{"id":15640,"date":"2010-10-03T00:00:00","date_gmt":"2010-10-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rinnovabili-nel-sahara-piu-politica-che-energia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:38","slug":"rinnovabili-nel-sahara-piu-politica-che-energia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/rinnovabili-nel-sahara-piu-politica-che-energia\/","title":{"rendered":"Rinnovabili nel Sahara: pi\u00f9 politica che energia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019idea di produrre energia solare nel deserto del Sahara, un\u2019area di oltre nove milioni di chilometri quadrati con uno dei pi\u00f9 alti tassi di insolazione al mondo, ha sempre suscitato grandi entusiasmi. I primi progetti risalgono addirittura ai primi anni \u201930, quando Hassan Kamel al-Sabbah, un ingegnere libanese emigrato negli Stati Uniti, propose al principe druso Chakib Arslan di installare nei paesi arabi pannelli solari da lui ideati. In tempi pi\u00f9 recenti, l\u2019aggravarsi dei problemi climatici e la necessit\u00e0 di trovare fonti energia alternative agli idrocarburi fossili ha portato alla nascita di iniziative pi\u00f9 concrete. <\/p>\n<p><b>Piano solare<\/b><br \/>L\u2019estate appena conclusa ha visto in particolare una netta accelerazione del Piano solare mediterraneo (Psm), uno dei pochi progetti operativi dell\u2019Unione per il Mediterraneo (Upm), voluta fortemente dal presidente francese Nicolas Sarkozy e lanciata su iniziativa di quest\u2019ultimo nel luglio 2008. Il piano si propone di installare pannelli solari per una capacit\u00e0 equivalente a 20 gigawatts entro il 2020 e ha trovato un solido alleato in Desertec, un consorzio di aziende private a guida tedesca.<\/p>\n<p>Nato nel 2008 come fondazione no-profit, Desertec \u00e8 stato affiancato e integrato nel luglio 2009 da una vera e propria iniziativa industriale (<i>Desertec Industrial Initiative<\/i>), che ha registrato la rapida adesione di grandi gruppi europei. Attualmente, tra i 17 membri vi sono pesi massimi quali Munich RE, Deutsche Bank, Siemens, Abengoa e l\u2019italiana Enel. L\u2019obiettivo finale \u00e8 l\u2019installazione in zone desertiche di pannelli solari a concentrazione &#8211; attraverso i quali il calore solare viene utilizzato per produrre vapore poi convertito in energia termica o elettrica. I vantaggi di questo tipo di tecnologia rispetto al tradizionale fotovoltaico sono rappresentati dalla possibilit\u00e0 di conservare l\u2019energia prodotta e di trasportarla facilmente. Nel quadro di questa volont\u00e0 politica si \u00e8 inserito anche il progetto Transgreen, presentato a luglio proprio durante un meeting dell\u2019Upm da un consorzio guidato dalla francese Edf (ma dove sono rappresentati anche interessi tedeschi e spagnoli). L\u2019iniziativa si propone di costruire una rete di trasmissione che collegherebbe in diversi punti le reti elettriche europee con quelle dei paesi nordafricani, la cui esistenza \u00e8 una <i>condicio sine qua non <\/i>che determiner\u00e0 la fattibilit\u00e0 o meno di Desertec e del Psm.<\/p>\n<p><b>Tempi lunghi<\/b><br \/>Tuttavia, le effettive possibilit\u00e0 di realizzazione di questi progetti non dovrebbero lasciare spazio a eccessivi ottimisti. Il commissario europeo per l\u2019energia G\u00fcnther Oettinger ha dichiarato che nei prossimi cinque anni saranno realizzati soltanto alcuni progetti pilota, per una capacit\u00e0 di poche centinaia di megawatt, mentre progetti come Desertec saranno completati soltanto nei prossimi 20-40 anni e con investimenti per centinaia di miliardi di euro. Inoltre, le incognite cui il Psm dovr\u00e0 far fronte sono tutt\u2019altro che trascurabili. Sebbene simili installazioni siano state gi\u00e0 testate negli Stati Uniti e in Spagna, barriere tecnico-logistiche quali la scarsit\u00e0 di acqua necessaria al funzionamento dei pannelli (superabili con l\u2019utilizzo di meno efficienti meccanismi ad aria o la realizzazione di dispendiosissime centrali di desalinizzazione) comporterebbero un forte aumento dei costi di realizzazione ed operativi. Essendo la costruzione e l\u2019attivit\u00e0 degli impianti &#8211; come sempre accade nel caso delle fonti rinnovabili &#8211; abbondantemente sussidiata da fondi statali, \u00e8 probabile che tale progetto non riscuoter\u00e0 grande favore tra l\u2019opinione pubblica, specialmente in un periodo di grande difficolt\u00e0 economica come quello attuale.<\/p>\n<p>Un altro ostacolo \u00e8 dovuto alla forte dispersione sul territorio degli impianti. A differenza di grandi installazioni quali trivelle petrolifere o pipeline, i pannelli solari sono di difficile controllo e potrebbero essere oggetto di attacchi e sabotaggi da parte di gruppi terroristici e criminalit\u00e0 organizzata, riducendo la sicurezza energetica del continente o comunque facendo schizzare verso l\u2019alto i costi del progetto. Analogamente, la necessit\u00e0 di distribuire sussidi ad una struttura tanto decentralizzata espone il Psm a rischi di inefficienze burocratiche e frodi (i vari casi riguardanti l\u2019eolico in Italia dovrebbero fare scuola), minando alle fondamenta la fattibilit\u00e0 del piano.<\/p>\n<p>Inoltre, in seguito alla riduzione delle emissioni di CO2 dovuto all\u2019attuale recessione e i difetti di <i>institutional design <\/i>dello European Trading Scheme (Ets), sono venute a meno le condizioni che avrebbero potuto fornire a governi e compagnie energetiche incentivi alla realizzazione di un tale piano. Realisticamente, l\u2019eventualit\u00e0 che disegni quali il Psm possano vedere la luce sembra essere legata all\u2019instaurazione di un regime globale per la riduzione delle emissioni di gas serra in sede di United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc). I negoziati stanno per\u00f2 attraversando un prolungato periodo di stallo e non si intravedono per ora serie possibilit\u00e0 di uscita.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dell\u2019Ue<\/b><br \/>La recente accelerazione del progetto e l\u2019ampia pubblicit\u00e0 positiva sono state dunque di matrice prevalentemente politica, legate anche alla priorit\u00e0 che l\u2019uscente presidenza spagnola aveva assegnato in seno all\u2019Ue alla cooperazione euro-mediterranea e alla velata competizione franco-tedesca per la guida delle relazioni europee con il Maghreb. La co-operazione nel campo delle energie rinnovabili rappresenta lo strumento principale con cui l\u2019Europa sta cercando di esercitare il suo \u201cpotere normativo\u201d e costruire solidi legami con i paesi nordafricani diffondendo meccanismi di <i>governante<\/i> rispettosi della <i>rule of law <\/i>e benefici per gli interessi europei.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, l\u2019iniziativa sta riscuotendo un buon successo: il Psm \u00e8 stato accolto molto positivamente dalle leadership maghrebine, solitamente molto fiere e sospettose delle iniziative europee nella regione. Alla fine di giugno, i ministri per l\u2019Energia di Algeria, Marocco e Tunisia, durante un incontro ad Algeri con il commissario Oettinger, si sono impegnati a muovere i primi passi per integrare i rispettivi mercati elettrici nazionali &#8211; in vista poi di una piena integrazione nel sistema energetico europeo, che ormai si estende ben oltre i confini dei 27 membri. Se sviluppato, l\u2019accordo potrebbe avere portata storica in quanto rappresenterebbe un passo fondamentale verso una tanto attesa integrazione economica e politica del Maghreb e una riappacificazione tra Algeria e Marocco, le cui relazioni sono tese da decenni.<\/p>\n<p>Progetti come il Psm, indipendentemente dai loro risultati in termini di kilowatt prodotti, sono la maggiore speranza che l\u2019Europa possiede per costruire un rapporto di cooperazione mutualmente proficua con i paesi arabi. Visti i dilemmi etici e la scarsa accettazione pubblica suscitati da una pi\u00f9 tradizionale cooperazione bilaterale con attori regionali (vedi il recente caso-Libia), la strada del multilateralismo e del \u201cpotere normativo\u201d sembra essere la pi\u00f9 promettente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>F. Tajani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1491\" target= \"blank\"><b><u>Carbone senza alternative in Africa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019idea di produrre energia solare nel deserto del Sahara, un\u2019area di oltre nove milioni di chilometri quadrati con uno dei pi\u00f9 alti tassi di insolazione al mondo, ha sempre suscitato grandi entusiasmi. 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