{"id":15680,"date":"2010-10-07T00:00:00","date_gmt":"2010-10-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-patto-globale-tra-ue-e-cina\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:37","slug":"un-patto-globale-tra-ue-e-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/un-patto-globale-tra-ue-e-cina\/","title":{"rendered":"Un patto globale tra Ue e Cina"},"content":{"rendered":"<p>Il recente vertice Ue-Cina si \u00e8 concluso senza un chiaro accordo strategico. Per rilanciare il loro partenariato, Bruxelles e Pechino dovrebbero invece puntare a un patto complessivo sui grandi temi globali. Nel comunicato finale del vertice c\u2019\u00e8 una promessa generica a intensificare gli sforzi comuni su temi come la riforma del Fondo monetario internazionale, l\u2019energia e il cambiamento climatico, ma nessun impegno preciso n\u00e9 sui contenuti n\u00e9 sui meccanismi di cooperazione. <\/p>\n<p>Mentre le relazioni economiche tra Ue e Cina godono di ottima salute e il mercato cinese ha permesso a molte aziende europee di sopperire al calo di ordinativi dagli Stati Uniti, le relazioni politiche sono in stallo. Manca tra le due parti quell\u2019intesa sugli obiettivi di fondo che aveva caratterizzato il partenariato strategico sette anni fa. E nel frattempo i rapporti di forza sono notevolmente cambiati.<\/p>\n<p><b>Rapporti di forza<\/b><br \/>Nell\u2019ottobre 2003, all\u2019epoca del partenariato strategico, l\u2019Europa si sentiva in posizione di relativa forza rispetto alla Cina. L\u2019adozione dell\u2019euro, l\u2019imminente allargamento ai paesi dell\u2019Europa centrorientale e la prospettiva di dar vita al pi\u00f9 grande mercato interno al mondo davano la sensazione ai leader europei di poter gestire l\u2019ascesa cinese. Si erano anzi convinti che la si dovesse appoggiare. Andavano in questa direzione, ad esempio, il progetto volto a far partecipare la Cina a pieno titolo al progetto Galileo, il sistema europeo di navigazione satellitare alternativo all\u2019americano GPS, ma anche l\u2019idea di revocare l\u2019embargo alla vendita di armi che era stato imposto alla Cina nel 1989 all\u2019indomani del massacro di Piazza Tiananmen.<\/p>\n<p>Oggi, a sette anni esatti di distanza dal partenariato strategico, le cose stanno in maniera diversa. L\u2019Europa appare sempre pi\u00f9 ripiegata su se stessa, soprattutto dopo la crisi greca e i timori per la tenuta dell\u2019euro. La Cina \u00e8 invece passata indenne attraverso la crisi, con un\u2019economia che continua a crescere a un tasso a due cifre e un mercato interno che \u00e8 diventato il pi\u00f9 importante al mondo per molte imprese europee.<\/p>\n<p>Le ingenti riserve valutarie cinesi (le pi\u00f9 importanti al mondo, stimate oggi intorno ai 2500 miliardi di dollari) si stanno inoltre riversando, in misura sempre maggiore, in Europa. La Cina sta investendo massicciamente nelle infrastrutture e nelle aziende manifatturiere europee, con l\u2019obiettivo di acquisire il know-how e le tecnologie necessari all\u2019ammodernamento dell\u2019industria nazionale.<\/p>\n<p>Nonostante i timori per la crescita anemica e per lo stato delle finanze pubbliche della zona euro, la Cina continua a investire nel debito pubblico dei paesi europei. E oggi, come dimostra la cronaca pi\u00f9 recente, \u00e8 sufficiente l\u2019annuncio di un impegno cinese all\u2019acquisto di titoli del tesoro greci o spagnoli per ripristinare, almeno per un certo tempo, la fiducia dei mercati nelle disastrate finanze pubbliche di questi paesi. Tutto ci\u00f2 rende ancora pi\u00f9 evidenti i mutati rapporti di forza tra le due parti.<\/p>\n<p>Di fronte a una Cina sempre pi\u00f9 forte, l\u2019Ue si presenta oggi quanto mai divisa. Nel 2003, all\u2019epoca del partenariato strategico, c\u2019era un\u2019intesa di fondo fra gli allora 15 paesi membri. L\u2019obiettivo era di usare la carta cinese per aumentare l\u2019influenza internazionale dell\u2019Europa e in questo modo bilanciare l\u2019egemonia americana. Al punto che il partenariato strategico aveva sollevato pi\u00f9 di un timore a Washington per paura della nascita di un asse Bruxelles-Pechino. Oggigiorno le relazioni sino-europee non sono pi\u00f9 buone come un tempo e alla Casa Bianca siede Barack Obama e non George Bush. Nell\u2019attuale Ue a 27, inoltre, manca una chiara e condivisa visione del ruolo internazionale della Cina e delle finalit\u00e0 di fondo del partenariato strategico tra Bruxelles e Pechino. In queste condizioni, su quali basi pu\u00f2 essere rilanciato il partenariato Ue-Cina?<\/p>\n<p><b>Patto globale<\/b><br \/>A scorrere la lista degli argomenti discussi durante l\u2019ultimo summit, si resta colpiti dal fatto che sono, grossomodo, gli stessi presenti in agenda da anni. Sul piano economico la questioni centrali sono l\u2019interscambio commerciale, l\u2019accesso al mercato cinese e i diritti di propriet\u00e0 intellettuale, che tanto preoccupano gli imprenditori europei. La Cina non sembra intenzionata ad affrontare seriamente questi problemi, almeno nel breve periodo, essendo preoccupata soprattutto di mantenere una crescita costante ed elevata (anche attraverso politiche industriali e commerciali aggressive) per non compromettere la stabilit\u00e0 interna.<\/p>\n<p>Sul piano politico, rimangono sul tappeto i temi del riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato, la revoca dell\u2019embargo, e la situazione dei diritti umani e delle libert\u00e0 fondamentali, inclusa la questione del Tibet. Nonostante la diplomazia europea continui &#8211; giustamente &#8211; ad esercitare pressioni sui dirigenti di Pechino, \u00e8 difficile pensare che in Cina possa realizzarsi, in tempi brevi, una sostanziale liberalizzazione politica. I recenti sviluppi interni sembrano anzi indicare un\u2019accentuazione dell\u2019autoritarismo e del controllo interno.<\/p>\n<p>\u00c8 sui grandi temi globali, dunque, che bisogna puntare per rilanciare le relazioni sino-europee. A partire dalla creazione, per esempio, di una <i>EU-China High Level Task Force on Global Governance<\/i> con il compito di raggiungere intese concrete e verificabili su alcuni grandi problemi internazionali di interesse comune. Si potrebbe iniziare con un impegno concreto su un numero limitato di questioni quali: (i) nuovo ordine monetario internazionale; (ii) cambiamento climatico &#8211; con impegni verificabili sulla riduzione dei gas a effetto serra e sulle tecnologie verdi; (iii) mantenimento della pace e della sicurezza in Africa &#8211; attraverso, per esempio, operazioni congiunte di <i>peacekeeping\/peacebuilding<\/i> e uno sforzo convergente per la stabilizzazione di paesi, come il Sudan, dove sono in giochi comuni interessi.<\/p>\n<p>\u00c8 interesse dell\u2019Ue che Pechino si assuma responsabilit\u00e0 globali commisurate al suo status di grande potenza. D\u2019altronde, la questione del ruolo internazionale di una Cina ormai \u201cemersa\u201d a tutti gli effetti \u00e8 intensamente dibattuta dall\u2019\u00e9lite cinese. Sono sempre pi\u00f9 numerose, infatti, le voci che all\u2019interno della Cina sottolineano l\u2019interesse del paese a partecipare a pieno titolo alla riscrittura delle regole del nuovo ordine mondiale post americano, anche per potersene meglio avvantaggiare. Tra questi settori dell\u2019\u00e9lite cinese e l\u2019Ue potrebbe crearsi un\u2019utile convergenza in vista di un pieno inserimento della Cina nelle strutture della <i>governance <\/i>globale.<\/p>\n<p><b>Il ruolo globale di Pechino<\/b><br \/>Interessata a conservare la propria libert\u00e0 di manovra, la Cina appare per\u00f2 riluttante ad assumersi impegnative responsabilit\u00e0 globali. Ma se cominciasse davvero a fare di pi\u00f9 a livello internazionale, alcune concessioni politiche sarebbero allora dovute. I dirigenti cinesi non smettono di fare pressioni sull\u2019Unione Europea per ottenere, principalmente, due cose: il riconoscimento dello status di economia di mercato e la revoca dell\u2019embargo. Due temi sui quali l\u2019Ue-27 fatica a trovare un accordo. Occorre ricordare, per\u00f2, che nel 2016 il riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato sar\u00e0 automatico. Inoltre, la questione della revoca dell\u2019embargo non pu\u00f2 trascinarsi all\u2019infinito, pena la credibilit\u00e0 dell\u2019Ue come attore politico internazionale. Non potrebbe allora essere questa una base di partenza per discutere i termini di un patto globale tra l\u2019Ue e la Cina e rilanciare il loro partenariato strategico? Non \u00e8 forse giunto il momento per l\u2019Ue di legare l\u2019impegno a risolvere, per esempio, la questione della revoca dell\u2019embargo a un serio e concreto impegno da parte di Pechino ad affrontare insieme alcune delle grandi sfide globali?<\/p>\n<p>Stando all\u2019ultimo survey dei <i>Transatlantic Trends<\/i> pubblicato dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo di Torino, il 63% degli europei ritiene che le differenze con la Cina sui valori siano tali da non permettere la cooperazione sulle grandi questioni internazionali. All\u2019interno della Ue ci sono per\u00f2 marcate differenze: se in Germania solo il 18% della popolazione pensa che l\u2019Europa e la Cina abbiano abbastanza valori in comune per poter cooperare efficacemente, in Italia questa percentuale sale al 26% e in Gran Bretagna al 42%. Allo stesso tempo, il 39% di europei (44% in Italia) concordano che Cina ed Europa abbiano in comune interessi tali da permettere la cooperazione, anche se la maggioranza &#8211; il 52% &#8211; ritiene che gli interessi restino comunque diversi. Dall\u2019indagine emerge inoltre che meno del 20% della popolazione europea pensa che la Cina abbia giocato un ruolo positivo nella risoluzione dei principali conflitti mondiali, nella lotta alla povert\u00e0 e nei confronti dei cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>Ora, se Pechino adottasse iniziative puntuali insieme all\u2019Ue per contribuire a trovare una soluzione alle grandi sfide globali &#8211; e l\u2019istituzione di una <i>Task Force <\/i>che lavori sulle tre grandi questioni menzionate sopra potrebbe essere un primo passo &#8211; per Bruxelles diverrebbe pi\u00f9 semplice riconoscere alla Cina lo status politico di grande (e responsabile) potenza. Un tale passaggio faciliterebbe un accordo tra i 27 sulla revoca dell\u2019embargo, che tanto sta a cuore alla dirigenza cinese.<\/p>\n<p>Occorre quindi rilanciare le relazioni politiche sino-europee riprendendo lo spirito del 2003: una grande intesa tra Unione Europea e Cina. Non in funzione di contrappeso alla potenza americana questa volta, ma per promuovere un nuovo ordine mondiale su solide basi multilaterali.<\/p>\n<p><i>Nicola Casarini \u00e8 research fellow all\u2019Istituto dell\u2019Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza (Parigi) e consulente di ricerca per la Cina e l\u2019Asia orientale dell\u2019Istituto Affari Internazionali (IAI); \u00e8 autore di &#8220;Remaking Global Order: The Evolution of Europe-China Relations and its Implications for East Asia and the United States&#8221; (Oxford University Press, 2009)<\/i>.<\/p>\n<p>*<font size=\"1\"> Una versione pi\u00f9 ampia di questa analisi sar\u00e0 pubblicata nel prossimo numero della rivista in uscita a ottobre.<\/font><\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>G. Gabusi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1481\" target= \"blank\"><b><u>Pechino alle prese con la bolla immobiliare<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente vertice Ue-Cina si \u00e8 concluso senza un chiaro accordo strategico. Per rilanciare il loro partenariato, Bruxelles e Pechino dovrebbero invece puntare a un patto complessivo sui grandi temi globali. 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