{"id":15510,"date":"2010-09-19T00:00:00","date_gmt":"2010-09-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lasse-parigi-roma-sui-rom-scuote-le-fondamenta-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:42","slug":"lasse-parigi-roma-sui-rom-scuote-le-fondamenta-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/lasse-parigi-roma-sui-rom-scuote-le-fondamenta-dellue\/","title":{"rendered":"L\u2019asse Parigi-Roma sui Rom scuote le fondamenta dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>La spaccatura che si \u00e8 prodotta al Consiglio europeo del 16 settembre \u00e8 senza precedenti. Non tanto per i toni viscerali, che sono comunque un segnale preoccupante. Quanto perch\u00e9 non si \u00e8 consumata su nodi materiali o istituzionali, come la modalit\u00e0 di ripartizione di risorse o i diritti di voto. Lo strappo \u00e8 avvenuto, invece, sull&#8217;interpretazione di un principio fondativo, finora mai messo in discussione in forma cos\u00ec diretta e radicale: la cittadinanza europea spetta integralmente anche ai poveri? In particolare, cosa succede quando una fetta di cittadinanza maggioritariamente povera, con ampie fasce di marginalit\u00e0 estrema, \u00e8 per di pi\u00f9 accomunata, agli occhi dell&#8217;opinione pubblica e nel discorso politico dominante, da tratti di presunta omogeneit\u00e0 etnica che la rendono fisicamente identificabile? Quali sono i limiti, di forma e di sostanza, a cui deve sottostare la politica nell&#8217;affrontare un nodo di questo tipo?<\/p>\n<p><b>Scontro istituzionale<\/b><br \/>Sebbene le parti rifuggano dal porla in questi termini, sembra proprio questa la sostanza della frattura politica tra i governi di Francia e Italia  (affiancati apertamente solo da un piccolo paese &#8211; la Repubblica Ceca &#8211; generalmente poco in sintonia con Bruxelles) e le istituzioni comunitarie, dapprima il Parlamento, con la dura risoluzione del 9 settembre scorso, e poi la Commissione, con la lacerazione avvenuta al Vertice del 16 settembre e solo temporaneamente rabberciata dai comunicati finali.<\/p>\n<p>Ogni anno, alcune centinaia di migliaia di cittadini stranieri vengono espulsi dai paesi membri dell&#8217;Unione. Solo in minima parte si tratta di delinquenti. Perlopi\u00f9, si tratta di immigrati da paesi terzi, colpevoli di non avere sufficienti risorse per acquistare o mantenere il diritto di soggiorno in questa area privilegiata del mondo. Questi allontanamenti si effettuano in genere con modalit\u00e0 ben pi\u00f9 dure di quelli attualmente contestate in Francia, dove gli abitanti dei campi non autorizzati vengono rimpatriati senza uso diretto della costrizione fisica e anzi con un incentivo finanziario di qualche centinaia di euro. Ma, mentre i grandi flussi forzati in uscita di \u201cextracomunitari\u201d non attirano l&#8217;attenzione mediatica e hanno il sostegno unanime dei governi e delle istituzioni di Bruxelles, questi pochi convogli di cittadini europei, perlopi\u00f9 romeni, stanno facendo vacillare l&#8217;edificio comunitario.<\/p>\n<p>Siamo dunque di fronte a uno psico-dramma innescato da un&#8217;inezia e propagato dal combustibile delle idiosincrasie personali tra alcuni leader europei? Evidentemente no. Non siamo neppure solo di fronte a un\u2019importante, ma essenzialmente simbolica, questione di principio che oppone due sovranit\u00e0, quella della norma europea e quella della volont\u00e0 politica statuale. Questa dimensione naturalmente esiste, ma ci\u00f2 che \u00e8 dirompente \u00e8 la portata anche pratica, sociale ed economica, della diatriba in corso.<\/p>\n<p><b>Spettro Rom<\/b><br \/>Si sente spesso dire, in questi giorni di copertura giornalistica convulsa e stereotipata della questione, che i Rom sono la pi\u00f9 grande minoranza europea, la cui consistenza \u00e8 difficile da stimare con precisione, ma oscillerebbe tra i 10 e i 12 milioni di individui. Questa numerosa minoranza transnazionale \u00e8 diffusa in tutto il territorio comunitario, ma raggiunge concentrazioni particolarmente elevate nella met\u00e0 orientale del continente, a cavallo della frontiera dinamica tra nuovi paesi membri e paesi candidati.<\/p>\n<p>In molti dibattiti, lo spettro Rom aleggia con le sembianze di un popolo senza stato e vestito di stracci, di una casta transnazionale di paria, compatta e omogenea. Se le cose stessero davvero in quei termini, la questione Rom sarebbe in effetti un gigantesco detonatore collocato sotto la costruzione europea, proprio in corrispondenza di due pilastri fondamentali, quello della libera circolazione e quello della vocazione a futuri allargamenti, a partire dai Balcani occidentali, anch\u2019essi popolati da importanti comunit\u00e0 Rom.<\/p>\n<p>Per fortuna, le cose non stanno cos\u00ec. Quelli che chiamiamo Rom, e che molti politici nazionali, anche in posizioni di elevata responsabilit\u00e0, continuano a chiamare tendenziosamente \u201cnomadi\u201d, non sono in realt\u00e0 che una componente, per quanto importante, di una galassia pi\u00f9 ampia e molto poco coesa, che comprende per esempio i Sinti italiani, i Gitani spagnoli e i Travellers delle isole britanniche. Gruppi che parlano idiomi diversi e hanno tradizioni culturali e religiose non omogenee.<\/p>\n<p>Non \u00e8 neppure omogenea la loro collocazione sociale ed economica: una maggioranza dei Rom cittadini dei paesi dell\u2019Europa centro-orientale \u00e8 non solo sedentaria, ma abita dispersa in contesti urbani non particolarmente connotati. La realt\u00e0 dei campi \u00e8 una triste, ma per fortuna marginale, specificit\u00e0 italiana e di pochi altri tra i paesi pi\u00f9 ricchi dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>\u00c8 addirittura controverso se, con la abolizione dell\u2019obbligo di visto per i cittadini romeni e bulgari (2002) e poi con l\u2019adesione di questi due paesi nel 2007, si sia davvero prodotto quel boom di insediamenti abusivi che viene indicato quale causa della escalation attuale nelle risposte politiche. Le caratteristiche e le dimensioni di questa emergenza abitativa e sociale sono in realt\u00e0 poco conosciute. Il giro di vite francese attuale, come quello avviato in Italia tra la fine del 2007 e l\u2019estate del 2008, sono basati su una conoscenza empirica scarsa e approssimativa del \u201cproblema\u201d che si intende risolvere.<\/p>\n<p><b>Vicolo cieco<\/b><br \/>Questo vuoto di conoscenza &#8211; che dipende in parte da cattiva volont\u00e0 e in parte da ostacoli reali (come la difficolt\u00e0 di censire su base etnica, per motivi tanto etici quanto concettuali) &#8211; \u00e8 parte del problema, ne \u00e8 anzi un aspetto essenziale. Perch\u00e9 lascia spazio a rappresentazioni distorte e strumentali, ma anche perch\u00e9 impedisce di elaborare strategie mirate il cui impatto possa essere in alcun modo misurato a posteriori.<\/p>\n<p>Certamente bisogna fare di pi\u00f9. Bisogna investire di pi\u00f9. Anche, dove e quando necessario, in misure di controllo e <i>law enforcement<\/i>. Ma la linea varata dall\u2019Italia tre anni fa e adesso rilanciata in grande stile dalla Francia, non conduce da nessuna parte. Su <i>Le Monde<\/i> il grande vignettista Plantu ha riassunto il vicolo cieco in cui si \u00e8 cacciato Sarkozy disegnando un percorso blindato, ma circolare, che dall\u2019Esagono conduce a est, e ritorno, con un omino nell\u2019angolo che osserva disincantato: \u00abAh, c\u2019est \u00e7a les Gens du voyage?\u00bb : \u201c\u00e8 questa la Gente del viaggio?\u201d, come vengono chiamati i nomadi nel gergo <i>politically correct <\/i>d\u2019Oltralpe.<\/p>\n<p>I primi risultati di una ricerca etnografica che il centro di ricerca FIeri, sotto la direzione di Pietro Cingolani, sta conducendo in Romania e a Torino confermano l\u2019intuizione del disegnatore: diverse famiglie rientrate dalla Francia si sono gi\u00e0 rimesse in cammino. D\u2019altronde, come stupirsi, poich\u00e9 stiamo parlando di alcune tra le aree pi\u00f9 depresse d\u2019Europa, da dove emigrano tutti, non solo i Rom.<\/p>\n<p>Il roboante asse Parigi-Roma appare oggi come una precaria alleanza tra due leader in crisi. In parte \u00e8 davvero cos\u00ec. La decisa reazione del Parlamento europeo e della Commissione, netta anch\u2019essa, per quanto indebolita dalla brutta gaffe del Commissario Viviane Reding, sono prove importanti della capacit\u00e0 dell\u2019Europa di mantenere la testa sul collo. Ma non bisogna sottovalutare il potenziale di contagio insito nella situazione attuale. La crepa che si \u00e8 aperta interessa le fondamenta stesse dell\u2019edificio comunitario. Va riparata in fretta e con materiali di qualit\u00e0, altrimenti si riaprir\u00e0 presto, con esiti peggiori.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>F. Caffio: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1440\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019emergenza immigrazione riaccende la tensione tra Italia e Malta<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F. Pastore: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1335\" target= \"blank\"><b><u>Immigrazione: cosa vogliono davvero le opinioni pubbliche<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Nascimbene: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1244\" target= \"blank\"><b><u>I respingimenti e i rapporti Italia-Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La spaccatura che si \u00e8 prodotta al Consiglio europeo del 16 settembre \u00e8 senza precedenti. Non tanto per i toni viscerali, che sono comunque un segnale preoccupante. Quanto perch\u00e9 non si \u00e8 consumata su nodi materiali o istituzionali, come la modalit\u00e0 di ripartizione di risorse o i diritti di voto. 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