{"id":15560,"date":"2010-09-27T00:00:00","date_gmt":"2010-09-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/bosnia-al-voto-con-lipoteca-del-nazionalismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:39","slug":"bosnia-al-voto-con-lipoteca-del-nazionalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/bosnia-al-voto-con-lipoteca-del-nazionalismo\/","title":{"rendered":"Bosnia al voto con l&#8217;ipoteca del nazionalismo"},"content":{"rendered":"<p>La Bosnia torna alle urne, a quattro anni dalle ultime elezioni. Il 3 ottobre gli elettori saranno chiamati a votare i tre rappresentati della presidenza collegiale, il parlamento dello stato centrale e le istituzioni delle due entit\u00e0 etniche che compongono il paese: quella serba (Republika Srpska, Rs) e quella croato-musulmana (Federazione di Bosnia e Erzegovina, FBiH). Anche stavolta, come nelle precedenti tornate, il voto \u00e8 percepito come decisivo per il futuro del paese. Decisivo in chiave interna, per le riforme e il superamento degli steccati che tengono i tre popoli della Bosnia ancora divisi, a quindici anni dalla firma della pace di Dayton. E decisivo dal punto di vista del processo di integrazione euro-atlantico, dove la Bosnia, rispetto agli altri stati dei Balcani occidentali, fatta eccezione per il Kosovo, sconta un evidente ritardo. <\/p>\n<p><b>Fermi al palo<\/b><br \/>A fronte delle aspettative l\u2019impressione \u00e8 che la Bosnia difficilmente si schioder\u00e0 dallo stato di torpore che la contraddistingue e che, negli ultimi anni, si \u00e8 aggravato. Il punto \u00e8 che il voto del 3 ottobre, cos\u00ec dicono i sondaggi, premier\u00e0 i partiti etno-nazionalisti che gi\u00e0 s\u2019affermarono nel 2006 e che con il loro verbo massimalista hanno contribuito alla radicalizzazione dei rapporti tra le etnie, generando uno stallo totale e facendo sprofondare la Bosnia nella pi\u00f9 grave crisi politica vissuta dai tempi di Dayton. <\/p>\n<p>Non che prima i rapporti fossero distesi. Per\u00f2 i rappresentanti dei tre \u201cpopoli costituenti\u201d della Bosnia &#8211; cos\u00ec li definisce il trattato di Dayton &#8211; erano riusciti comunque, tra mille diffidenze, a combinare qualcosa di buono, come ad esempio l\u2019unificazione delle forze armate, prima divise su basi etniche, raggiunta tra il 2004 e il 2005. Nella legislatura che sta per terminare il gioco dei veti incrociati ha soffocato sul nascere ogni riforma. <\/p>\n<p><b>Voto serbo, musulmano e croato<\/b><br \/>L\u2019Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd) avr\u00e0 gioco facile nell\u2019entit\u00e0 serba e il suo numero uno, Milorad Dodik, otterr\u00e0 agevolmente la presidenza della Rs, alla quale si candida dopo quattro anni di premierato. Nonostante la carica di presidente dell\u2019entit\u00e0 serbo-bosniaca sia notarile, Dodik continuer\u00e0 a dettare tempi e ritmi della politica nella Rs. Cos\u00ec come continuer\u00e0, come ha fatto periodicamente in questi ultimi anni, a minacciare la convocazione di un referendum per secedere dalla Bosnia, condito dal solito ritornello: meglio stare da soli piuttosto che convivere sotto lo stesso tetto traballante con bosgnacchi (i musulmani di Bosnia) e croati. Ultimamente il presidente <i>in pectore <\/i>della Rs ha peraltro sostenuto che l\u2019opinione della Corte internazionale di giustizia sulla legittimit\u00e0 dell\u2019indipendenza del Kosovo, fornita lo scorso 22 luglio, rafforza i propositi indipendentisti serbo-bosniaci.<\/p>\n<p>Sul fronte bosgnacco Haris Silajdzic, capo del Partito per la Bosnia Erzegovina (SBiH), dovrebbe riconquistare il seggio musulmano nella presidenza tripartita, tenendo a bada l\u2019assalto di Bakir Izetbegovic, candidato del Partito d\u2019azione democratica (Sda), fondato dal padre Alija, fautore dell\u2019indipendenza bosniaca e capo carismatico della comunit\u00e0 musulmana ai tempi dell\u2019assedio di Sarajevo. Silajdzic, che di Alija Izetbegovic fu il ministro degli esteri, ha fondato l\u2019SBiH nel 2006, uscendo dall\u2019Sda e promuovendo una piattaforma radicale. In cima all\u2019agenda figurano il rafforzamento dei poteri dello stato centrale e l\u2019abolizione delle entit\u00e0. Cosa che permetterebbe ai bosgnacchi, sulla base della loro predominanza demografica, di controllare politicamente la Bosnia. Il corpo a corpo con Dodik \u00e8 stato inevitabile e il muro contro muro tra i due \u00e8 stata la principale causa dell\u2019impantanamento bosniaco.<\/p>\n<p>L\u2019esasperato duello serbo-musulmano ha estremizzato anche l\u2019orientamento dei croati, che frustrati dal ridotto peso demografico (la loro \u00e8 la componente minore) e dalla complessa convivenza con i musulmani all\u2019interno della FBiH, hanno ripreso a rivendicare la nascita di una terza entit\u00e0 e il controllo della loro roccaforte, Mostar, che ai sensi dell\u2019attuale ordinamento devono governare insieme ai musulmani, l\u00ec minoranza, sulla base dei principi dell\u2019alternanza.<\/p>\n<p>Un\u2019altra ragione a monte dell\u2019irrigidimento \u00e8 da ricondurre a quanto avvenuto nel 2006: il seggio croato nella presidenza tripartita and\u00f2 a Zeljko Komsic, candidato sotto le insegne del Partito socialdemocratico (Sdp), formazione etnicamente mista, anche se prevalentemente musulmana. I partiti croati \u201cpuri\u201d protestarono vigorosamente, sostenendo che il membro croato della presidenza sarebbe dovuto provenire dai loro ranghi. Il 3 ottobre, con ogni probabilit\u00e0, Komsic verr\u00e0 rieletto e c\u2019\u00e8 da credere che le formazioni croate rialzeranno la voce.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dell\u2019Ue<\/b><br \/>La crisi bosniaca dipende anche da fattori esterni. Il punto \u00e8 che negli ultimi anni l\u2019Alto rappresentante (Ohr), il proconsole della comunit\u00e0 internazionale a Sarajevo, non ha saputo pi\u00f9 esercitare quei poteri di controllo e indirizzo previsti dal suo mandato. Dunque non \u00e8 stato capace di orientare i processi di dialogo e le riforme, n\u00e9 di arginare i rigurgiti  nazionalisti. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 dipeso da una parte dalle divergenze presenti in seno al <i>Peace Implementation Council <\/i>(Pic), l\u2019organismo, formato da 55 soggetti tra Stati sovrani, organizzazioni regionali e istituzioni finanziarie, deputato a fornire all\u2019Alto rappresentante le linee di <i>governance <\/i>per la Bosnia. Dall\u2019altra, ha inciso anche il carisma non cos\u00ec lampante degli ultimi proconsoli: il tedesco Christian Schwarz-Schilling, lo slovacco Miroslav Lajcak e l\u2019attuale, l\u2019austriaco Valentin Inzko. Personalit\u00e0 sicuramente competenti, ma prive della statura dei predecessori, su tutti l\u2019austriaco Wolfgang Petritsch e il britannico Paddy Ashdown.<\/p>\n<p>L\u2019erosione di prestigio e autorit\u00e0 dell\u2019Alto rappresentante, unita al fatto che la sua presenza \u00e8 avvertita con crescente fastidio dai bosniaci, stanchi del protettorato, ha accelerato l\u2019idea di chiudere l\u2019ufficio proconsolare e di rendere pienamente operativa l\u2019altra carica di cui l\u2019Ohr si fregia, pi\u00f9 che altro nominalmente: quella di Rappresentante speciale dell\u2019Ue (Eusr). <\/p>\n<p>I tempi, pare, sono maturi. Prossimamente, forse gi\u00e0 nei prossimi mesi, l\u2019Eusr rimarr\u00e0 l\u2019unico \u201cguardiano\u201d a Sarajevo. Il suo mandato sar\u00e0 meno intrusivo di quello proconsolare &#8211; cos\u00ec da favorire l\u2019alleggerimento del protettorato &#8211; e la <i>mission <\/i>iniziale sar\u00e0 quella di pilotare la discussione tra le forze politiche sui temi dell\u2019integrazione europea, piuttosto che sulle grandi riforme e sulla revisione dell\u2019ormai anacronistica impalcatura istituzionale, marcata da pesi, contrappesi, meccanismi e paletti di natura etnica, ereditata da Dayton. <\/p>\n<p>Su questo terreno, d\u2019altronde, la convergenza \u00e8 al momento impossibile. Meglio dunque una politica dei piccoli passi, mirata a soddisfare i requisiti per l\u2019entrata in vigore degli Accordi di associazione e stabilizzazione con l\u2019Ue (firmati nel 2008), del pacchetto sulla liberalizzazione dei visti turistici &#8211; schema dal quale la Bosnia \u00e8 rimasta fuori, contrariamente a Serbia, Montenegro e Macedonia &#8211; e del Membership Action Plan, generosamente offerto dalla Nato lo scorso aprile.<\/p>\n<p><b>Politici e oligarchi<\/b><br \/>Le riforme e il grande compromesso &#8211; rafforzamento delle pallide istituzioni centrali e trasferimento di alcune delle ampie prerogative della Rs allo stato, senza che tuttavia ci\u00f2 mini l\u2019esistenza dell\u2019entit\u00e0 serba &#8211; verranno in un secondo momento, quando i benefici del processo di integrazione sortiranno i loro effetti e i bosniaci comprenderanno che pi\u00f9 si sta lontani dall\u2019Europa, peggio \u00e8.<\/p>\n<p> Questa dinamica, secondo gli auspici, dovrebbe influenzare positivamente anche i comportamenti della classe politica, smussando i toni radicali e favorendo il necessario ricambio. Gli attuali interlocutori, infatti, oltre a infiammare il nazionalismo e a cestinare ogni tentativo di riforma, sono anche poco raccomandabili dal punto di vista etico. Sfruttando le rispettive posizioni di potere Milorad Dodik, Haris Silajdzic e Dragan Covic, numero uno dell\u2019Hdz, il partito croato tradizionalmente pi\u00f9 influente, hanno costruito con metodi poco trasparenti &#8211; per usare un eufemismo &#8211; veri e propri imperi economici, come sottolinea l\u2019<i>International Institute for Middle East and Balkan Studies<\/i> di Ljubljana in una recente analisi dedicata al voto bosniaco, dal titolo eloquente: <i>The Vicious Circle of Politics, Mafia and Crime<\/i>. <\/p>\n<p>  Ma il ricambio \u00e8 prematuro. I trionfatori di ieri trionferanno anche domani. Per vedere la svolta in Bosnia bisogner\u00e0 armarsi di pazienza e procedere un passo alla volta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1511\" target= \"blank\"><b><u> Kosovo in mezzo al guado<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Bosnia torna alle urne, a quattro anni dalle ultime elezioni. 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