{"id":15740,"date":"2010-10-18T00:00:00","date_gmt":"2010-10-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/terrorismo-tra-allerte-allarmi-e-allarmismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:36","slug":"terrorismo-tra-allerte-allarmi-e-allarmismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/terrorismo-tra-allerte-allarmi-e-allarmismo\/","title":{"rendered":"Terrorismo tra allerte, allarmi e allarmismo"},"content":{"rendered":"<p>Un recente episodio ha riportato l&#8217;attenzione sulle finalit\u00e0 e le implicazioni delle comunicazioni emanate ufficialmente dai governi sui rischi di attentati terroristici. Il 3 ottobre il Dipartimento di Stato americano ha lanciato una \u201callerta di viaggio\u201d (<i>travel alert<\/i>) per i propri cittadini, mettendoli in guardia contro il rischio di attacchi terroristici in Europa ad opera di \u201cal-Qa\u2019ida e organizzazioni affiliate\u201d. I cittadini Usa in visita o residenti nel Vecchio Continente sono stati pertanto invitati alla massima vigilanza. Gli stati europei non hanno per\u00f2 innalzato il livello di minaccia interno. Il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha definito \u201crealistico\u201d l\u2019allarme di Washington, ma ha aggiunto che \u201cnon ci sono obiettivi specifici e non ci sono allarmi speciali riguardanti l\u2019Italia\u201d.<\/p>\n<p>Il <i>travel alert <\/i>\u00e8 arrivato pochi giorni dopo la scoperta di presunti piani orchestrati da alcuni gruppi terroristici, attivi in Pakistan e in Nordafrica e collegati ad al-Qa\u2019ida, per eseguire attentati a Londra, Berlino e Parigi, apparentemente con metodi simili a quelli impiegati a Mumbai nel 2008.<\/p>\n<p><b>Vaghezza deliberata<\/b><br \/>Il Dipartimento di Stato ha deciso di emanare una \u201callerta di viaggio\u201d (<i>travel alert<\/i>), evitando un pi\u00f9 impegnativo \u201callarme di viaggio\u201d (<i>travel warning<\/i>). Con il primo tipo di avvertimento ci si limita a diffondere informazioni su condizioni di breve periodo che possono mettere a rischio la sicurezza dei cittadini Usa; con il secondo si raccomanda esplicitamente di evitare o perlomeno di considerare il rischio di recarsi in un determinato paese, giudicato pericoloso o instabile (per esempio, dall\u2019inizio di settembre sono finiti su questa lista il Messico, l\u2019Eritrea, il Sudan e da ultimo il Libano). Con la recente \u201dallerta\u201d, il governo americano non ha sconsigliato i viaggi in Europa, il che avrebbe, peraltro, irritato non poco gli alleati europei; si \u00e8 di fatto limitato a un generico richiamo alla prudenza.<\/p>\n<p>In effetti, la prima caratteristica del comunicato del 3 ottobre ad attirare l\u2019attenzione \u00e8 la sua deliberata vaghezza. In primo luogo non vi \u00e8, comprensibilmente, alcun cenno alle fonti e alle informazioni che hanno indotto le autorit\u00e0 americane a lanciare questa allerta. Presumibilmente le agenzie di sicurezza e di <i>intelligence <\/i>degli Stati Uniti e dei paesi alleati hanno identificato una minaccia credibile, ma non specifica. In un <i>briefing <\/i>tenutosi nella medesima giornata il sottosegretario Patrick F. Kennedy, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti, ha evitato qualsiasi riferimento alle modalit\u00e0 con cui si \u00e8 giunti alla decisione di diramare l\u2019allerta, limitandosi a dichiarare che essa \u00e8 il risultato di un \u201cprocesso cumulativo\u201d di raccolta e analisi delle informazioni disponibili, in corso da \u201calmeno numerose settimane\u201d, senza il supporto di un\u2019informazione decisiva (il cosiddetto \u201ceureka moment\u201d). Il tutto pu\u00f2 essere ricondotto all&#8217;inevitabile tensione tra necessit\u00e0 di segretezza e esigenze di comunicazione che caratterizza le attivit\u00e0 di <i>intelligence<\/i>.<\/p>\n<p> Meno scontata \u00e8 la vaghezza in merito all&#8217;oggetto stesso dell\u2019allerta. Innanzitutto non vi \u00e8 una chiara delimitazione dell\u2019arco temporale: il <i>travel alert <\/i>ha soltanto un periodo di validit\u00e0 formale che terminer\u00e0 il 31 gennaio 2011.<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9, non si menziona nessuno Stato in particolare (al contrario di quanto avviene solitamente), bens\u00ec l\u2019intero continente europeo. I riferimenti agli obiettivi fisici sono piuttosto generici: semplicemente si ricorda \u201cai cittadini statunitensi la possibilit\u00e0 che i terroristi attacchino i sistemi di trasporto pubblico e altre infrastrutture turistiche\u201d, aggiungendo che \u201cI terroristi hanno preso di mira e hanno attaccato i sistemi della rete metropolitana e ferroviaria cos\u00ec come i servizi di aviazione e marittimi\u201d.<\/p>\n<p>Si pone inoltre l&#8217;accento sulla natura multiforme, e perci\u00f2 difficilmente prevedibile, della minaccia: \u201cI terroristi possono decidere di usare una variet\u00e0 di mezzi e armi per prendere di mira interessi sia pubblici sia privati\u201d. Infine, al posto di suggerimenti pratici ben definiti, si ha un richiamo a non meglio precisate \u201cpratiche di senso comune\u201d (secondo l\u2019espressione del sottosegretario Kennedy): \u201ci cittadini statunitensi dovrebbero assumere qualsiasi precauzione per essere consapevoli dell\u2019ambiente in cui si trovano e adottare appropriate misure di sicurezza per proteggersi quando sono in viaggio\u201d.<\/p>\n<p><b>Gli obiettivi dell&#8217;allerta <\/b><br \/>Ovviamente il comunicato ha prima di tutto l\u2019obiettivo di mettere in guardia i cittadini statunitensi in viaggio in Europa. Ciononostante questo potrebbe non essere l\u2019unico scopo. \u00c8 interessante notare che questa comunicazione mette il governo Usa anticipatamente al riparo dalle critiche, o almeno da quelle di chi non \u00e8 disposto a fargli sconti: se non si verificher\u00e0 nessun attacco terroristico, l\u2019allarme non avr\u00e0 comunque procurato gravi danni, visto che il <i>travel alert <\/i>non \u00e8 molto impegnativo, come potrebbe essere un <i>travel warning<\/i>; d\u2019altra parte, se un attacco verr\u00e0 effettivamente portato a termine, il governo potr\u00e0 sostenere di aver rispettato il dovere di avvertire i propri cittadini, sulla base delle informazioni a sua disposizione. In questo modo il governo trasferisce, in parte, la responsabilit\u00e0 sui cittadini stessi, che esorta, appunto, ad \u201cassumere qualsiasi precauzione\u201d.<\/p>\n<p>Il <i>travel alert<\/i> potrebbe peraltro avere anche altre motivazioni. A differenza degli avvisi su rischi riguardanti calamit\u00e0 naturali (per esempio, l\u2019arrivo di un uragano), gli allarmi pubblici relativi a possibili attacchi terroristici possono alterare la natura stessa della minaccia; in questo caso infatti le comunicazioni sul rischio sono, come si usa dire, \u201criflessive\u201d, poich\u00e9 intervengono in una situazione di interdipendenza strategica. Non si pu\u00f2 infatti escludere che, come suggerito da alcuni esperti, il <i>travel alert <\/i>abbia avuto (anche) l\u2019obiettivo di modificare il comportamento dei terroristi stessi: inducendoli, per esempio, a cancellare o quantomeno a posticipare un attacco gi\u00e0 programmato, oppure provocando intenzionalmente incertezza, sospetti e tensioni all\u2019interno delle loro organizzazioni (il comunicato allude al fatto che si conoscono i loro piani, ma senza chiarire come, perch\u00e9 e fino a che punto si conoscano realmente). Alcuni commentatori hanno addirittura sostenuto che quest\u2019allerta possa essere collegata alle imminenti elezioni di met\u00e0 mandato (<i>mid-term<\/i>) negli Usa, che si svolgeranno il 2 novembre, ma \u00e8 un&#8217;interpretazione poco convincente.<\/p>\n<p><b>Dilemma inevitabile<\/b><br \/>La diffusione del <i>travel alert<\/i>, frutto probabilmente di un\u2019intensa discussione all\u2019interno dell\u2019amministrazione Obama, pone un dilemma di non poco conto. Da una parte, il governo non pu\u00f2 nascondere informazioni rilevanti per la sicurezza dei propri cittadini. Dall\u2019altra, non pu\u00f2 permettersi di creare situazioni di panico diffuso, eventualmente amplificate dai mass media, con il rischio di alimentare proprio quel senso di terrore che \u00e8, per definizione, l\u2019obiettivo immediato del terrorismo. Inoltre gli allarmi sul terrorismo, se ripetuti frequentemente, possono perdere credibilit\u00e0 ed efficacia nel corso del tempo. In definitiva, il recente <i>travel alert <\/i>\u00e8 un&#8217;ulteriore riprova di quanto le comunicazioni sul rischio di azioni terroristiche siano intrinsecamente problematiche e delicate.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>G. Gramaglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1358\" target= \"blank\"><b><u>La reazione di Obama al terrorismo tra deja vu e nuove strategie<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un recente episodio ha riportato l&#8217;attenzione sulle finalit\u00e0 e le implicazioni delle comunicazioni emanate ufficialmente dai governi sui rischi di attentati terroristici. 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