{"id":15720,"date":"2010-10-18T00:00:00","date_gmt":"2010-10-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-scoglio-del-kosovo-tra-bruxelles-e-belgrado\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:35","slug":"lo-scoglio-del-kosovo-tra-bruxelles-e-belgrado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/lo-scoglio-del-kosovo-tra-bruxelles-e-belgrado\/","title":{"rendered":"Lo scoglio del Kosovo tra Bruxelles e Belgrado"},"content":{"rendered":"<p>A settembre la Serbia e i paesi membri dell\u2019Ue hanno presentato congiuntamente una risoluzione sul Kosovo all\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu, che l\u2019ha approvata all\u2019unanimit\u00e0. Bench\u00e9 la risoluzione non contenga innovazioni rilevanti sulla questione del territorio conteso, l\u2019accordo da cui \u00e8 scaturita potrebbe aver aperto una nuova fase nel processo di avvicinamento della Serbia a Bruxelles. In un parere pubblicato lo scorso luglio, la Corte internazionale di giustizia (Cig) aveva  sostenuto che la dichiarazione di indipendenza del Kosovo non \u00e8 in contrasto con le norme del diritto internazionale. La Serbia aveva reagito, annunciando che avrebbe proseguito la battaglia diplomatica per mantenere l\u2019integrit\u00e0 del suo territorio e la sovranit\u00e0 sul Kosovo, prospettando la presentazione di una risoluzione di condanna della secessione kosovara all\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu. Se approvata, la risoluzione avrebbe controbilanciato politicamente il parere negativo della Cig. <\/p>\n<p><b>La carota dell\u2019adesione<\/b><br \/>L\u2019Ue \u00e8 per\u00f2 riuscita a distogliere la Serbia dai suoi propositi: Belgrado ha accettato una risoluzione nettamente diversa, preparata insieme ai paesi dell\u2019Unione. Per la diplomazia dell\u2019Ue, che non gradiva il testo originario della risoluzione, si \u00e8 trattato di un successo, anche perch\u00e9 la risoluzione invita l\u2019Unione ad esercitare un ruolo di mediazione tra Belgrado e Pri\u0161tina. I colloqui tra il governo serbo e Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell\u2019Ue si sono rivelati decisivi. Lady Ashton \u00e8 riuscita a convincere Belgrado facendo leva soprattutto sulle prospettive di adesione della Serbia.<\/p>\n<p>Il governo serbo spera che gi\u00e0 dal prossimo Consiglio europeo, che si svolger\u00e0 a fine ottobre, i governi dell\u2019Ue trasmetteranno alla Commissione la domanda di adesione serba. In tal modo Belgrado potrebbe ottenere lo status di candidato prima della fine dell\u2019anno.<\/p>\n<p><b>Il prezzo del consenso  <\/b><br \/>La risoluzione targata Serbia-Ue ha ricevuto il consenso unanime dell\u2019Assemblea Generale. Tuttavia, come spesso accade, il prezzo dell\u2019unanimit\u00e0 \u00e8 stato un testo fortemente diluito, che \u201ctiene conto\u201d del parere della Cig, senza per\u00f2 pregiudicare formalmente la posizione serba.<\/p>\n<p>A meno di sviluppi inattesi, la questione del Kosovo continuer\u00e0 a rimanere aperta ancora per diversi anni. D\u2019altronde, la situazione nell\u2019ex provincia jugoslava \u00e8 ben lontana dalla stabilit\u00e0. Le istituzioni del governo locale, che sono in mano agli albanesi del Kosovo, dipendono ancora dal sostegno e dagli aiuti internazionali, mentre le aree a maggioranza serba non hanno intenzione di sottomettersi alle autorit\u00e0 di Pri\u0161tina.<\/p>\n<p>La maggioranza degli stati rimane favorevole alla posizione serba, il che impedisce tra l\u2019altro l\u2019ingresso del Kosovo nelle maggiori organizzazioni internazionali. Gli Usa e molti paesi europei avevano sperato che il parere positivo della Cig potesse favorire numerosi riconoscimenti; per ora, per\u00f2, solo l\u2019Honduras si \u00e8 aggiunto a quanti gi\u00e0 riconoscevano il Kosovo.<\/p>\n<p>Diversi paesi dell\u2019Ue sembrano ritenere che, posta di fronte a una scelta secca tra l\u2019integrazione nell\u2019Unione e la sovranit\u00e0 sul Kosovo, Belgrado sceglierebbe la prima. Alcuni diplomatici e osservatori sono anzi persuasi che i cittadini serbi tale scelta l\u2019abbiano compiuta gi\u00e0 nel 2008, quando la coalizione guidata dal presidente Boris Tadi&#263; prevalse (di misura) sul \u2018fronte patriottico\u2019, composto da Vojislav Ko\u0161tunica e dal Partito radicale (Srs).<\/p>\n<p>Le cose per\u00f2 non sono cos\u00ec semplici. Come mostrano gli ultimi due anni di contesa diplomatica, il governo guidato da Mirko Cvetkovi&#263; non ha mai considerato di rinunciare all\u2019integrit\u00e0 territoriale. Il governo serbo ha rifiutato l\u2019idea che l\u2019adesione all\u2019Ue e il mantenimento della sovranit\u00e0 sul Kosovo siano inconciliabili. Anzi, i massimi esponenti del governo, a cominciare dal ministro degli esteri Vuk Jeremi&#263;, hanno esplicitamente escluso una rinuncia al Kosovo anche se da Bruxelles arrivasse un perentorio aut aut.<\/p>\n<p><b>Nervo scoperto<\/b><br \/>Se rinunciassero al Kosovo i dirigenti serbi rischierebbero di scatenare un\u2019ondata di indignazione popolare e di compromettere irreparabilmente la propria carriera politica. In Serbia c\u2019\u00e8 una diffusa apatia politica, ma la questione del Kosovo \u00e8 un nervo scoperto per l\u2019opinione pubblica, che molti sono interessati a sfruttare. Dopo il compromesso raggiunto tra Belgrado e l\u2019Ue, vari politici serbi del Kosovo hanno bollato Tadi&#263; come un traditore, invocandone la messa in stato di accusa.<\/p>\n<p>A ricordare l\u2019attaccamento dei serbi al territorio del Kosovo, ci ha pensato anche il nuovo patriarca della chiesa ortodossa, intronizzato il 3 ottobre. Durante la cerimonia, svoltasi nella cittadina kosovara di Pe&#263;, sede storica della chiesa serba, il patriarca Irinej ha definito il Kosovo \u201csacra terra serba\u201d e ha auspicato la pacifica convivenza tra serbi e albanesi, invocando una soluzione che non privi il popolo serbo dei \u201csecolari diritti sulla sua patria\u201d.<\/p>\n<p>Inoltre non sembra che l\u2019Ue possa includere il riconoscimento del Kosovo tra le condizioni necessarie per l\u2019adesione serba. Il riconoscimento di uno stato spetta infatti ai singoli paesi membri, e cinque di loro (Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna) non hanno intenzione di avallare il separatismo etnico. N\u00e9 l\u2019Ue riconosce formalmente l\u2019indipendenza del Kosovo: le relazioni di Bruxelles con Pri\u0161tina si sviluppano infatti nel quadro della risoluzione 1244\/99 del Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>Per uscire dallo stallo si potrebbe trovare una formula che permetta l\u2019ingresso di Belgrado nell\u2019Ue, senza affrontare esplicitamente lo status del Kosovo: una formula che renda le conseguenze giuridiche dell\u2019adesione valide solo all\u2019interno del territorio effettivamente controllato dal governo serbo. Il caso di Cipro presenta affinit\u00e0 con tale scenario. E&#8217; vero che l\u2019ingresso di Nicosia non ha risolto il conflitto cipriota, ma ci\u00f2 non significa che esso sarebbe stato risolto pi\u00f9 agevolmente se Cipro fosse rimasta fuori dell\u2019Unione. Analogamente, l\u2019ingresso della Serbia nell\u2019Ue difficilmente complicherebbe la questione kosovara, potrebbe anzi facilitarne la soluzione, se Bruxelles riuscisse a mettere in atto un\u2019efficace attivit\u00e0 di mediazione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1511\" target= \"blank\"><b><u>Kosovo in mezzo al guado<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A settembre la Serbia e i paesi membri dell\u2019Ue hanno presentato congiuntamente una risoluzione sul Kosovo all\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu, che l\u2019ha approvata all\u2019unanimit\u00e0. Bench\u00e9 la risoluzione non contenga innovazioni rilevanti sulla questione del territorio conteso, l\u2019accordo da cui \u00e8 scaturita potrebbe aver aperto una nuova fase nel processo di avvicinamento della Serbia a Bruxelles. 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