{"id":15670,"date":"2010-10-05T00:00:00","date_gmt":"2010-10-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-nuovi-equilibri-mondiali-e-la-riforma-del-fmi\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:38","slug":"i-nuovi-equilibri-mondiali-e-la-riforma-del-fmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/i-nuovi-equilibri-mondiali-e-la-riforma-del-fmi\/","title":{"rendered":"I nuovi equilibri mondiali e la riforma del Fmi"},"content":{"rendered":"<p>Il ruolo del Fondo Monetario Internazionale si \u00e8 decisamente rafforzato all\u2019indomani della pi\u00f9 grave crisi finanziaria dalla depressione degli anni trenta. Rimangono tuttavia irrisolti una serie di problemi strutturali dell\u2019organizzazione, a cominciare dall\u2019anacronistica distribuzione del potere di voto fra i sui membri, che ne limitano l\u2019autorevolezza e l\u2019efficacia. In una lettera aperta ai governatori del Fmi un gruppo di esperti appartenenti a istituti di ricerca di vari paesi, fra cui lo IAI, hanno sollecitato il varo di una serie di riforme della governance e del funzionamento del Fondo, anche in vista della riunione annuale che si terr\u00e0 questa settimana a Washington.<\/p>\n<p><b>Asimmetrie nella governance <\/b><br \/>\nLe risorse a disposizione del Fondo sono aumentate in misura significativa (circa mille miliardi di dollari). Il Fondo ha riformato i programmi di assistenza finanziaria e semplificato drasticamente la condizionalit\u00e0. \u00c8 inoltre diventato l\u2019organizzazione multilaterale che fornisce alta consulenza tecnica ai Capi di Stato e di Governo del G20, fornendo analisi e raccomandazioni per favorire la cooperazione in campo macroeconomico. In questa prospettiva il Fondo potr\u00e0 disporre di meccanismi efficaci e di incentivi e disincentivi adeguati per garantire il rispetto delle regole.<\/p>\n<p>Un tale potenziamento del ruolo del Fmi \u00e8 sostenibile, tuttavia, solo se tale istituzione riuscir\u00e0 ad ispirare di nuovo fiducia e sicurezza. Senza la percezione di una sua riaffermata autorevolezza, i paesi membri saranno poco inclini ad avviare quel processo di <i>peer review <\/i>necessario al Fondo per svolgere nel futuro il suo ruolo di regolatore, anche in materia di processi di aggiustamento.<\/p>\n<p>Un passaggio obbligato in questa direzione \u00e8 una profonda riforma della presente struttura di <i>governance <\/i>del Fmi che rifletta i mutati equilibri di potere economico a livello globale.<\/p>\n<p>L\u2019attuale distribuzione del potere di voto presso il Fmi \u00e8 oggi pesantemente distorta a favore dei paesi occidentali: i paesi membri del G7 hanno quasi la met\u00e0 del potere di voto complessivo e rappresentano il blocco pi\u00f9 potente attorno al quale aggregare altri voti. Inoltre, i voti di cui dispongono i paesi Ue e i membri non europei del G7 eccedono, nel loro complesso, la maggioranza assoluta di voti richiesta per approvare la gran parte delle decisioni, inclusa l\u2019elezione del Direttore Generale dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>Va inoltre considerato che la quota detenuta da ciascun paese nel capitale del Fmi, oltre a spiegare il potere di influenza di ciascun membro sulle decisioni prese dall\u2019istituzione, condiziona l\u2019allocazione dei Diritti Speciali di Prelievo, nonch\u00e9 l\u2019accesso ai finanziamenti. I paesi che godono di un limitato potere di voto, come molti paesi emergenti, difficilmente riescono ad influenzare le politiche o i programmi di intervento del Fmi, anche su questioni su cui hanno diretta competenza o esperienza.<\/p>\n<p>Questa distribuzione asimmetrica del potere di voto tra i membri del Fondo \u00e8 amplificata dai relativi meccanismi di rappresentanza dei paesi membri che privilegiano anch\u2019essi le economie avanzate, per lo pi\u00f9 europee. Queste ultime sono rappresentate da ben 9 seggi nel Consiglio di Amministrazione del Fondo.Per riassumere, una distribuzione distorta del potere di voto, amplificata dagli attuali meccanismi di rappresentanza, genera una sostanziale asimmetria nella <i>governance <\/i>del Fmi, per cui vi \u00e8 un piccolo gruppo di paesi che \u00e8 in grado di legiferare, in forza della maggioranza assoluta dei voti di cui dispone, per l\u2019intero gruppo di paesi membri del Fondo.<\/p>\n<p><b>Riforme urgenti<\/b><br \/>\nUna correzione di tale asimmetria \u00e8 dunque necessaria per riguadagnare la fiducia dei paesi emergenti, ed in particolare di quelli asiatici. Essendo generalmente sottorappresentati, avvertono un limitato senso di appartenenza verso il Fondo e sono oggi riluttanti a sottoporre le loro politiche economiche al suo scrutinio. Per contro, questi stessi paesi sono molto attivi nel dare vita ad iniziative finanziarie regionali o plurilaterali alternative al Fmi; e\/o nel negoziare linee di credito direttamente con le autorit\u00e0 monetarie degli Stati Uniti o di altri paesi o aree emittenti valuta di riserva, ignorando cos\u00ec il Fmi.<\/p>\n<p>Nel settembre 2009 i leader del G20 riuniti nel summit di Pittsburgh hanno raccomandato un riallineamento di almeno il 5 per cento dei voti a favore delle economie \u201cemergenti\u201d. Un passo importante ma che, come altre previste riforme di aspetti chiave della governance del Fmi, stanno procedendo con grande lentezza e difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo una revisione delle quote, per quanto importante, non sar\u00e0 sufficiente a modificare in misura significativa le asimmetrie strutturali esistenti nel funzionamento del Fondo e prima ricordate. Pertanto, il riallineamento dei diritti di voto deve essere accompagnato da una ricomposizione del Consiglio di amministrazione che assicuri una pi\u00f9 equilibrata rappresentanza dei paesi membri, con una conseguente revisione delle posizioni oggi occupate dai paesi europei.<\/p>\n<p>Un\u2019altra riforma importante riguarda le candidature ai posti chiave della gestione del Fondo: esse vanno vagliate sulla base di un processo di selezione aperto e basato sul merito dei candidati senza restrizioni \u2013 come avviene oggi &#8211; legate alla loro nazionalit\u00e0. In aggiunta andr\u00e0 rivista la maggioranza qualificata dell\u201985 per cento che \u00e8 oggi richiesta su molte materie e che attribuisce di fatto agli Stati Uniti, il pi\u00f9 grande azionista, un potere di veto su decisioni della massima rilevanza.<\/p>\n<p>In ultimo il processo di decisione del Fmi dovrebbe essere pi\u00f9 trasparente e mettere i cittadini dei 187 paesi membri nella condizione di poter facilmente accedere ai contenuti delle riunioni e deliberazioni del Consiglio di Amministrazione.<\/p>\n<p>\u00c8 sui temi fin qui richiamati che un gruppo di esperti appartenenti a istituti di ricerca di vari paesi hanno elaborato una serie di proposte e le hanno sintetizzate in una <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/ritagli_stampa\/Letter2IMF_100928.pdf\" target=\"blank\"><b><u>lettera aperta<\/u><\/b><\/a> spedita ai governatori del Fmi in vista della riunione annuale che si terr\u00e0 questa settimana (8-10 ottobre) a Washington per sollecitare una riforma a ampio spettro dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Sarcinelli: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1504\" target=\"blank\"><b><u>La faticosa ricostruzione della finanza mondiale<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ruolo del Fondo Monetario Internazionale si \u00e8 decisamente rafforzato all\u2019indomani della pi\u00f9 grave crisi finanziaria dalla depressione degli anni trenta. Rimangono tuttavia irrisolti una serie di problemi strutturali dell\u2019organizzazione, a cominciare dall\u2019anacronistica distribuzione del potere di voto fra i sui membri, che ne limitano l\u2019autorevolezza e l\u2019efficacia. 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