{"id":15770,"date":"2010-10-22T00:00:00","date_gmt":"2010-10-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-dieci-anni-delliniziativa-adriatico-ionica\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:35","slug":"i-dieci-anni-delliniziativa-adriatico-ionica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/i-dieci-anni-delliniziativa-adriatico-ionica\/","title":{"rendered":"I dieci anni dell\u2019Iniziativa adriatico-ionica"},"content":{"rendered":"<p>Sull\u2019ex Jugoslavia continuano a pesare le conseguenze dei conflitti degli anni \u201990 e, sebbene ci siano stati passi significativi sulla via dell\u2019integrazione europea, c\u2019\u00e8 ancora molta strada da percorrere. I Balcani occidentali (l\u2019ex Jugoslavia meno la Slovenia, pi\u00f9 l\u2019Albania) sostano nel limbo, lontani dall\u2019Europa. Anche se, forse, meno lontani di quanto si possa pensare. Se la questione viene inquadrata dall\u2019Italia la distanza si riduce. Per ragioni geografiche e storiche il nostro paese \u00e8 naturalmente proiettato sull\u2019oltre Adriatico e dalla fine delle guerre balcaniche ha operato, con una certa continuit\u00e0, affinch\u00e9 nella regione stabilizzazione e prospettiva europea si rafforzassero. <\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/adracsea.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p><b>I progressi dei Balcani<\/b><br \/>Una delle pi\u00f9 significative esperienze, sotto questo punto di vista, \u00e8 quella dell\u2019Iniziativa adriatico-ionica (Iai). Lanciata nell\u2019ottobre del \u201999 al vertice europeo di Tampere e ufficializzata l\u2019anno successivo, l\u2019Iniziativa associa gli stati dei bacini adriatico e ionico (Italia, Grecia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Albania, Serbia e Montenegro) e punta a costituire sotto l\u2019egida Ue una macroregione che potenzi la cooperazione tra i paesi aderenti. Operazione che ha un chiaro corollario: la normalizzazione dei Balcani.<\/p>\n<p>Il decennale della nascita della Iai \u00e8 l\u2019occasione per fare il punto su ci\u00f2 che s\u2019\u00e8 ottenuto e su quello che ci si propone d\u2019ottenere. L\u2019ambasciatore Alessandro Grafini, che dirige il Segretariato permanente dell\u2019Iniziativa, struttura inaugurata nel 2008 con l\u2019obiettivo di coordinare le attivit\u00e0 dei paesi membri (1), traccia un bilancio positivo di questi dieci anni. \u00abL\u2019Iniziativa &#8211; afferma Grafini, incontrato ad Ancona, dove il Segretariato ha sede (le attivit\u00e0 sono cofinanziate dal governo e dalla Regione Marche) &#8211; ha contribuito a cambiare il panorama dei Balcani, dove s\u2019\u00e8 passati, come ha precisato anche il ministro Frattini al vertice anconetano per il decennale dell\u2019organizzazione (2), da un\u2019epoca di conflitto a una di dialogo, identificando gli interessi comuni dei paesi dell\u2019area e sostanziando la prospettiva europea\u00bb.<\/p>\n<p>Osservando il recente trend dei Balcani, si registra in effetti un\u2019accentuata mitigazione dei fenomeni autarchici &#8211; portato delle guerre &#8211; e uno scatto in avanti nella cooperazione regionale, specie nei settori culturale, infrastrutturale e commerciale (tra le aree che con turismo e ambiente rientrano tra le attivit\u00e0 della Iai). The <i>Economist<\/i>, tempo fa, ha colto questa nuova dimensione sdoganando il concetto di \u201cJugosfera\u201d. Termine un po\u2019 troppo colorito e giornalistico, \u00e8 stato fatto notare da oltre Adriatico. Termine che per\u00f2 \u00e8 passato. Segno che la tendenza all\u2019aggregazione \u00e8 ormai affermata e difficilmente reversibile.<\/p>\n<p><b>L\u2019interesse nazionale<\/b><br \/>L\u2019Iniziativa adriatico-ionica ha portato una dote preziosa anche all\u2019Italia, dato che pi\u00f9 la balcanizzazione dei Balcani si riduce, pi\u00f9 i Balcani progrediscono, pi\u00f9 Roma pu\u00f2 avere un ritorno in chiave di politica estera e in termini economici, perseguendo un interesse nazionale.<\/p>\n<p>\u00abFino all\u201989 &#8211; ragiona Grafini partendo da lontano &#8211; l\u2019Europa ha avuto come elemento portante l\u2019asse renano. Dopo il crollo del Muro, la riunificazione tedesca e l\u2019integrazione dei paesi dell\u2019Europa centro-orientale, il baricentro continentale s\u2019\u00e8 spostato a nordest, anche in virt\u00f9 del peso polacco. Il sudest europeo s\u2019\u00e8 trovato cos\u00ec in una posizione ancora pi\u00f9 periferica. Questi mutamenti, tuttavia, hanno permesso all\u2019Italia di \u201criempire\u201d questo spazio. Gi\u00e0 nell\u201989 l\u2019Italia \u00e8 stata cofondatrice, insieme a Ungheria, Austria e all\u2019ex Repubblica federale di Jugoslavia, dell\u2019Iniziativa centro-europea\u201d. La Iai riafferma la consolidata proiezione dell\u2019Italia a sudest connessa alla tendenza ad essere il principale sostenitore dell\u2019integrazione dei Balcani occidentali: uno dei cardini della politica estera italiana. <\/p>\n<p>Il tutto ha avuto ricadute positive anche sull\u2019economia dell\u2019Italia. \u00abLe Piccole e medie imprese dell\u2019Adriatico hanno ormai una rilevante capacit\u00e0 di penetrazione nei Balcani. Senza contare gli investimenti che i nostri istituti di credito hanno effettuato nella regione\u00bb, riferisce Grafini.<\/p>\n<p><b>A quando la macroregione?<\/b><br \/>Si punta ora al salto di qualit\u00e0. Alla nascita della macroregione, vale a dire. L\u2019obiettivo \u00e8 il 2014, data che, negli auspici, dovr\u00e0 sancirne la nascita. Oltre ai tempi c\u2019\u00e8 da tenere conto della concorrenza portata da altre ipotesi di aggregazione regionale (Mediterraneo, Mare del Nord, Alpi e Danubio). <\/p>\n<p>Ma Grafini \u00e8 fiducioso. \u00abL\u2019unica macroregione europea &#8211; asserisce &#8211; giunta a compiutezza \u00e8 quella baltica, formata da Finlandia, Svezia, Danimarca, Germania, Polonia, repubbliche baltiche tra i paesi Ue e Norvegia, Bielorussia e Russia (che aderisce alla macroregione con i suoi territorio nord-occidentali) tra quelli non comunitari. A dare la spinta alla nascita della macroregione baltica \u00e8 stato il Council of the Baltic Sea States, lanciato nel 1992 su impulso di Berlino e Varsavia, che seppero precorrere i tempi e capirono che il baricentro europeo si stava muovendo a nordest. Il punto debole dell\u2019agglomerato baltico, per\u00f2, \u00e8 che la Bielorussia non partecipa ai lavori del Cbss e la Russia ha con Bruxelles rapporti a volte problematici.<\/p>\n<p> La Iai &#8211; e quindi la futura macroregione &#8211; ha una maggiore omogeneit\u00e0, potendo contare su tre paesi (Italia, Grecia e Slovenia) che sono gi\u00e0 membri dell\u2019Ue e cinque che aspirano, nessuno escluso, a entrare in Europa\u00bb. Come a dire: se la macroregione baltica \u00e8 realt\u00e0, ci sono tutti i presupposti affinch\u00e9 anche quella adriatico-ionica lo divenga.<\/p>\n<p>\u00abLa macroregione adriatico-ionica pu\u00f2 infatti collocarsi senza eccezioni all\u2019interno dell\u2019Ue e nei rapporti con l\u2019Ue, senza contare che i rapporti fra macroregione e Iniziativa sarebbero di forte coincidenza\u00bb, argomenta Grafini sottolineando che la compattezza del drappello adriatico-ionico, potenziata dal fattore marittimo, pu\u00f2 non solo indurre l\u2019Ue, sulla scorta del precedente baltico, a dare il disco verde. Ma pu\u00f2 anche portarla a concedere la precedenza sulle altre iniziative macroregionali, meno definite geograficamente e negli interessi comuni. <\/p>\n<p><b>Due velocit\u00e0, un obiettivo<\/b><br \/>A proposito di compattezza, potrebbero sorgere due riserve. La prima relativa alla Serbia, che dopo l\u2019indipendenza montenegrina del 2006 e la conseguente cessazione dell\u2019Unione di Serbia e Montenegro, ha perso la qualifica di stato litoraneo. La seconda legata alle differenze che a livello d\u2019integrazione si riscontrano tra i paesi dei Balcani occidentali (la Croazia \u00e8 a un passo dall\u2019Ue, la Bosnia ancora molto lontana) e al possibile sfilacciamento della tenuta macroregionale.<\/p>\n<p>Tuttavia Grafini non vede ostacoli, anzi. Sulla Serbia: \u00abBelgrado \u00e8 rimasta membro dell\u2019Iniziativa, in base al diritto di successione, anche dopo la scissione montenegrina. Partecipa alle attivit\u00e0 che non hanno carattere prettamente marittimo e, cosa di notevole portata, s\u2019\u00e8 posta come punto di collegamento tra la macroregione adriatico-ionica e quella danubiana\u00bb. Sulle diverse velocit\u00e0 d\u2019integrazione nell\u2019Ue: \u00abLe differenze rappresentano proprio lo spunto per un\u2019azione che le limiti, nella prospettiva di agevolare l\u2019ingresso di tutti i paesi della Iai nell\u2019Ue\u00bb. I Balcani sono ancora lontani, ma non cos\u00ec lontani. Pi\u00f9 avanti diverranno vicini. <\/p>\n<p><font size=\"1\">1. Per riferimenti sugli organi e la struttura complessiva dell\u2019Iai, si veda la scheda sul sito della <a href=\"http:\/\/www.esteri.it\/MAE\/IT\/Politica_Estera\/Aree_Geografiche\/Europa\/Balcani\/IAI.htm\" target=\"blank\"><b><u>Farnesina<\/u><\/b><\/a> e il portale del <a href=\"http:\/\/www.aii-ps.org\" target=\"blank\"><b><u>Segretariato permanente<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>2. In occasione del decennale dell\u2019Iniziativa Adriatico-Ionica i paesi membri hanno approvato la \u201cdichiarazione di Ancona\u201d, in cui si ribadiscono i successi ottenuti e si punta a insistere sulla nascita di una macroregione. Il documento \u00e8 disponibile all\u2019indirizzo web del Segretariato permanente dell\u2019Iniziativa: www.aii-ps.org. <\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>G. Merlicco: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1572\" target= \"blank\"><b><u>Lo scoglio del Kosovo tra Bruxelles e Belgrado <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Presenti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1459\" target= \"blank\"><b><u>Passa per il Nord Adriatico la futura Via della Seta  <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull\u2019ex Jugoslavia continuano a pesare le conseguenze dei conflitti degli anni \u201990 e, sebbene ci siano stati passi significativi sulla via dell\u2019integrazione europea, c\u2019\u00e8 ancora molta strada da percorrere. I Balcani occidentali (l\u2019ex Jugoslavia meno la Slovenia, pi\u00f9 l\u2019Albania) sostano nel limbo, lontani dall\u2019Europa. 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