{"id":15520,"date":"2010-09-21T00:00:00","date_gmt":"2010-09-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-surclassata-a-bruxelles-ma-e-solo-il-primo-tempo\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:41","slug":"italia-surclassata-a-bruxelles-ma-e-solo-il-primo-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/italia-surclassata-a-bruxelles-ma-e-solo-il-primo-tempo\/","title":{"rendered":"Italia surclassata a Bruxelles, ma \u00e8 solo il primo tempo"},"content":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 sia formalmente scorretto parlare in termini di posti \u201cnazionali\u201d attribuiti a questo o quel paese, la realt\u00e0 \u00e8 che, all\u2019interno dell\u2019Ue, vi \u00e8 una certa competizione tra gli stati membri. Questo vale a maggior ragione per il nuovo Servizio diplomatico europeo (Seae), che vede l\u2019impiego diretto di funzionari \u201cnazionali\u201d. Ed \u00e8 qui che le posizioni affidate a diplomatici italiani al termine della prima tornata di nomine &#8211; 13 posti di capo missione dell\u2019Ue &#8211; hanno sollevato alcune perplessit\u00e0. Poich\u00e9 entro la fine dell\u2019anno l\u2019Alto rappresentante Lady Ashton nominer\u00e0 una nuova tornata di personalit\u00e0 ai vertici del Seae, l\u2019analisi sia dell\u2019accaduto che di alcuni aspetti dei rapporti tra Italia e Ue pu\u00f2, forse, aiutare a ottenere risultati pi\u00f9 in linea con le aspettative.<\/p>\n<p><b>Annus horribilis <\/b><br \/>Non si tratta dell\u2019unico caso in cui l\u2019Italia, dopo aver avanzato sue candidature, anche di rilievo, ai vertici di istituzioni europee o internazionali, ha dovuto adattarsi a risultati non soddisfacenti. Ogni caso fa a s\u00e9, ma il loro moltiplicarsi potrebbe configurare un problema complessivo di rapporti tra una parte dell\u2019establishment europeo e la classe dirigente italiana. E non aiutano i recenti contrasti politico-istituzionali: dalla questione dei Rom a quella delle quote latte, fino all\u2019ostentata pretesa che alcuni commissari europei \u201ctacciano\u201d su alcuni dossier. N\u00e9 aiuta l&#8217;attivismo bilaterale italiano verso paesi problematici, come Libia, Bielorussia o Russia.<\/p>\n<p>In diverse occasioni nel corso dell\u2019ultimo anno le ambizioni dell\u2019Italia sono state frustrate da un lato dal crescente protagonismo di Francia, Gran Bretagna e Germania, dall\u2019altro dall\u2019emergere di paesi entrati solo recentemente nel consesso europeo (come ad esempio la Polonia) o di altri tradizionalmente meno influenti, che si sono per\u00f2 rivelati pi\u00f9 abili dell\u2019Italia a sfruttare i margini di manovra a loro disposizione. Lo si \u00e8 visto in occasione della candidatura di Mario Mauro, nell&#8217;estate del 2009, alla presidenza del Parlamento europeo, incarico che nessun italiano ha mai ricoperto da quando il Pe \u00e8 stato eletto per la prima volta a suffragio universale (1979). <\/p>\n<p>Nonostante l\u2019aperto sostegno alla candidatura di Mauro offerto dal capo del governo italiano (anche in modo un po\u2019 eterodosso rispetto alle dinamiche negoziali interne ai grandi partiti europei), il Partito popolare europeo ha preferito sostenere, su impulso determinante della cancelliera tedesca Merkel, il polacco Jerzey Buzek, che poi \u00e8 stato eletto. Traiettoria diversa ma con esiti analoghi quella della candidatura di Massimo D&#8217;Alema &#8211; avanzata prima dal gruppo dei socialisti e democratici nel parlamento europeo e poi sostenuta, anche se non troppo caldamente, dal governo italiano &#8211; al posto di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, poi affidato alla britannica Catherine Ashton.<\/p>\n<p><b>Forza negoziale<\/b><br \/>Una conferma della difficolt\u00e0 dell&#8217;Italia ad essere adeguatamente rappresentata in ambito Ue \u00e8 venuta dalla prima tornata di nomine dei capi missione dell\u2019Ue nei paesi terzi compiuta da Lady Ashton, nonch\u00e9 dall\u2019andamento dei negoziati per gli incarichi nella struttura centrale del nuovo Seae. Dei tredici curricola di diplomatici che il Ministero degli esteri italiano ha presentato al Comitato di selezione &#8211; costituito da cinque funzionari della Dg Relex della Commissione, pi\u00f9 alcuni osservatori esterni &#8211; per i 29 posti di capo missione (13 destinati a diplomatici degli stati membri e 16 a funzionari delle istituzioni europee), due soltanto sono stati giudicati idonei ad affrontare il colloquio finale con Lady Ashton. Di questi, solo uno \u00e8 arrivato in porto: l\u2019ex inviato dell\u2019Ue a Kabul, l&#8217;ambasciatore Ettore Sequi, che guider\u00e0 la missione Ue in Albania. Il diplomatico italiano che invece non ha superato il colloquio con la Ashton avrebbe dovuto guidare la delegazione dell\u2019Ue in Iraq. L\u2019altro italiano prescelto, Roberto Ridolfi, che sar\u00e0 a capo della delegazione dell\u2019Ue in Uganda, non proviene infatti dalle fila della diplomazia, bens\u00ec della Commissione, ed era gi\u00e0 capo della delegazione Ue alle Fiji.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, il diplomatico tedesco Markus Ederer si \u00e8 aggiudicato la guida dell\u2019ambitissima delegazione di Pechino e un diplomatico austriaco \u00e8 riuscito a strappare la rappresentanza di Tokyo. La nazionalit\u00e0 pi\u00f9 rappresentata in questo primo pacchetto di nomine \u00e8 quella spagnola, con ben cinque posti: il vice di Pechino, pi\u00f9 la guida degli uffici di Argentina, Angola, Namibia e Guinea Bissau. Tre sono i francesi (Filippine, Ciad e Zambia), tre gli irlandesi (Bangladesh, Botswana e Mozambico), due gli olandesi (Sudafrica e Libano), due i belgi (Burundi e Senegal), due i lussemburghesi (Singapore e Haiti), due i polacchi (Corea del Sud e Giordania).<\/p>\n<p>Francesi, tedeschi e polacchi possono trarre motivo di soddisfazione anche dall\u2019andamento dei negoziati sugli incarichi della struttura centrale del nuovo Servizio, per i quali la diplomazia italiana ha avanzato candidature di calibro che per\u00f2, ancora una volta, non hanno incontrato i favori dell\u2019Alto rappresentante. L\u2019influente incarico di Segretario generale del Seae sembra ormai certo che verr\u00e0 assegnato all\u2019attuale ambasciatore francese a Washington, Pierre Vimont, che avr\u00e0 come vice la tedesca Helga Schmid e un polacco (sono in lizza il ministro Mikolaj Dowgielewicz e il diplomatico Maciej Popowski). \u00c8 previsto anche un \u201csuper\u201d direttore generale, che, ormai \u00e8 quasi certo, sar\u00e0 l\u2019irlandese David O\u2019Sullivan, capo della DG commercio della Commissione e gi\u00e0 capo di Gabinetto di Romano Prodi durante la sua presidenza dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p><b>Due lezioni<\/b><br \/>Entro la fine dell\u2019anno Lady Ashton nominer\u00e0 una nuova tornata di personalit\u00e0 ai vertici del Seae, probabilmente seguendo le nuove procedure di selezione, previste per il servizio, invece di quelle vecchie (ovvero della Dg relazioni esterne) attualemte in vigore. <\/p>\n<p>Dall\u2019esperienza che si \u00e8 appena conclusa la diplomazia italiana pu\u00f2 trarre due lezioni utili: la prima \u00e8 di operare <i>ex ante <\/i>un vaglio dei <i>curricula <\/i>pi\u00f9 in conformit\u00e0 con i criteri di selezione che adotter\u00e0 il Seae; la seconda, anche alla luce del comportamento delle altre diplomazie, \u00e8 di seguire ogni candidatura con attenzione e costanza sia a livello diplomatico che politico, non rinunciando, se necessario, anche a puntare i piedi. L\u2019argomentazione utilizzata anche dal ministro Frattini per giustificare l\u2019esito deludente di questa prima selezione, secondo cui i diplomatici italiani con i cv pi\u00f9 competitivi hanno preferito incarichi nella diplomazia nazionale, non sembra infatti convincente: non si pu\u00f2 escludere che alcuni abbiano optato per sedi italiane all\u2019estero proprio perch\u00e9 consapevoli di avere poche possibilit\u00e0 a livello Ue.<\/p>\n<p><b>Stile e sostanza<\/b><br \/>Ma, soprattutto, anche senza rinunciare alla difesa di iniziative diplomatiche proprie, come del resto fanno anche gli altri paesi, sarebbe opportuno evitare che esse vengano presentate retoricamente come una sorta di \u201cstrappo\u201d o di rivalsa nei confronti delle istituzioni europee. \u00c8 in larga misura una questione di stile, prima ancora che di contenuto. Si tratta in effetti di un aspetto troppo spesso sottovalutato, ma che finisce per indebolire le posizioni italiane e per essere usato, magari ad arte, per suggerire sottovoce una nostra scarsa affidabilit\u00e0 e lealt\u00e0 istituzionale. Conta poco se questo sia vero o meno (in genere non lo \u00e8): ci\u00f2 finisce comunque per essere sfruttato dai concorrenti quando, ad esempio, si tratta di fare le scelte per gli incarichi chiave. Posizioni negoziali meno \u201cclamorose\u201d in pubblico e, se necessario, pi\u00f9 ferme nelle sedi opportune (cui l\u2019Italia non ha mai rinunciato anche nei decenni passati) sono in genere molto pi\u00f9 efficaci.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che lamentare una <i>conventio ad excludendum <\/i>verso l\u2019Italia, bisogna dunque riflettere con maggiore attenzione sulle conseguenze indirette di comportamenti che, enfatizzando eccessivamente alcuni rapporti bilaterali, fanno perdere il senso della strategia complessiva e, quindi, anche del posizionamento internazionale. Questa incertezza strategica viene presentata in molti (forse troppi) ambienti come una prova di inaffidabilit\u00e0, il che non pu\u00f2 che determinare forme di marginalizzazione sulla scena europea.<\/p>\n<p>Non ci sono vantaggi economici o imprenditoriali, questo \u00e8 il punto di fondo, che potranno compensare gli effetti negativi, di medio e lungo periodo, di una debolezza di linea strategica. La vicenda delle nomine ne \u00e8 peraltro solo una delle manifestazioni minori e pi\u00f9 periferiche.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>G. Gramaglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1538\" target= \"blank\"><b><u> Quote latte e \u201cmade in Italy\u201d, rispunta l\u2019Italietta<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Locatelli: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1532\" target= \"blank\"><b><u>Lingue Ue, Roma e Bruxelles ai ferri corti<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1524\" target= \"blank\"><b><u>Ministero degli esteri, i nervi scoperti della riforma<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 sia formalmente scorretto parlare in termini di posti \u201cnazionali\u201d attribuiti a questo o quel paese, la realt\u00e0 \u00e8 che, all\u2019interno dell\u2019Ue, vi \u00e8 una certa competizione tra gli stati membri. Questo vale a maggior ragione per il nuovo Servizio diplomatico europeo (Seae), che vede l\u2019impiego diretto di funzionari \u201cnazionali\u201d. 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