{"id":15550,"date":"2010-09-24T00:00:00","date_gmt":"2010-09-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-lotta-per-lenergia-lacera-lasia-centrale\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:40","slug":"la-lotta-per-lenergia-lacera-lasia-centrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/la-lotta-per-lenergia-lacera-lasia-centrale\/","title":{"rendered":"La lotta per l\u2019energia lacera l\u2019Asia centrale"},"content":{"rendered":"<p>Per la prima volta dal crollo dell\u2019Urss una centrale idroelettrica \u00e8 stata inaugurata in un territorio ex sovietico: a fine agosto il presidente del Kirghizistan Roza Otunbayeva ha simbolicamente premuto il bottone che ha avviato la prima unit\u00e0 del nuovo impianto idroelettrico Kambarata-2, una struttura costruita sul bacino artificiale del Toktogul che sar\u00e0 capace di produrre energia fino a 700 milioni di kilowattora annui.<\/p>\n<p><b>Sviluppo e energia elettrica<\/b><br \/>Costata 200 milioni di dollari (in buona parte provenienti da un maxiprestito da 300 milioni erogato dalla Russia al Kirghizistan a fine 2006), la nuova centrale \u00e8 destinata, nelle intenzioni del governo kirghizo, a fare da volano per lo sviluppo di un paese povero e politicamente molto instabile, a cui il nuovo esecutivo, entrato in carica da pochi mesi, ha promesso prosperit\u00e0 e benessere.<\/p>\n<p>Sviluppo e produzione di energia elettrica furono, del resto, l\u2019asse portante delle politiche industriali ed infrastrutturali del Cremlino negli anni venti e trenta del Novecento: parte integrante dei primi Piani Quinquennali, le centrali idroelettriche furono il simbolo della repentina crescita industriale sovietica di quegli anni, su cui Stalin costru\u00ec gran parte del suo consenso. Una tradizione che \u00e8 giunta fino ai giorni nostri: sebbene i lavori di costruzione siano stati avviati nella seconda met\u00e0 degli anni 2000, la progettazione originale di Kambarata-2 risale proprio all\u2019epoca sovietica, precisamente al 1990, quando il Kirghizistan faceva ancora parte dell\u2019Urss. Ma proprio perch\u00e9 progettata sui vecchi schemi della politica energetica dell\u2019Urss, la nuova centrale idroelettrica rischia di peggiorare le gi\u00e0 pessime relazioni di vicinato tra il Kirghizistan e l\u2019Uzbekistan.<\/p>\n<p>Kambarata-2 \u00e8 infatti stata costruita sul bacino idrico del Toktogul, da dove poi il fiume Naryn si incanala verso l\u2019Uzbekistan e confluisce nel fiume Syr Darya: il governo uzbeko non ha nascosto le proprie preoccupazioni per i possibili contraccolpi che l\u2019infrastruttura idroelettrica potr\u00e0 avere sulle coltivazioni di cotone nella confinante Valle di Fergana, alimentate dalle acque di numerosi fiumi che nascono in Kirghizistan, incluso appunto il Naryn. Il timore del governo uzbeko \u00e8 dunque che uno sfruttamento pi\u00f9 intensivo delle acque a monte possa provocare siccit\u00e0 a valle, un problema con cui il paese sta gi\u00e0 facendo i conti da qualche anno: insieme a fenomeni di salinizzazione, la desertificazione sta rendendo i terreni su cui sorgono le piantagioni cotonifere uzbeke meno produttivi, tanto che per mantenere costanti i livelli di produzione \u00e8 necessario un sempre maggiore consumo di acqua proveniente dal Kirghizistan. Di fatto, oggi l\u2019Uzbekistan \u00e8 il paese che consuma la maggior parte dell\u2019acqua del Syr Darya.<\/p>\n<p><b>Dal Piano al Mercato<\/b><br \/>Negli anni dell\u2019Urss, i pianificatori sovietici non si erano preoccupati di rendere ogni singola repubblica autosufficiente dal punto di vista energetico, ed avevano di contro percorso la strada della reciproca dipendenza tra i vari territori: in questo modo il Kirghizistan, ricco di acqua, ma povero di energia, era stato dotato di dighe e bacini artificiali (come appunto il Toktogul) in grado di rifornire le preziose piantagioni di cotone del vicino Uzbekistan, che ricambiava la fornitura idrica cedendo gratuitamente alla repubblica kirghiza il proprio gas per soddisfarne cos\u00ec il fabbisogno energetico.<\/p>\n<p>Dopo il collasso dell\u2019Unione sovietica le risorse naturali sono diventate oggetto di accordi commerciali internazionali, dalle condizioni, per la verit\u00e0, spesso pi\u00f9 favorevoli agli  uzbeki che ai kirghizi: i primi hanno infatti iniziato a praticare una politica di rincari sui prezzi degli idrocarburi che il Kirghizistan era costretto ad acquistare, perch\u00e9 privo di infrastrutture per generare in casa propria energia, pur disponendo di acqua in abbondanza.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 stato che a met\u00e0 degli anni duemila il Kirghizistan si \u00e8 ritrovato indebitato pesantemente con l\u2019Uzbekistan, e nell\u2019inverno 2008 il governo di Bishkek ha dovuto affrontare una vera emergenza energetica: la riduzione (e addirittura il taglio) delle forniture imposto dal governo uzbeko per via del mancato pagamento dei debiti pregressi (ma \u00e8 pi\u00f9 probabile che si sia trattato di una ritorsione contro la costruzione di Kambarata-2, da poco ripresa) lasci\u00f2 varie zone del paese senza elettricit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Un nervo scoperto<\/b><br \/>Da qui si comprende la decisione del governo del Kirghizistan di \u201crispolverare\u201d il progetto di autonomia energetica legato a Kambarata-2, fin da subito osteggiato dall\u2019Uzbekistan, che \u00e8 arrivato negli anni scorsi perfino a minacciare la guerra se l\u2019impianto fosse stato completato.<\/p>\n<p>Kambarata-2, del resto, ha toccato il nervo scoperto della gestione delle risorse naturali idriche in Asia centrale. Una questione la cui risoluzione richiederebbe la massima cooperazione tra gli stati a monte (Kirghizistan e Tagikistan), e quelli a valle (Uzbekistan, Kazakhstan e Turkmenistan), ma che invece resta irrisolta a causa dei numerosi punti di disaccordo. Due in particolare: la richiesta dell\u2019Uzbekistan di conferire al Syr Darya lo status di bacino \u201ctransfrontaliero\u201d, avversata dal Kirghizistan, e quella, opposta, del Kirghizistan di far pagare agli stati a valle i servizi legati all\u2019utilizzo delle sue acque, proposta su cui Tashkent si \u00e8 sempre detta contraria.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 2008 l\u2019allora presidente kirghizo Kurmanbek Bakiev chiese agli stati a valle di pagare l\u2019utilizzo dell\u2019acqua del Syr Darya, con un dazio per finanziare parte del progetto Kambarata-2: la nuova centrale, secondo Bakiev, avrebbe permesso all\u2019intera regione centroasiatica, e non solo al Kirghizistan, di beneficiare di un surplus di energia senza penalizzare alcun popolo, e per questo chiedeva una condivisione delle spese. Il presidente uzbeko Islam Karimov, tuttavia, respinse senza appello la proposta: proprio perch\u00e9 in possesso di ampie risorse energetiche, l\u2019Uzbekistan si oppose a qualsiasi pagamento per l\u2019utilizzo dell\u2019acqua dei fiumi che transitavano per il suo territorio, perch\u00e9 non riteneva una priorit\u00e0 per la regione una nuova centrale idroelettrica, ma soprattutto perch\u00e9 la considerava pericolosa per la propria economia.<\/p>\n<p>Nell\u2019aprile 2009, il summit dei Capi di Stato dell\u2019Asia centrale fu dedicato proprio alla questione acqua, ma fall\u00ec per l\u2019inconciliabilit\u00e0 delle posizioni del Kirghizistan e dell\u2019Uzbekistan: Bakiev chiese esplicitamente che la fornitura d\u2019acqua del Syr Darya e dell\u2019Amu Darya, usata da Uzbekistan, Kazakhstan e Turkmenistan per l\u2019irrigazione, venisse da questi pagata per contribuire a realizzare le centrali idroelettriche che avrebbero consentito al Tagikistan ed al Kirghizstan di risolvere il loro deficit di energia. Bakiev motiv\u00f2 la sua proposta con l\u2019impossibilit\u00e0 del suo paese e del Tagikistan di far fronte all\u2019impennata dei prezzi delle materie prime energetiche importate da Uzbekistan e Kazakhstan. La risposta di Karimov, che di fatto fece subito saltare il vertice, fu che l\u2019acqua del Syr Darya era un bene comune, e tale doveva restare.<\/p>\n<p><b>Acqua ed energia per la pace <\/b><br \/>Nonostante le numerose difficolt\u00e0 incontrate durante i lavori di realizzazione, la centrale di Kambarata-2 \u00e8 ora finalmente in funzione, e rappresenta un traguardo importante per il martoriato Kirghizistan: \u201cL\u2019oro e l\u2019elettricit\u00e0 sono le ali della nostra economia &#8211; ha commentato il presidente Roza Otunbajeva all\u2019inaugurazione &#8211; adesso potremo vivere meglio sia d\u2019estate che d\u2019inverno, e migliorare il nostro export\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019immediato futuro della politica energetica del Kirghizistan ha le sembianze della seconda unit\u00e0 di Kambarata-2 (che coster\u00e0 altri 200 milioni di dollari), a cui se ne aggiunger\u00e0 in seguito una terza, la cui costruzione proceder\u00e0 in contemporanea con la realizzazione dell\u2019ancor pi\u00f9 potente centrale Kambarata-1: la Otunbajeva ha sottolineato l\u2019impatto positivo che le due centrali, una volta ultimate, potranno avere sul fabbisogno idrico ed energetico di tutte le nazioni dell\u2019Asia centrale, con conseguenti riflessi sul processo di pacificazione della regione. <\/p>\n<p>E forse proprio per questo motivo il presidente ha, a sorpresa, offerto un ramoscello d\u2019ulivo all\u2019Uzbekistan, annunciando la sua intenzione di coinvolgere il governo di Tashkent nel progetto per la realizzazione di Kambarata-1.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>A. Ronga: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1520\" target= \"blank\"><b><u>La miccia etnica brucia verso la polveriera kirghiza<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la prima volta dal crollo dell\u2019Urss una centrale idroelettrica \u00e8 stata inaugurata in un territorio ex sovietico: a fine agosto il presidente del Kirghizistan Roza Otunbayeva ha simbolicamente premuto il bottone che ha avviato la prima unit\u00e0 del nuovo impianto idroelettrico Kambarata-2, una struttura costruita sul bacino artificiale del Toktogul che sar\u00e0 capace di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[74,86],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15550"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15550"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15550\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62157,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15550\/revisions\/62157"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15550"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15550"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15550"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}