{"id":15330,"date":"2010-08-28T00:00:00","date_gmt":"2010-08-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-negoziato-israelo-palestinese-riparte-in-salita\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:46","slug":"il-negoziato-israelo-palestinese-riparte-in-salita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/08\/il-negoziato-israelo-palestinese-riparte-in-salita\/","title":{"rendered":"Il negoziato israelo-palestinese riparte in salita"},"content":{"rendered":"<p>Dopo molte titubanze, il presidente dell\u2019Autorit\u00e0 palestinese (Ap) Abu Mazen ha accettato di sedersi, in qualit\u00e0 di presidente dell\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), al tavolo negoziale con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Gli Stati Uniti hanno premuto a lungo perch\u00e9 l\u2019Ap, inizialmente contraria, accettasse di far ripartire il dialogo diretto con Israele dopo circa tre mesi di negoziati indiretti, gestiti dall\u2019inviato speciale americano in Medioriente George Mitchell. \u00c8 uno sviluppo in linea con quanto chiesto dall\u2019ultimo vertice della Lega Araba e con quanto concordato a Washington da Netanyahu e Obama all\u2019inizio di luglio.<\/p>\n<p><b>Bastone e carota<\/b><br \/>Nell\u2019incontro di Washington il presidente americano e il premier israeliano avevano messo da parte una serie di divergenze, stabilendo che, in cambio dell\u2019impegno israeliano ad allentare l\u2019embargo nei confronti di Gaza, l\u2019amministrazione americana avrebbe fatto pressioni perch\u00e9 Abu Mazen accettasse di riprendere le trattative dirette. Sebbene Washington abbia espressamente negato di avere minacciato ritorsioni nei confronti dell\u2019Ap, nel caso in cui questa avesse perseverato nel suo rifiuto, \u00e8 chiaro che il pressing americano \u00e8 stato molto intenso. L\u2019amministrazione Usa ha usato il classico metodo del bastone e della carota, lo stesso peraltro utilizzato con Israele.<\/p>\n<p>Il via libera israeliano all\u2019acquisto da parte dell\u2019Ap di 50 veicoli armati di fabbricazione russa, bloccati a lungo in Giordania, si deve certamente all\u2019influenza americana su Gerusalemme. Anche la recente promozione della missione dell\u2019Olp a Washington a \u201cdelegazione generale\u201d, come da tempo avviene in molti paesi europei, rientra in un pacchetto di incentivi offerti all\u2019Ap in cambio del via libera ai nuovi negoziati. Anche dietro la decisione di Giordania, Egitto e Arabia Saudita di sponsorizzare, all\u2019interno della Lega Araba, i negoziati diretti, c\u2019\u00e8 l\u2019azione diplomatica Usa.<\/p>\n<p>Varie ragioni hanno indotto Abu Mazen a riprendere il dialogo con Netanyahu, che comincer\u00e0 formalmente il 2 settembre a Washington. In primo luogo, il presidente dell\u2019Ap non poteva permettersi uno scontro prolungato con l\u2019amministrazione americana. Se fosse rimasto fermo sul suo no, avrebbe inoltre rischiato di fornire a Netanyahu, su un piatto d\u2019argento, il pretesto per riprendere la costruzione degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi a partire dal 26 settembre, giorno in cui termineranno i dieci mesi di \u201ccongelamento\u201d decisi nel novembre scorso dal governo israeliano.<\/p>\n<p><b>Verso un <i>deja vu?<\/i><\/b><br \/>Abu Mazen ha cercato a lungo di condizionare la riapertura di trattative dirette all\u2019accettazione israeliana dell\u2019obiettivo indicato dal Quartetto (Usa, Russia, Ue e Onu) lo scorso 19 marzo, vale a dire la nascita a breve scadenza di uno Stato palestinese con frontiere definite sulla base dei confini pre-1967. Tuttavia, a seguito del rifiuto israeliano della proposta palestinese, e di fronte allo stallo nelle trattative, gli Usa hanno dato il placet alla ripresa di negoziati diretti senza alcuna pre-condizione, cos\u00ec come chiedeva Israele.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Abu Mazen si \u00e8 opposto cos\u00ec a lungo ad una riapertura del dialogo diretto con Netanyahu? Dalla storia diplomatica degli ultimi venti anni, a partire dalla conferenza di Madrid del 1991, la dirigenza palestinese aveva tratto una lezione fondamentale: evitare trattative diplomatiche che non stabiliscano espressamente il punto di arrivo, cio\u00e8 uno Stato palestinese con i confini pre-1967.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 il primo ministro israeliano Yitzhak Shamir aveva accettato di partecipare alla conferenza di Madrid, cedendo alle pressioni dell\u2019allora presidente Bush (senior), perch\u00e9 convinto che, facendo melina, avrebbe potuto tirare le cose in lungo senza giungere ad alcun accordo. La stessa tattica adottata da Netanyahu quando, divenuto primo ministro nel 1996, scelse di continuare i negoziati previsti da Oslo, conscio che avrebbe potuto rimandare all\u2019infinito la discussione delle questioni cardine del conflitto: lo Stato palestinese, le sue frontiere, lo status di Gerusalemme, l\u2019acqua, i rifugiati. Infine, i round negoziali successivi alla conferenza di Annapolis del novembre 2007, avevano definitivamente convinto Abu Mazen che il solo modo per evitare un\u2019altra trattativa diplomatica senza sbocco &#8211; con il rischio, peraltro, che la responsabilit\u00e0 venisse ancora una volta scaricata sui palestinesi &#8211; fosse vincolarla all\u2019accettazione da parte israeliana di alcune precise pre-condizioni.<\/p>\n<p>Sono ora in molti a ritenere che si stia per assistere ad un <i>d\u00e9j\u00e0-vu<\/i>, ossia ad un negoziato destinato a finire in un nulla di fatto. Anche nel caso, improbabile, di un accordo, molto poche &#8211; per non dire nulle &#8211; sarebbero le possibilit\u00e0 per le due parti di metterlo concretamente in pratica.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i palestinesi, \u00e8 indubbio che la divisione politica e territoriale tra Fatah e Hamas ponga notevoli ostacoli. Se pure Israele raggiungesse un accordo con l\u2019Olp &#8211; cio\u00e8 con Fatah &#8211; che chance avrebbe di essere attuato nella Striscia di Gaza, sotto controllo di Hamas? Inoltre, essendo la leadership di Hamas divisa tra un\u2019ala possibilista e una pi\u00f9 oltranzista, nessuno \u00e8 in grado di stabilire quanto potrebbe durare un eventuale governo di unit\u00e0 nazionale Fatah-Hamas che si formasse con l\u2019obiettivo di mettere in pratica un accordo di pace.<\/p>\n<p><b>Pensare l\u2019impensabile<\/b><br \/>Quanto a Israele, un primo problema \u00e8 la tenuta del governo. Supponendo che Netanyahu fosse disposto a rischiare una sorta di \u201csuicidio\u201d politico, firmando un accordo di pace che preveda il ritorno ai confini del 1967, il governo cadrebbe per la spaccatura che si verrebbe a creare nel Likud e per l\u2019opposizione degli altri partiti della maggioranza, con l\u2019eccezione &#8211; forse &#8211; dei laburisti. D\u2019altronde, anche nella remota ipotesi in cui nascesse un nuovo governo, con l\u2019innesto di Kadima, un accordo che prevedesse l\u2019eliminazione di un numero rilevante di insediamenti israeliani sarebbe molto complicato da realizzare per l\u2019opposizione decisa dei coloni e di una parte considerevole del mondo politico israeliano.<\/p>\n<p>Si profila perci\u00f2 un nuovo fallimento. Il che pone il problema dell\u2019effettiva realizzabilit\u00e0 dell\u2019opzione \u201cdue popoli &#8211; due Stati\u201d su cui hanno mirato, almeno sulla carta, i negoziati degli ultimi vent\u2019anni. Non \u00e8 forse giunto il momento &#8211; come ha sostenuto lo storico inglese Tony Judt, recentemente scomparso &#8211; di \u201cpensare l\u2019impensabile\u201d, ossia dimenticare l\u2019opzione \u201cdue popoli \u2013 due Stati\u201d per abbracciare quella di \u201cuno Stato unico binazionale\u201d?<\/p>\n<p>Evitare \u201cl\u2019impensabile\u201d \u00e8 forse l\u2019unica motivazione che potrebbe portare le due parti ad affrontare i nuovi negoziati con una minima chance di successo. La domanda che ci si dovrebbe porre \u00e8 dunque la seguente: Israele e l\u2019Ap si rendono conto che, in caso di mancato accordo, \u201cl\u2019impensabile\u201d potrebbe realmente divenire \u201cpensabile\u201d? Sono disposti ad adoperarsi per evitare che ci\u00f2 accada? O si deve concludere che anche per le due parti \u00e8 ormai possibile \u201cpensare l\u2019impensabile\u201d?<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1527\" target= \"blank\"><b><u>Venti di guerra in Libano<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo molte titubanze, il presidente dell\u2019Autorit\u00e0 palestinese (Ap) Abu Mazen ha accettato di sedersi, in qualit\u00e0 di presidente dell\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), al tavolo negoziale con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. 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