{"id":15490,"date":"2010-09-19T00:00:00","date_gmt":"2010-09-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tra-americani-e-sauditi-riparte-lintesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:41","slug":"tra-americani-e-sauditi-riparte-lintesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/tra-americani-e-sauditi-riparte-lintesa\/","title":{"rendered":"Tra americani e sauditi riparte l&#8217;intesa"},"content":{"rendered":"<p>Il governo americano \u00e8 intenzionato a sottoporre al Congresso un contratto da 60 miliardi di dollari per il trasferimento di equipaggiamenti e tecnologie militari all\u2019Arabia Saudita. In base a quanto  emerso, le forniture dei caccia F-15 Eagle e degli elicotteri Apaches, Black Hawks e Little Birds potenzierebbero  le forze armate di un regime saudita sempre pi\u00f9 preoccupato dell\u2019aggressivit\u00e0 iraniana nella regione, e in particolare degli sviluppi del discusso programma nucleare avviato da Teheran. L\u2019accordo dovrebbe includere anche missili antiradar Harm e anticarro Hellfire, nonch\u00e9 munizioni ad alta precisione Jdam.<\/p>\n<p>\tLa notizia desta particolare interesse poich\u00e9 in seguito agli attacchi dell\u201911 settembre, la storica partnership strategica tra Washington e Riyadh aveva subito un brusco raffreddamento, determinando una sostanziale riduzione del trasferimento di armamenti americane al regime saudita. Tuttavia, nuove esigenze  impongono all\u2019amministrazione Obama  una netta virata rispetto alle posizioni assunte nell\u2019ultimo decennio, nel tentativo di ristabilire uno dei capisaldi della politica di sicurezza americana in Medio Oriente.<\/p>\n<p><b>Relazione molto speciale<\/b><br \/>Nel 1941 Franklin Delano Roosevelt neg\u00f2 il ricorso al <i>Lend-Lease Program <\/i>per fornire assistenza finanziaria al regime di Abd al-Aziz Ibn Saud, giudicando l\u2019Arabia Saudita troppo lontana dagli interessi nazionali americani. Tuttavia, nel giro di qualche anno, il presidente americano cambi\u00f2 opinione sulla rilevanza strategica della penisola arabica e nel 1945, a bordo dell\u2019incrociatore Uss Quincy, strinse con il sovrano saudita una delle pi\u00f9 significative alleanze della storia degli Stati Uniti. Un\u2019alleanza fondata sul petrolio, tra il maggiore consumatore e il pi\u00f9 promettente produttore di greggio del mondo, ma soprattutto sulla lotta all\u2019espansione sovietica nella regione mediorientale. Lo strumento militare divenne cos\u00ec ben presto il fulcro della cooperazione tra Washington e Riyadh.<\/p>\n<p>A partire dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201940, infatti, gli Stati Uniti hanno installato le loro basi aeree e inviato cospicui contingenti militari in territorio saudita, hanno avviato un ambizioso programma di pianificazione e addestramento per le forze armate del regno e ne hanno favorito il rafforzamento attraverso un\u2019energica politica di esportazione di armamenti ed equipaggiamenti militari. Nel dopoguerra il governo saudita \u00e8 diventato uno dei principali clienti dell\u2019industria bellica statunitense tanto che le esportazioni di armamenti e tecnologie Usa verso Riyadh hanno raggiunto, a un certo punto, il 20% di tutti i trasferimenti di armi americane all\u2019estero.<\/p>\n<p>Durante la Guerra Fredda questa  relazione speciale \u00e8 stata messa alla prova in diverse occasioni. Tuttavia, nonostante le divergenze su Israele, le tensioni durante i mesi dell\u2019embargo selettivo applicato dall\u2019Opec in risposta alla Guerra dello Yom Kippur, e l\u2019antitetico approccio in materia di diritti umani, il sostegno reciproco tra Washington e Riyadh ha retto.<\/p>\n<p><b>La frenata post -9\/11<\/b><br \/>Sebbene la fine della Guerra Fredda e la caduta della minaccia comunista abbiano determinato un parziale raffreddamento delle relazioni, \u00e8 con gli avvenimenti dell\u201911 settembre 2001 che l\u2019alleanza tra i due paesi subisce un inevitabile deterioramento. La diretta partecipazione di 15 terroristi sauditi alla pianificazione ed esecuzione degli attentati alimentano nell\u2019opinione pubblica statunitense un forte senso di avversione per la cooperazione con Riyadh. L\u2019<i>establishment <\/i>politico americano s&#8217;interroga a sua volta sull\u2019affidabilit\u00e0 del regime saudita come alleato strategico nella regione.<\/p>\n<p>Alcune iniziative del Congresso americano mostrano chiaramente la crescente insofferenza nei confronti di Riyadh. Nell&#8217;agosto 2007 un nutrito gruppo <i>bipartisan <\/i>di parlamentari chiedeva esplicitamente al Presidente in carica, George W. Bush, di bloccare un accordo per la vendita di equipaggiamenti militari all&#8217;Arabia Saudita (per un valore di circa 20 miliardi di dollari). Nel gennaio 2008, con una risoluzione <i>bipartisan<\/i> la Camera dei rappresentatisi opponeva alla vendita di 900 munizioni Jdam al paese arabo.<\/p>\n<p>Sebbene il Congresso non abbia mai approvato atti vincolanti per bloccare tali trasferimenti, negli anni successivi agli attacchi alle torri gemelle, le esportazioni di armamenti verso Riyadh si sono ridotte drasticamente, mentre sono aumentate quelle verso paesi quali l\u2019Iraq (in seguito all\u2019invasione), la Turchia, il Pakistan e Israele. Al contempo, Francia, Gran Bretagna e di recente anche la Russia, hanno approfittato dell\u2019uscita di scena americana per intensificare il remunerativo business militare col paese.<\/p>\n<p><b><i>Balance of Power <\/i>del Golfo<\/b><br \/>La potenza iraniana avanza nel Golfo Persico e sia Washington che Riyadh ne sono fortemente preoccupati. Con uno situazione in Iraq ancora precaria  l\u2019Arabia Saudita emerge come ideale candidato per il ruolo di <i>balancer <\/i>regionale. <\/p>\n<p>Oltre al nuovo contratto per la fornitura di armamenti, gli Stati Uniti sono ora impegnati in negoziati con Riyadh per rafforzare ulteriormente il ruolo dell&#8217;Arabia Saudita come bastione contro il regime teocratico iraniano nel Golfo. Washington vuole convincere i sauditi ad espandere la propria difesa anti-missilistica attraverso l\u2019acquisto del sistema Thaad (Terminal High Altitude Defense) e ad ammodernare le batterie di missili Patriot gi\u00e0 in dotazione alle loro forze. Dall\u2019altro, l\u2019amministrazione Usa sta negoziando un pacchetto da 30 miliardi di dollari per rinnovare e rafforzare la flotta navale saudita, nel caso (non remoto) in cui le forze speciali di Teheran decidessero di attuare  un blocco dello stretto di Hormuz, crocevia fondamentale per le rotte internazionali del petrolio.<\/p>\n<p>I progressi (veri o millantati) del programma nucleare iraniano, accompagnati dalla crescente influenza cinese e russa sul regime di Riyadh, impongono al governo americano di rispondere prontamente e con vigore  alla crescenti richieste di stabilizzazione regionale da parte dello storico alleato. \u00c8 in questo contesto in rapida evoluzione, che si colloca la pi\u00f9 grande vendita di armamenti bellici mai effettuata nella storia dagli Stati Uniti, sebbene non ancora formalizzata. \u00c8 un altro segno del pragmatismo dell\u2019amministrazione Obama che, accantonate (almeno in parte) le frizioni del post-11 settembre, sembra puntare a  un riavvicinamento strategico con i sauditi in nome della <i>realpolitik<\/i>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>G. Gramaglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1546\" target= \"blank\"><b><u>Obama tiene l&#8217;Europa, ma perde la Turchia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p> R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1439\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019illuminismo di Obama e la Realpolitik mediorientale<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il governo americano \u00e8 intenzionato a sottoporre al Congresso un contratto da 60 miliardi di dollari per il trasferimento di equipaggiamenti e tecnologie militari all\u2019Arabia Saudita. 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