{"id":15710,"date":"2010-10-11T00:00:00","date_gmt":"2010-10-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-a-difesa-dellecosistema-mediterraneo\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:36","slug":"italia-a-difesa-dellecosistema-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/italia-a-difesa-dellecosistema-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Italia a difesa dell\u2019ecosistema mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>Rompendo gli indugi che avevano frenato negli ultimi tempi l\u2019adozione di iniziative in campo marittimo, l\u2019Italia ha finalmente imboccato con coraggio la via della protezione ecologica dei mari di propria giurisdizione. Il nostro paese si \u00e8 infatti candidato ad assumere un ruolo guida, nel Mediterraneo, per la regolamentazione delle attivit\u00e0 petrolifere offshore. A distanza di molti anni dalla stipula degli accordi sulla delimitazione della piattaforma continentale con la ex Jugoslavia, l\u2019Albania, la Grecia, la Tunisia e la Spagna, l\u2019Italia torna, con la prossima istituzione di una Zona di Protezione Ecologica (Zpe), sulla scena marittima mediterranea assieme alla Francia, che condivide le stesse priorit\u00e0 ambientali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Bonifacio.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p><b>L\u2019Italia rompe gli indugi<\/b><br \/>Il comunicato sulla prossima istituzione della prima Zpe italiana emanato dopo il  Consiglio dei Ministri dello scorso 7 ottobre fa cenno ad \u201cuno schema di regolamento, sul quale sar\u00e0 acquisito il parere del Consiglio di Stato, per istituire la Zona di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno (Santuario dei cetacei)\u201d <\/p>\n<p>\tA breve avremo quindi nel Tirreno centrale, un\u2019area in cui, sulla base della Legge n. 61 dell\u20198 febbraio 2006 concernente appunto l\u2019istituzione di Zpe negli spazi extraterritoriali, l\u2019Italia eserciter\u00e0 giurisdizione in materia di conservazione dell&#8217;ambiente marino, compreso il patrimonio archeologico, in conformit\u00e0 alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 e alla Convenzione di Parigi del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale. Nella nuova zona si applicheranno, nei confronti delle navi di qualsiasi bandiera, le norme internazionali sulla prevenzione e repressione di tutti i tipi di inquinamento, nonch\u00e9 quelle sulla protezione dei mammiferi e della biodiversit\u00e0, pesca esclusa. I controlli saranno affidati principalmente al Corpo delle Capitanerie di Porto ed alla Marina Militare che dispone gi\u00e0 di Unit\u00e0 antinquinamento.<\/p>\n<p>\tL\u2019estensione di questa prima Zpe sar\u00e0 probabilmente limitata ad un\u2019area che si mantiene al di qua della ipotetica mediana con la Francia e la Spagna e che non si estende a sud della Sardegna e della Sicilia; non interferisce quindi con aree teoricamente spettanti ad Algeria, Tunisia e Malta. Vi sar\u00e0 compresa la porzione italiana del \u201csantuario dei Cetacei\u201d istituito nel 1999 assieme a Francia e Monaco.<\/p>\n<p>\t \t<b>Il ruolo della Francia<\/b><br \/>\tAlla Francia deve essere riconosciuto un ruolo rilevante nella protezione dell\u2019ambiente marino del Mediterraneo, per aver stipulato con l\u2019Italia, nel 1997, quell\u2019accordo sul santuario dei cetacei tra la Sardegna, la Corsica ed il Mar Ligure che \u00e8 il pi\u00f9 adeguato ad un habitat naturalistico davvero unico. Ed anche per aver istituito per prima nel 2004, nelle aree adiacenti lo stesso santuario, una sua Zpe. In quell\u2019occasione la Francia chiese all\u2019Italia di intavolare trattative per un\u2019iniziativa parallela e concordata che portasse a definire il confine delle due zone. <\/p>\n<p>Perplessit\u00e0 sull\u2019opportunit\u00e0 di modificare la tradizionale politica in favore del mantenimento dello <i>status quo <\/i>delle zone di alto mare del Mediterraneo, hanno probabilmente impedito al nostro paese di accogliere con tempestivit\u00e0 la proposta francese. E forse trattative per un confine concordato con la Francia sono state effettivamente avviate, arenandosi poi su qualche problema tutto sommato marginale, come l\u2019effetto da assegnare ad una qualche isola dell\u2019Arcipelago toscano. Sta di fatto che l\u2019Italia \u00e8 giunta con ritardo al traguardo della Zpe e lo ha dovuto fare, sia pur <i>obtorto collo<\/i>, con un provvedimento unilaterale e provvisorio. <\/p>\n<p>La sintonia con la Francia in materia di protezione dell\u2019ambiente marino resta tuttavia solida. Tant\u2019\u00e8 che i due paesi, dopo il vertice bilaterale del 9 aprile 2010, hanno emesso una Dichiarazione d\u2019intenti sul parco marino italo-francese delle Bocche di Bonifacio, con cui si sono impegnati a rilanciarne la creazione. Risulta che Italia e Francia abbiano anche valutato la possibilit\u00e0, compatibilmente con il regime internazionale di transito vigente nelle Bocche, di evitare i rischi derivanti dal passaggio nello stretto di certe categorie di navi.<\/p>\n<p><b<I rischi delle trivellazioni  <\/b><br \/>Se nel Tirreno centro-settentrionale la tutela ecologica si avvia a diventare una realt\u00e0, non altrettanto pu\u00f2 dirsi per il Mediterraneo centrale. Nessuno Stato nord africano ha proclamato Zpe n\u00e9 lo ha fatto Malta, pur avendo in qualche modo ampliato la sua giurisdizione marittima con una legge del 2005. Solo l\u2019Egitto e il Libano hanno gi\u00e0 delimitato la loro Zee con Cipro. <\/p>\n<p>Nel frattempo \u00e8 divampata la polemica sull\u2019inizio delle trivellazioni da parte della BP sulla piattaforma continentale libica, all\u2019interno del Golfo della Sirte, in acque profonde circa 1700 mt. <\/p>\n<p>Sull\u2019onda della polemica successiva all\u2019incidente della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, sono stati evidenziati i gravissimi pericoli che un evento simile causerebbe al fragile equilibrio dell\u2019ecosistema mediterraneo. Il sito in cui operer\u00e0 la BP \u00e8 infatti a qualche centinaio di miglia dalla Tunisia, da Malta, dalla Sicilia e dalla Grecia. <\/p>\n<p>Peraltro le attivit\u00e0 offshore nel Mediterraneo, per evidenti ragioni commerciali, avevano gi\u00e0 fatto registrare un incremento nei fondali pi\u00f9 bassi della piattaforma continentale tunisina, italiana, croata e in quella cipriota (nonostante le proteste avanzate dalla Turchia nell\u2019ambito del noto contenzioso dell\u2019Egeo). La Francia solo di recente ha deciso di avviare una campagna di ricerche al largo della Provenza, a circa 1.000 mt. di profondit\u00e0.<\/p>\n<p>   <b>Iniziative italiane<\/b><br \/>I timori di una catastrofe ecologica che in Mediterraneo avrebbe sicuri effetti nefasti, hanno indotto il governo a considerare attentamente il problema, emanando anzitutto un provvedimento di divieto delle trivellazioni nei mari italiani in una fascia di 5 miglia lungo le coste nazionali, estesa a 12 miglia nelle aree marine protette. <\/p>\n<p>Nel contempo, \u00e8 stata avanzata la proposta di adottare, tra tutti i paesi mediterranei, una moratoria delle attivit\u00e0 offshore, tenendo conto dell\u2019elevato numero di piattaforme estrattive (ben 223) gi\u00e0 operanti. Si sono espressi in questo senso sia il ministro dell\u2019ambiente Stefania Prestigiacomo che il presidente della Commissione ambiente del Senato, Antonio d\u2019Al\u00ec, in sintonia con il commissario europeo all\u2019energia G\u00fcnther Oettinger, che lo ha proposto agli Stati membri della Ue in una comunicazione dedicata alle misure precauzionali per evitare i rischi offshore. <\/p>\n<p>Il ministro degli esteri Franco Frattini ha invece chiesto che il problema sia discusso nell\u2019ambito dell\u2019Unione per il Mediterraneo (UpM), sostenendo che \u201cNoi, comunque, non abbiamo alcun titolo per chiedere delle informazioni alla Bp su queste trivellazioni. \u00c8 un passo che spetta all\u2019Unione per il Mediterraneo\u201d. <\/p>\n<p> <b>Un Protocollo da ratificare<\/b><br \/>  La proposta italiana, orientata com\u2019\u00e8 alla realt\u00e0 delle relazioni mediterranee, non pu\u00f2 non tener conto dell\u2019interesse francese a rilanciare il ruolo dell\u2019Upm. La Francia, per parte sua, non pu\u00f2 rinunciare a questa opportunit\u00e0, considerando anche il suo tradizionale impegno internazionale nel settore dell\u2019ambiente marino. Dunque i due paesi possono realmente giocare un ruolo leader in un campo che \u00e8 scevro di controindicazioni politiche, ma che presenta rilevanti implicazioni economico-finanziarie. Da questo punto di vista, pi\u00f9 che di una moratoria, si potrebbe parlare di un\u2019attivit\u00e0 limitata a fondali compatibili con tecniche estrattive sicure.<\/p>\n<p>Per compiere questo passo \u00e8 tuttavia necessario uscire dalla genericit\u00e0 delle intese di principio. A questo fine va ricordato che uno strumento giuridico per far fronte alle eventuali emergenze esiste, ma non \u00e8 ancora attivo. Si tratta del Protocollo di Madrid del 1994 sulla Protezione del Mediterraneo contro l\u2019inquinamento da attivit\u00e0 offshore facente parte del \u201cSistema di Barcellona\u201d incentrato, nell\u2019ambito del \u201cPiano di azione per il Mediterraneo\u201d (Map), sulla Convenzione del 1976 sulla protezione del Mediterraneo dall\u2019inquinamento. <\/p>\n<p>Questo Protocollo stabilisce proprio gli adempimenti necessari a fronteggiare qualsiasi emergenza, come misure di sicurezza e piani di contingenza, nonch\u00e9 la mutua collaborazione tra gli Stati aderenti e l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 da parte degli operatori commerciali anche mediante specifica copertura assicurativa. Esso \u00e8 stato sinora ratificato da Tunisia, Marocco, Cipro e, non a caso, dalla Libia. Alla sua entrata in vigore manca  una sola ratifica.<\/p>\n<p>Non sappiamo in che modo si parler\u00e0 di attivit\u00e0 offshore al prossimo vertice dell\u2019Upm che si terr\u00e0 a novembre a Barcellona. Ma \u00e8 auspicabile che lo si faccia partendo proprio dalla questione dell\u2019oblio in cui versa il Protocollo di Madrid. Un chiarimento \u00e8 necessario, perch\u00e9 o i paesi interessati procedono rapidamente alla sua ratifica o, se hanno dubbi sui principi che lo animano, possono avviarne la revisione nelle parti ritenute non adeguate alla realt\u00e0 dell\u2019industria estrattiva, magari estendendone il campo di applicazione alle <i>pipelines <\/i>sottomarine.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1557\" target= \"blank\"><b><u>Quattro mosse per un\u2019intesa con Gheddafi<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rompendo gli indugi che avevano frenato negli ultimi tempi l\u2019adozione di iniziative in campo marittimo, l\u2019Italia ha finalmente imboccato con coraggio la via della protezione ecologica dei mari di propria giurisdizione. 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