{"id":15400,"date":"2010-09-08T00:00:00","date_gmt":"2010-09-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lagenda-italo-libica-dopo-la-visita-di-gheddafi\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:44","slug":"lagenda-italo-libica-dopo-la-visita-di-gheddafi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/lagenda-italo-libica-dopo-la-visita-di-gheddafi\/","title":{"rendered":"L\u2019agenda italo-libica dopo la visita di Gheddafi"},"content":{"rendered":"<p>La visita di Gheddafi in Italia \u00e8 stata accompagnata dal solito strascico di polemiche, che hanno avuto per oggetto soprattutto il comportamento folcloristico del Colonnello, con tanto di lezioni di Corano a hostess reclutate da un\u2019agenzia romana e tentativi di effettuare conversioni all\u2019Islam. Ma, al di l\u00e0 degli strappi al protocollo, gi\u00e0 ampiamente commentati dalla stampa quotidiana, la celebrazione del secondo anniversario della firma del Trattato italo-libico di Bengasi del 2008 invita a fare un bilancio e ad esaminare le prospettive future. Anche perch\u00e9 se i protagonisti cambiano, i trattati restano e sono fatti per durare, tanto pi\u00f9 che il documento che ha posto fine al contenzioso italo-libico non \u00e8 un semplice scambio di note, ma un \u201cTrattato di amicizia, partenariato e cooperazione\u201d.<\/p>\n<p><b>Eccesso di zelo<\/b><br \/>Per chiudere definitivamente il contenzioso con la Libia, l\u2019Italia ha pagato un prezzo molto alto sia in termini morali sia in termini monetari. Ha condannato senza mezzi termini il passato coloniale e ha offerto un risarcimento non dovuto, poich\u00e9 il colonialismo e i maltrattamenti nei confronti delle popolazioni libiche non costituivano al momento e durante l\u2019occupazione coloniale un illecito e tanto meno un crimine internazionale.<\/p>\n<p>Da parte italiana \u00e8 stata pronunciata la parola fine, ma non altrettanto \u00e8 stato fatto da Gheddafi, che nel discorso interminabile dal palco della caserma di Tor di Quinto si \u00e8 lanciato in una filippica contro il colonialismo italiano. Il che \u00e8 francamente irritante. Si tratta di un capitolo chiuso, materia per gli storici, che non dovrebbe essere riaperto ad ogni occasione, come ha fatto Gheddafi anche ad Addis Abeba nel 2009, in qualit\u00e0 di presidente di turno dell\u2019Unione Africana, quando ha invitato i paesi africani a chiedere un risarcimento per l\u2019occupazione coloniale europea. Ma la generosit\u00e0 italiana \u00e8 ben lungi dal costituire un precedente determinante secondo il diritto internazionale!<\/p>\n<p><b>Compatibilit\u00e0 con gli impegni Nato <\/b><br \/>Il Trattato di Bengasi contiene clausole politiche e di sicurezza importanti, che riguardano sia l\u2019Italia sia i suoi alleati. \u00c8 definitivamente fugata l\u2019idea che il Trattato contenga clausole incompatibili con la Nato. Anche l\u2019art. 4 sull\u2019obbligo di non mettere a disposizione i rispettivi territori per qualsiasi atto ostile nei confronti dell\u2019Italia o della Libia \u00e8 in linea di principio perfettamente compatibile con i nostri impegni nell\u2019Alleanza atlantica. Si aggiunga che la Libia fa parte dell\u2019intesa 5+5, che riunisce cinque paesi della riva Nord e cinque di quella Sud del Mediterraneo: \u00e8 un quadro di cooperazione non molto conosciuto, ma che viaggia sui binari giusti.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro la Libia \u00e8 entrata a far parte della <i>Proliferation Security Initiative<\/i> (Psi), un\u2019iniziativa promossa dagli Usa contro la diffusione delle armi di distruzione di massa cui partecipano numerosi Stati, fra cui la Federazione Russa. Il Trattato prevede una clausola sulla collaborazione nel settore della proliferazione delle armi di distruzione di massa e del disarmo. Non risulta che la negoziazione di tale clausola sia stata adeguatamente meditata, ma essa potrebbe tornare utile qualora nel 2012 si riunisse la conferenza per istituire una zona priva di armi di distruzione di massa in Medio Oriente auspicata dall\u2019VIII sessione della conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp).<\/p>\n<p>Gheddafi, nel discorso di Tor di Quinto, ha fatto accenno al Mediterraneo come mare aperto solo alle flotte dei paesi rivieraschi. Quindi niente VI flotta americana! Una vecchia idea sovietica, che non trova nessun appiglio nel Trattato e andrebbe adeguatamente rintuzzata.<\/p>\n<p><b>Vantaggi economici <\/b><br \/>A quanto pare la collaborazione pi\u00f9 promettente \u00e8 nel campo economico e commerciale. A leggere i rapporti della Camera di Commercio italo-libica l\u2019interscambio \u00e8 cospicuo e sono in via di definizione gli appalti per l\u2019autostrada costiera in Libia, finanziata con parte dei 5 miliardi di dollari da versare in 20 anni alla Libia. Ne beneficeranno le nostre imprese che dovranno realizzare le opere previste. La preferenza per le imprese italiane, che non \u00e8 incompatibile con le regole comunitarie, \u00e8 attuata anche in altri settori e sta dando i suoi frutti.<\/p>\n<p>Le recenti polemiche sull\u2019acquisto libico di azioni di Unicredit sembrano dovute pi\u00f9 a beghe di politica interna (italiana), che a effettivi pericoli per la direzione strategica del gruppo. Come ha fatto notare lo stesso Presidente della Banca centrale europea (Bce), con un\u2019allusione abbastanza trasparente, i mercati e la finanza sono ormai globalizzati e sarebbe assurdo fissare dei paletti. L\u2019Eni \u00e8 ben radicata da tempo e le concessioni off-shore alla BP, che tra l\u2019altro aprirebbero inquietanti scenari per l\u2019inquinamento marino, sono per ora congelate.<\/p>\n<p><b>Immigrazione e diritti umani<\/b><br \/>Il punto dolente resta quello dell\u2019immigrazione clandestina e dei rapporti con l\u2019Unione europea, con tutto ci\u00f2 che ne segue per quanto riguarda la protezione dei diritti umani. Gli accordi italo-libici sul contenimento dell\u2019immigrazione e sul respingimento in mare stanno funzionando e gli ingressi via mare dalla Libia sono diminuiti in maniera significativa. L\u2019Italia ha sostenuto una parte dei costi e si \u00e8 impegnata in tal senso anche per quanto riguarda il controllo alle frontiere terrestri.<\/p>\n<p>Ora Gheddafi ha alzato la posta ed ha chiesto all\u2019Ue cinque miliardi di dollari per fermare il traffico di clandestini e impedire che l\u2019Europa diventi \u201cnera\u201d. La richiesta \u00e8 stata immediatamente bollata come bizzarra, ma tanto peregrina non \u00e8. L\u2019Ue \u00e8 impegnata in un dialogo con la Libia sull\u2019immigrazione illegale fin dal 2004 e i libici hanno chiesto l\u2019anno scorso un miliardo di dollari all\u2019Ue per acquisire la tecnologia necessaria per far fronte all\u2019immigrazione. Evidentemente hanno aumentato la richiesta in vista delle trattative per un accordo quadro Ue-Libia apertesi nel novembre del 2008.<\/p>\n<p>La situazione dei migranti respinti e di quelli dei detenuti nei centri libici desta preoccupazione. Una delegazione del Comitato parlamentare di controllo sull\u2019attuazione dell\u2019Accordo di Schengen si \u00e8 recata a Tripoli nel maggio scorso ed ha visitato il centro di raccolta degli immigrati. Il Trattato di Bengasi, che richiama la Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo, dovrebbe essere la base per spingere la Libia a ratificare la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. L\u2019accordo quadro Ue-Libia dovrebbe ispirarsi al rispetto dei diritti umani, diventato imprescindibile, specie dopo l\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>Per tutta risposta la Libia ha intimato al locale ufficio dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) di lasciare Tripoli. A quanto sembra, la decisione \u00e8 stata sospesa e all\u2019Unhcr \u00e8 stato consentito di riprendere l\u2019attivit\u00e0. L\u2019Italia e l\u2019Ue dovrebbero insistere per un sistema di monitoraggio conforme agli standard europei (ad es. quelli stabiliti dal Comitato europeo contro la tortura del Consiglio d\u2019Europa).<\/p>\n<p><b>Pesca e confini marittimi<\/b><br \/>Durante la visita romana del Colonnello si \u00e8 sentito parlare di una futura cooperazione nel campo della pesca. In effetti, il Trattato di Bengasi prevede una disposizione per la cooperazione in tale settore. Ma la negoziazione di accordi di pesca sono di competenza dell\u2019Ue e dovrebbero rientrare nell\u2019accordo quadro in corso di negoziazione. Lo spazio riservato agli stati membri \u00e8 piuttosto angusto e riguarda la delimitazione dei confini marittimi. A questo proposito sarebbe opportuno che la Libia ratificasse la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e un\u2019iniziativa in tal senso dovrebbe essere intrapresa tanto dall\u2019Italia quanto dall\u2019Ue. Il problema dei confini marittimi con la Libia, specialmente per la definizione della piattaforma continentale, \u00e8 ancora aperto.<\/p>\n<p>Il Trattato di Bengasi prevede anche una collaborazione parlamentare. La Libia non ha una costituzione ed il Congresso Generale del popolo non pu\u00f2 essere definito un interlocutore valido per il nostro parlamento. Le notizie sul prossimo varo di una costituzione si susseguono da anni, senza un nulla di fatto. Non si tratta di \u201cesportare la democrazia\u201d, concetto che sembra ormai superato, ma di favorire riforme costituzionali nell\u2019interesse sia dell\u2019Italia sia dell\u2019Ue, Anche per non ridurre i rapporti al solo mondo degli affari.<\/p>\n<p>Tra le manifestazioni per l\u2019anniversario del Trattato di Bengasi ha avuto luogo un convegno che si \u00e8 risolto in un paio d\u2019ore e che ha visto una partecipazione limitata, anche a causa delle vacanze estive. Degli esiti del convegno poco si conosce. Visto che il Trattato prevede una collaborazione tra universit\u00e0 e istituti di ricerca, non sarebbe opportuno predisporre, con adeguata preparazione, un convegno scientifico sullo stato di attuazione e le prospettive del partenariato italo-libico?     <\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>B. Nascimbene: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1244\" target= \"blank\"><b><u> I respingimenti e i rapporti Italia-Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1234\" target= \"blank\"><b><u>Come risolvere la controversia sulla pesca tra Italia e Libia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1066\" target= \"blank\"><b><u>Luci e ombre del Trattato tra Italia e Libia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La visita di Gheddafi in Italia \u00e8 stata accompagnata dal solito strascico di polemiche, che hanno avuto per oggetto soprattutto il comportamento folcloristico del Colonnello, con tanto di lezioni di Corano a hostess reclutate da un\u2019agenzia romana e tentativi di effettuare conversioni all\u2019Islam. 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