{"id":1530,"date":"2006-07-07T00:00:00","date_gmt":"2006-07-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-e-palestina-gestione-delle-crisi-o-risoluzione-del-conflitto\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:25","slug":"israele-e-palestina-gestione-delle-crisi-o-risoluzione-del-conflitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/07\/israele-e-palestina-gestione-delle-crisi-o-risoluzione-del-conflitto\/","title":{"rendered":"Israele e Palestina: gestione delle crisi o risoluzione del conflitto?"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019operazione \u201cpiogge d\u2019estate\u201d (Summer Rains), che il governo d\u2019Israele ha lanciato il 28 giugno contro il territorio di Gaza, mette in evidenza, da una lato, la propensione del conflitto ad acuirsi, dall\u2019altro, l\u2019assenza di meccanismi endogeni e internazionali atti a tamponare, se non proprio invertire, la tendenza.<\/p>\n<p>Il silenzio della comunit\u00e0 internazionale in questo frangente \u00e8 abbastanza impressionante. L\u2019Unione europea, con il consenso del Quartetto, ha messo in funzione un meccanismo per l\u2019aiuto umanitario e i ministri degli Esteri del G 8, riuniti a Mosca per preparare il vertice di san Pietroburgo, si sono limitati, con qualche riluttanza, a invitare Israele a moderare i modi. Ma sul piano politico nulla, come se quello che sta succedendo in Palestina fosse un disastro naturale o la transitoria ribellione di una lontana provincia. <\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, probabilmente, la comunit\u00e0 internazionale pensa ancora in termini di risoluzione del conflitto o della possibilit\u00e0 di riportare le parti al tavolo delle trattative, mentre il processo di pace, dopo un lunghissimo crepuscolo \u00e8 ormai nella pi\u00f9 totale delle eclissi, con l\u2019ascesa di Hamas e l\u2019implosione delle forze protagoniste del processo di Oslo (l\u2019Olp, il partito Fateh e l\u2019Autorit\u00e0 palestinese). <\/p>\n<p>Mentre nelle cancellerie si continuava negli ultimi anni a parlare di processo di pace e a celebrare le annesse liturgie, nello stesso torno di tempo le parti in causa hanno cessato di pensare in questi termini e si sono rassegnate e orientate a gestire al meglio la crisi nascente dal comune desiderio di separarsi, ma dalla difficolt\u00e0 di farlo a condizioni ritenute accettabili.<\/p>\n<p><b>Il prezzo da pagare per la pace<\/b><br \/>Sharon si \u00e8 a un certo punto convinto della necessit\u00e0 di separare Israele dai palestinesi per preservarne il carattere ebraico a fronte della pi\u00f9 intensa dinamica demografica dei palestinesi. Mentre gli israeliani, come si \u00e8 visto con la vittoria del partito Kadima alle elezioni dello scorso aprile, condividono questa prospettiva, ci sono ampie divergenze sul prezzo da pagare in termini di rinunce territoriali ed evacuazione degli insediamenti. Tuttavia, il problema pi\u00f9 complicato nella gestione della crisi israeliana si \u00e8 palesato con l\u2019ascesa al governo del partito Hamas. <\/p>\n<p>La reazione immediata del governo israeliano \u2013 pienamente sostenuto dalla comunit\u00e0 internazionale \u2013 \u00e8 stata quella di sanzionarlo e possibilmente abbatterlo. Molte voci si stanno levando per contro in Israele per argomentare che la lotta contro Hamas rischia di essere fuorviante proprio nel dibattito sull\u2019attuazione della separazione unilaterale. La piattaforma del governo di Hanyeh \u2013 distinta dalle altre correnti della stessa Hamas \u2013 \u00e8, s\u00ec, ideologicamente ostile alla pace con Israele ma, per contro, appare compatibile con gli obbiettivi della politica di separazione unilaterale inaugurata da Sharon, pienamente ripresa da Olmert e bene o male benedetta dalle elettori israeliani.<\/p>\n<p><b>Forze palestinesi frammentate<\/b><br \/>Dall\u2019altra parte, le forze nazionaliste palestinesi che hanno guidato sin qui la lotta per l\u2019indipendenza, l\u2019Olp e il partito Fateh, si sono frantumate lasciando spazio all\u2019ascesa di Hamas, cio\u00e8 dei Fratelli Musulmani di Palestina. Secondo Hamas non esistono attualmente le condizioni per un processo di pace con Israele. Il suo programma \u00e8 una lunga tregua da dedicare all\u2019islamizzazione e al rafforzamento della societ\u00e0 palestinese onde affrontare un giorno la questione in condizioni pi\u00f9 adeguate. Questo programma genera una crisi sistemica in Palestina, poich\u00e9 le forze politiche in campo non si combattono per diversit\u00e0 programmatiche o ideologiche ma per l\u2019instaurazione di due regimi politici incompatibili. <\/p>\n<p>Come la crisi israeliana, quella palestinese \u00e8 collegata al conflitto ma non riguarda in primo luogo il conflitto. La piattaforma di Hamas \u00e8 una politica di separazione che i nazionalisti non accettano. Come la politica israeliana di separazione, non contempla la risoluzione del conflitto ma un\u2019ipotesi per la gestione della crisi morale e politica che la Palestina attraversa.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, sembrano aver ragione quelle voci israeliane che sottolineano la compatibilit\u00e0 delle due piattaforme e, di qui, l\u2019opportunit\u00e0 di stabilire un rapporto non certo di cooperazione ma di coabitazione fra Hamas e Israele, rapporto che, rinviando \u2013 anche di molto &#8211; il problema della risoluzione del conflitto, dia a entrambi la possibilit\u00e0 di gestire la propria crisi e tornare un giorno a parlare di soluzione del conflitto.<\/p>\n<p><b>Che fare con Hamas?<\/b><br \/>Se si accetta questa interpretazione, il problema \u00e8 di pagare i prezzi necessari a permettere la coabitazione, cio\u00e8 preparare la compatibilit\u00e0 concreta delle due piattaforme di separazione. Per gli israeliani il prezzo primario riguarda il riconoscimento de facto di Hamas: lasciarlo vivere e cessare di interferire con la crisi politica interna palestinese (d\u2019altra parte, la lezione del tentativo di interferire nella politica del Libano \u00e8 proprio questa). <\/p>\n<p>Il prezzo per Hamas riguarda la condizione che pongono alla tregua, che cio\u00e8 Israele si ritiri alla linea verde: \u00e8 chiaro che questo pu\u00f2 essere semmai un risultato di lungo termine del processo ma non una condizione preliminare. D\u2019altra parte, per\u00f2, neppure Israele pu\u00f2 pensare di separarsi solo alle condizioni territoriali che gli fanno comodo, oppure di ritirare tutti i coloni ma lasciare nei territori occupati tutto l\u2019esercito ritenuto necessario. <\/p>\n<p>Ha scritto un noto \u201c<a href= \"http:\/\/www.bitterlemons.org\/previous\/bl030706ed26.html\" target= \"blank\"><b><u> analista israeliano<\/u><\/b><\/a>: \u201c\u00c8 tempo che il governo presenti il disimpegno per quello che \u00e8: un imperativo demografico e nazionale che risolve alcuni problemi e ne crea altri\u201d, cio\u00e8 ci sono prezzi da incassare ma anche da pagare. E questo vale per gli uni e per gli altri.<\/p>\n<p>Oggi, tuttavia, Israele e Hamas sono impossibilitati a negoziare le condizioni per una loro separazione. Gli errori dei loro governi, specialmente di quello di Israele, e l\u2019infingardaggine della comunit\u00e0 internazionale acuiscono il conflitto. Favorire la separazione fra le due parti negoziandone le condizioni concrete potrebbe allora essere il compito della comunit\u00e0 internazionale. Essa tornerebbe cos\u00ec a fare politica verso questa tormentata regione, invece di limitarsi alle esortazioni e alla carit\u00e0. In altri termini, come i due contendenti, anche la comunit\u00e0 internazionale dovrebbe prendere atto che occorre adesso fare una politica di gestione delle crisi e tralasciare invece ogni comoda retorica di risoluzione del conflitto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019operazione \u201cpiogge d\u2019estate\u201d (Summer Rains), che il governo d\u2019Israele ha lanciato il 28 giugno contro il territorio di Gaza, mette in evidenza, da una lato, la propensione del conflitto ad acuirsi, dall\u2019altro, l\u2019assenza di meccanismi endogeni e internazionali atti a tamponare, se non proprio invertire, la tendenza. 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