{"id":15420,"date":"2010-09-10T00:00:00","date_gmt":"2010-09-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-due-facce-della-ripresa-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:44","slug":"le-due-facce-della-ripresa-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/le-due-facce-della-ripresa-europea\/","title":{"rendered":"Le due facce della ripresa europea"},"content":{"rendered":"<p>Sulla ripresa in corso dell\u2019economia europea si possono leggere da un lato i dati confortanti dell\u2019Eurostat, che segnalano un\u2019accelerazione della crescita nel secondo trimestre di quest\u2019anno al di l\u00e0 di ogni attesa, specie in Germania, dall\u2019altro le molte analisi che sottolineano una serie di fragilit\u00e0 e incertezze che incombono, a breve e medio termine, sulla ripresa. Potrebbero sembrare elementi in aperta contraddizione, ma non lo sono, se letti alla luce di alcune tendenze in atto a livello europeo e internazionale.<\/p>\n<p><b>Fragilit\u00e0 del modello export-led<\/b><br \/>In Europa, come avviene ormai da decenni, la fase di ripresa \u00e8 partita anche questa volta con ritardo ed \u00e8 stata trainata in misura predominante dalla crescita della domanda mondiale &#8211; alimentata dall\u2019Asia del Pacifico e dagli Stati Uniti &#8211; e dalle esportazioni di alcuni paesi europei che ne hanno tratto beneficio, in primo luogo la Germania.<\/p>\n<p>Alla poderosa crescita tedesca hanno contribuito soprattutto le esportazioni nette (l\u2019avanzo commerciale tedesco nei primi cinque mesi dell\u2019anno \u00e8 stato di 60 miliardi di euro) favorite dagli acquisti delle aree emergenti &#8211; la Cina innanzi tutto. Anche le esportazioni hanno peraltro registrato in Germania un aumento significativo, stimolato soprattutto dalla ripresa dell\u2019export.<\/p>\n<p>\u00c8 un dato, quest\u2019ultimo, che sottolinea l\u2019elevato grado di internazionalizzazione raggiunto dalle imprese tedesche in questi anni grazie a massicce delocalizzazioni di componenti e\/o di intere fasi della produzione verso paesi meno sviluppati e a basso costo, soprattutto dell\u2019est europeo. Pi\u00f9 che una sorprendente ripresa della domanda interna, come sostenuto da alcuni osservatori, la ripresa dell\u2019import tedesco segnala dunque questo nuovo modello di riorganizzazione e frammentazione internazionale della produzione realizzato dalla grandi imprese tedesche.<\/p>\n<p>La domanda privata interna (soprattutto i consumi) si \u00e8 mantenuta in realt\u00e0 stagnante in Germania (in termini reali \u00e8 solo del 3% pi\u00f9 elevata rispetto ai livelli del 2000), come nel resto d\u2019Europa, come confermano le statistiche pubblicate da Eurostat. Ci\u00f2 aiuta a comprendere, unitamente alle evoluzioni previste dell\u2019economia mondiale nei prossimi due semestri, i timori sul futuro della ripresa in Europa espressi da pi\u00f9 parti, a dispetto dei positivi trend in corso. Le previsioni pi\u00f9 diffuse a livello internazionale sono in effetti di un significativo rallentamento della domanda e della produzione mondiali tra fine anno e inizio del prossimo a causa della brusca frenata in corso nell\u2019economia americana.<\/p>\n<p>Il rallentamento e l\u2019eventuale stagnazione dell\u2019economia americana \u00e8 prevedibile che si estendano rapidamente anche alle altre maggiori aree del mondo, in primo luogo all&#8217;Europa, penalizzandone fortemente l\u2019export, l\u2019unico vero motore della fase di ripresa in corso. Se si tiene poi conto dell\u2019impatto restrittivo che produrranno nella seconda parte dell\u2019anno i tagli fiscali introdotti pressoch\u00e9 da tutti i paesi europei per correggere i forti deficit di bilancio, si comprende la preoccupazione, espressa da pi\u00f9 parti, che la ripresa in Europa possa trasformarsi (pi\u00f9 o meno rapidamente) in una nuova fase di ristagno.<\/p>\n<p><b>Possibili misure di sostegno<\/b><br \/>In questo momento si potrebbe cercare, in realt\u00e0, di sostenere la dinamica di espansione europea con misure per stimolare la domanda interna e, di qui, la crescita dell\u2019Europa, rispettando la tenuta dei conti pubblici. Potrebbero essere sia misure decise a livello europeo per integrare il mercato interno sul piano dei servizi &#8211; come proposto dal recente Rapporto Monti &#8211; sia interventi per realizzare investimenti europei in infrastrutture, necessari a promuovere la competitivit\u00e0 dell\u2019intera area europea, da finanziare con gli <i>eurobond<\/i>, come proposto dal Presidente Barroso nel suo primo discorso sullo Stato dell\u2019Unione. L\u2019adozione di queste misure presuppone tuttavia il coraggioso intervento in settori, come quello dei servizi e dei titoli obbligazionari: cosa mai avvenuta finora, se non in misura del tutto insufficiente.<\/p>\n<p>A questo riguardo le scelte sulla nuova governance economica europea in discussione in questi giorni a Bruxelles saranno decisive (vedi lo Speciale \u201cCrisi economica\u201d su questa rivista). Per ora \u00e8 stato varato il \u2018semestre europeo\u2019, che prevede una verifica delle politiche di bilancio dei singoli paesi membri non solo consuntiva, com\u2019\u00e8 oggi, ma anche preventiva, a partire da marzo 2011. <\/p>\n<p>Ma sul contenuto di queste politiche e sulle sanzioni da applicare per chi non si conforma alle regole, l\u2019accordo \u00e8 ancora lontano e le divergenze tra paesi rimangono molto forti. Se non si raggiunger\u00e0 un accordo o se questo assumer\u00e0 contenuti di basso profilo, si dovr\u00e0 continuare a puntare su un modello di crescita come l\u2019attuale, che sostiene la domanda della Germania e dell\u2019Europa soprattutto attraverso le esportazioni e quindi attraverso le domande interne e le importazioni degli altri paesi. \u00c8 un modello che non garantisce adeguate dinamiche complessive di crescita dell\u2019area europea e che, alla lunga, \u00e8 insostenibile. Se esteso a tutti i membri dell\u2019Ue, questo modello presuppone persistenti e crescenti disavanzi commerciali del resto del mondo, con effetti destabilizzanti destinati ad aggravare gli squilibri economici mondiali.<\/p>\n<p><b>Divari crescenti<\/b><br \/>Al di l\u00e0 del dato positivo sulla crescita dell\u2019economia europea nel secondo semestre e della Germania in particolare (che \u00e8 il pi\u00f9 elevato dai tempi della riunificazione tedesca e spiega per oltre due terzi l\u2019incremento medio registrato dal Pil dell\u2019area euro nello stesso periodo), si stanno acuendo in modo preoccupante le divergenze di <i>performance<\/i> e gli squilibri all\u2019interno dell\u2019area euro, come evidenziato dalla severa contrazione della Grecia (-1,5), e dai risultati deludenti della Spagna e del Portogallo (+0,2) registratisi nel secondo trimestre rispetto al precedente.<\/p>\n<p>La crescita della Germania non sta in effetti aiutando il gruppo dei paesi del Sud Europa pi\u00f9 in difficolt\u00e0. L\u2019avanzo commerciale tedesco nei confronti del resto dell\u2019Ue \u00e8 addirittura aumentato in questa prima parte dell\u2019anno rispetto al primo semestre del 2009.<\/p>\n<p>Si sta delineando una polarizzazione nelle dinamiche di crescita all\u2019interno dell\u2019area euro a causa sia degli andamenti macroeconomici prima illustrati (modello export-led) sia delle differenze fra i singoli paesi per quanto riguarda la produttivit\u00e0, dovute a determinanti di tipo strutturale. La positiva performance tedesca \u00e8 in effetti attribuibile non solo a una dinamica contenuta dei salari, ma anche a un elevato aumento della produttivit\u00e0 dei fattori, che testimonia il profondo processo di ristrutturazione realizzato dalle imprese e dal sistema produttivo tedeschi. Non si pu\u00f2 dire altrettanto dei paesi del Sud europeo, che hanno riorganizzato poco e male la loro struttura produttiva e ancor meno hanno ammodernato comparti fondamentali quali i servizi e la pubblica amministrazione.<\/p>\n<p>Il modello export-led che sta attualmente trainando la crescita europea \u00e8 cos\u00ec associato a una divergenza nelle posizioni competitive e negli andamenti della produttivit\u00e0 che, per essere affrontati seriamente, richiedono interventi di tipo strutturale nei singoli paesi. Valga per tutti il caso dell\u2019Italia e della sua economia, che continua a crescere poco e, anche in questa prima parte dell\u2019anno, molto meno della media europea.<\/p>\n<p><b>Ritardi dell\u2019Italia<\/b><br \/>Le cause sono molte e di antica data, ma si possono riassumere nel deludente andamento della produttivit\u00e0 italiana, in preoccupante arretramento nell\u2019ultimo decennio. \u00c8 un fenomeno che si \u00e8 ulteriormente aggravato nel periodo pi\u00f9 recente. Ed \u00e8 il comparto industriale, in particolare, ad aver accusato l\u2019arretramento pi\u00f9 vistoso.<\/p>\n<p>Sono tendenze di per s\u00e9 preoccupanti dal momento che la produttivit\u00e0 \u00e8 l\u2019ingrediente primo della crescita di un paese. Nell\u2019ultimo decennio la Germania ha fatto registrare una crescita della produttivit\u00e0 (sia del lavoro che totale) nettamente superiore &#8211; anche di due o tre volte &#8211; a quella del nostro paese.<\/p>\n<p>Sarebbe urgente, dunque, seguire l\u2019esempio tedesco e intervenire sulle cause pi\u00f9 rilevanti del ristagno della produttivit\u00e0 italiana, a partire dalle dimensioni troppo limitate delle imprese e specializzazioni inadeguate a causa di una debole presenza nelle attivit\u00e0 a pi\u00f9 elevate opportunit\u00e0 tecnologiche e nelle aree geografiche pi\u00f9 dinamiche.<\/p>\n<p>Servono quindi politiche d\u2019intervento, anche industriali, rivolte alla produzione e alla ricerca, che aiutino le nostre imprese ad aggregarsi, a innovare e a internazionalizzarsi. Bisognerebbe promuovere, allo stesso tempo, le riforme e i cambiamenti strutturali necessari per affrontare con successo le sfide della concorrenza globale. Vanno avviati subito, anche se avranno effetti inevitabilmente differiti nel tempo. Tutto ci\u00f2 indipendentemente da ci\u00f2 che avviene a livello europeo. E le raccomandazioni rivolte all\u2019Italia si possono oggi estendere a gran parte delle economie del Sud dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><b>Compiti europei<\/b><br \/>Per riassumere, l\u2019Europa deve far aumentare la crescita aggregata orientando maggiormente il suo modello verso la domanda e il mercato interni attraverso una rinnovata governance economica. Ma deve anche colmare i <i>gap<\/i> di produttivit\u00e0 e di competitivit\u00e0 tra i paesi membri, favorendo nei paesi del Sud misure di riforma e di liberalizzazione volte a favorire gli investimenti e a innalzare la produttivit\u00e0 e, quindi, il tasso di crescita potenziale dell\u2019economia. Ci\u00f2 richiede a sua volta che, in questi paesi, misure di finanza pubblica siano accompagnate da profonde ristrutturazioni del sistema economico e produttivo. <\/p>\n<p> Tutto ci\u00f2 \u00e8 necessario per la tenuta dell\u2019euro e del quadro macroeconomico europeo. La disciplina fiscale verr\u00e0 rispettata in effetti solo se la crescita del reddito e della produttivit\u00e0 si innalzeranno in misura significativa, mentre attenuare le divergenze nelle posizioni competitive sar\u00e0 essenziale per la sostenibilit\u00e0 a medio e lungo termine dell\u2019euro.<\/p>\n<p><i>Paolo Guerrieri \u00e8 professore ordinario alla \u2018Sapienza\u2019 Universit\u00e0 di Roma e Vice-presidente dello Iai<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>Speciale di  su <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/archivio_articoli.asp?TagID=15\" target= \"blank\"><b><u>Crisi economica<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla ripresa in corso dell\u2019economia europea si possono leggere da un lato i dati confortanti dell\u2019Eurostat, che segnalano un\u2019accelerazione della crescita nel secondo trimestre di quest\u2019anno al di l\u00e0 di ogni attesa, specie in Germania, dall\u2019altro le molte analisi che sottolineano una serie di fragilit\u00e0 e incertezze che incombono, a breve e medio termine, sulla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15420"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15420"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15420\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62070,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15420\/revisions\/62070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15420"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15420"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15420"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}