{"id":15300,"date":"2010-08-24T00:00:00","date_gmt":"2010-08-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/iraq-diario-di-una-guerra-dimenticata\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:47","slug":"iraq-diario-di-una-guerra-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/08\/iraq-diario-di-una-guerra-dimenticata\/","title":{"rendered":"Iraq, diario di una guerra dimenticata"},"content":{"rendered":"<p>Il 2 agosto 1990, esattamente vent\u2019anni fa, le forze corazzate irachene, gi\u00e0 posizionate da alcuni giorni per un\u2019improbabile esercitazione, invadevano il Kuwait. Erano i prodromi della Guerra del Golfo, la prima ad essere esplicitamente combattuta per il petrolio e di fatto l\u2019ultima \u2013 se si esclude quella ancora con troppe ombre per l\u2019abbattimento di Saddam Hussein \u2013 ad essere combattuta come vera guerra, secondo dottrina e senza troppe falsificazioni ideologiche. Il pretesto era stato il rifiuto dell\u2019Emirato ad accettare una serie di richieste da parte irachena: cancellazione del debito contratto nei confronti del Kuwait durante la guerra con l\u2019Iran; pagamento di svariati miliardi di dollari come rimborso per una presunta frode di petrolio dai pozzi di frontiera; revisione dei confini tra i due paesi che prevedeva, tra l\u2019altro, la cessione di alcune isole.<\/p>\n<p><b>Governo, parlamento e forze armate<\/b><br \/>Immediatamente il Consiglio di Sicurezza approva all\u2019unanimit\u00e0 la risoluzione 660 \u2013 ne seguiranno  altre undici \u2013 che invita l\u2019Iraq a un ritiro immediato, varando anche sanzioni economiche ed embargo militare. La flotta americana muove verso il Golfo, dove il 13 agosto scatta il blocco navale, mentre il presidente Bush inizia consultazioni che porteranno ad una coalizione militare di 35 nazioni, Egitto e Siria comprese. Il 25 agosto un\u2019altra risoluzione autorizza l\u2019eventuale uso della forza per far rispettare l\u2019embargo, e in questo contesto il governo italiano \u2013 presieduto da Giulio Andreotti &#8211; nel turno di presidenza Cee, a nome dei dodici paesi condanna l\u2019invasione e aderisce alla richiesta Onu di ritiro immediato.<\/p>\n<p>E\u2019 in questo quadro che gi\u00e0 il 14 agosto il consiglio dei ministri delibera l\u2019invio della nostra Marina \u2013 viene costituito il 20\u00b0 Gruppo navale \u2013 che il successivo 21 agosto fa rotta per il Golfo, dopo che i nove paesi Ueo hanno espresso la determinazione a far rispettare l\u2019embargo anche con l\u2019uso della forza. Mentre le nostre navi sono gi\u00e0 in rotta, il Parlamento italiano si esprime a larga maggioranza in favore del coinvolgimento italiano nella crisi. Ma non si parla ancora di guerra. Il 14 settembre il Governo, alla vigilia della visita a Roma del segretario di stato americano James Baker, annuncia il rischieramento nel Golfo di un gruppo di caccia-bombardieri Tornado. Il Consiglio di Sicurezza decreta all\u2019unanimit\u00e0 anche l\u2019embargo aereo e il 25 settembre i Tornado, riconfigurati per il deserto e con la nuova livrea color sabbia, decollano da Gioia del Colle per raggiungere la base di al-Dhafra, negli Eau, che fino alla met\u00e0 di marzo dell\u2019anno successivo sar\u00e0 sede del neo-costituito Reparto Autonomo dell\u2019Aeronautica Militare. Ancora non si parla di guerra e ufficialmente i caccia-bombardieri sono l\u00e0 per proteggere il nostro Gruppo navale. Gli equipaggi, comunque, possiedono tutti la qualifica di \u201cpronti al combattimento\u201d secondo standard Nato e, con un ulteriore addestramento congiunto per assimilare nuove procedure operative, sarebbero in grado di integrarsi con celerit\u00e0 nelle forze aeree della Coalizione.<\/p>\n<p><b>Una svolta verso la guerra<\/b><br \/> La svolta avviene il 29 novembre, quando il Consiglio di Sicurezza approva la risoluzione 678, che autorizza l\u2019uso della forza se l\u2019Iraq non si ritirasse dal Kuwait entro le 24.00 del 15 gennaio 1991 (06.00 del 16 gennaio, ora di Roma). Anche in Italia si comincia ora a parlare di guerra, ci sono discussioni in Parlamento e proteste nel Paese, dove le frange pacifiste sono assai attive, ma alla fine anche i nostri Tornado vengono autorizzati ad addestrarsi con la coalizione nel  ruolo che \u00e8 loro proprio (Desert Shield). Cessa cos\u00ec un improbabile supporto a una flotta che, comunque, opera fuori dalla portata della minaccia aerea irachena. Il 6 gennaio decolla per la Turchia anche un\u2019aliquota di RF.104 G da ricognizione, per contribuire alla sorveglianza dei confini con l\u2019Iraq.<\/p>\n<p>In Italia parlare di guerra ovviamente \u00e8 difficile, e cos\u00ec la nostra Unit\u00e0 di coordinamento aereo (Ucaereo Riyadh), a pochi giorni dalla scadenza dell\u2019ultimatum dell\u2019Onu, non dispone ancora dell\u2019autorizzazione nazionale ad entrare nella pianificazione reale della Coalizione. Ci\u00f2 provoca difficolt\u00e0 al Reparto e disappunto nel comando alleato, che vorrebbe sapere quale sar\u00e0 il nostro ruolo in caso di ordine di attacco, ritenuto imminente. L\u2019addestramento viene in ogni caso completato, anche se la nostra singolare posizione non ci consente ancora pieno accesso a tutta l\u2019<i>intelligence<\/i> operativa. Siamo in buona compagnia, perch\u00e9 anche i colleghi francesi si trovano nella medesima situazione. Il 16 gennaio, come previsto, scade l\u2019ultimatum e la Coalizione si prepara al primo attacco. Noi non abbiamo ancora alcuna autorizzazione e, tra i sorrisetti degli alleati, stiamo a guardare. Nella stessa giornata, tuttavia, il Consiglio dei ministri decide la piena ottemperanza alla risoluzione 678 ed in Senato inizia il dibattito parlamentare per recepire la linea del governo. In patria, anche l\u2019Esercito viene mobilitato, a presidio delle installazioni contro atti di terrorismo interno. Nella notte del 17 gennaio 2.200 velivoli della Coalizione iniziano l\u2019operazione Desert Storm, attaccando obiettivi militari e siti strategici in Baghdad. Noi siamo fermi a terra, ancora senza autorizzazione. Questa, dopo l\u2019approvazione parlamentare, arriva il giorno successivo, appena in tempo per essere frettolosamente inseriti nel programma della seconda ondata.<\/p>\n<p><b>Una missione sfortunata<\/b><br \/>Come noto, l\u2019esito di questa nostra prima missione \u00e8 sfortunato. Nella notte, decollano da al-Dhafra otto Tornado, armati con cinque bombe da 1.000 libbre ciascuno. Gli obiettivi sono una serie di depositi di munizioni, da colpire volando a bassissima quota. I nostri fanno parte di un pacchetto di una quarantina di velivoli, che devono agganciare i velivoli cisterna per rifornirsi in un\u2019area al largo di Kuwait City. La zona \u00e8 temporalesca, in un fronte di nubi cumuliformi con forte turbolenza. Nessuno dei velivoli nazionali e alleati, nella notte, riesce ad agganciare il rifornitore e tutti, meno uno, ritornano alla base. Solo il maggiore Bellini, che aveva il capitano Cocciolone come navigatore, dopo vari tentativi riesce fortunosamente a rifornire. Prosegue isolato la sua missione, attacca e distrugge il deposito di munizioni volando, di notte, a mille chilometri all\u2019ora a sessanta metri da terra \u2013 a questo i nostri piloti erano perfettamente addestrati \u2013 ma incappa in un nutrito fuoco di contraerea e viene abbattuto. Il resto, \u00e8 storia nota. Tutte le successive 225 sortite di attacco proseguono con successo, fino alla conclusione della campagna aerea il 24 febbraio, data in cui iniziano i quattro giorni di campagna terrestre che conducono alla vittoria finale con la liberazione del Kuwait. L\u2019epilogo \u00e8 l\u2019incontro tecnico per la cessazione del fuoco tra gli esponenti delle forze contrapposte sotto la tenda di Safwan, localit\u00e0 irachena al confine col il Kuwait. E\u2019 il 3 marzo 1991. L\u201911 marzo rientrano a Villafranca dalla Turchia gli RF.104, ed il 15 marzo atterrano a Gioia del Colle anche i Tornado. Desert Storm \u00e8 terminata.<\/p>\n<p><b>Guerra vera, guerra dimenticata<\/b><br \/>Questa \u00e8 stata una guerra vera, senza troppe alterazioni semantiche, e forse per questo oggi \u00e8 difficile leggerla negli innumerevoli elenchi di \u201coperazioni di pace\u201d. Guerra da \u201cdimenticare\u201d, scomoda, forse gi\u00e0 dimenticata. Si, perch\u00e9 gli equipaggi decollavano ogni giorno da al-Dhafra con l\u2019ordine di attaccare e distruggere le forze nemiche in territorio ostile, di giorno e di notte, a 1.500 chilometri di distanza. Non c\u2019erano mezzi termini n\u00e9 <i>caveat<\/i>, tutto era chiaro, questa era la missione, e cos\u00ec \u00e8 stata disciplinatamente eseguita. Per la Storia, dopo oltre 45 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, \u00e8 stata la prima volta in cui l\u2019Italia ha deliberatamente deciso di coinvolgere in un conflitto le proprie forze armate. Tra di esse,  \u00e8 stata l\u2019Aeronautica Militare ad avere il privilegio di affrontare per prima la prova del fuoco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2 agosto 1990, esattamente vent\u2019anni fa, le forze corazzate irachene, gi\u00e0 posizionate da alcuni giorni per un\u2019improbabile esercitazione, invadevano il Kuwait. 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