{"id":15270,"date":"2010-08-09T00:00:00","date_gmt":"2010-08-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/venti-di-guerra-in-libano\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:47","slug":"venti-di-guerra-in-libano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/08\/venti-di-guerra-in-libano\/","title":{"rendered":"Venti di guerra in Libano"},"content":{"rendered":"<p>La scaramuccia al confine israelo-libanese di inizio agosto si \u00e8 rivelata un semplice incidente circoscritto alla zona in cui \u00e8 avvenuta. Giustamente, tuttavia, sul momento ha suscitato vive preoccupazioni, poich\u00e9 si \u00e8 prodotta nella zona oggi pi\u00f9 esposta ad una crisi che potrebbe a sua volta sfociare in un conflitto regionale pi\u00f9 ampio e, forse, qualcosa di pi\u00f9. Altri incidenti potrebbero infatti innescare un\u2019escalation pericolosa. Geoffrey Kemp su \u201c<i>The National Interest<\/i>\u201d dice, senza tema di incorrere in esagerazioni, che la situazione presenta analogie con la Serbia del 1914 (1).<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Golan_Heights_Map.png\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>L\u2019International Crisis Group ha appena pubblicato un rapporto non privo di allarme sull\u2019area che comprende Libano, Siria e Israele (2). Il piccolo scontro tra i militari israeliani e libanesi insomma non \u00e8 tanto significativo in s\u00e9, ma perch\u00e9 \u00e8 un buon \u201cmemento\u201d della particolare instabilit\u00e0 dell\u2019area, in un periodo in cui altre crisi, gravi, ma forse meno preoccupanti, almeno nel breve termine, attirano invece l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica in Iraq, in Yemen e in Palestina, per non parlare dell\u2019Afghanistan e del Pakistan, dove sono in corso conflitti armati su larga scala.<\/p>\n<p><b>Germi di un nuovo conflitto<\/b><br \/>In Libano, l\u2019assassinio del presidente Rafiq Hariri nel 2005 ha interrotto la pace sotto guardia siriana che era prevalsa grazie agli accordi di Taif del 1989 e alla conclusione della lunga guerra civile libanese. Dopo l\u2019assassinio, attribuito alla Siria, le forti pressioni degli Stati Uniti costrinsero Damasco a ritirare le sue truppe dal Libano. Inoltre, fu istituito un tribunale internazionale con il compito di trovare e processare esecutori e mandanti dell\u2019assassinio. Questo indebol\u00ec il ruolo politico dello Hizbollah e degli sciiti, sostenuti dalla Siria e dall\u2019Iran, e mand\u00f2 per contro al governo una coalizione presieduta da Fuad Siniora (detta del \u201c14 marzo\u201d), independentista e democratica, fortemente collegata all\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Negli anni seguenti il predominio della coalizione del 14 marzo si \u00e8 eroso fino a portare, con le ultime elezioni, al rientro dello Hizbollah in un governo di unit\u00e0 nazionale e a un riavvicinamento fra Libano e Siria &#8211; ironicamente guidato dal figlio del presidente assassinato, Saad Hariri, oggi primo ministro del governo libanese.<\/p>\n<p>Nel frattempo, c\u2019\u00e8 stata anche un\u2019erosione dell\u2019equilibrio militare uscito dalla guerra fra Israele e Hizbollah del 2006. A seguito del conflitto si \u00e8 creata una reciproca deterrenza, ma assai fragile. In realt\u00e0, la relativa pace che predomina dalla conclusione della guerra si \u00e8 accompagnata a un continuo riarmo, che la missione Onu (Unifil) schierata in Libano dopo la fine del conflitto non ha potuto o saputo neppure limitare. <\/p>\n<p>Le forze militari dello Hizbollah dispongono ora di una quantit\u00e0 e variet\u00e0 notevole di armi missilistiche, in grado di arrivare in profondit\u00e0 sul suolo israeliano. Israeliani e libanesi sono consapevoli che un\u2019eventuale ripresa del conflitto armato sarebbe devastante specialmente in termini di vittime civili e danneggiamenti, perch\u00e9 tutti combatterebbero con il proposito di ottenere una vittoria decisiva al posto della precaria deterrenza emersa dagli scontri del 2006. Come giustamente osserva il rapporto dell\u2019International Crisis Group, la precariet\u00e0 della deterrenza in atto incentiva le parti a riarmarsi e porta quindi con s\u00e9 i germi di un nuovo e pi\u00f9 devastante conflitto.<\/p>\n<p>Sarebbe un conflitto grave in s\u00e9, ma soprattutto per le sue implicazioni a livello regionale e internazionale. Potrebbe risucchiare nel vortice, oltre ai soliti \u201cguerriglieri\u201d dell\u2019islamismo transnazionale, anche la Siria e l\u2019Iran, forse non solo indirettamente, ma con le loro forze militari. E, sebbene Obama sia tutt\u2019altro che attratto da interventi militari, potrebbe trascinare anche Washington e allargarsi ad altre aree del Medioriente.<\/p>\n<p><b>La miccia della sentenza su Hariri <\/b><br \/>L\u2019esca di un\u2019evoluzione del genere non \u00e8 tanto militare \u2013 perch\u00e9 le forze militari sono entrambe impegnate a mantenere la deterrenza in atto, per quanto contraddittoria e precaria \u2013 ma politica. \u00c8 dall\u2019intrinseca tensione che domina la politica interna libanese che pu\u00f2 venire la scintilla di un conflitto armato. Che potrebbe essere prima civile e poi fra stati, magari su chiamata delle fazioni libanesi in lotta. <\/p>\n<p>La scintilla incombe perch\u00e9, secondo alcune voci autorevoli il tribunale internazionale che si occupa dell\u2019assassinio dell\u2019ex presidente Hariri si appresterebbe a emettere nel prossimo settembre una sentenza che del delitto incolperebbe alcuni affiliati dello Hizbollah. Mentre il leader dello Hizbollah ha subito messo le mani avanti dichiarando che una tale sentenza sarebbe il frutto di un complotto israelo-americano e quindi inaccettabile, Saad Hariri, al fine di prevenire l\u2019ennesima guerra civile, ha affermato che nessuno dubiterebbe che questi accoliti dello Hizbollah avrebbero agito al di fuori delle direttive e del controllo del partito. Ma in questa affermazione non si riconosce uno schieramento politico compatto. \u00c8 evidente che i drusi o questa e quella fazione potrebbero non pensarla come Saad Hariri. Di fatto, usando la sentenza come pretesto, sono in molti che potrebbero riattizzare le tensioni, se non ridare il via al conflitto civile. <\/p>\n<p>In realt\u00e0, oggi nel Medio Oriente, mentre la diplomazia internazionale e gli Usa sembrano prevalentemente occupati dal conflitto israelo-palestinese, non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 instabile e rischioso del Libano.<\/p>\n<p><b>Diplomazia saudita in movimento<\/b><br \/>Ci\u00f2 \u00e8 molto chiaro invece alla diplomazia saudita e a quella siriana, che hanno organizzato il 30 luglio scorso un incontro tripartito libano-siro-saudita a Beirut (preceduto, il giorno prima da un vertice siro-saudita a Damasco) allo scopo di tranquillizzare il Libano sulle conseguenze della sentenza dell\u2019Onu. I sauditi, patrocinatori degli accordi di Taif e grandi protettori della Famiglia Hariri, hanno grande influenza a Beirut. D\u2019altra parte, hanno avviato un riavvicinamento con la Siria gi\u00e0 dallo scorso ottobre 2009, quando ci fu una solenne e proficua visita di stato di re Abdullah a Damasco. <\/p>\n<p>La diplomazia saudita ha l\u2019obiettivo di impedire che l\u2019attuale tensione fra l\u2019\u201casse della resistenza\u201d guidato da Teheran e la coalizione di arabi moderati,  di cui essa stessa \u00e8 alla guida, si trasformi in un conflitto armato regionale o sia aggravata da conflitti armati locali. La visita tripartita mira a un\u2019intesa per un ritorno della Siria in Libano che serva a controllare le tensioni interconfessionali di quel paese, in particolare lo Hizbollah, ed evitare che esse sfocino in una nuova guerra civile. La diplomazia saudita, come gi\u00e0 al tempo dell\u2019accordo della Mecca fra Fatah e Hamas, fa cose che gli Usa non possono fare e che neppure lontanamente pensano a sostenere dopo che sono state fatte.<\/p>\n<p><b>Nodo siriano<\/b><br \/>La Siria trae da questi sviluppi un grande vantaggio, perch\u00e9, mentre sono buoni i suoi rapporti con l\u2019Occidente e ottimi quelli con la Turchia, ha ora l\u2019opportunit\u00e0 di riaffermare un suo ruolo inter-arabo \u2013 a fronte di un Egitto prigioniero di una successione difficile e privo di reali prospettive di cambiamento \u2013 mentre, con l\u2019influenza che i sauditi le consentono ora di tornare a esercitare a Beirut, si rafforza anche la sua posizione nei confronti di Israele. <\/p>\n<p>Con una maggiore influenza in Libano, la Siria pu\u00f2 tra l\u2019altro premere pi\u00f9 efficacemente su Gerusalemme per una ripresa dei negoziati per la restituzione del Golan e la pace fra i due paesi in alternativa alla difficile e pericolosa prospettiva di un eventuale nuovo scontro con lo Hizbollah. La fragilit\u00e0 della situazione politica libanese e della deterrenza fra Libano e Israele e i rischi che comporta dovrebbero convincere il premier israeliano Benjamin Netanyahu a riaprire il dossier del negoziato con Damasco. Non farlo vuol dire alimentare i rischi di un conflitto e le varie esche che potrebbero da questo conflitto portare a un conflitto regionale con l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Che fare? Molti ribadiscono la necessit\u00e0 di risolvere i nodi all\u2019origine delle tensioni regionali, ma il tempo non lo consente. Non \u00e8 il momento della risoluzione dei conflitti, ma di una loro gestione. Gli Usa farebbero bene a dirottare le loro risorse diplomatiche verso il Libano, accantonando, se necessario, l\u2019impegno nel quadrante israelo-palestinese che, del resto, si annuncia piuttosto inconcludente. Lo sforzo diplomatico, tuttavia, non dovrebbe tanto essere rivolto ad aggiornare e rafforzare il mandato di Unifil, quanto a creare le condizioni per avviare un nuovo negoziato siro-israeliano, magari (visto che la Turchia ha perso la necessaria credibilit\u00e0 in Israele) sotto il patrocinio diretto di Washington.<\/p>\n<p><font size=\"1\"> (1) Geoffrey Kemp, \u201cThe Guns of August\u201d, <i>The National Interest<\/i>, 5 agosto 2010.<br \/>(2) International Crisis Group, <i>Drums of War: Israel and the \u2018Axis of Resistance\u2019<\/i>, 2 agosto 2010. <\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>R. Iannuzzi: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1521\" target= \"blank\"><b><u>La proposta Lieberman, il futuro di Gaza e il ruolo dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scaramuccia al confine israelo-libanese di inizio agosto si \u00e8 rivelata un semplice incidente circoscritto alla zona in cui \u00e8 avvenuta. 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