni si registrano anche su un altro snodo chiave della riforma, quello delle sedi diplomatiche all\u2019estero e delle nuove responsabilit\u00e0 finanziarie degli ambasciatori \u201cmanager\u201d. \u00c8 difficile infatti promuovere il \u201csistema paese\u201d dovendo fare i conti con tagli cos\u00ec rilevanti delle risorse. La riforma del bilancio degli esteri, adottata parallelamente a quella della struttura, ha introdotto la possibilit\u00e0 per gli ambasciatori di ricorrere a sponsor esterni, ma non \u00e8 facile per un\u2019ambasciata individuare soggetti disposti a finanziare iniziative dell\u2019Italia all\u2019estero senza imporre condizionamenti. Per ovviare a questo rischio, la Farnesina ha approvato un regolamento attuativo della riforma estremamente rigoroso, con la conseguenza per\u00f2 di rendere molto complessa, per gli ambasciatori, la ricerca e selezione dei possibili sponsor.<\/p>\n<p>Obiettivo non meno importante, e in cima alle priorit\u00e0 che hanno ispirato la riforma, \u00e8 di accrescere il coordinamento dei troppi organismi italiani operanti all\u2019estero, che agiscono spesso in modo tra loro incoerente. Oltre ai programmi del ministero per il Commercio con l\u2019estero ci sono quelli di Ice e Sace, cui si aggiungono ben 145 sedi di regioni e enti locali. Un\u2019enorme sovrapposizione di risorse umane e materiali che la nuova &#8211; e fondamentale nelle intenzioni degli ideatori &#8211; direzione generale per il \u201csistema Paese\u201d dovr\u00e0 cercare di razionalizzare, anche attraverso la valorizzazione della rete estera del Mae: oltre 300 tra ambasciate, consolati, istituti di cultura, unit\u00e0 tecniche locali per la cooperazione, cui la nuova dg dovr\u00e0 fornire una \u201cvisione strategica complessiva\u201d. Ma sar\u00e0 estremamente arduo riuscire a farlo mentre si riduce il numero dei consolati (che diverranno 85-86, rispetto ai 116 originari, gi\u00e0 scesi a 96) e si cerca di mantenere inalterato il livello di servizi (anche attraverso l\u2019uso di internet e dei \u201cconsolati digitali\u201d) alla comunit\u00e0 degli italiani all\u2019estero (che conta circa cinque milioni di persone ed \u00e8 una delle pi\u00f9 numerose del mondo).<\/p>\n<p><b>Sfida europea<\/b><br \/>Ma la strada si presenta tutta in salita anche per l\u2019altro obiettivo chiave della riforma, quello del graduale adeguamento del sistema Mae alle esigenze del costruendo Servizio europeo per l\u2019azione esterna (Seae) dell\u2019Ue. La decisione istitutiva del Seae \u00e8 stata adottata dal Consiglio dei ministri degli esteri dell\u2019Ue il 26 luglio, e poich\u00e9 lo si vuole far entrare in funzione entro il prossimo 1\u00b0 dicembre, la definizione delle nomine interne \u00e8 gi\u00e0 in fase avanzata.<\/p>\n<p>Le notizie, per il momento, non sono buone per l\u2019Italia, che rischia di rimanere tagliata fuori dagli incarichi pi\u00f9 importanti. Sembra infatti ormai certo che l\u2019influente incarico di Segretario generale del Seae verr\u00e0 ricoperto dall\u2019attuale ambasciatore di Francia a Washington, Pierre Vimont, mentre i suoi due vice saranno un tedesco e un polacco. Anche tra le ventinove postazioni di capo delegazione dell\u2019Ue nel mondo &#8211; che l\u2019Alto Rappresentante Lady Ashton sta gradualmente assegnando &#8211; le pi\u00f9 prestigiose rischiano di non essere appannaggio dell\u2019Italia. A concorrere per i posti di capo delegazione per l\u2019Italia ci sono nomi di primo piano come quello di Fernando Gentilini, ex rappresentante civile per la Nato in Afghanistan, e di Ettore Sequi, ex inviato speciale dell\u2019Ue a Kabul.<\/p>\n<p>Se le notizie sui negoziati per gli incarichi nel Seae dovessero essere confermate, il peso politico dell\u2019Italia rischierebbe di subire un ridimensionamento, soprattutto rispetto ai principali partner europei. L\u2019obiettivo fondamentale della riforma del ministero degli esteri appena entrata in vigore \u00e8 di sintonizzare il sistema italiano con quello dei principali partner europei, per avvicinarsi ai loro standard di efficienza e capacit\u00e0. Sia la portata dei tagli approvati dall\u2019ultima finanziaria che le oggettive difficolt\u00e0 di attuazione di una riforma a \u201ccosto zero\u201d sollevano non pochi dubbi sulla raggiungibilit\u00e0 dell\u2019obiettivo. Ma anche sulle effettive possibilit\u00e0 del Mae di continuare a promuovere efficacemente gli obiettivi politici e culturali dell\u2019Italia nel mondo, come \u00e8 riuscito a fare per molti anni, con importanti risultati per tutto il paese. Ancora una volta, la professionalit\u00e0 e il rigore dei diplomatici italiani dovranno cercare di sopperire alle gravi lacune \u201cdi sistema\u201d che gravano sulle loro spalle. Ma, forse oggi pi\u00f9 che in passato, \u00e8 difficile dire se riusciranno a giocare con successo questa complessa partita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1357\" target= \"blank\"><b><u> Ministero degli esteri, cosa cambia con la Riforma<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>  P. Ferrara: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1427\" target= \"blank\"><b><u>La diplomazia flessibile<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Ciarlo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1388\" target= \"blank\"><b><u> Farnesina, quale missione con la nuova riforma?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riforma del ministero degli esteri prende corpo proprio mentre all\u2019interno della struttura divampa la polemica \u2013 culminata nello sciopero dei diplomatici del 26 luglio, il primo dopo quasi trent\u2019anni \u2013 sui tagli alle risorse. 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