{"id":15260,"date":"2010-08-07T00:00:00","date_gmt":"2010-08-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lue-ritrova-smalto-e-ripensa-allallargamento\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:48","slug":"lue-ritrova-smalto-e-ripensa-allallargamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/08\/lue-ritrova-smalto-e-ripensa-allallargamento\/","title":{"rendered":"L\u2019Ue ritrova smalto e ripensa all\u2019allargamento"},"content":{"rendered":"<p>La crisi greca e l\u2019indebolimento dell\u2019euro hanno quasi monopolizzato la primavera dell\u2019Ue, frenando i processi d\u2019integrazione e l\u2019attuazione del Trattato di Lisbona, in vigore dal 1\u00b0 dicembre. Si sa, quando le cose vanno male \u00e8 pi\u00f9 difficile mettere le risorse in comune. Addirittura, prima che, a met\u00e0 giugno, i 27 trovassero un\u2019intesa \u2018salva Grecia\u2019 e \u2018salva euro\u2019, diplomatici ed economisti riproponevano, in dibattiti e simposi, un interrogativo da tempo accantonato: \u201cL\u2019Unione \u00e8 irreversibile?\u201d. Ma il \u2018colpo di reni\u2019 franco-tedesco del Consiglio europeo del 17 giugno ha ridato coesione e ottimismo all\u2019Ue e ai 27.<\/p>\n<p><b>Le attese dell\u2019autunno<\/b><br \/>L\u2019autunno dell\u2019Unione \u00e8 ora carico d\u2019attese: l\u2019integrazione dell\u2019Unione monetaria con ulteriori elementi di Unione economica; l\u2019avvio del Servizio europeo d\u2019azione esterna, una vera e propria diplomazia continentale, strumento indispensabile d\u2019una futura politica estera comune; e la ripresa della dinamica dell\u2019allargamento, ravvivata dal parere della Corte di giustizia internazionale dell\u2019Onu che il 22 luglio ha valutato legittima la dichiarazione d\u2019indipendenza unilaterale del Kosovo dalla Serbia. \u201cL\u2019avvenire della Serbia \u00e8 nell\u2019Unione europea, quello del Kosovo pure\u201d: Lady Ashton, impalpabile \u2018ministro degli esteri\u2019 europeo, aveva cos\u00ec commentato quel pronunciamento. Anche se, prima di progettare l\u2019adesione, i 27 devono almeno concordare una linea d\u2019azione comune nei confronti del Kosovo indipendente: cinque di essi, infatti &#8211; Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro \u2013 ancora non lo riconoscono.<\/p>\n<p>Il parere della Corte dell\u2019Aja incider\u00e0 sulle dinamiche dell\u2019allargamento balcanico dell\u2019Unione europea. Se, nel primo decennio del XXI secolo, l\u2019ampliamento dell\u2019Ue da 15 a 27 Paesi era forse inevitabile, dopo l\u2019affrancamento dell\u2019Europa orientale dai vincoli sovietico e comunista, ma \u00e8 comunque servito a stemperare i processi di approfondimento dell\u2019integrazione, in una fase d\u2019appannamento dell\u2019europeismo, ora, negli Anni Dieci, il completamento dell\u2019Unione con i Balcani \u00e8 necessario, per non lasciare turbolente asimmetrie in una regione storicamente instabile.<\/p>\n<p><b>La roadmap dell\u2019allargamento<\/b><br \/>A processo completato, i confini dell\u2019Ue a Est si stabilizzeranno lungo le frontiere dell\u2019Ucraina, dove gli sviluppi politici interni frenano la spinta all\u2019adesione, della Bielorussia e della Russia, mentre a Sud il Mediterraneo separa e nel contempo unisce l\u2019Unione a Medio Oriente e Nord Africa. In un\u2019intervista al settimanale di Belgrado, Vreme (Tempo) il ministro degli esteri italiano Franco Frattini definisce la piena integrazione \u201cun obiettivo europeo comune\u201d. <\/p>\n<p>E Piero Fassino, presentando un rapporto all\u2019Assemblea parlamentare dell\u2019Unione europea occidentale, l\u2019Ueo, delinea le tappe del processo: concludere entro l\u2019anno i negoziati con la Croazia, avviarli con la Macedonia; consolidare l\u2019unit\u00e0 statale della Bosnia; riconoscere lo status di candidato a Serbia, Montenegro, Albania \u2013 e, ora che l\u2019indipendenza \u00e8 stata avallata, Kosovo.Se l\u2019integrazione dei Balcani nell\u2019Ue non viene completata, \u201cc\u2019\u00e8 il rischio che la Regione, dove la pace \u00e8 ancora garantita dalla presenza di truppe internazionali, regredisca\u201d. Ma c\u2019\u00e8 pure chi frena: l\u2019analista Enrico Jacchia, del Centro Studi Strategici, suggerisce \u201cuna pausa di riflessione\u201d: l\u2019allargamento \u00e8 \u2013 dice &#8211; \u201cuna vocazione politica generosa\u201d, ma il rinvio di ulteriori adesioni \u201cpotrebbe essere una misura di buon senso\u201d, nell\u2019attesa che \u201csi allentino i problemi che stringono al collo l\u2019Europa, dall\u2019euro all\u2019assetto Ue economico e politico\u201d.<\/p>\n<p><b>Ambiguit\u00e0 islandese<\/b><br \/>Indipendentemente dai calendari di Kosovo e Serbia, l\u2019allargamento balcanico resta in cima all\u2019agenda dell\u2019Ue, senza tacere la perenne incognita Turchia e la sorpresa Islanda, l\u2019ultima a bussare alle porte dell\u2019Unione, dopo la crisi che ne ha sconvolto il sistema finanziario, ma che potrebbe correre su una corsia preferenziale, balene permettendo. Il 7 luglio, il Parlamento di Strasburgo ha formalmente avallato la richiesta d\u2019adesione, ma ha chiesto al governo di Reykjavik d\u2019imporre uno stop alla caccia alle balene, incompatibile con le norme dell\u2019Ue. Nel dibattito sono pure emerse preoccupazioni per la mancanza di entusiasmo degli islandesi verso l\u2019Unione, che stride con la fretta delle autorit\u00e0, che vorrebbero completare il percorso entro la fine del 2011 o l\u2019inizio del 2012. Ma la mancanza di entusiasmo islandese \u00e8, forse, il male minore di questa Europa che non \u00e8 capace di motivare ed entusiasmare i propri cittadini.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo, il 12 luglio, a Istanbul, la Ashton e il commissario all\u2019allargamento Stefan Fuele confermavano l\u2019attenzione alla prospettiva di adesione della Turchia all\u2019Ue, anche se Ankara \u00e8 oggi meno insistente nel chiederla, mentre le imprese e l\u2019opinione pubblica turche sembrano quasi essersi assuefatte all\u2019idea che l\u2019Europa non rispetter\u00e0 mai impegni e promesse.<\/p>\n<p>Al momento di assumere la presidenza di turno del Consiglio dei ministri dei 27, ai primi di luglio, il Belgio ha espresso l\u2019intenzione di far avanzare, entro fine anno, le trattative di adesione in corso con la Croazia \u2013 gli ultimi tre capitoli di negoziato sono stati aperti a giugno &#8211; con la Turchia \u2013 13 su 35 i capitoli aperti \u2013 e con l\u2019Islanda.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 Balcani<\/b><br \/>Per i Balcani, l\u2019occasione di scadenzare gli appuntamenti era stata offerta, in giugno, dalla riunione ad alto livello svoltasi a Sarajevo, mentre l\u2019Unione era ancora alle prese con la debolezza dell\u2019euro innescata dalla crisi greca. La Croazia \u00e8 ben avanzata nella trattativa e potrebbe entrare nel 2012, magari insieme all\u2019Islanda, salvo sorpassi. Per Bosnia, Montenegro, Serbia, Macedonia, Albania e Kosovo le prospettive sono meno nitide, trattandosi di paesi che devono ancora adeguarsi agli standard dell\u2019Ue in materia di consolidamento dello Stato di diritto, riforma del sistema giudiziario, rispetto della libert\u00e0 di stampa, lotta alla corruzione e alla criminalit\u00e0 organizzata. Tuttavia, passi avanti lungo la \u2018road map\u2019 d\u2019avvicinamento sono stati fatti: Serbia, Montenegro e Macedonia sono dal dicembre 2009 nell\u2019area Schengen per quanto riguarda i visti e Albania e Bosnia potrebbero presto entrarci. E a novembre la Commissione dar\u00e0 il parere sulla candidatura del Montenegro.<\/p>\n<p>Certo, il traguardo simbolico che tutti i Balcani siano nell\u2019Unione entro il 2014, cio\u00e8 cent\u2019anni dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, innescato dall\u2019assassinio a Sarajevo del granduca d\u2019Austria, non \u00e8 facile da centrare. Ma Fuele garantisce che l\u2019Ue \u201cnon \u00e8 apatica\u201d sull\u2019ampliamento, anche se pu\u00f2 avere altre priorit\u00e0. Le conclusioni della conferenza di Sarajevo confermano che l\u2019allargamento balcanico resta un obiettivo comune da perseguire senza vincoli reciproci: i progressi verso l\u2019Unione saranno \u2018nazionali\u2019 e i negoziati con un paese non dovranno essere condizionati dall\u2019andamento delle trattative con altri. Un modo per evitare il gioco dei veti e delle zeppe.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1516\" target= \"blank\"><b><u>Europa in bilico tra ripresa e nuova crisi<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Gramaglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1482\" target= \"blank\"><b><u>L&#8217;Ue si ricompatta all&#8217;insegna del rigore<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi greca e l\u2019indebolimento dell\u2019euro hanno quasi monopolizzato la primavera dell\u2019Ue, frenando i processi d\u2019integrazione e l\u2019attuazione del Trattato di Lisbona, in vigore dal 1\u00b0 dicembre. Si sa, quando le cose vanno male \u00e8 pi\u00f9 difficile mettere le risorse in comune. 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