{"id":15760,"date":"2010-10-20T00:00:00","date_gmt":"2010-10-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-due-volti-della-bosnia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:35","slug":"i-due-volti-della-bosnia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/i-due-volti-della-bosnia\/","title":{"rendered":"I due volti della Bosnia"},"content":{"rendered":"<p>Il voto del 3 ottobre in Bosnia ha in parte disatteso le previsioni della vigilia. Molti davano per scontata una riconferma dei partiti nazionalisti che hanno fatto segnare il passo, se non arretrare, il paese balcanico negli ultimi quattro anni. Facendo leva su paure e divisioni persistenti tra bosgnacchi (musulmani), serbi a croati, i leader nazionalisti hanno rafforzato gli steccati gi\u00e0 previsti dall\u2019accordo di Dayton che pose fine al conflitto nel 1995. Alcuni di loro hanno anche ostacolato le riforme necessarie all\u2019integrazione europea della Bosnia. Ma gli elettori, chiamati a rinnovare i membri della Presidenza tripartita, il parlamento nazionale, le assemblee delle due entit\u00e0 &#8211; Federazione di Bosnia Erzegovina (FBiH) e Repubblica Serba (RS) &#8211; e le amministrazioni cantonali nella FBiH sembrano aver dato una risposta diversa.<\/p>\n<p><b>Estremisti in ritirata<\/b><br \/>Infatti, nella Federazione si \u00e8 registrata la chiara vittoria dei partiti pi\u00f9 moderati, in particolare di quello socialdemocratico (Sdp), guidato da Zlatko Lagumdzija, che si \u00e8 assicurato la maggioranza relativa dei seggi in parlamento e nell\u2019assemblea regionale. Ma anche dei centristi del Partito d\u2019azione democratica (Sda), fondato da Alija Izetbegovic, ex-presidente e leader bosgnacco durante la guerra del \u201992-\u201995. Proprio il figlio di quest\u2019ultimo, Bakir, ha conquistato il seggio presidenziale destinato ai bosgnacchi, strappandolo contro ogni previsione all\u2019uscente Haris Silajdzic che, alla guida del Partito per la Bosnia Erzegovina (SBiH), era il principale fautore della linea intransigente. Linea che \u00e8 stata chiaramente bocciata dagli elettori, visto che SBiH risulta il grande sconfitto di questo scrutinio.<\/p>\n<p>Tutto come previsto, invece, nell\u2019altra entit\u00e0, la Republika Srpska, dove il premier Milorad Dodik, nonostante una (neppure troppo) velata campagna contro di lui di una parte della comunit\u00e0 internazionale, \u00e8 stato eletto presidente. Il suo partito, l\u2019Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), su posizioni nazionaliste, difendendo una forte autonomia della RS e minacciando a tratti una secessione della stessa, ha trionfato nell\u2019entit\u00e0 a maggioranza serba e ottenuto quasi altrettanti seggi quanto l\u2019Sdp a livello nazionale. Solo nella corsa al seggio presidenziale serbo, il candidato dell\u2019opposizione ha insidiato la supremazia dell\u2019Snsd.<\/p>\n<p><b>Differenze crescenti<\/b><br \/>Come spiegare tali differenze? Nella Federazione, le gravi preoccupazioni economiche hanno condizionato gli elettori. Questi hanno non solo patito le conseguenze della crisi, ma pagato le inefficienze della sua complessa struttura amministrativa, caratterizzata dalla difficile alleanza tra bosgnacchi e croati e da un grado elevato di corruzione. Da qui la sconfitta dei partiti al governo. A questo si aggiunga una pi\u00f9 attiva mobilitazione dei media e della societ\u00e0 civile e la consapevolezza che le posizioni massimaliste di leader come Silajdzic, ancorati fortemente al passato, non abbiano fatto che da sterile controcanto alla retorica nazionalista di Dodik.<\/p>\n<p>Il nazionalismo di Dodik ha invece pagato nell\u2019entit\u00e0 serba per vari motivi. Innanzitutto, i cittadini della RS hanno beneficiato di un governo pi\u00f9 efficace perch\u00e9 pi\u00f9 centralizzato. Nonostante l\u2019economia incominci anche qui a dare segni di debolezza, la crisi \u00e8 stata ritardata da opportune privatizzazioni che hanno portato liquidit\u00e0 nelle casse della RS. Inoltre, l\u2019opposizione \u00e8 apparsa poco credibile e divisa, schiacciata dalla macchina propagandistica di Dodik, che ha fatto leva sulle paure dei serbi nei confronti dei bosgnacchi.<\/p>\n<p>Alcuni altri elementi di novit\u00e0 vanno sottolineati. Soprattutto la sorprendente affermazione del magnate dei media Fahrudin Radoncic, a capo di una nuova formazione, l\u2019Sbb, che ha raccolto consensi soprattutto nella Federazione, dove diventa il terzo partito. Radoncic, imprenditore dal passato fumoso, ha utilizzato il diffuso quotidiano Dnevni Avaz, di sua propriet\u00e0, per condurre una campagna spregiudicata, presentandosi come l\u2019uomo del cambiamento, in grado di rilanciare l\u2019economia. Assicuratosi anche l\u2019appoggio dei musulmani pi\u00f9 conservatori, Radoncic pare avere attinto al serbatoio di voti del presidente uscente Silajdzic.<\/p>\n<p>In campo croato, nonostante la riconferma dei partiti nazionalisti, la rielezione con largo margine del popolarissimo presidente uscente Zeliko Komsic, croato ma nelle file dei socialdemocratici, ha scatenato l\u2019ira dei croati \u2018veri\u2019. Questi considerano Komsic, che ha senz\u2019altro raccolto anche il voto di molti bosgnacchi, come un usurpatore e hanno ripreso a chiedere a gran voce la creazione di una \u201cterza entit\u00e0\u201d, che li separi da serbi e musulmani.<\/p>\n<p>\tGi\u00e0 prima del completamento dello spoglio delle schede, il 18 ottobre, le manovre dei leader sono incominciate per cercare possibili coalizioni. Visti i due volti del risultato, non \u00e8 facile fare previsioni. Mentre nella RS l\u2019esito non lascia dubbi, nella Federazione si possono prospettare varie combinazioni: in quasi tutte, comunque, l\u2019Sda e l\u2019Sdp dovrebbero avere un ruolo centrale.<\/p>\n<p>Le cose si complicano parecchio per il governo centrale che, nonostante abbia poteri limitati, \u00e8 fondamentale per il buon funzionamento del paese, soprattutto per le riforme che lo avvicinerebbero all\u2019Europa. Il paradosso \u00e8 che i due partiti che appaiono maggiormente in posizione di forza, l\u2019Sdp di Lagumdzija e l\u2019Snsd di Dodik, sono entrambi membri dell\u2019Internazionale socialista, ma rappresentano visioni opposte del futuro del paese. Il primo, multietnico, europeista e fautore di un governo centrale forte; il secondo, euro-scettico e fortemente autonomista. E anche ipotizzando che l\u2019Sdp riesca a creare una coalizione escludendo Dodik, questi avrebbe buon gioco, per via dei veti che pu\u00f2 imporre l\u2019entit\u00e0 da lui dominata, nel bloccare ogni riforma o decisione considerata lesiva dell\u2019autonomia dei serbi.<\/p>\n<p><b>Rischio impasse<\/b><br \/>Gli ottimisti prospettano una grande coalizione alla tedesca, o perfino un progressivo riavvicinamento dei due grandi partiti socialdemocratici, i cui leader hanno dato comunque prova in passato di un certo pragmatismo. A fare da \u201cponte\u201d potrebbe addirittura essere Radoncic, che in quanto musulmano del Sangiaccato, regione della Serbia, gode di buoni rapporti con Dodik, ed \u00e8 in affari con uomini a lui vicini.<\/p>\n<p>I pessimisti prevedono una lunga impasse, che potrebbe durare fino ai primi mesi dell\u2019anno prossimo e forse oltre. Questo complicherebbe le cose anche per la comunit\u00e0 internazionale, che ancora mantiene in Bosnia una sorta di protettorato, guidato dall\u2019Ufficio dell\u2019Alto rappresentante (Ohr). Un governo bosniaco pi\u00f9 efficace nel portare avanti le riforme richieste dal processo di integrazione europea (compresa quella costituzionale resa obbligatoria da una recente sentenza della Corte europea), potrebbe accelerare la chiusura di Ohr e il rafforzamento del ruolo della Ue. Ma nell\u2019intricata struttura etno-nazionalista bosniaca, ogni cambiamento richiede lunghi negoziati tra le varie parti, e mosse affrettate potrebbero vanificare anni di impegno e di finanziamenti internazionali, oltre che mettere a rischio i progressi recentemente registrati in quasi tutta questa regione travagliata.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Tacconi: <a href='https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1556' target='_blank'><b><u>Bosnia al voto con l&#8217;ipoteca del nazionalismo<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>R. Bastianelli: <a href='https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1326' target='_blank'><b><u>Il rebus delle riforme in Bosnia-Erzegovina<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il voto del 3 ottobre in Bosnia ha in parte disatteso le previsioni della vigilia. 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