{"id":15620,"date":"2010-10-01T00:00:00","date_gmt":"2010-09-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/banche-nordafricane-in-fermento\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:38","slug":"banche-nordafricane-in-fermento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/banche-nordafricane-in-fermento\/","title":{"rendered":"Banche nordafricane in fermento"},"content":{"rendered":"<p>In un recente studio l\u2019economista della Goldman Sachs, Jim O\u2019Neill, non esclude che in futuro si possa includere anche l\u2019Africa, presa nel suo insieme, fra i Brics (Brasile, Russia, Cina e India), il gruppo delle nuove potenze ad alto potenziale di crescita. In particolare, il Nord Africa grazie al favorevole posizionamento geografico che lo rende snodo cruciale di tre continenti, alle abbondanti risorse energetiche e al crescente interscambio con l\u2019Europa, sta emergendo come un attore di notevole rilevanza economica nello scacchiere internazionale.<\/p>\n<p><b>Motore africano<\/b><br \/>Il Nord Africa (Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia) \u00e8 uno dei motori principali della crescita economica del continente. Negli ultimi cinque anni la crescita annuale media del Pil reale della regione \u00e8 stata del 5%. La maggior parte della ricchezza viene ancora prodotta nel settore energetico (petrolio e gas) e in quello agricolo, bench\u00e9 in misura diversa da paese a paese. In questo contesto il settore bancario costituisce un settore di notevole importanza, con attivi bancari che variano da un 70% del Pil dell\u2019Algeria al 105% del Marocco. Il rapporto impieghi su raccolta, \u00e8 per\u00f2 nettamente inferiore alla media europea: va infatti da un minimo del 22% in Libia a un massimo del 111% in Tunisia.<\/p>\n<p>Il Nord Africa, al contrario di altre aree, \u00e8 uscito indenne dalla tempesta finanziaria degli ultimi due anni grazie anche alla ridotta dipendenza da finanziamenti esterni e al forte controllo pubblico delle maggiori banche, che varia dal 27% degli attivi bancari in Marocco all\u201985% in Algeria. La privatizzazione del settore ha peraltro seguito strade molto diverse nei vari Stati nordafricani. Se in Egitto la maggioranza delle banche pubbliche \u00e8 stata privatizzata, in Tunisia, dove tre delle prime cinque banche sono ancora pubbliche, il processo di privatizzazione solo ora sta per essere riattivato. <\/p>\n<p><b>Presenza europea<\/b><br \/>Per diversi motivi, tra cui non irrilevanti sono quelli politici e sociali, la presenza delle banche occidentali nel Nord Africa &#8211; e pi\u00f9 in generale in Africa &#8211; rimane limitata. Le banche britanniche sono tra le pi\u00f9 attive, con Barclays, che \u00e8 presente in 12 paesi africani, e Standard Bank che opera nella regione subsahariana. Nel 2007 quest\u2019ultima ha acquisito in Kenya la Cfc Bank e in Nigeria la Ibtc Chartered Bank. <\/p>\n<p>Nel Nord Africa sono pi\u00f9 presenti le banche italiane e francesi, in particolare in Egitto. IntesaSanpaolo controlla una delle cinque principali banche del paese (Bank of Alexandria) mentre la francese Socgen, oltre ad essere presente in 11 paesi dell\u2019Africa subsahariana, controlla in Egitto una delle maggiori banche locali (Nsgb). <\/p>\n<p><b>Problemi strutturali<\/b><br \/>Tra i problemi principali irrisolti del sistema bancario nordafricano rimane quello dell\u2019alto livello di sofferenze. Nel 2005 il livello medio delle sofferenze variava da un minimo del 17% del Marocco (lo Stato pi\u00f9 virtuoso del Nord Africa da questo punto di vista) al 33% della Libia. Dopo un processo di profonde ristrutturazioni e rettifiche i livelli sono scesi rispettivamente al 7% e 24%. Tuttavia il tasso di generazione di sofferenze rimane ancora decisamente elevato. <\/p>\n<p>I governi nordafricani stanno cercando di porre rimedio al fenomeno. Il Marocco creer\u00e0 un <i>credit bureau<\/i>, dove saranno centralizzati tutti i dati bancari del sistema, la Libia una <i>bad bank<\/i> dove saranno centralizzate le sofferenze del sistema bancario al fine di liberare le banche locali dal fardello delle rettifiche.<\/p>\n<p>Il problema principale per\u00f2 \u00e8 che il tasso di penetrazione dei prodotti bancari \u00e8 estremamente ridotto. Si stima che in Egitto solo il 10% della popolazione possieda un conto corrente. In tutto il continente africano solo il 25% della popolazione ha un conto corrente e 230 milioni di africani sono al momento privi di qualsiasi contatto con il mondo bancario. <\/p>\n<p><b>L\u2019avanzata del <i>mobile banking<\/i><\/b><br \/>Date queste premesse sono in molti a scommettere che la bancarizzazione del continente africano avverr\u00e0 attraverso il <i>mobile banking<\/i>, cio\u00e8 che si utilizzer\u00e0 sempre pi\u00f9, per le operazioni bancarie, uno strumento mobile come il telefono cellulare. Negli ultimi anni la telefonia cellulare \u00e8 cresciuta in Africa in maniera esponenziale. Il numero di telefoni cellulari \u00e8 letteralmente esploso, salendo dal milione di apparecchi del 1996 ai 278 milioni attuali. Il <i>mobile banking <\/i>sembra essere il futuro del continente africano perch\u00e9 consente di offrire un servizio a basso costo attraverso un canale d\u2019accesso molto diffuso e in forte crescita come il cellulare, evitando gli ingenti costi della costruzione di reti di filiali. <\/p>\n<p>Sono molti gli esempi di strategie di espansione in Africa attraverso il<i> mobile banking<\/i>. Il Kenya \u00e8 uno degli esempi di maggior successo di questa strategia. Vodafone e Safaricom hanno lanciato nel 2006 un servizio di pagamenti utilizzando il telefono cellulare. Ad oggi quattro milioni di keniani utilizzano il servizio. <\/p>\n<p><b>Ansia di espansione<\/b><br \/>In attesa di un cambiamento strutturale che appare inevitabile, le banche nordafricane evidenziano notevoli tassi di crescita e grandi mire espansionistiche. Le banche egiziane, secondo un report di Hsbc, dovrebbero registrare nel terzo trimestre 2010 una crescita degli utili del 44% rispetto allo stesso periodo del 2009 (dopo un +32% del secondo trimestre). Il maggior gruppo bancario del Maghreb, Attijariwafa Bank, presente in 22 paesi africani, dopo aver chiuso il 2009 con un tasso di crescita degli utili del 26% e del 16% nel primo semestre 2010, si \u00e8 prodotta in un processo di espansione piuttosto marcato, acquisendo dal Credit Agricole cinque sussidiarie africane e da Bnp la controllata in Mauritania. Il settore insomma appare in pieno fermento.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>A. Santoni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1522\" target= \"blank\"><b><u>Finanza asiatica all\u2019offensiva<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un recente studio l\u2019economista della Goldman Sachs, Jim O\u2019Neill, non esclude che in futuro si possa includere anche l\u2019Africa, presa nel suo insieme, fra i Brics (Brasile, Russia, Cina e India), il gruppo delle nuove potenze ad alto potenziale di crescita. 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