{"id":15320,"date":"2010-08-27T00:00:00","date_gmt":"2010-08-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lingue-ue-roma-e-bruxelles-ai-ferri-corti\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:46","slug":"lingue-ue-roma-e-bruxelles-ai-ferri-corti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/08\/lingue-ue-roma-e-bruxelles-ai-ferri-corti\/","title":{"rendered":"Lingue Ue, Roma e Bruxelles ai ferri corti"},"content":{"rendered":"<p>Il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi l&#8217;ha messo nero su bianco in una lettera al presidente della Commissione europea Barroso: l\u2019Italia \u00e8 pronta a mettere il veto sul progetto di brevetto europeo, se il regime linguistico proposto dall\u2019esecutivo europeo non verr\u00e0 modificato. Secondo il governo italiano, la proposta della Commissione, se adottata, consacrerebbe di fatto il primato di inglese, francese e tedesco in ambito Ue poich\u00e9 prevede che i brevetti siano esaminati e concessi solo in una di queste tre lingue. Una soluzione inaccettabile, secondo Ronchi, che vi vede \u201cuna discriminazione geografica e culturale che va contro il sistema Italia\u201d. Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini ha pi\u00f9 volte ripetuto che il governo intende dare battaglia. Al momento non sembra ci siano grandi margini di compromesso. C\u2019\u00e8 dunque il rischio di un prolungato muro contro muro. Con possibili riflessi a pi\u00f9 ampio raggio nei rapporti tra Roma e Bruxelles.<\/p>\n<p><b>Progetto strategico<\/b><br \/>Il brevetto comunitario \u00e8 un obiettivo perseguito da decenni. Rientra tra quelli considerati strategici per l\u2019integrazione economica. Nel suo recente rapporto sul completamento del mercato unico, l\u2019ex-commissario europeo Mario Monti ha posto l\u2019accento sull\u2019importanza di un regime brevettuale comune per stimolare l\u2019innovazione e rendere l\u2019Ue pi\u00f9 competitiva.<\/p>\n<p>Lo scorso dicembre il Consiglio Ue ha approvato alcune norme per la creazione del brevetto europeo, ma ha lasciato aperta la questione del regime linguistico, non essendovi accordo tra i paesi membri sull\u2019argomento. La Commissione europea ha poi proposto un regolamento che prevede che le domande di brevetto possano essere presentate in tutte le 23 lingue ufficiali dell\u2019Unione, ma che i brevetti siano poi concessi e pubblicati solo in inglese, francese o tedesco. \u00c8 questa l\u2019unica versione che avrebbe valore legale (non, per esempio, la domanda presentata in italiano). Inglese, francese e tedesco sono le tre lingue di lavoro dell\u2019Organizzazione europea dei brevetti, attiva dal 1977, che non \u00e8 per\u00f2 un organo dell\u2019Ue e non rilascia brevetti validi per tutta Europa.<\/p>\n<p>In Italia le reazioni negative alla proposta della Commissione sono state pressoch\u00e9 unanimi. Secondo il governo si tratta di un progetto discriminante per la lingua e la cultura italiana e penalizzante per il suo sistema imprenditoriale. Una tesi largamente condivisa e che anche in Parlamento ha raccolto un inconsueto consenso bipartisan. Gli europarlamentari italiani, dal canto loro, hanno subito protestato duramente contro l\u2019esclusione della lingua italiana. Confindustria, che sin dall\u2019inizio ha seguito da vicino l\u2019iter legislativo del brevetto europeo, ha bocciato senza mezzi temini il progetto della Commissione, denunciando il danno che subirebbero le aziende italiane.<\/p>\n<p><b>Opzione inglese lingua unica<\/b><br \/>Ma esistono altre opzioni? Ci sarebbe il \u201cmodello Alicante\u201d, chiamato cos\u00ec perch\u00e9 utilizzato dall\u2019agenzia Ue per i marchi, che ha sede ad Alicante in Spagna. Contempla cinque lingue: oltre all\u2019inglese, al francese e al tedesco, anche l\u2019italiano e lo spagnolo. All\u2019Italia andrebbe ovviamente bene, ma \u00e8 considerato troppo costoso. Per questo sia il governo italiano che Confindustria hanno proposto che per la concessione dei brevetti sia usato solo l\u2019inglese. Secondo Ronchi, questa opzione \u201crappresenterebbe una semplificazione e risulterebbe comprensibile, accettabile politicamente e benvenuta dalle imprese\u201d. A luglio anche la commissione Affari europei della Camera ha espresso un consenso unanime per il ricorso all\u2019inglese come unica lingua.<\/p>\n<p>Se dunque il trilinguismo \u00e8 considerato discriminatorio, il primato dell\u2019inglese come lingua veicolare, sia a livello europeo che globale, non \u00e8 contestato. Fuori dal coro il commissario europeo Antonio Tajani: ha spiegato di aver votato a favore del trilinguismo in sede di Commissione per \u201callontanare il rischio dell\u2019inglese lingua unica, che potrebbe generare in futuro il predominio del diritto britannico nelle decisioni della Corte europea di giustizia\u201d.<\/p>\n<p>Respingendo l\u2019accusa di discriminazione geografica o culturale contro l\u2019Italia, la Commissione europea ha fin qui tenuto ferma la sua proposta (con l\u2019unica concessione, giudicata del tutto insufficiente dal governo italiano, di consentire agli inventori di presentare la domanda nella loro lingua). Ronchi ha annunciato, dal canto suo, che il governo italiano, che spera di poter contare sul sostegno della Spagna, si opporr\u00e0 \u201csia a livello politico che giurisdizionale\u201d.<\/p>\n<p><b>Le ragioni del trilinguismo<\/b><br \/>\u00c8 un fatto che tradurre i brevetti \u00e8 particolarmente costoso: tra i 75 e gli 85 euro, si calcola, per una singola pagina. E oggi, secondo una stima della Commissione, un brevetto europeo \u00e8 dieci volte pi\u00f9 costoso di uno americano. In base alle norme della succitata Organizzazione europea dei brevetti, questi ultimi devono infatti essere convalidati &#8211; e quindi tradotti &#8211; in ogni paese in cui il titolare del brevetto desideri essere protetto. Questo porta la maggior parte degli inventori a cercare protezione in un numero limitato di paesi. Ma gi\u00e0 un brevetto valido in solo 13 paesi costa circa 20.000 euro, di cui 14.000 per le traduzioni. La proposta della Commissione prevede invece che un brevetto valido in tutti i paesi Ue costi 6.000 euro, di cui solo il 10% per le traduzioni.<\/p>\n<p>Secondo la Commissione sarebbe peraltro troppo complicato abbandonare il trilinguismo, dato che \u00e8 rimasto in vigore, nell\u2019ambito del regime previsto dall\u2019Organizzazione europea dei brevetti, per oltre trent\u2019anni. Inoltre l\u2019uso del francese e del tedesco sarebbe giustificato dal numero di domande per la concessione di brevetti presentate in queste lingue, di molte volte superiore a quelle presentate in italiano. C\u2019\u00e8 poi chi non ha mancato di sottolineare che circa un 30% dei cittadini europei parla tedesco &#8211; tra madrelingua e chi lo appreso come seconda lingua &#8211; contro un 15% che parla italiano.<\/p>\n<p><b>Un difficile equilibrio<\/b><br \/>In ballo per\u00f2, \u00e8 chiaro, ci sono questioni e interessi pi\u00f9 generali. L\u2019Ue \u00e8 tenuta a proteggere la diversit\u00e0 culturale degli stati membri, nonch\u00e9 il massimo di trasparenza e accessibilit\u00e0. Il multilinguismo \u00e8 la via maestra per realizzare entrambi gli obiettivi. Ma, d\u2019altra parte, operare in 23 lingue &#8211; tante sono quelle ufficiali dell\u2019Ue &#8211; \u00e8 tutt\u2019altro che facile e l\u2019Unione deve anche garantire che il multilinguismo non incida negativamente sull\u2019efficienza. Il brevetto europeo \u00e8 un classico esempio di quanto arduo sia spesso conciliare queste due esigenze.<\/p>\n<p>La proposta della Commissione \u00e8 un tentativo di trovare un giusto equilibrio. Ma per il governo italiano essa legittima di fatto una divisione in lingue di serie A e di serie B, in contrasto con quanto previsto dai trattati. Inoltre, secondo il governo, si sta adottando, almeno nel caso del tedesco, un criterio inaccettabile, poich\u00e9 si fa valere pi\u00f9 il peso demografico ed economico del paese, che la natura veicolare della lingua.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte il trilinguismo ha sempre pi\u00f9 preso piede in ambito Ue. All\u2019interno della Commissione, inglese, francese e tedesco si sono da tempo affermate come lingue di lavoro. Lo stesso dicasi per altri organismi o attivit\u00e0 Ue, comprese le riunioni amministrative al Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Non che l\u2019Italia non abbia provato a reagire. Si \u00e8 fatta sentire, in particolare, sui concorsi Ue, ottenendo che i bandi siano anche in italiano e che a partire dal prossimo anno le preselezioni siano fatte in tutte le 23 lingue dell\u2019Ue. Ma rispetto ad altri paesi, non c\u2019\u00e8 dubbio che si sia fatto poco per la promozione e la difesa della lingua italiana. Di recente, ad esempio, l\u2019Accademia della Crusca, che ha la missione di promuovere e valorizzare la lingua italiana, ha pubblicato un appello per denunciare \u201cl\u2019assoluta precariet\u00e0 economico-finanziaria\u201d in cui versa.<\/p>\n<p>Insistendo sull\u2019impegno dell\u2019Ue a garantire pari dignit\u00e0 a tutte le lingue, il governo italiano ne fa una questione di principio, ma in gioco \u00e8 chiaramente anche l\u2019orgoglio nazionale, il prestigio e il potere politico all\u2019interno dell\u2019Ue. Il rischio di una crescente marginalizzazione di fronte a un gruppo di testa sempre pi\u00f9 stabile &#8211; l\u2019Ue3 composto dalla Germania, dalla Francia e dal Regno Unito &#8211; \u00e8 sempre pi\u00f9 avvertito. Anche per questo la questione del trilinguismo \u00e8 diventata una sorta di cartina di tornasole per l\u2019Italia. Ma allora sarebbe opportuno che si facesse un serio esame anche dei ritardi e delle insufficienze del sistema paese, che in questo, come in altri settori, rendono particolarmente impervia la difesa degli interessi nazionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>S. Locatelli: <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/DocIAI\/iai1015.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Balancing Diversity and Efficiency in the EU\u2019s Language Regime: e Pluribus Tres for the EU Patent?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Chevallard: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1528\" target= \"blank\"><b><u> Parte con slancio il servizio diplomatico Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. De Capitani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1514\" target= \"blank\"><b><u> I poteri dell\u2019Ue sui dossier top secret<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi l&#8217;ha messo nero su bianco in una lettera al presidente della Commissione europea Barroso: l\u2019Italia \u00e8 pronta a mettere il veto sul progetto di brevetto europeo, se il regime linguistico proposto dall\u2019esecutivo europeo non verr\u00e0 modificato. 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