{"id":15440,"date":"2010-09-11T00:00:00","date_gmt":"2010-09-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-mercato-degli-idrocarburi-dopo-la-catastrofe-del-golfo-del-messico\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:43","slug":"il-mercato-degli-idrocarburi-dopo-la-catastrofe-del-golfo-del-messico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/il-mercato-degli-idrocarburi-dopo-la-catastrofe-del-golfo-del-messico\/","title":{"rendered":"Il mercato degli idrocarburi dopo la catastrofe del Golfo del Messico"},"content":{"rendered":"<p>Il mercato degli idrocarburi attraversa un delicato momento di transizione: \u00e8 sempre pi\u00f9 complicato raggiungere le risorse petrolifere e i nuovi giacimenti si trovano spesso in aree e paesi problematici. La fuoriuscita di greggio dal pozzo della British Petroleum, riversatosi nelle acque del Golfo del Messico, ha messo in luce le difficolt\u00e0 di un settore che richiede crescenti  investimenti tecnologici ed \u00e8 ad alto rischio di incidenti. <\/p>\n<p><b>Il prezzo della sicurezza<\/b><br \/>Per ridare fiducia agli investitori e all\u2019opinione pubblica \u00e8 necessario migliorare gli standard di sicurezza degli impianti, ma i costi sono elevati. La BP ha gi\u00e0 subito un notevole contraccolpo dall\u2019incidente di quest\u2019estate: ha venduto attivit\u00e0 per 30 miliardi di dollari (anche Eni sarebbe interessata a rilevarne alcune in Egitto e Indonesia) e nei prossimi anni sar\u00e0 impegnata in complesse e costose cause giudiziarie per contenere l\u2019entit\u00e0 dei risarcimenti. Eppure ha da poco concluso un contratto per attivit\u00e0 estrattive nelle acque libiche, suscitando stupore e perplessit\u00e0. <\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che quello petrolifero rimane un settore dinamico. Se da tempo, ben prima dell\u2019incidente della BP, si avvertiva la necessit\u00e0 di nuove soluzioni tecnologiche e produttive, ora sembra che si stiano creando le condizioni per nuove partnership e per una maggiore penetrazione delle compagnie specializzate nei mercati internazionali. Quali sono dunque le prospettive per le ex- \u2018sette sorelle\u2019, oggi semplicemente le grandi majors private, e per le compagnie di dimensioni pi\u00f9 ridotte?<\/p>\n<p>Va innanzi tutto sottolineato che la situazione dei giacimenti petroliferi e degli impianti \u00e8 tale che: 1) i giacimenti pi\u00f9 datati (cio\u00e8 scoperti prima) e pi\u00f9 facili da raggiungere sono in esaurimento, perlomeno alle attuali profondit\u00e0 di estrazione; 2) gli impianti pi\u00f9 vecchi implicano costi  di manutenzione considerevoli sia dal punto di vista della resa produttiva che da quello della sicurezza; 3) per accedere alle risorse presenti nei giacimenti gi\u00e0 sfruttati bisogna spingersi a sempre maggiori profondit\u00e0, incontrando strati rocciosi e sedimenti pi\u00f9 difficili da penetrare; 4) il mercato e la crescente domanda dei paesi emergenti, soprattutto dall\u2019area asiatica, hanno bisogno di poter contare su un considerevole incremento della capacit\u00e0 estrattiva; 5) si richiedono indagini geologiche sempre pi\u00f9 sofisticate e un\u2019assai maggiore capacit\u00e0 di sfruttare i giacimenti non convenzionali (dalle sabbie bituminose ai giacimenti artici); 6) si tende a intervenire in ambienti sempre pi\u00f9 diversificati, talora impegnandosi in imprese al limite delle capacit\u00e0 umane. <\/p>\n<p><b>La forza dei piccoli<\/b><br \/>Il know-how tecnologico e l\u2019esperienza umana sono un importante vantaggio comparato, che talora piccole compagnie private indipendenti possiedono pi\u00f9 delle grandi majors (BP, ExxonMobil, Shell, Total, Chevron e Conoco-Phillips). Pi\u00f9 agili nel gestire il loro capitale e prendere decisioni, le piccole compagnie sono abituate a investire con rapidit\u00e0 in soluzioni innovative. Mostrano spesso una grande capacit\u00e0 di dar vita e poi sfruttare originali soluzioni high-tech. Le grandi compagnie, invece, dispongono di enormi capitali, ma scontano a volte una certa rigidit\u00e0 negli schemi di intervento e una scarsa capacit\u00e0 di adattamento alle nuove sfide. <\/p>\n<p>L\u2019interscambio con la comunit\u00e0 degli esperti del settore \u00e8 inadeguato: alcune grandi multinazionali diffidano della circolazione di know-how e tendono ad adottare soluzioni prodotte dalle proprie affiliate o dalle societ\u00e0 di servizi, a cui si legano tramite contratti sulla cui attuazione hanno poi difficolt\u00e0 ad esercitare un\u2019efficace supervisione. Le accuse reciproche tra la britannica BP, che utilizzava la piattaforma Deepwater Horizon, e la societ\u00e0 proprietaria della stessa e responsabile del funzionamento del dispositivo di sicurezza del pozzo, l\u2019elvetica Transocean, lo dimostrano. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, un incremento degli standard di controllo degli impianti render\u00e0 certamente pi\u00f9 costosa l\u2019attivit\u00e0 estrattiva, specie su fondali oltre i 4.000 metri. Ed \u00e8 possibile che alcune multinazionali decidano di acquisire i pozzi delle compagnie indipendenti o di spingerle verso <i>joint-ventures<\/i>. Infatti, data la sofferenza che le majors patiscono nel confronto con le compagnie nazionali, che controllano pi\u00f9 del 75% della produzione di greggio, una buona alternativa sarebbe quella di dismettere vecchi impianti o cedere attivit\u00e0 appetibili gi\u00e0 avviate per concentrarsi su ricerche e giacimenti a rischio elevato. <\/p>\n<p>Ma il vero problema \u00e8 rappresentato dal cambio di mentalit\u00e0: le multinazionali sapranno adattarsi ai nuovi sviluppi tecnologici? Quel che \u00e8 certo \u00e8 che cresce il valore delle aziende specializzate nelle attivit\u00e0 di progettazione e per il rafforzamento della sicurezza degli impianti: dagli studi di fattibilit\u00e0 alle soluzioni di alta ingegneria per la perforazione, fino ai servizi di manutenzione e alle unit\u00e0 meccaniche di intervento mirato in caso di perdite. Per le aziende europee ed italiane, tra l\u2019altro, questo sarebbe un buon momento: tra le pi\u00f9 quotate a livello mondiale, figurano l\u2019italiana Saipem e la francese Technip.<\/p>\n<p><b>Salto di qualit\u00e0<\/b><br \/>Il settore degli idrocarburi richiederebbe una maggiore flessibilit\u00e0 da parte degli operatori: siano essi i governi dei paesi produttori, che dovrebbero aprirsi di pi\u00f9 al contributo delle societ\u00e0 private, o le compagnie private e nazionali, che dovrebbero promuovere maggiormente la ricerca di soluzioni innovative, o gli investitori (pubblici e privati) chiamati a misurarsi con rischi crescenti. Di fronte alle sempre pi\u00f9 forti compagnie statali, l\u2019opzione strategica pi\u00f9 convincente per le imprese private \u00e8 di ridurre le dimensioni, aumentando l\u2019esposizione strategica, e collaborare con le aziende pi\u00f9 competitive e all\u2019avanguardia per la fornitura di servizi e soluzioni tecniche ad hoc, con l\u2019obiettivo anche di contenere le tendenze pi\u00f9 nazionalistiche e aggressive del mercato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p> Vedi anche:<\/p>\n<p>N. Sartori: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1431\" target= \"blank\"><b><u>Retromarcia italiana su South Stream?<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mercato degli idrocarburi attraversa un delicato momento di transizione: \u00e8 sempre pi\u00f9 complicato raggiungere le risorse petrolifere e i nuovi giacimenti si trovano spesso in aree e paesi problematici. 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