{"id":15580,"date":"2010-09-28T00:00:00","date_gmt":"2010-09-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/germania-capoclasse-delleuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:39","slug":"germania-capoclasse-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/09\/germania-capoclasse-delleuropa\/","title":{"rendered":"Germania capoclasse dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>In questi tempi di crisi \u00e8 estremamente diffusa, tra i commentatori politici ed economici italiani, l\u2019esortazione a \u201cfare come i tedeschi\u201d. Guardando alla Germania, il paese europeo che meglio degli altri ha saputo rispondere alla crisi, si invoca spesso l\u2019adozione, nei campi pi\u00f9 disparati, di questo o quell\u2019aspetto del sistema tedesco: chi ne vuole importare il sistema elettorale, chi la cogestione sindacale, chi  la politica dell\u2019export e cos\u00ec via. Dietro a queste invocazioni, che spesso nascondono visioni stereotipate della Germania, vi \u00e8 comunque l\u2019apprezzamento per un paese che negli ultimi venti anni ha saputo ripensarsi e imporsi come un modello di riferimento. Il ventennale della riunificazione \u00e8 un\u2019occasione per un bilancio degli sviluppi che hanno caratterizzato la Germania. <\/p>\n<p><b>Vent\u2019anni di fatiche<\/b><br \/>Secondo diverse stime il costo della riunificazione si aggira attorno ai 1.500 miliardi di euro: quest\u2019enorme cifra \u00e8 stata in gran parte spesa per colmare il divario socio-economico esistente tra i <i>L\u00e4nder <\/i>occidentali e quelli orientali. Pi\u00f9 che per riformare un apparato industriale e produttivo obsoleto, i maggiori sforzi sono stati volti a ricreare quel capitale umano che vent\u2019anni di nazismo e quaranta di comunismo avevano mortificato nella Germania orientale. Negli anni novanta erano diffusi i dubbi circa la reale possibilit\u00e0 di \u201crecuperare\u201d l\u2019ex Ddr, dalla quale giungevano pericolosi segnali di stagnazione e di rigurgito dell\u2019estremismo: l\u2019incessante trasferimento di giovani in et\u00e0 da lavoro verso le regioni occidentali, l\u2019emergere di problemi di instabilit\u00e0 sociale, il radicarsi di gruppi estremisti di matrice neonazista o veterocomunista, tutti questi elementi facevano presagire una sorte non certo luminosa per quella che un tempo era stata la culla della nazione tedesca. <\/p>\n<p>Le recenti analisi hanno fugato molte di queste preoccupazioni, mostrando come i trend di crescita delle regioni orientali si siano progressivamente allineati su quelli delle regioni occidentali: una recente ricerca del <i>Deutsche Institut f\u00fcr Wirtschaftsforschung <\/i>di Berlino prevede anzi che entro il 2019 il reddito prodotto dai <i>L\u00e4nder <\/i>orientali raggiunger\u00e0 il livello di quelli occidentali(1). Una tale convergenza economica potrebbe favorire, in prospettiva, anche un riavvicinamento a livello di struttura sociale. <\/p>\n<p>La grande novit\u00e0 della Germania riunificata va per\u00f2 ricercata, forse pi\u00f9 che negli andamenti economici, nella psicologia collettiva. Si \u00e8 assistito a una riscoperta dell\u2019identit\u00e0 nazionale da parte dell\u2019opinione pubblica. In questi anni i tedeschi hanno preso definitivamente le distanze dalle pagine pi\u00f9 cupe della loro storia nazionale, facendo i conti con quello che sembrava destinato a rimanere un \u201cpassato che non passa\u201d. Cresciuti senza poter fare riferimento ad un\u2019eredit\u00e0 storica, i tedeschi hanno per lungo tempo faticato ad ammettere che la Germania potesse assumere nuovamente la leadership dell\u2019Europa occidentale. Il principale approdo della Germania riunificata sta invece proprio in questo: nella volont\u00e0 esplicita della classe dirigente politica, economica e culturale del paese di farsi carico delle ambiziose responsabilit\u00e0 del \u201ccapoclasse\u201d. <\/p>\n<p><b>Nuova leadership<\/b><br \/>Tutto questo spiega l\u2019evoluzione della politica tedesca nel contesto europeo e globale dalla seconda met\u00e0 degli anni novanta ad oggi. La Germania, condizionata fino al 1990 dalla divisione del paese, a partire dalla seconda met\u00e0 di quel decennio ha iniziato ad essere sempre pi\u00f9 assertiva, pur senza rinnegare lo spirito di collaborazione europea ed internazionale che aveva sempre caratterizzato la Repubblica federale tedesca. <\/p>\n<p>I due cancellieri che si sono succeduti dal 1998 ad oggi, il socialdemocratico Gerhard Schr\u00f6der e la cristiano-democratica Angela Merkel, hanno agito con continuit\u00e0 per trasformare la Germania in uno dei paesi pi\u00f9 all\u2019avanguardia sia in Europa che nel mondo. Diversi sono gli ambiti in cui il processo di rinnovamento \u00e8 stato perseguito con successo, ma quello delle politiche ambientali esemplifica forse meglio di altri la portata delle riforme attuate: il paese, che al momento della riunificazione presentava una condizione ambientale non particolarmente felice anche a causa delle produzioni altamente inquinanti ancora attive nell\u2019Est, \u00e8 oggi il leader mondiale della <i>green economy<\/i>. E, secondo le statistiche, la crisi non ha arrestato questo processo di trasformazione interna.<\/p>\n<p>Questi cambiamenti si riverberano anche sugli orientamenti della politica estera tedesca. La Germania si \u00e8 affermata come una delle pietre angolari del sistema di <i>governante<\/i> politica ed economica globale. Il suo contributo \u00e8 oramai imprescindibile per la definizione degli equilibri globali e per la definizione dell\u2019agenda internazionale: lo si \u00e8 visto nei vertici G8 e G20, nei negoziati \u201c5+1\u201d sull\u2019Iran, nonch\u00e9 nella fallita conferenza Onu di Copenhagen sul clima. \u00c8 inoltre una Germania che, superando una remora legata alla memoria della guerra, \u00e8 oggi disposta ad impegnarsi anche militarmente per la stabilizzazione delle aree di crisi. <\/p>\n<p><b>Cooperare con il \u201ccapoclasse\u201d?<\/b><br \/>Questa indiscussa leadership nei diversi ambiti della vita internazionale rappresenta una grande ricchezza per l\u2019Europa, che attraverso la Germania, pu\u00f2 rafforzare la propria proiezione a livello globale. Dal punto di vista dell\u2019Unione europea, la crescita politica ed economica della Germania rappresenta inoltre un importante fattore propulsivo: convergendo verso gli standard tedeschi gli altri membri dell\u2019Ue possono procedere sul cammino delle riforme interne e rafforzare cos\u00ec l\u2019Unione stessa. <\/p>\n<p>Ma non mancano i risvolti spiacevoli. Forte delle sue convinzioni e capace di imporle in modo pi\u00f9 vigoroso che in passato, la Germania rappresenta un partner meno accomodante di alcuni anni fa. Non pi\u00f9 ricattabile, come prima del 1990, sul tema della riunificazione, la Germania odierna ha adottato un linguaggio pi\u00f9 diretto e assertivo non solo verso paesi terzi, ma anche verso alleati e amici. Non sono mancati i momenti in cui i tedeschi hanno \u201cbacchettato\u201d i partner europei meno virtuosi: gli italiani lo hanno sperimentato in diverse occasioni, nei negoziati per l\u2019elaborazione della strategia energia\/ambiente dell\u2019Ue come nella definizione delle misure di salvataggio della Grecia dalla crisi. <\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che la Germania ricorda sempre meno quella locomotiva che nei momenti difficili aveva risollevato l\u2019economia europea: come peraltro gi\u00e0 sottolineato su questa rivista(2), si va creando un crescente divario tra i paesi pi\u00f9 avanzati dell\u2019Unione e quelli che pi\u00f9 faticano a rispondere alla crisi e alle pressioni provenienti dalla concorrenza globale. <\/p>\n<p>Dati questi sviluppi, si pu\u00f2 prevedere un\u2019interazione sempre pi\u00f9 problematica tra i paesi europei pi\u00f9 virtuosi e quelli che lo sono meno, soprattutto nella formulazione delle strategie dell\u2019Unione per far fronte alle grandi sfide globali: dietro a una convergenza di facciata si profila infatti un confronto tra paesi con visioni, risorse e potenzialit\u00e0 profondamente diverse. <\/p>\n<p>Le divergenze crescenti non devono per\u00f2 rappresentare una scusante per evitare il dialogo. \u00c8 vero: nel corso di questi ultimi venti anni la Germania \u00e8 cambiata, ma \u00e8 cambiata certamente in meglio, e questo per l\u2019Europa e per l\u2019Italia \u00e8 una risorsa, non un problema. <\/p>\n<p><font size=\"1\">(1) Karl Brenke, Klaus F. Zimmermann (a cura di), Die Wirtschaft in Ostdeutschland 20 Jahre nach dem Fall der Mauer: R\u00fcckblick, Bestandsaufnahme, Perspektiven, \u00abVierteljahrshefte zur Wirtschaftsforschung\u00bb, n. 2\/2009. http:\/\/www.diw.de\/sixcms\/detail.php?id=diw_02.c.298950.de.<br \/>       (2) Paolo Guerrieri, Le due facce della ripresa europea, 10\/09\/2010, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1542<\/font><\/p>\n<p>. <\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>C. Merlini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1296\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019asse franco-tedesco, la cabina di regia dell\u2019Ue e il ruolo dell\u2019Italia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi tempi di crisi \u00e8 estremamente diffusa, tra i commentatori politici ed economici italiani, l\u2019esortazione a \u201cfare come i tedeschi\u201d. 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